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Tra le politiche di rilancio dell’Edilizia Residenziale Pubblica vi è il "Programma di recupero e razionalizzazione degli immobili e degli alloggi di edilizia residenziale pubblica" (DL. 47/2014). L’obiettivo della presente analisi è quello di fornire una prima valutazione di questo programma, mettendo in correlazione gli interventi finanziati dal programma di recupero degli EPR con i dati sul disagio economico da locazione (Banca d’Italia). L’analisi punta a rilanciare il dibattito sulla necessità di politiche abitative pubbliche, evidenziando il percorso storico che ha portato al loro depotenziamento prima del recente rilancio.
L’opera di Giancarlo De Carlo a Urbino è costituita da una sommatoria di interventi a scala urbana e architettonica che fanno della città uno dei più significativi esempi di campus diffuso progettati nel XX secolo in Italia. A partire dalla metà degli anni Cinquanta i membri della giunta comunale e il rettore Carlo Bo si legano in un progetto di rilancio economico della città affidato al potenziale dell’Ateneo: a De Carlo è assegnato il compito di tradurre tale programma in forme architettoniche ampliando le strutture dell’Università. A tale scopo il PRG riconfigura la città sia all’interno che all’esterno del tessuto storico. Attraverso l’analisi di fonti archivistiche inesplorate, il contributo mette a fuoco le vicende progettuali di uno degli episodi cruciali dello sviluppo extra moenia della città: il quartiere Pineta. L’insediamento, ideato tra il 1963 e il 1964 come piano particolareggiato del PRG e completato agli inizi degli anni Ottanta sotto la supervisione del Comune, è ubicato al margine nord della periferia consolidata, cresciuta fino a quel momento senza un ordine preciso. Gli edifici della Pineta, data anche la loro volumetria, avevano il compito di limitare fisicamente l’espansione di Urbino e costituire la nuova porta della città per chi arrivava da nord. I parallelepipedi della Pineta erano la traslitterazione dei torricini di Palazzo Ducale nella città futura di De Carlo.
Nella fase della grande distribuzione commerciale, i grandi centri urbani in rapida espansione come Milano divengono i contesti privilegiati per l’analisi dei luoghi liminari dove trovano spazio supermercati e catene alimentari, e in cui, per quanto ancora presente, il ruolo degli architetti e designer si avvia a un ulteriore progresso di mutazione: allestitori i primi, industrial designer i secondi, a seguire le indicazioni e le analisi di nuovi specialisti come agenti di vendita, "space planner" e soprattutto pubblicitari interessati a disciplinare, congiuntamente con l’appoggio di alcune riviste di settore, il campo della vendita a self-service. La sempre più stretta circolarità tra progettazione dei negozi, pubblicità ed immagine coordinata dei nascenti supermercati annessi ai grandi magazzini avvierà un processo di riqualificazione dei centri urbani dove la dimensione del consumo tipica degli anni del boom si confronta già con una modalità post-moderna che tratta il punto vendita come una parte integrante dell’immagine di marca, inserendosi in modo diverso anche nel tessuto cittadino. Il tutto, mentre si inizia a discutere seriamente il problema inerente i rapporti tra urbanistica e commercio nei centri storici, di inserimento delle funzioni commerciali nelle vecchie strutture urbane, di vitalità e difesa dei centri storici medesimi.
Il tema dei negozi, e in particolare di quelli di generi di prima necessità ha interessato fin dal periodo tra le due guerre il dibattito sulla città. Gli affacci sui fronti stradali, così come il ruolo di attrattori dei flussi pedonali e veicolari, in base alla qualità e alla varietà delle merci e della clientela di riferimento, hanno investito le categorie di décor e forma urbana. Il saggio si propone di evidenziare come, attraverso i mutamenti di abitudini sociali, del sistema del commercio e dei linguaggi visivi verificatisi fino agli anni Cinquanta, il ruolo dei progettisti - architetti, designer, grafici, ma anche critici e urbanisti - sia cresciuto con la messa a punto di professionalità e categorie che hanno contribuito a sostanziali modifiche del tessuto urbano.
