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Fulvio Cammarano

Credito di civiltà e debito di potenza. Miti allo specchio

SOCIETÀ E STORIA

Fascicolo: 166 / 2019

La nascita della nazione italiana non è l’argomento principale di questo libro. Tuttavia, quell’evento ha determinato una svolta nella storia mondiale dell’Italia. L’autorappresentazione della nazione italiana, la sua ambizione universale e il ruolo dello Stato sono al centro di una tensione dialettica. Dal 1861 la storia italiana si trova ad essere influenzata dalla geografia e dalla storia. Si determina allora una forte contrapposizione tra coloro che rievocano continuamente un passato mitologico e magniloquente, da un lato, e coloro che cercano una vita sicura e pacifica all’interno dei confini, dall’altro.

Marcello Flores

Il mosaico Italia nella lunga storia del mondo

SOCIETÀ E STORIA

Fascicolo: 166 / 2019

Il tentativo di presentare una Storia mondiale dell’Italia ha costituito una sfida che possiamo considerare ampiamente positiva. Quello che emerge in questo volume non è solo un grande mosaico di storia dall’antichità ai nostri giorni, ma anche il senso di un dibattito storiografico che ha permesso di comprendere sempre meglio le vicende del nostro paese. La difficoltà nel raccontare questa lunga storia è stata risolta inserendola in un contesto globale che è sempre presente. Così anche momenti particolari ed eventi spesso minori sono capaci di gettare luce sugli aspetti strutturali della storia economica e politica, sociale e culturale. Il risultato è un racconto della storia d’Italia, delle sue trasformazioni, delle sue crisi, attraverso i suoi personaggi, luoghi ed eventi più significativi anche se meno noti.

Sofia Boesch Gajano

Italia plurale: un’apologia del meticciato

SOCIETÀ E STORIA

Fascicolo: 166 / 2019

L’"ambizione civile" posta da Andrea Giardina a fondamento del suo progetto storiografico, Italia plurale: un’apologia del meticciato, recupera nella storia dell’Italia civiltà e vicende di popoli autoctoni o immigrati nel corso dei secoli. La finalità dell’opera è stata quella di porre in evidenza le molteplicità etniche e culturali, da quelle remote a quelle più recenti, delineando l’idea di un’Italia plurale, posta con convinzione come antidoto a una presunta "identità" di ispirazione sovranista.

Rosanna Scatamacchia

Cinquemila anni di solitudine?

SOCIETÀ E STORIA

Fascicolo: 166 / 2019

Alla riflessione attorno al volume Storia mondiale dell’Italia, che qui si presenta, hanno preso parte sei autori diversi per provenienza e sensibilità: due medievisti (Sofia Boesch Gajano e E. Igor Mineo), due modernisti (Vittorio H. Beonio Brocchieri e Angelo Torre), due contemporaneisti (Marcello Flores e Fulvio Cammarano). Ciascuno dei partecipanti ha potuto ragionare del volume senza vincoli di alcun tipo. C’è chi si è soffermato su singole voci e singoli aspetti del volume, chi ha preso in esame il progetto editoriale e scientifico, chi ha colto l’occasione per sviluppare una più ampia discussione storiografica.

Alessandro Bonvini

«Nostra Patria», «Nuestra América». I repubblicani italiani e l’indipendenza cubana

SOCIETÀ E STORIA

Fascicolo: 166 / 2019

La lotta per l’emancipazione di Cuba fu una delle grandi rivendicazioni del patriottismo italiano. Dai tentativi insurrezionali di Narciso López (1848) allo scoppio della Guerra de los Diez Años (1868), e fino alla sollevazione indipendentista di Baire (1895), agenti mazziniani, esuli democratici e membri dell’estrema sinistra parlamentare appoggiarono le élite rivoluzionarie dell’isola caraibica, animando campagne propagandistiche, finanziando spedizioni clandestine e fondando associazioni politiche. Sulla base di un condiviso ideale di fratellanza atlantica, sostennero il nazionalismo cubano in nome dei principi universali di auto-governo amministrativo, sovranità popolare e uguaglianza razziale. Questo articolo analizza, nell’arco di un cinquantennio, l’evoluzione della solidarietà cubana da parte del repubblicanesimo italiano, al fine di illustrare la proiezione globale delle forze risorgimentali e post-risorgimentali di tradizione patriottica, durante la seconda metà del XIX secolo.

