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As a central element of certain systems of justice, revenge-feuding actions are usually consid-ered as unregulated responses to offenses and misbehaviours modern law has solved and dis-placed. On the contrary, the theoretical paradigm of "vindicatory justice" highlights how these actions are not spontaneous reactions. Rather, they are submitted to forms of collective surveil-lance and authorization, and they may constitute a different form of conceiving and materializ-ing justice. In fact, historical and ethnographic case studies have proved how vindicatory jus-tice has not disappeared, being rather outdone in its relationship with the law of the State. Working on the two case studies of Shuar (West Ecuador) and Yolngu (Australia), this essay aims to elucidate the idiosyncrasy inherent to vindicatory cultures and highlight their complex relationship with State law.
L’autore descrive il percorso di psicoterapia psicoanalitica svolto in istituzione con un paziente gravemente compromesso sia sul piano in-terno che esterno. L’intervento è volto all’accoglimento e alla ricostruzione di aree fortemente danneggiate del paziente; all’elaborazione di elementi psichici grezzi e all’integrazione di aspetti frammentati di una storia piena di eventi traumatici e dolorosi difficili da rappresentare. L’evoluzione della terapia mostra una lenta interiorizzazione di un og-getto bonificato, la costruzione di aspetti interni più solidi e mobilita evidenti cambiamenti su aspetti esterni, con nuove possibilità di investimenti per il paziente.
Nei Centri antiviolenza, predisposti alla presa in carico delle donne che subiscono violenza, la funzione psicologica attraversa diverse sfide legate sia a elementi strutturali, quali i pochi finanziamenti che costringono ad un intervento clinico breve, sia alla peculiarità della relazione clinica permeata dalla dimensione di emergenza, dal contatto con il limite, dalla declinazione al femminile. Attraverso una vignetta clinica si evidenzia quanto un ascolto psicoanalitico possa, comunque, dare avvio a un iniziale elaborazione del trauma complesso, permettendo la creazione di connessioni che rendano più facile la reiscrizione della donna all’interno della sua narrazione e l’iniziale restaurazione del legame con l’altro.
In questo lavoro si vuole affrontare il concetto classico di Reazione Terapeutica Negativa perché ritenuto valido e riconoscibile anche nelle nuove patologie attuali, considerandolo come una forma di ripetizione del trauma in cui l’aspetto resistenziale affiora da un narcisismo negativo che si è strutturato nel tempo. La sua presenza nel processo terapeutico indica la presenza di un nucleo psicotico. Si fa una sintesi del percorso evolutivo del concetto in Freud per esser confrontato con i contributi di Ferenczi sul trauma reale. La RTN, una resistenza "diabolica" alla cura come espressione della pulsione di morte. Si riporteranno alcuni flash clinici in cui delle resistenze, per la loro tenacia persi-stente, appaiono come delle "opposizioni diaboliche". I primi due flash si riferiscono ad identificazioni profonde con aspetti del femminile, il terzo al "torpore in seduta".
Il forte senso di inquietudine che ci travolge quando avviene l’incontro con l’Altro, l’Altro straniero, mai visto, è ancora più intensa quando chi ci si pone davanti è qualcuno con una vita costellata da traumi e catastrofi, eventi drammatici non pensabili e tanto meno no-minabili. In questo breve scritto l’autore descrive due situazioni clini-che dove la frammentazione psichica, data da circostanze di vita in-controllabili e non tollerabili, ha un ruolo predominante nel percorso terapeutico. Durante gli incontri, transfert e controtransfert si rincorro-no in un gioco di luci dove la sommessa e sussurrata richiesta sullo sfondo rimbomba in maniera esasperante: Razwan e Bangash preten-dono di essere riconosciuti nella loro continuità e coesione, senza frat-ture e sospensioni. Due migranti inseriti in un centro di accoglienza senza più radici e identità, con i lembi del cuore frastagliati, chiedono al terapeuta, aiutato dal mediatore culturale, di essere visti nella loro totalità senza il costante terrore di sparire e di non esistere.
