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Michael Whittall , Rainer Trinczek

Where is the Industrial Relation’s Meat in the German Pork Industry?

GIORNALE DI DIRITTO DEL LAVORO E DI RELAZIONI INDUSTRIALI

Fascicolo: 164 / 2019

The article addresses industrial relations and employment conditions within the German pork industry. We outline how the utilization of favourable labour market conditions has revolution-ized the market position of German pork producers, helping to catapult Germany to the centre of Europe’s pork value-chain. Moreover, we discuss how the emergence of Germany as a key player in this branch is contingent on precarious employment and a system of industrial rela-tions underpinned by an aggressive unitarist employer agenda. Finally, the article considers developments that have attempted to reverse the precarious nature of employment in the meat industry as well as strengthen industrial relations procedures. Finally, although the article is not designed to make sweeping statements about wider developments within the German in-dustrial relations system, being the focus on one particular sector, the meat industry, we cannot exclude that developments presented here could serve as a warning to other sectors.

Francesca Marinelli

Attività sindacale e identità etnica: riflessioni sui possibili scenari futuri

GIORNALE DI DIRITTO DEL LAVORO E DI RELAZIONI INDUSTRIALI

Fascicolo: 164 / 2019

Il saggio è composto da due parti: nella prima l’Autrice - dando conto di rilevazioni statistiche - evidenzia, da un lato, il netto distinguo ancora esistente all’interno del mercato del lavoro nazionale tra forza-lavoro italiana e straniera e, dall’altro, come, nonostante l’elevato e crescente numero di iscrizioni dei lavoratori immigrati, il sindacato confederale stia mostrando una perdita di appeal verso tale categoria di soggetti. La seconda parte dello studio invece - facendo sempre leva su dati empirici - si interroga su quali possano essere le ragioni alla base di questa emergente insoddisfazione e circa i plausibili scenari futuri, mettendo in luce, in particolare, le criticità che lo scenario più estremo (id est quello della costituzione di sindacati su base etnica) sarebbe in grado di arrecare non solo a livello di relazioni industriali ma, addirittura, di sistema.

Gisella De Simone

La dignità del lavoro e della persona che lavora

GIORNALE DI DIRITTO DEL LAVORO E DI RELAZIONI INDUSTRIALI

Fascicolo: 164 / 2019

Il saggio affronta il tema del valore assiologico che il sistema giuridico ed economico assegna-no alla dignità del lavoro e della persona che lavora. Muovendo dalle origini della dignità nega-ta e passando attraverso le solenni dichiarazioni dell’Oil e della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, confrontate con i princìpi cardine della Costituzione, l’Autrice in partico-lare ricostruisce e valuta, attraverso alcuni esempi, quanto e come la giurisprudenza della Corte costituzionale ha attribuito o negato un riconoscimento effettivo alla dignità, assiologica e con-creta. Il saggio si conclude con alcune riflessioni sullo spazio e sul ruolo della dignità nell’economia attuale, nella quale crescono i lavori che non riconoscono un valore adeguato al lavoro e non garantiscono la dignità della persona, neppure in termini di retribuzione sufficien-te per condurre un’esistenza libera e dignitosa, come prescrive l’art. 36 della Costituzione.

Il saggio si occupa della tutela delle condizioni di lavoro nella filiera agroalimentare, concen-trando l’attenzione sul settore primario. In tale ottica si raffrontano i due sottosistemi di regola-zione collettiva costituiti rispettivamente dalla tradizionale contrattazione sindacale e dai con-tratti di integrazione di filiera disciplinati nell’ambito della Organizzazione Comune di Mercato di matrice euro-unitaria. L’obiettivo è quello di individuare possibili forme di coordinamento tra tali due sottosistemi in funzione di un miglioramento complessivo delle condizioni di lavoro agricolo, secondo le coordinate concettuali e assiologiche dello sviluppo sostenibile.

A cura della Redazione

Libri

TERAPIA FAMILIARE

Fascicolo: 121 / 2019

Anna Mascellani, Silvia Mazzoni, Lucia Porcedda, Giulia Ferrarese

Strumenti di ricerca: l’adattamento italiano del Personal Authority in the Family System - PAFS

TERAPIA FAMILIARE

Fascicolo: 121 / 2019

In questo articolo presentiamo la validazione italiana del Personal Authority in the Family System-questionnaire (PAFS-q) uno strumento adatto a valutare il cambiamento in psicoterapia familiare multigenerazionale. A partire dalla teoria sullo sviluppo dell’autorità personale, il pioniere della terapia familiare, Donald Williamson, e altri ricercatori hanno elaborato e costruito un questionario con l’obiettivo di misurare la posizione dell’individuo rispetto al suo contesto relazionale intergenerazionale. Il PAFS-q ha dimostrato di essere un valido strumento nel misurare importanti aspetti delle teorie sistemiche e familiari, orientando e supportando il lavoro clinico con le famiglie. Le applicazioni di questo strumento sono incoraggianti, rivelandosi utile nella lettura delle difficoltà nell’intimità di coppia, della condivisione delle responsabilità genitoriali fino allo studio dei fattori psicologici che influiscono sull’infertilità sine causa e sul processo di procreazione medicalmente assistita; altrettanto importante sarà l’uso di questo strumento se contribuirà a far conoscere il lavoro dei terapeuti familiari a livello internazionale.