Il sistema poliziesco napoleonico è analizzato in questo saggio, da una prospettiva locale, attraverso lo studio delle relazioni tra la direzione generale della polizia di Toscana e la prefettura dell’Arno. Da un punto di vista diacronico, l’esame del caso studio fiorentino e delle sue peculiarità permettono di fare luce sui cambiamenti che si riprodussero ai vertici della polizia imperiale e, al contempo, su scala regionale all’interno della cerchia di amministratori francesi incaricati del mantenimento della pubblica sicurezza nel Granducato di Toscana. Le continue dispute tra i due uffici, in materia di competenze e legittimazione del proprio operato, riflettono gli effetti negativi generati dalla cosiddetta guerre des polices, che, in ultima istanza, rischiò di compromettere l’efficacia stessa del dispositivo poliziesco imperiale nei paesi annessi.

L’autrice illustra preliminarmente il complesso simbolismo dell’antico rito della rosa che era indicativo del rapporto gerarchico tra potere spirituale e temporale e che in età moderna era scandito in due fasi: l’una di unzione e benedizione del fiore per mano del pontefice; l’altra di attribuzione del prestigioso omaggio a un autorevole sostenitore della religione e della Chiesa. Si sofferma sul secondo momento cerimoniale e analizza il conferimento del dono inviato da Benedetto XIV alla prima regina delle Due Sicilie, Maria Amalia di Sassonia, con l’auspicio di favorire, per suo tramite, i rapporti tra Roma e Napoli. La cerimonia non si svolse pubblicamente, ma in spazi riservati e in presenza di un numero ristretto di partecipanti, divergendo da un modello consolidato che, nelle intenzioni di cerimonieri e trattatisti, avrebbe dovuto rappresentare la genesi sacrale del potere regio di fronte ai sudditi esultanti. L’evento napoletano, in linea con analoghe tendenze emergenti in altre corti europee, denotava una trasformazione della cultura cortigiana, volta a separare progressivamente la sfera pubblica dalla privata e a garantire ai regnanti uno spazio intimo ove estrinsecare sentimenti ed emozioni personali.

L’articolo ha due obiettivi. Il primo è mostrare come Genova cerchi di organizzare il territorio ligure agli inizi del trecento e come la signoria sia ancora diffusa, anche nelle aree sotto diretto controllo cittadino; il secondo è mostrare quanto sia importante condurre l’indagine di queste permanenze signorili e i nessi città-territorio che si sviluppano grazie alla bilocazione di importanti consociazioni famigliari, cioè gli alberghi genovesi, e che di fatto costituiscono sistema. La base documentaria di partenza sono due elenchi di luoghi (1303-1313), compilati con diverse finalità, che consentono di cartografare le presenze di più riconoscibile controllo (castellanie e podesterie) da parte del comune di Genova. Sono condotte verifiche, nei limiti imposti dalla documentazione più accessibile (i Libri Iurium genovesi), sulla qualità delle presenze sia genovesi sia signorili: queste ultime sono rilevabili soprattutto in relazione agli appartenenti all’albergo dei Doria. L’invito è a scandagliare quel noto ma inesplorato giacimento archivistico costituito dai registri notarili genovesi.