Il ruolo esercitato dai consumi è stato sovente utilizzato come lente interpretativa dei processi spaziali, economici e sociali assimilabili ai fenomeni di gentrification. Nella società post-fordista, infatti, il mutamento dei consumi intrattiene una specifica relazione con la dimensione di classe del cambiamento urbano, relazionandosi a trasformazioni del paesaggio commerciale che influiscono sui meccanismi di distinzione, sulle dinamiche di socializzazione e sull’emersione di potenziali disuguaglianze. Il consumo alimentare, in particolare, assume una rilevanza crescente nella definizione delle identità e tende a delinearsi come mezzo di posizionamento sociale, caratterizzato da appartenenze e barriere all’accesso di ordine sia economico sia culturale. Questo lavoro è frutto di una ricerca qualitativa che si pone l’obiettivo di indagare il processo di gentrification nel quartiere "culturale" di Stokes Croft a Bristol (UK). Ponendo al centro del discorso il consumo alimentare, si intende fornire uno spaccato delle interazioni che si stabiliscono tra dinamiche commerciali, identità e classe sociale, riservando particolare attenzione alle disuguaglianze che si possono registrare tra differenti gruppi di popolazione.
Il saggio prende in considerazione la difficile relazione tra grandi trasformazioni urbane, progressiva crescita dei consumi di massa, rivoluzione commerciale e Sinistra italiana tra crisi e miracoli economici. Prendendo Bologna come esempio, la più importante città governata dai partiti social-comunisti, vengono analizzati i processi urbanistici, socio-economici e politici connessi con l’emergere dl inedite pratiche di consumo e di un modello di distribuzione commerciale all’americana.
luoghi del commercio al dettaglio esercitano da sempre un ruolo fondamentale nei processi di trasformazione degli spazi urbani. Nel corso dell’ultimo secolo, tuttavia, i modi rapidi della modernizzazione hanno profondamente modificato i caratteri di questa relazione, rendendo assai più complesso decifrarne i reciproci impatti sociali, economici e urbanistici. Un importante paradigma esplicativo utilizzato è stato quello delle pratiche del consumo;; più trascurata è stata invece, soprattutto per quanto riguarda la ricerca storica, proprio l’analisi delle relazioni che i luoghi del commercio stabiliscono, nelle loro diverse forme, con le diverse funzioni e caratteristiche dell’espansione e dell’organizzazione degli spazi urbani in cui vanno a dislocarsi. Per affrontare questi nodi è importante l’utilizzo di diverse prospettive disciplinari, utili a delinearne un quadro abbastanza articolato e, tem- poralmente, abbastanza profondo;; utili anche a ridimensionare il rischio di visioni un po’ troppo lineari (nel bene o nel male) della cosiddetta modernizzazione consumistica.
La farmacia ospedaliera in Italia sta assumendo oggi un ruolo sempre piu centrale nella gestione degli aspetti clinici, organizzativi ed economico-finanziari riguardanti le politiche del farmaco sia a livello di azienda sanitaria sia a livello regionale. In tale contesto, l’obiettivo del presente lavoro e quello di individuare le nuove sfere di competenza della farmacia ospedaliera, accelerarne il processo evolutivo e valutare come l’innovazione tecnologica possa valorizzare il suo ruolo di garante della sicurezza e qualita del farmaco. Cio che emerge chiaramente e l’importanza di centralizzare in farmacia ospedaliera quei servizi ad alto valore aggiunto, come la galenica clinica, attraverso l’applicazione di tecnologie innovative come quelle nell’ambito della robotica. Queste, infatti, supportano in modo tangibile il lavoro del farmacista garantendo la completa tracciabilita dei flussi del farmaco e facilitando l’implementazione di processi produttivi standardizzati all’avanguardia.
I cambiamenti demografici ed epidemiologici in atto pongono seri interrogativi sulla tenuta dei principi posti a fondamento del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) italiano e il prossimo decennio rappresenta un momentum critico per la tenuta del suo formato istituzionale. Le politiche di rimborsabilita possono rappresentare un rilevante strumento di policy per orientare i comportamenti di erogatori e pazienti. Oggi questo aspetto non sembra essere adeguatamente presidiato e il sistema di remunerazione adottato appare non piu coerente al contesto, miope e per lo piu orientato al breve periodo. Il contributo discute le prospettive di sviluppo delle politiche di rimborsabilita per il SSN in un’ottica di Value-Based Health Care (VBHC) ed enfatizza l’esistenza di gap da colmare e di punti di attenzione da non sottovalutare in fase applicativa. Propone altresi uno sviluppo teorico al modello fondante la logica VBHC. Allo stesso tempo, mostra come il sistema abbia gia in dote informazioni e, in parte, know-how adeguati per una graduale diffusione e implementazione di tecniche di misurazione e modelli di finanziamento che possano stimolare logiche di rimborsabilita centrate sul valore.