L’articolo ci porta addentro e a fianco di coloro che lavorano con disturbi psichici gravi. A partire dalla considerazione che le psicosi ri-sultano traumatizzanti non solo per i pazienti ma anche per gli operato-ri, vengono inizialmente ripercorsi i vissuti principali degli operatori nell’ambito della salute mentale e successivamente considerati gli aspetti specifici della relazione nella psicosi e nel disturbo borderline, utilizzando il concetto di area traumatica.
Nessun altro territorio creativo prevede, come nel caso dell’Art Brut, l’affermazione di un legame inossidabile tra oggetto prodotto e stato di traumaticità dell’autore. E questo elemento, la sua narrazione, si ripresenta ogni qual volta un’opera irregolare viene esposta, inclusa in una pubblicazione o venduta. Il ricorso al trauma, e per esteso alla biografia, colma le lacune di un metodo critico? Mira a un impatto emotivo e asseconda un’esigenza di visibilità? Muovendosi tra questi interrogativi, chiamando in causa addetti ai lavori e discipline diverse, come la psicoanalisi, la presenza del trauma si arricchisce di ulteriori significati ed emerge come reale fattore scate-nante della creatività e motivo di identificazione per il pubblico dell’arte.
Attraverso quest’articolo l’autore vuole evidenziare le dinamiche psichiche familiari dei pazienti affetti da emofilia ed i loro aspetti traumatici. La malattia organica congenita provoca una profonda ango-scia di morte e una ferita narcisistica. Questi aspetti andranno ad inci-dere sul funzionamento familiare. In particolare si rileverà un attacca-mento eccessivo della madre al figlio con la conseguenza di un allon-tanamento della figura paterna che non riuscirà più a svolgere la sua funzione separante. L’impossibilità di costruire il terzo all’interno del nucleo familiare influenzerà la possibilità del bambino di entrare nella dinamica edipica con il conseguente superamento del tabù dell’incesto. A fronte di questo scenario la nascita è vissuta come un trauma che in-cide sulla creazione dell’apparato psichico e delle sue funzioni.
Integrando psicoanalisi relazionale (in particolare Ferenczi) e ogget-tuale (Green, Kernberg) con le neuroscienze affettive (Schore, Pank-sepp) e le teorie dell’attaccamento e della dissociazione (Schore, Liotti) l’autrice pone le basi per una eziopatogenesi traumatica del disturbo di personalità e conseguentemente per una clinica del trauma basata sulla regolazione affettiva nel campo terapeutico. Le conseguenze neurobio-logiche e le dinamiche affettive di tre essenziali livelli di trauma da mano umana relazionale (infantile, o dell’attaccamento, maltrattamento e abuso, trauma massivo) sono descritti e distinti dalle traumatizzazioni dovute a catastrofi naturali o accidentali, in particolare le conseguenze del Complex PTSD (da maltrattamento e abuso prolungati in una rela-zione), ancora non riconosciuto nel DSM ma riconosciuto nel PDM-2. Viene illustrato brevemente un caso di una paziente borderline per in-dicare alcuni procedimenti fondamentali con il paziente da trauma re-lazionale e da Complex PTSD (primo e secondo livello), per esempio l’internalizazzione della diade vittima-persecutore tipica dei traumi complessi. La clinica che viene presentata si basa su un processo che l’autrice chiama "testimonianza incarnata", incentrata su una integra-zione dei vari circuiti mente-corpo-cervello, attraverso mirroring, enactment e regolazione affettiva costante nei margini della finestra di disregolazione affettiva nella comunicazione intersoggettiva tra i due soggetti della clinica.
Il lavoro sottolinea l’importanza di formulare una diagnosi dinamica della condizione psichica del paziente al momento della sua richiesta di terapia. Questo inquadramento richiede la ricostruzione, per quanto passibile di integrazioni o mutamenti, della storia emotiva del paziente e dell’ambiente in cui è vissuto. Il punto di vista dell’analista non coin-cide, dunque, con il tentativo di formulare una diagnosi di tipo medico ma piuttosto con la capacità di intuire la modalità di funzionamento psichico del paziente e le ragioni della sua sofferenza. In questo conte-sto deve essere inquadrato il concetto di trauma emotivo, cioè l’insieme delle risposte distorte che sono capaci di condizionare lo svi-luppo infantile in senso psicopatologico.
