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Gea Ducci, Stefania Antonioni

Storie ed emozioni nella comunicazione sociale: un’analisi delle campagne sulla donazione in Italia nel periodo 2013-2018

SOCIOLOGIA DELLA COMUNICAZIONE

Fascicolo: 58 / 2019

The article’s main goal is to present some considerations on the ways in which PSAs uses contemporary communication strategies, such as narratives and lan-guages evoking different kind of emotions in connected publics, arousing their emotional engagement in a social context characterised by a hybrid and conver-gent media ecosystem. More specifically, we will focus on peculiarity and trends of communication on Italian communication on social issues, introducing a survey measuring and analyzing the campaigns on donation produced by public institu-tions and non profit organizations in the period 2013-2018. The distinctiveness of the Italian case will be outlined also examining some foreign campaigns on dona-tion, arousing great interest in an international panorama.

La provincia di Bolzano rappresenta una piccola realta territoriale italiana, caratterizzata da un’alta ospedalizzazione, sebbene in riduzione nel corso degli ultimi anni. Gli autori hanno posto l’attenzione sulla misurazione della variazione geografica dei tassi di ospedalizzazione all’interno della provincia per una serie di procedure elettive, quali la tonsillectomia, la sostituzione di anca, la sostituzione di ginocchio, lo stripping di vene e l’artroscopia al ginocchio, con l’obiettivo di verificare la presenza di variazione ingiustificata tra i comprensori provinciali, attraverso il calcolo della componente sistematica di variazione (SCV). Gli autori sottolineano come la misura della variazione non sia importante solo ai fini descrittivi, ma anche di decisioni a livello di governance, poiche la riduzione della variazione ha impatto anche in termini di risorse e di costi.

Roberto Grilli, Antonio Chiarenza, Federica Violi, Francesco Venturelli, Valentina Chiesa, Giorgio Mazzi, Cristina Marchesi, Fausto Nicolini, Massimiliano Marino

Promuovere il valore nell’assistenza sanitaria. Impostazione e finalità di una iniziativa di formazione e intervento dell’Azienda USL-IRCCS di Reggio Emilia

MECOSAN

Fascicolo: 110 / 2019

Promuovere il valore nell’assistenza sanitaria, utilizzando le risorse disponibili in modo da migliorare i risultati di salute nella popolazione assistita, valorizzare il proprio capitale umano, rinsaldare le relazioni tra professionisti clinici e manager, sono certamente tra le grandi questioni che le organizzazioni sanitarie devono affrontare. In questo articolo descriviamo una iniziativa (il "Reggio Emilia Value Improvement Programme - RE-VIP") avviata dall’Azienda USL-IRCCS di Reggio Emilia. In particolare, ne vengono descritte le modalita operative e il razionale, basato sulla necessita di affrontare congiuntamente l’insieme delle questioni sopra citate, e se ne discutono le implicazioni generali per le aziende sanitarie, chiamate allo sviluppo di una cultura organizzativa fortemente orientata allo sviluppo innovativo dei contesti assistenziali.

Stefania De Simone, Andrea Tomo

Benessere organizzativo in sanità: una review della letteratura

MECOSAN

Fascicolo: 110 / 2019

Il benessere organizzativo e stato oggetto di studi e analisi in diverse materie e discipline, in cui si registra una scarsa attenzione al settore sanitario. Nel tentativo di colmare questo gap, l’obiettivo del lavoro e offrire, attraverso una "ricostruzione" degli studi sul benessere dei professionisti sanitari, un quadro chiaro e sistematizzato dei fattori che possono influenzare il benessere organizzativo. Si coniugano aspetti di matrice organizzativo- comportamentale con aspetti di natura psicologico-individuale, al fine di contribuire alla letteratura sul benessere organizzativo in sanita con un approccio integrato di fattori di benessere teso a fornire spunti di riflessione per l’azione manageriale. Lo studio utilizza una review sistematica della letteratura per identificare tali fattori. I risultati della review saranno interpretati sulla base degli studi di comportamento organizzativo sulla motivazione e sul benessere organizzativo, e in particolare attraverso il framework teorico dei due fattori di Herzberg. I risultati rivelano che l’attenzione verso la tematica e cresciuta solo recentemente e particolare risalto negli studi e dato alla categoria degli infermieri. I risultati identificano, oltre ai fattori riconosciuti gia in generale dalla letteratura sul benessere dei lavoratori, alcuni fattori specifici per il benessere organizzativo in sanita.

