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Federico Ferro-Luzzi

Cultura e turismo: il rischio del partenariato tra equità e giustizia

RIVISTA ITALIANA DI DIRITTO DEL TURISMO

Fascicolo: 27 / 2019

Il settore culturale dimostra di resistere al generale rallentamento della crescita economica, soprattutto se si considera la domanda e la partecipazione delle persone. Città e paesaggi, una volta che hanno compreso l'importanza di queste tendenze e sono in grado di governarle in una strategia globale, possono superare la crisi e porre le basi per un nuovo sviluppo del loro sistema economico, soprattutto in campo turistico. In questo quadro, il PPP (Public Private Partnership) può funzionare da volano, a condizione che i rischi siano condivisi tra la pubblica amministrazione e l'imprenditore privato secondo i principi di base: equità per la pubblica amministrazione e regola di legge per l'imprenditore privato

Valentine Lomellini

Introduzione

VENTUNESIMO SECOLO

Fascicolo: 45 / 2019

A cura della Redazione

Abstracts

STORIA URBANA

Fascicolo: 163 / 2019

Il contributo mette in evidenza alcune delle più significative pratiche di controllo degli spazi urbani esercitate dall’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme a Malta nel Settecento. Durante il dominio dei Cavalieri, l’arcipelago maltese è chiamato a svolgere il ruolo geopolitico di frontiera della cristianità del Mediterraneo. Soprattutto dopo la costruzione de La Valletta, avviata all’indomani dello scampato "Grande Assedio" turco del 1565, per Malta inizia un periodo di significative trasformazioni demografiche, sociali ed architettoniche. All’interno di questo contesto, il delicato clima di fiducia tra l’Ordine e le élites locali è in buona parte condizionato dalla""domanda di sicurezza" prodotta dalla paura collettiva. Naturalmente, una maggiore percezione di pericolo sull’isola, induce gli abitanti a legittimare la leadership dell’Ordine quale attore dominante capace di dare a Malta l’adeguata protezione. Pertanto, per il potere centrale diventa una priorità non trascurabile riuscire a influenzare i fattori che determinano la domanda di sicurezza all’interno degli ambiti urbani; così, le morfologie difensive e le azioni amministrative sull’isola, hanno anche l’indiretto compito di mantenere viva la "paura del nemico", generando una maggiore legittimazione dell’Ordine.

Il saggio intende mettere in luce quanto il controllo e governo delle periferie insulari - le Isole Ponziane nello specifico - fosse per il Regno di Napoli un interesse non sporadico, bensì costante, che si è intensificato poi sotto i Borbone. In questo processo si possono mettere in evidenza alcune dinamiche e, soprattutto, il ruolo svolto dai diversi attori: nella prima fase (XVI-XVII secc.), gli impulsi sono di origine esogena e gli interessi sono legati esclusivamente al controllo del territorio, mentre sono molto ridotti quelli economici legati alla pesca e al commercio del corallo; nella seconda fase (XVIII secolo) gli impulsi hanno sempre origini esogene, ma è possibile mettere in luce l’avvento di nuovi attori, locali e non formali, che concretizzano gli impulsi esterni. Nel complesso, l’intento è quello di evidenziare come i diversi processi, sia in una lettura evenemenziale, sia attraverso uno sguardo di lungo periodo, non si limitino alla sola dimensione insulare o duale centro-periferia, ma diano vita a fenomeni di più ampia portata nel complesso del Tirreno e del Mediterraneo occidentale, mettendo in luce - ancora una volta - la presenza di reti di relazioni interinsulari articolate e complesse.

José Miguel Delgado Barrado, Arturo Gallia

Territori insulari e città nel Mediterraneo nel Settecento

STORIA URBANA

Fascicolo: 163 / 2019

Settecento La recente storiografia si sta soffermando sui contesti insulari e microinsulari mediterranei quali luogo di incontro, di scambio e, in un’accezione più ampia, di frontiera, interpretabile in maniera eterogenea. Alla sfera militare e religiosa si affianca anche quella commerciale e quella legata alla circolazione dei saperi e delle competenze tecniche, ponendo al centro delle riflessioni gli aspetti sociali. Se questo tema può essere analizzato in una dimensione orizzontale, investigando le diverse realtà distribuite nel Mediterraneo, esso ha certamente anche una dimensione verticale, offrendo all’analisi una lettura di lungo periodo che attraversa tutta l’età moderna e contemporanea. È, inoltre, possibile osservare un’ulteriore fluidità del tema, che lo rende analizzabile anche attraverso un approccio transcalare: ciascun caso di studio può essere osservato nella sua dimensione locale e, contemporaneamente, nella dimensione regionale mediterranea. Proprio questa transcalarità ci permette di riconoscere nelle isole mediterranee un sistema insulare che difficilmente permette di compiere un’analisi sul singolo caso senza considerare il contesto "globale" mediterraneo ed extra mediterraneo. Nello specifico, è possibile individuare nelle isole alcune dinamiche peculiari nel governo dei contesti urbani e dei territori periurbani, che vanno ad acuirsi sotto la frequente spinta di input esogeni. In particolare, per tutto il Settecento si assiste ad una serie di dinamiche di "trasformazione" (politica, militare, economica, sociale) a scala mediterranea ed europea che coinvolge inevitabilmente anche le città insulari. Obiettivo del volume è quello di mettere in luce, da una parte, come questi nuovi input abbiano inciso nei contesti insediativi insulari nel Settecento e, dall’altra, come le società locali abbiano reagito agli impulsi esogeni, producendone a volte di endogeni, dando vita a nuovi tessuti urbani o rafforzando la persistenza di alcuni elementi significativi.