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Simone Schirinzi

Malinteso: dal mal-intenso a ciò che non si desidera incontrare

GRUPPI

Fascicolo: 2 / 2019

Il testo prende spunto dal precedente articolo di Profita "Malinteso e conflitto: il sottile confine tra negoziare e agire" (pubblicato nel 2014 in questa Rivista). Tramite l’uso di esempi clinici e confronti con altre professioni, si entra nel merito di alcuni aspetti corollari del malinteso: lo si indaga dal vertice del paziente, dello psicoterapeuta e delle norme o teorie. Gli esempi aiuteranno a definire situazioni di malintesi provenienti da aspetti di sofferenza difficilmente verbalizzabili, che met-tono in contatto con l’imprevedibilità e lo sconosciuto sia il paziente che il terapeu-ta.

Alessandra Furin, Silvia Formentin, Chiara Cucchiara, Samir Koshakji, Matteo Albertinelli, Alessandra Malmesi, Paola Merlin Baretter, Simone Schirinzi, Francesco Rizzo, Vincenza Avallone

Interviste agli allievi e ai diplomati della Scuola COIRAG

GRUPPI

Fascicolo: 2 / 2019

Questo scritto è stato composto a più mani da allievi e diplomati della Scuola COIRAG. È composto dalle risposte date a un’intervista volta a raccogliere le im-pressioni e i vissuti rispetto al Workshop, uno degli aspetti più stimolanti e affa-scinanti del training. Tutti gli interessati hanno dato risposte molto personali e di-versificate, ma in qualche modo molto simili tra loro. Sembra proprio che questa esperienza residenziale tocchi aspetti profondi dell’allievo che ne è coinvolto, come lo spaesamento, la frammentazione, la rabbia, ma che alla fine ne esca con un sentimento di arricchimento e gratitudine che lo porta a sognare, risignificare, rinarrare aspetti di sé e dei gruppi che vi attraversa.

Cristina Testa, Alice Mulasso, Roberta Biolcati, Benedetto Gustini

Intervista alla Direttrice del Workshop e ai conduttori dei gruppi esperienziali

GRUPPI

Fascicolo: 2 / 2019

In questo scritto la Direttrice del Workshop dal 2016 e tre conduttori dei gruppi esperienziali, dei large group o dei gruppi mediani parlano della loro esperienza nel-lo staff del Workshop. I membri dell’Osservatorio hanno pensato di preparare una griglia di domande per far emergere: in cosa consiste il Workshop, le sue origini e come si è evoluto negli anni, la descrizione del dispositivo e un’immagine che pos-sa evocare gli stati d’animo suscitati dal partecipare come membri dello staff, ma anche come persone, che partecipano ai vari gruppi esperienziali. Le risposte sono abbastanza sovrapponibili trattandosi della medesima esperienza, ma in ognuna emerge il differente punto di vista metodologico e tecnico dei conduttori dei gruppi.

Giuliana Tonoli, Claudia Guidi, Alice Mulasso

La formatività del Workshop all’interno della Scuola di Specializzazione della COIRAG

GRUPPI

Fascicolo: 2 / 2019

L’articolo che segue è la prima di alcune riflessioni che hanno lo scopo di met-tere in evidenza la specificità degli elementi formativi che caratterizzano il Work-shop Nazionale della Scuola di Specializzazione in psicoterapia della COIRAG. Lo scritto ne va a rintracciare le origini storiche, a descrivere il format che lo ha caratterizzato fino al 2014, per poi soffermarsi sulle caratteristiche dell’attuale im-pianto, che prevede la compresenza nei differenti dispositivi di allievi appartenen-ti a tutte le sedi e a tutti e quattro gli anni della Scuola. Si mettono poi in evidenza gli elementi formativi distintivi del dispositivo, tra i quali l’eterogeneità nella composizione dei gruppi, il transito degli allievi in set differenti interconnessi fra loro, la residenzialità. Una parte dello scritto si sofferma poi sulla formatività del gruppo allargato così come viene proposto all’interno del Workshop. Questi tratti rappresentano elementi unici non assimilabili ad altri contesti. Ad essi si aggiun-gono elementi formativi attinenti alla continua manutenzione del dispositivo qua-li il lavoro sul contenitore e sulla conduzione a cura dello staff dei docenti. L’articolazione di setting differenti favorisce inoltre l’emergere di tematiche, fe-nomeni e dinamiche che riguardano il sociale e il culturale, permettendo così l’esplorazione di aspetti inerenti la cittadinanza (essere cittadini di una comunità di formazione, la COIRAG) e l’inconscio sociale. In questo scritto si è preso in esame il primo emergente che ha caratterizzato queste edizioni: la tecnologia.

