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Savings banks originated with a vocation for strong solidarity with their local communities. To preserve this link with local stakeholders, savings banks have developed a broad set of accountability mechanisms that involve local authorities and municipalities in their organisational activities. To explore the role of accountability in preserving their community bonds over time, this study investigates the 165-year history of the Verona Savings Bank from its founding in 1825 to the establishment of the homonymous bank foundation in 1991. The evolution of the accountability mechanisms depicts a resilient focus on including local stakeholder representatives in governance matters rather than allowing transparency to decrease over time. This confirms the need to broaden the concept of accountability, particularly when considering the pivotal role played by boards in enhancing accountability to local communities.
This study investigates the accounting practices of the railroad companies operating in the Papal States (Italy) between 1846 and 1870. The Papal States’ agreements, edicts, and laws and the railroad companies’ statutes, financial statements, meeting proceedings, auditors’ reports, and management reports are the primary sources we consulted for our historical analysis. By reviewing these documents, the role played by accounting in managing the relationship between directors and shareholders emerged. This study offers two contributions to international literature on accounting history. First, it sheds light on the financial reporting practices in Italian railroad companies and second, it investigates how accounting was used to manage the relationships between railroad companies, their shareholders, and the Papal government.
Il presente saggio ha lo scopo di riflettere sulla possibilità di delineare un "modello sociale europeo" a partire dalla considerazione per cui la giustizia so-ciale è stata pensata nell’Unione come ‘prodotto’ della tutela delle libertà economiche. La ‘minorità’ dei diritti sociali nell’Agenda europea è stata ribadita dalle misure di austerity assunte dalle istituzioni europee durante la crisi econo-mico-finanziaria del 2008. Di recente, con la proclamazione dei diritti sociali contenuti nel PEDS, si sta tentando di colmare questo gap, andando verso il co-siddetto "disgelo sociale" del-l’Unione. Nel saggio il PEDS sarà preso in consi-derazione con riguardo alle possibili misure utilizzabili per l’attuazione dei principi/diritti in esso contenuti
L’articolo, dopo aver messo in luce il fondamento politico-normativo della misura, concentra l’attenzione sul rapporto legge-amministrazione e dunque sulla relazione tra potere politico e potere amministrativo, nonché sugli strumenti di tutela del soggetto beneficiario. Vengono messi altresì in evidenza talune criticità dell’intervento normativo connesse sia alla farraginosità delle previsioni sia alla marginalizzazione del ruolo della stessa amministrazione.
L’analisi si concentra sugli effetti che le politiche europee di austerità hanno prodotto sulla garanzia e sulla tutela dei diritti sociali negli Stati membri con tradizioni costituzionali comuni in materia di welfare. In questo scenario di riferimento viene successivamente analizzata la proclamazione del Pilastro europeo dei diritti sociali e la sua insufficienza quale mezzo atto a rilanciare l’inclusione e la coesione sociale in Europa. In conclusione, viene evidenziata l’importanza del recupero della funzione del diritto costituzionale tanto a livello europeo quanto a livello statale per la costruzione di un ‘nuovo’ spazio sociale europeo.
Il contributo analizza il tema della retribuzione e la sua posizione nel dibattito scientifico attuale. In particolare, ci si sofferma sulla funzione della retribuzione, sulla giusta misura e sulla capacità di assicurare una vita dignitosa: in quest’ottica, il tema si intreccia con quello del salario minimo, ossia con la possibilità che la giusta retribuzione sia determinata legalmente. L’analisi fa poi riferimento alle relazioni ipotizzabili tra l’autonomia collettiva e la legge, provando ad ipotizzare una sinergia tra fonti (in senso formale e sostanziale).
L’articolo mira ad evidenziare, accanto alle notevoli diversità di welfare esistenti in Eu-ropa e ai limiti intrinseci del PEDS (Pilastro Europeo dei Diritti Sociali), la contraddittorietà dei gravosi impegni assunti dall’Unione Europea sul duplice fronte della tutela dei diritti sociali e della ricerca in campo militare. Vista l’esiguità del proprio bilancio, l’Unione - oggi molto attiva con PESCO, PSDC, EI2 (European Intervention Initiative) e EDF (European Defence Fund) - è a una svolta e, se non incrementa il proprio bilancio, dovrà scegliere fra ‘welfare sociale’ o ‘know how’ militare. Se punta sul secondo rischia di perdere la sua ‘anima’ ed accentuare la distanza dai popoli europei, sempre più in crisi economica ed euro-scettici.
L’autrice, riflettendo sulle ‘coordinate costituzionali’ del "reddito di cittadinanza" previsto dalla l. n. 26/2019, ne segnala alcuni profili di dubbia costituzionalità, per concludere con alcune considerazioni sul possibile futuro della nuova misura.
Il saggio riflette criticamente sul significato della introduzione del reddito di cittadinanza nell’ordinamento italiano ad opera della legge n. 26/2019, ponendone in rilievo gli indubbi tratti di innovazione del sistema di protezione sociale del Paese come anche gli elementi di debolezza.
L’intento dell’indagine è provare a rileggere con un approccio comparatistico la reazione che l’alieno, ovvero la kafalah internazionale, innesca nel confronto con tradizioni e ordinamenti giuridici lontani rispetto al mondo da cui esso proviene, nello spazio giuridico europeo. Si è ritenuto di osservare dapprima le varie strategie di regolazione adottate dagli stati nazionali con riguardo all’efficacia giuridica della kafalah negli ordinamenti interni, focalizzando l’attenzione in particolar modo sugli sforzi di giurisprudenza e dottrina tesi a individuare un "equivalente" dell’istituto straniero nello strumentario di diritto di famiglia nazionale per la protezione del minore. Successivamente, il piano di indagine si è spostato dal contesto nazionale a quello europeo, e in conseguenza si sono isolate tre macrotematiche, connesse al diritto dell’Unione e interconnesse tra loro: quella del ricongiungimento familiare dello straniero; quello della cittadinanza europea; quello della tutela dei diritti fondamentali.