Benedetta Lorenzini

Una terapeuta familiare, un bambino traumatizzato e l’EMDR: un’esperienza di integrazione

TERAPIA FAMILIARE

Fascicolo: 121 / 2019

Questo articolo vuole essere uno spunto di riflessione teorica e clinica, anche attraverso la descrizione di un caso concreto, circa la possibilità e l’utilità di impostare trattamenti terapeutici sistemici familiari-individuali, secondo il modello della Scuola Mara Selvini Palazzoli, con conoscenze e metodologie mutuate e approfondite all’interno della riflessione più recente sul trauma psichico. In particolare, vengono approfonditi i concetti di attaccamento traumatico e di riorganizzazione dell’attaccamento, provenienti dalla tradizione della teoria dell’attaccamento e alcuni metodi di cura mutuati dalla riflessione internazionale sulla cura del trauma. L’EMDR, in particolare, viene proposto come un possibile strumento integrativo, che permette, in alcuni punti specifici della terapia familiare, di guardare come attraverso una potente lente di ingrandimento il mondo squisitamente soggettivo delle persone, andando a lavorare sugli eventi traumatici e sulle esperienze sfavorevoli vissute, che ancora sono vive nel presente e contribuiscono a determinare le difficoltà attuali, per riattivare il potere di auto-cura della mente.

Mariarosaria Menafro

Il bambino allo specchio: il Sé riflesso nella relazione di coppia

TERAPIA FAMILIARE

Fascicolo: 121 / 2019

L’autrice, attraverso una disamina dei costrutti teorici che hanno consentito di riconoscere le capacità emergenti nello sviluppo infantile, propone il concetto di "bambino relazionale", quale superamento, arricchimento e integrazione del "bambino osservato" e del "bambino clinico", considerando "la relazione come organizzatore delle esperienze in età evolutiva". Il cambiamento di prospettiva nella concezione del bambino, inizialmente ricostruito attraverso le narrazioni dell’adulto circa la propria infanzia, poi con la sua comparsa nello scenario terapeutico attraverso l’osservazione diretta, e ancora, passando dall’osservazione diadica a quella triadica, ha permesso di inquadrare non solo lo sviluppo ma anche le patologie infantili in termini relazionali. Le ricerche che a partire dagli anni ’70 hanno utilizzato una lettura tanto ampia da includere nell’osservazione del comportamento del bambino anche il suo mondo relazionale, hanno avvalorato ulteriormente i costrutti teorici della prospettiva sistemica, che da sempre ha reputato la matrice relazionale il territorio elettivo entro cui comprendere il comportamento umano, dove l’osservazione che include l’osservatore consente di costruire interventi terapeutici "strategicamente coerenti con i bisogni di cura". A tal proposito la presentazione di casi clinici persegue le seguenti finalità: nel primo caso, di evidenziare la necessità di lasciare emergere nel qui ed ora della relazione terapeutica in presenza dei genitori le competenze che essi non riescono a cogliere nel proprio bambino; nel secondo, testimoniare attraverso le osservazioni condotte nel setting le capacità emergenti di una bambina di cinque anni e specificamente quella di prefigurarsi le esperienze emotive future (mentalizzazione); nel terzo caso, di contribuire a una lettura sistemica circa lo sviluppo del bambino, con particolare riferimento alla dimensione multifattoriale nella costruzione del Sé e alla possibilità di coglierne le connessioni nella dinamica familiare: le descrizioni del caso clinico che coinvolge una piccola paziente di appena due anni, lasciano emergere continue risonanze con il trigenerazionale e allo stesso tempo, la bambina sembra rispecchiarsi nelle aspettative dei genitori, come se il Sé fosse riflesso nella relazione di coppia.

Luca Vallario

La trascrizione clinica sintetica: un metodo di scrittura del colloquio clinico

TERAPIA FAMILIARE

Fascicolo: 121 / 2019

L’articolo propone un metodo, la trascrizione clinica sintetica (TCS), definito per sintetizzare il colloquio clinico. Disposta su uno schema di semplice lettura, la TCS si compone di una sezione informativa e di una sezione contenutistica. Nella prima, sono racchiuse le informazioni che fanno da cornice al colloquio clinico: data, numero, titolo, tipologia, durata della seduta. Nella sezione contenutistica, le parti evidenziate sono riferite a un resoconto sintetico del colloquio clinico: setting, contenuti, temi, metafore, mosse terapeutiche, minutaggio. Lo strumento ha come campi d’applicazione l’ambito clinico, in particolare per il momento della supervisione, la didattica e la ricerca.

A cura della Redazione

Libri ricevuti

SOCIOLOGIA DEL DIRITTO

Fascicolo: 3 / 2019