In questo breve scritto il Preside della Scuola di psicoterapia psicoanalitica della COIRAG dà la cornice istituzionale in cui si inserisce il Workshop, sottoli-neando che l’epistemologia di riferimento è quella dell’Associazione COIRAG, di cui la Scuola fa parte. Il Workshop Nazionale, intitolato "Polis: psiche, cultura e società" è un aspetto caratterizzante della formazione della Scuola COIRAG per la metodologia del dispositivo e per le finalità formative. In particolare, è un disposi-tivo istituito per far vivere in prima persona al futuro psicoterapeuta la sua matrice culturale e sociale.

L’autrice articola alcune brevi riflessioni tratte dalla restituzione fatta in qualità di osservatrice "interna", nell’ambito di una giornata Asvegra riservata ai soci e focalizzata sulle trasformazioni dell’impianto istituzionale e organizzativo della COIRAG. Lo scritto evidenzia la portata evolutiva dei passaggi in atto, traendo spunto da quanto esperito "lì e allora" ma collocandosi necessariamente su un altro livello, il quale riguarda la possibilità di transitare nei delicati confini tra il den-tro e il fuori, con l’intento di favorire una buona circolarità tra pensiero e comunicazione.

Lo scritto riguarda la VI edizione delle Giornate Franco Fasolo, importante ap-puntamento formativo e di ricerca organizzato da COIRAG e aperto esclusiva-mente ai suoi soci o diplomati. Tema delle Giornate 2019 è stato il cambiamento istituzionale interno a COIRAG, originato da un nuovo decreto legislativo (n. 117 del 2017). Esso spinge l’Associazione a interrogarsi sulle modalità con cui avviare un processo di profonda ristrutturazione per evolvere in un’organizzazione capace di aggregare, progettare ed erogare servizi con valenza pubblica. Nell’alternanza di sessioni di lavoro in gruppo mediano e allargato si è riflettuto su numerose temati-che, permettendo ai partecipanti di incontrarsi in un confronto generativo ed evo-lutivo.

L’autore propone una lettura critica di un articolo in cui Donald Fairbairn esprime il proprio punto di vista sulla funzione riabilitativa della psicoterapia di gruppo. L’autore parte innanzitutto dalla contestualizzazione dell’articolo nel pro-prio periodo storico, caratterizzato dalle scoperte di Bion e Foulkes a Northfield. Sulla scia di un lavoro di Hinshelwood, alcune caratteristiche dei contributi di que-sti ultimi vengono utilizzati per mettere in luce due diverse dimensioni della psico-terapia di gruppo, quella del trattamento e quella della riabilitazione, che si trova-no in contrapposizione nell’articolo di Fairbairn. Fairbairn propone essenzialmente due cose: 1) che i pazienti che hanno compromesso i rapporti con il loro gruppo di appartenenza beneficino di interventi di riabilitazione più che di un trattamento; 2) che la psicoterapia di gruppo abbia una natura prevalentemente riabilitativa. A commento, viene proposta una lettura critica del concetto di riabilitazione nel suo aspetto di supposta espressione dei limiti della psicoterapia di gruppo ma anche di espressione del peso della realtà esterna nella psicoterapia di gruppo. In particola-re, l’autore si sofferma sull’idea che sia utile considerare la realtà come una pre-senza all’interno della mente; muovendo a partire da questo punto di vista diven-terebbe più immediato capire come la riabilitazione e la psicoterapia di gruppo la-vorino affinché il soggetto ristabilisca un dialogo con la realtà sia al di fuori che all’interno di sé.

Michelangelo Grenci , Irene Fonti

Riflessioni sull’Atlante Illustrato di Gruppoanalisi di Paola Marinelli e Fiorella Pezzoli

GRUPPI

Fascicolo: 2 / 2019

Vengono proposte alcune riflessioni, scambiate a distanza tra un docente e una allieva, sulla presentazione dell’Atlante di Gruppoanalisi di Paola Marinelli e Fiora Pezzoli, tenutasi il 4 ottobre 2019, presso la Sede di Torino della Scuola di Psicoterapia della COIRAG. L’atmosfera calda e affettiva dell’incontro fra le autri-ci e i presenti risulta ben evidenziata, grazie anche alla insolita modalità dialogica adottata per cui i contributi del docente e dell’allieva si susseguono intrecciando-si. Il valore didattico dell’Atlante risalta pienamente sia per chi si avvicina alla gruppoanalisi, sia per chi, già formato, desidera comunque approfondirne i concet-ti e il significato che riveste all’interno della cultura COIRAG.

Fabrizio Seripa

Rien ne va plus - Il gruppo in istituzione CeIS onlus Roma

GRUPPI

Fascicolo: 2 / 2019

In questo articolo si è voluto mostrare il funzionamento del gruppo Rien ne va plus, progetto ambulatoriale promosso dal CeIS Roma onlus rivolto alle dipen-denze senza sostanze in particolare al Gioco d’Azzardo Patologico GAP. Per farlo è stato descritto il quadro storico e metodologico dell’istituzione CeIS per poi en-trare nella pratica clinica del gruppo caratterizzato anche dall’uso dello psico-dramma analitico. Il gruppo Rien ne va plus unisce il lavoro sulla astinenza e sulla compulsione a quello analitico di natura dinamica.