In un quadro di crescente globalizzazione i sistemi sanitari si trovano ad affrontare nuove sfide per la governance dell’assistenza ai pazienti. Il contributo prende le mosse dall’analisi della letteratura sulla mobilita sanitaria, affrontando il tema dal punto di vista delle politiche europee, nazionali e regionali, delle strategie delle aziende sanitarie e ospedaliere, e dei fattori che determinano i comportamenti dei pazienti. L’obiettivo e quello di focalizzare l’attenzione sulle dimensioni che ha assunto il fenomeno della mobilita transfrontaliera dei pazienti in Italia, attraverso l’elaborazione di dati forniti dal Ministero della Salute. Infine, si identifica una serie di implicazioni rilevanti per le politiche pubbliche, arrivando a delineare un modello multilivello per il governo della mobilita sanitaria europea, e si indicano alcuni spunti per la ricerca futura.
Background. Una buona tenuta della "cartella informatizzata" del Medico di Medicina Generale (MMG) e fondamentale per garantire la continuita dell’assistenza. IVAQ e stato definito nella Regione Veneto per valutare l’accuratezza della registrazione strutturata da parte del MMG relativamente alle informazioni dei propri assistiti e delle attivita di prevenzione, di presa in carico e di aderenza ai percorsi clinici. Scopo. Il presente studio descrive l’esperienza nella definizione e implementazione di un flusso informativo e del relativo indice per la valutazione dell’accuratezza e della qualita del dato presente nella "cartella informatizzata" del MMG. Metodi. Dopo un percorso condiviso con i MMG dal 2016, IVAQ e stato strutturato nel 100% dei software dei MMG. A oggi e alimentato con cadenza mensile da dati aggregati anonimi delle "cartelle informatizzate" dei MMG e permette il calcolo di singole misure e di un indice di sintesi (indice IVAQ, punteggio 0-1). L’analisi si focalizza sulle performance delle Medicine di Gruppo Integrate (MGI) e delle forme associative nel 2018. Risultati. Nel periodo 2017-2019, 2.905 su 3.249 MMG attivi hanno effettuato almeno un invio. L’indice IVAQ assume valori diversi in relazione alla forma associativa del MMG con risultati migliori per i medici che lavorano nelle MGI consolidate (MGI > 22 mesi v.m. 2017: 0,82; 2018: 0,86; 2019: 0,89) rispetto al Medico Singolo (2018: 0,56; 2019: 0,57).
Negli ospedali con organizzazione tradizionale, cioe basata su reparti specialistici non organizzati per intensita di cure, i pazienti "mediamente critici" a volte sono ricoverati in rianimazione, ove ricevono un eccesso di prestazioni con spreco di risorse, a volte vanno nei comuni reparti, ove pero creano effetti distorsivi, in quanto attraggono la gran parte delle risorse, sottraendo assistenza agli altri pazienti, pur ricevendo un’intensita di cure inferiore alle loro necessita. Per evitare queste distorsioni e opportuno creare aree assistenziali di tipo semintensivo, quale l’Area critica di Medicina interna. Gli autori, dopo analisi della letteratura sull’organizzazione degli ospedali per intensita di cura, sottolineano i vantaggi dell’applicazione di tali principi non all’intero ospedale, ma all’interno dei Dipartimenti o delle Unita Operative di Medicina interna. Partendo da alcune esperienze gia realizzate in maniera spontanea in singole strutture con l’attivazione di alcuni posti letto monitorati di terapia semintensiva, propongono un progetto applicativo strutturato per la creazione dell’Area critica di Medicina interna, redatto con l’utilizzo di alcuni strumenti del project management (WBS, OBS, diagramma di Gantt, matrice delle responsabilita, analisi SWOT).
Da molti anni gli storici dell’età contemporanea, in Italia e all’estero, si stanno interrogando sullo "stato di salute" della disciplina. La proliferazione di nuovi campi di studio, la sempre più marcata specializzazione delle ricerche, la contaminazione con le altre scienze sociali, la formazione di un confronto storiografico "globale", favorito, in parte, dalla diffusione delle tecnologie digitali, il complesso rapporto con il dibattito pubblico, la difficile stagione, in termini sia di risorse che di ruolo, sperimentata dalle scienze umane: sono solo alcuni dei temi che animano la riflessione attorno alla storia contemporanea. In anni recenti un vivace dibattito internazionale sulle prospettive degli studi storici nel nuovo millennio è stato animato da studiosi e istituzioni di ricerca di primo piano. Mondo contemporaneo vuole fornire un contributo a questa discussione, rivolgendosi, attraverso lo strumento dell’intervista, a eminenti storici per un bilancio della storiografia sull’età contemporanea, per riflettere sul ruolo dello storico oggi e sulle sfide che la disciplina affronta nel nostro tempo. In questo fascicolo intervengono su tali temi Frank Bösch, Catherine Coquery-Vidrovitch e Antonio Varsori.