Lo studio dei documenti conservati nell’archivio abbaziale di Nonantola consente di cogliere la centralità dei beni fiscali nei sistemi di governo del territorio persicetano (Emilia) tra la prima metà del secolo VIII e i primi decenni di quello successivo. Dal dominio esarcale alla fondazione di Nonantola (752) e fino alla conquista del Regnum da parte delle truppe carolinge, le alterazioni nelle strategie di amministrazione dei beni fiscali permettono di delineare cambiamenti che mostrano, già durante gli ultimi anni del regno longobardo, una progressiva predilezione da parte dell’autorità pubblica per le istituzioni ecclesiasitiche come destinatarie di terre e beni fiscali a scapito di ufficiali laici e comunità rurali.

A cura della Redazione

Abstracts

SOCIOLOGIA E RICERCA SOCIALE

Fascicolo: 120 / 2019

Vincenzo Sequino, Chiara Salerno, Alessandra Pesce

On innovation, cooperation and agriculture: Some reflections on these topics

RIVISTA DI STUDI SULLA SOSTENIBILITA'

Fascicolo: 2 / 2019

The future vision of agriculture has two extreme positions, represented by the High-Tech scenario dominated by large multinationals investing in advanced technologies, and a very strict localism in which the single local communities seek self-sufficiency. This paper analyses a path that enhances a guidance and oversight role at national level, by employing Data-Driven Methodologies and Open Data-based Machine Learning technologies, and by supporting a cultural change through the contribution of emerging disciplines (i.e. design thinking). This new path should not forget the importance of the territorial approach in order to enforce action learning and micro-learning, with a new system that is certainly far from the traditional methods.

Tatiana V. Bitkova, Oksana F. Volkova

Study of the Water supply in the Megapolis: System dynamics approach

RIVISTA DI STUDI SULLA SOSTENIBILITA'

Fascicolo: 2 / 2019

The problems of water supply in Ukraine are analysed and actual tendencies in the factors influencing the state of water resources are evaluated. The main accent is done on the problems of water resources management in megapolices, using Kharkiv (about 1.5 million inhabitants) as an example. The main problems for Kharkiv are the state of water mains and drinking water quality assurance. Analysis of the experience of applying the system dynamics (SD) methodology for analysing water supply problems confirms its adequacy. The authors propose an SD model, which displays the basic dependability of the factors that determine water intake, water supply, discharge and treatment in Kharkiv. When parameter-izing the module, real data was used. Simulation results are life-like and it’s possi-ble to conduct computer experiments for decision support.

Francesca Scafuto

Climate risk for the self and community: The role of Nature Relatedness, Personal Control and Mindfulness

RIVISTA DI STUDI SULLA SOSTENIBILITA'

Fascicolo: 2 / 2019

The present pilot and correlational study illustrates the role of mindfulness, nature relatedness and personal control in predicting climate change perceived risk. It was hypothesized that the two components of risk perception for climate change (CCR), one targeting self and local community (CCRS) and one targeting global community (CCRG), would be differently correlated to all the variables; mindfulness and perceived personal control would significantly predict climate risk above all for self and local community and relatedness with nature (NR) would predict climate change risk and mediate the relationship between mindfulness and risk. U.S. College students (N = 87) were provided with the Five Facets Mindfulness Questionnaire Short Form (FFMQ-SF), Nature Relatedness Scale (NRS) and measures for Climate Risk and Personal control, adapted by previous author’s studies. The results confirmed partially the first and the second hypothesis, and totally the third one. CCRG showed no significant correlation with any facet of mindfulness and only showed a positive correlation with NR-S (Self) and NR-P (Perspective), while CCRS was negatively correlated with three facets of mindfulness (Nonjudging, Describing and Acting with awareness), positively correlated with one facet (Observing) and all the dimensions of NR. Personal control was positively correlated only with Mindfulness. In the regression model, CCRS was predicted by Mindfulness and NR while CCRG was predicted by the only NR. Nature Relatedness also mediated the relationship between Mindfulness and CCRS. Theoretical implications of these results, limitations of the study, such as the little sample size, and future research paths are discussed.