Antonia Morelli, Giuseppe Parisi, Cristina Marogna

Donne e mal d’amore. Dipendenze affettive in terapia psicodinamica di gruppo

GRUPPI

Fascicolo: 2 / 2019

Il presente contributo si pone come obiettivo quello di mettere in evidenza il fenomeno della dipendenza affettiva sia dal punto di vista teorico che clinico, trat-tato in un gruppo di terapia a orientamento psicodinamico rivolto a sole donne. È stata primariamente considerata una panoramica sulle leggi che tutelano le donne vittime di violenza di genere. Successivamente, dopo aver considerato i fattori te-rapeutici di gruppo, si è posto l’accento sull’inserimento di un osservatore silente, al fine di comprendere le eventuali modificazioni nella percezione ostile delle don-ne riguardo la figura maschile. Particolare attenzione è stata posta sulle storie di vita e le emozioni predominanti delle partecipanti, tramite vignette ed esemplifica-zioni cliniche. Il metodo utilizzato per la conduzione del gruppo si rifà al modello psicodinamico psicoanalitico, tramite l’analisi delle dinamiche di transfert-controtransfert, sogni e associazioni. Le conclusioni raggiunte, in accordo con la letteratura, confermano il ruolo fondamentale del vissuto infantile di abbandono e trascuratezza nella genesi della dipendenza affettiva in età adulta, l’intenso biso-gno d’amore infantile da soddisfare come base e presupposto per la futura capaci-tà di amare, la progressiva percezione di libertà da parte delle donne nel raccontar-si davanti a una figura maschile non giudicante, nonché il decisivo ruolo della cor-nice gruppale nel sostenere e promuovere il benessere delle partecipanti.

Nicoletta Jacobone

L’uso del gruppo nel trattamento delle dipendenze

GRUPPI

Fascicolo: 2 / 2019

Questo breve lavoro introduce il tema dell’uso del gruppo a orientamento psi-codinamico nel trattamento delle dipendenze patologiche. Le attuali forme di di-pendenza traggono origine da una fragilità narcisistica che spinge il soggetto ver-so varie forme di dipendenza, a compensare un Sé fragile e vulnerabile.

Luciana Bianchera, Giorgio Cavicchioli, Stefano Mennella, Angelo Silvestri, Alessandra Furin, Cristiano Di Salvo

Intervista a Salvatore Inglese

GRUPPI

Fascicolo: 2 / 2019

In questa intervista lo psichiatra Salvatore Inglese, pioniere italiano dell’etnopsichiatria, dialoga con alcuni membri della redazione di Gruppi, sui grandi fenomeni migratori. Viene discusso il rapporto conflittuale fra il desiderio di incontrare e mescolarsi con gli estranei, e il bisogno di sperimentare un forte senso di appartenenza attraverso confini e tradizioni ben definiti. Riflettendo sull’inevitabilità del conflitto insito nell’incontro con lo straniero e sulla necessità di farsene carico, l’intervistato sottolinea la specifica necessità dell’etnopsichiatria di affrontare l’incolmabile differenza esistente fra gli interlocutori. Ciò sollecita un interrogativo sugli stessi presupposti teorici della psicopatologia e della clinica oc-cidentali e sulla necessità di porre una grande attenzione alla cura di chi vive in prima linea l’accoglienza e la cura degli immigrati e delle comunità accoglienti. Ri-guardo ai presupposti teorici, Salvatore Inglese affronta il tema dell’inconscio e del gruppo, intesi come elementi naturali, e del setting, inteso come elemento istituito in grado di evidenziare e dinamizzare il rapporto fra questi. Richiamando il pensiero di Georges Devereux e di Tobie Nathan, viene discusso come il problema lingui-stico entri nell’organizzazione del setting. A proposito della cura di chi cura, infine, viene valorizzato lo sforzo compiuto per sopportare lo "spaesamento" sperimenta-to nel tentativo di gettare un ponte fra diversità difficilmente conciliabili.

L’autore, Direttore della Rivista, rifacendosi a una concezione estesa del men-tale articolato fra dimensione somatica e culturale, riflette su quali siano le necessi-tà formative per lo psicoterapeuta psicoanalitico del ventunesimo secolo che do-vrebbe essere in grado di transitare questa complessità multistrato. Illustra quindi brevemente i contenuti del presente fascicolo evidenziandone tre nuclei principali: il tema dedicato alle dipendenze senza sostanza, la riflessione sul Workshop espe-rienziale di Fiesole e la sfida della multiculturalità.

A cura della Redazione

Note di lettura

SOCIETÀ DEGLI INDIVIDUI (LA)

Fascicolo: 66 / 2019