Antonietta Maria Vardè, Francesco Saverio Mennini

Il personale del Servizio Sanitario Nazionale - evoluzione e prospettive nella programmazione sanitaria

MECOSAN

Fascicolo: 110 / 2019

Il presente lavoro analizza l’evoluzione del personale del SSN italiano e della relativa spesa prendendo a riferimento i dati del Conto Annuale e del Conto Economico nel periodo dal 2001 al 2015. Le approfondite analisi condotte per il personale dipendente del Servizio Sanitario Nazionale evidenziano importanti variazioni sia per quanto riguarda la consistenza sia per quanto riguarda la composizione riferita alle sue diverse dimensioni: il ruolo, l’eta, la distribuzione regionale, il personale flessibile. L’analisi ha evidenziato, principalmente, una generale diminuzione del personale accompagnata da un aumento della spesa fino al 2010, anno in cui ha inizio un contenimento della dinamica delle retribuzioni nel contesto dell’eccezionalita della situazione economica venutasi a creare a partire dal 2008. Il decremento del personale si e manifestato in modo disomogeneo tra le diverse regioni e i diversi gruppi professionali. E emerso un processo di invecchiamento del personale (l’eta media e passata da 43,5 anni del 2001 a 50,1 anni del 2015) e una correlazione statistica tra il personale flessibile e il personale stabile nel periodo dal 2011 al 2015 che dimostra il cosiddetto "effetto di sostituzione" limitato a tale periodo. Alla luce dei risultati dello studio gli autori ritengono auspicabile un potenziamento degli strumenti di programmazione finalizzati alla definizione delle esigenze di personale e alla pianificazione delle assunzioni in modo da garantire una ordinata gestione del turn over e del passaggio delle conoscenze ai piu giovani. I continui progressi nei metodi di cura e l’innovazione tecnologica richiedono poi l’introduzione di nuovi modelli di carattere organizzativo e un aggiornamento continuo delle diverse professionalita.

Maria Luisa Aversa , Valeria Iadevaia

Innovazione tecnologica e invecchiamento della forza lavoro. Il caso del distretto dell’occhialeria di Belluno

ECONOMIA E SOCIETÀ REGIONALE

Fascicolo: 3 / 2019

Nel corso degli anni, la struttura per età del mercato del lavoro si è profondamente modificata a seguito della combinazione di fattori demografici, delle barriere all’ingresso per le giovani generazioni e degli interventi volti a ristabilire l’equilibrio finanziario del sistema pensionistico. Il progressivo innalzamento dell’età media delle forze di lavoro oltre a produrre un’offerta meno dinamica, aumenta il rischio di obsolescenza delle competenze. Tale processo rischia di accentuarsi a seguito delle trasformazioni connesse alla c.d. Quarta rivoluzione industriale, contrassegnata dall’introduzione pervasiva delle tecnologie digitali negli apparati produttivi di tutti i settori economici. Risulta quindi determinante rilevare come le aziende italiane intendano far fronte a tali trasformazioni, per comprendere se l’invecchiamento della forza lavoro abbia ricadute organizzative e quali siano le strade percorribili nella gestione delle "risorse umane". Nel presente lavoro, sono illustrati i primi risultati di uno studio di caso Inapp realizzato nel Distretto dell’occhialeria di Belluno, che approfondisce la relazione tra l’occupabilità dei lavoratori over 50 e innovazione tecnologica in ambito manifatturiero.

Dario Stevanato

Profili finanziari del regionalismo differenziato

ECONOMIA E SOCIETÀ REGIONALE

Fascicolo: 3 / 2019

A norma dell’articolo 116, comma 3, della Costituzione, ciascuna Regione può chiedere, elettivamente nelle materie a legislazione concorrente, ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, sulla base di un’intesa con lo Stato da recepire con legge ordinaria. Tale previsione, introdotta con la riforma del Titolo V del 2001, è rimasta fino ad oggi inattuata. Tuttavia, a seguito delle recenti iniziative assunte da alcune Regioni, il tema è finito al centro del dibattito politico, sollevando preoccupazioni in ordine alle potenziali conseguenze del regionalismo "asimmetrico" sugli attuali assetti ordinamentali. Nel presente articolo ci si soffermerà sui profili finanziari collegati al trasferimento di funzioni alle Regioni richiedenti: com’era prevedibile, si è accesa una disputa sui criteri di ripartizione del gettito fiscale tra territori, la cui soluzione sembra ancora lontana.

Gilberto Muraro

Autonomia differenziata: un piccolo passo avanti

ECONOMIA E SOCIETÀ REGIONALE

Fascicolo: 3 / 2019

Questa nota intende inserirsi nell’attuale dibattito sull’autonomia differenziata ex art. 116.3 della Costituzione, in particolare presentando alcuni spunti di analisi economica in materia di competenze e risorse da devolvere alle Regioni richiedenti. Ma, prima di affrontare tali problemi, è necessario richiamare in estrema sintesi gli antefatti politici in tema di autonomia regionale, che servono a chiarire il contesto in cui, a parere dello scrivente, vanno collocate le attuali richieste di "ulteriori forme di autonomia" avanzate dalle Regioni Emilia- Romagna, Lombardia e Veneto.

