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L’empatia è una forma complessa di inferenza psicologica, alla base di gran parte della percezione sociale e della regolazione dell’interazione sociale, e può essere forgiata attraverso l’apprendimento. In questo lavoro vengono delineate le caratteristiche del costrutto differenziandolo da altri simili e vengono analizzate le componenti dell’empatia (cognitiva, affettiva, somatica). Occorre promuovere l’empatia, a livello locale e culturale, per poter comprendere le realtà sociali e contrastare le forme di aggressività e violenza favorite dalla cultura individualista del nostro tempo.
In un mondo che sembra non essere in grado di costruire relazioni solide e autentiche, l’identità del singolo stenta a trovare spazio per esistere, esprimersi e fiorire. Davanti a un "esserci" fortemente limitato, che trova soddisfazione in un’estrema celebrazione di sé, "essere con" l’altro ed "esserci per" l’altro si configurano come esperienze difficilmente sperimentabili. Ritrovare, attraverso la mindfulness, la consapevolezza di sé nel momento presente, costituisce una risorsa dal valore pregevole. Vivere consapevolmente nel "qui ed ora" consente di ascoltarsi, prima di rivolgere l’ascolto verso l’altro; permette di coltivare il proprio esserci" che rende possibile l’"esserci per" l’altro, in un incontro autentico e privo di giudizio. Ciò vale in particolar modo quando l’interlocutore appare bisognoso di presenza e di cura, ad ogni grado, da parte di caregiver professionali e, frequentemente, familiari.
La pratica della mindfulness permette e sostiene la capacità di essere presenti a se stessi e consapevoli dei propri stati mentali attraverso un’attenzione intenzionale e non giudicante al momento presente: il corpo non è spettatore di questo processo, partecipandovi con la sua essenza, la sua presenza e le sue potenzialità. L’osservazione e l’ascolto del corpo, statico e in movimento, sono passi fondamentali nel cammino verso una maggiore consapevolezza.
Ad oggi sono quasi inesistenti gli studi che hanno indagato in modo sistematico e scientificamente fondato l’eziologia della dipendenza sessuale. In modo molto generico ci sono alcuni studi che hanno trovato un’associazione con forme insicure di attaccamento (Zapf, Greiner, Carroll, 2008), oppure ci sono le ipotesi di Carnes (Carnes, 1983/1992, 1989, 1991) che la vedevano associata a delle convinzioni di base disfunzionali che riguardavano l’immagine di sé, i bisogni di base e la sessualità. Si riteneva che queste convinzioni di base fossero radicate nel sentimento della vergogna, nato all’interno di varie forme di abuso vissuto nell’infanzia. In passate pubblicazioni (Cantelmi e Lambiase, 2015) abbiamo presentato alcune ipotesi di "traiettorie eziologiche" che riguardano l’attaccamento, il funzionamento metacognitivo e la sessualizzazione culturale. In associazione a queste dinamiche, in tempi recenti, sono stati indagati con sempre maggiore approfondimento, due ambiti che riguardano soprattutto una forma di dipendenza sessuale, quella da pornografia online: le relazioni tra il comportamento sessuale e il funzionamento cognitivo e comportamentale, il rapporto tra l’uso e la dipendenza dalla pornografia e il funzionamento cerebrale. Dall’analisi di questi studi è emerso come forme di utilizzo patologico della pornografia online possono essere favorite sia da vulnerabilità e caratteristiche psicologiche, che da risposte di apprendimento condizionato caratteristiche del mezzo in sé, che possono agire sui meccanismi del cervello implicati nei processi di gratificazione, tipici delle altre forme di dipendenza da sostanze e da comportamenti
L’articolo descrive la storia e le caratteristiche principali del Servizio di Adeguamento tra Identità Fisica e Identità Psichica (SAIFIP), nato presso l’Azienda Ospedaliera S. Camillo nel 1992 per la presa in carico di persone con Disforia di Genere (DG). Il SAIFIP offre un servizio interdisciplinare che pone attenzione agli aspetti psicologici, medico-chirurgici e socio-legali implicati nel processo di adeguamento tra identità fisica e identità psichica. Sono, inoltre, descritte le caratteristiche dell’area minori del SAIFIP, rivolta alla presa in carico di bambini e adolescenti, che è nata nel 2005 a seguito delle molteplici richieste d’aiuto da parte di famiglie con minori con varianza di genere DG.
Negli ultimi decenni, nelle nostre società contemporanee sono emerse le famiglie omogenitoriali. Sovente stigmatizzate perché si discostano dal modello tradizionale, queste famiglie affrontano sfide uniche e specifiche, oltre a quelle comuni a qualsiasi nucleo familiare. In particolare, la discriminazione, l’assenza di modelli socio-culturali di essere e di fare famiglia e lo scarso sostegno comunitario. Attraverso questo articolo, abbiamo cercato di evidenziare le sfide incontrate dalle famiglie omogenitoriali ma anche le loro risorse. A tale scopo, muovendo dalla teoria del ciclo di vita, abbiamo ripercorso le principali tappe del loro sviluppo dallo svincolo alla transizione alla genitorialità. Per illustrare il nostro punto di vista, abbiamo presentato il caso clinico di una famiglia omo-ricostituita. L’interesse di questo caso è duplice: ci ha permesso di comprendere nello stesso tempo le difficoltà legate alle dinamiche relazionali di una struttura familiare omogenitoriale e ricostituita e le loro interazioni complesse con gli ex-partner, le famiglie di origine e la comunità. In conclusione, suggeriremo degli orientamenti di presa in carico delle famiglie omo al fine di contribuire ad una loro migliore cura nel lavoro clinico dei terapeuti della famiglia.
In questo articolo verranno discussi alcuni elementi della teoria psicoanalitica (in particolare, quella freudiana, lacaniana, junghiana, della psicologia del Sé e delle cornici teoriche più moderne) sulla questione dell’Incongruenza di Genere e la loro evoluzione nel corso del tempo, discusse in maniera critica, in particolare per quello che riguarda la diagnosi. Verrà poi presentato un caso clinico in trattamento psicoanalitico. L’analisi del caso permette, attraverso l’originalità del soggetto della cura e delle sue produzioni inconsce oniriche, un’interpretazione nuova, unica, e plurale dell’Incongruenza di Genere come esperienza psicologica in continua evoluzione.
Gli Autori intendono proporre un approccio cognitivo per aiutare le persone con Disforia di Genere che non intendono intraprendere percorsi medici, finalizzato ad aiutarle a sperimentare il loro corpo come una base sicura dalla quale sperimentare modalità di espressione della propria Identità di Genere e di realizzazione di una vita significativa. A tal fine fanno riferimento prevalentemente ai contributi dell’Acceptance and Commitment Therapy, della mindfulness e della mindfulness fondata sulla compassione.