L’autrice porta materiale clinico tratto dalla sua esperienza con pa-zienti che hanno sperimentato gravi rotture della continuità dell’Essere. Il focus è su di un aspetto particolare della disposizione dell’analista nell’incontro con il paziente, vale a dire quando il funzionamento della coppia analitica porta con sé quote di allucinatorio.
In questo lavoro l’autrice riflette sull’impatto del trauma del pazien-te sul trauma personale dell’analista e sulle possibili difese che egli mette in atto per tutelare la propria integrità psichica. Ipotizza un mo-vimento nel setting interno dell’analista di dissociazione-integrazione, che può assumere una valenza difensiva e che fa parte dell’asimmetria necessaria a colui che cura, meccanismo che si affianca all’intreccio transferale e controtransferale, e che ne diviene parte. Come momento di integrazione che garantisce l’asimmetria della funzione di cura, l’autrice si riferisce alla capacità di essere solo del terapeuta in presen-za del paziente, sostare in aree traumatiche che non sono state elabora-te, nella consapevolezza del suo limite, dissociandosi dal qui e ora del-la seduta. In particolare, analizza lo strumento del controtransfert, sot-tolineandone la complessità e l’uso in rapporto alle aree traumatiche dell’analista. Propone alcune vignette cliniche. Seguiranno i commenti di alcuni Autori che si esprimeranno sulla tematica proposta.
In questo editoriale il Direttore presenta il tema del numero, con al-cune sue considerazioni sull’origine e i destini del trauma. Il trauma reale/fantasmatico appare nella sua severità come un’effrazione nella continuità dell’essere; esso è dovuto a una multifattorialità di elementi combinati che sono all’origine della sofferenza dei pazienti e della loro riedizione nel transfert. Per quanto gli eventi traumatici possano essere oggettivamente soverchianti, è il vissuto soggettivo, nell’intrapsichico, che ne determina i destini. La "madre sufficientemente buona" di Winnicott avrebbe, dunque, il compito di percepire e accettare le even-tuali fragilità del bambino, accettare, cioè, l’infans nella sua realtà e ac-coglierlo nella sua alterità soggettiva. Ugualmente, l’accettazione dell’alterità e del limite spetta all’analista quando l’ambiente di soste-gno ha fallito e si è rivelato, per questo, traumatico. Alla coppia psi-coanalitica il compito di ricostruire-costruire-ritrascrivere il vissuto del trauma e di promuovere il senso della continuità del Sé che il trauma ha interrotto. Sono presentati i contributi dei vari autori che intervengono sul tema di questo numero.
Information and Communication Technologies (ICTs) are powerful tools in an extremely unstable and turbulent world, being a vital weapon in an era of electronic communication, full of unpredictability and entropy. Portugal is Europe’s leader in consumption of fish and ranks third in the world. It is with this historical, economic and food galaxy interpretation of the world that we have decided to study the fish consumption supply chain in Portugal, distributing and analyzing 2 different surveys on purchase and consumption behaviors. 1393 respondents participated in surveys, one survey being for the general of the population and another one specifically for generations Y and Z. Being ICTs so vital to young people and being generation Y and Z the future in consumption, we have focused our study on how to build a support for the coming generations. To do that we have design communication strategies for fishing sector, including point-of-sale communication, underlining the issue of shopping experience, which in the case of young consumers is, very closely linked to ICT, based on creating sustained value for society underpinned by a relation of cooperation and proximity. Following Toffler’s permanent adaptation survival rule, it is vital to the food supply chain (in our case, fish) to rapidly understand that the future of consumption is in the hands of the "Z/Post-Millennials" generation, meaning that product, place, price and promotion have been replaced by Ettenson’s Solutions, Access, Value and Education.