Davide Vampa, Arianna Giovannini

Autonomia differenziata come processo dal basso: i referendum regionali in prospettiva comparata

ECONOMIA E SOCIETÀ REGIONALE

Fascicolo: 3 / 2019

In questo contributo i Referendum per l’autonomia di Lombardia e Veneto vengono analizzati con riferimento a consultazioni che hanno portato alla differenziazione delle strutture di governance territoriale in altri Paesi. I motivi politici alla base dei due Referendum sono poi collegati agli sviluppi degli ultimi due anni. L’articolo sottolinea la presenza di una tensione territoriale esistente non soltanto fra i maggiori partiti italiani, ma anche al loro interno. Il tema del regionalismo differenziato infatti viene interpretato diversamente dai leader politici regionali e nazionali. Questa contraddizione non risparmia nessun partito, neanche la Lega, la cui nuova strategia "nazionale" appare meno compatibile con le domande di autonomia provenienti dalle sue tradizionali zone di insediamento. In un contesto in cui la dimensione politica regionale è sempre più scollegata da quella nazionale, il destino del regionalismo differenziato appare dunque alquanto incerto.

Il saggio, dopo aver sviluppato brevi cenni sul principio di autonomia, prende spunto dalla negoziazione che attualmente coinvolge la Regione del Veneto nell’attuazione dell’Articolo 116, terzo comma, della Costituzione, introdotto nel 2001 dalla riforma del Titolo V: per esplicitare alcuni interrogativi di fondo riguardanti il cosiddetto "regionalismo asimmetrico".

Claudia Tubertini

Regionalismo differenziato: il caso dell’Emilia-Romagna

ECONOMIA E SOCIETÀ REGIONALE

Fascicolo: 3 / 2019

Il cd. regionalismo differenziato ai sensi dell’art. 116 comma 3 della Costituzione pone una serie di problematiche interpretative e attuative di grande rilievo. La proposta avanzata dalla Regione Emilia-Romagna, per le sue peculiari caratteristiche, può forse aiutare ad individuare un modello ragionevole di attuazione del processo. Il contributo ripercorre ragioni ed elementi distintivi di questa proposta, verificandone la coerenza rispetto alle condizioni e ai limiti generali entro i quali, nell’ordinamento italiano, è concepibile una forma di regionalismo asimmetrico ulteriore rispetto a quella che riguarda le Regioni a statuto speciale.

Gianfranco Viesti

Le grandi criticità delle richieste di autonomia regionale differenziata

ECONOMIA E SOCIETÀ REGIONALE

Fascicolo: 3 / 2019

Il testo analizzata le richieste di autonomia regionale differenziata (in attuazione dell’articolo 116.3 della Costituzione) avanzate dalle Regioni Veneto, Lombardia ed Emilia- Romagna a partire dal 2017. Esse presentano rilevanti profili di criticità. Essi attengono a tre grandi ordini di questioni: gli ambiti e le competenze coinvolte, che vanno dalla scuola alle infrastrutture a molte importanti politiche pubbliche; i meccanismi di finanziamento, i processi decisionali. Queste criticità sono tali da poter sostenere che siamo di fronte al pericolo di una vera e propria "secessione dei ricchi", come si argomenta nel testo.

Brunetta Baldi

Autonomismo o federalismo? Modelli di sviluppo per il regionalismo italiano

ECONOMIA E SOCIETÀ REGIONALE

Fascicolo: 3 / 2019

L’articolo riflette sul concetto di autonomismo, nella sua dimensione politica e in quella istituzionale, distinguendolo sia dal regionalismo, di cui rappresenta comunque una variante, che dal federalismo, con il quale presenta alcune comunanze, arrivando a costruire un quadro interpretativo per analizzare le evoluzioni del regionalismo italiano. L’avvio del regionalismo differenziato segna l’abbandono del federalismo come percorso di sviluppo istituzionale per abbracciare la via dell’autonomismo che, diversamente dal federalismo, muove dal riconoscimento di una specificità territoriale e si caratterizza per una distribuzione aperta e asimmetrica del potere, nonché per relazioni e negoziazioni bilaterali fra le singole Regioni e lo Stato.

Francesco Indovina

Ciao Eddy

ECONOMIA E SOCIETÀ REGIONALE

Fascicolo: 3 / 2019