RISULTATI RICERCA

La ricerca ha estratto dal catalogo 105574 titoli

Alfio Maggiolini, Mauro Di Lorenzo, Virginia Suigo

L’imputabilità: una prospettiva evolutiva

MINORIGIUSTIZIA

Fascicolo: 2 / 2019

L’articolo analizza la questione dell’imputabilità in un’ottica evolutiva, mostrando come la proposta di un abbassamento dell’età imputabile non trovi fondamento né rispetto alle traiettorie di sviluppo della responsabilità, né rispetto ai dati che oggi le neuroscienze mettono a disposizione rispetto al modo in cui cresce e matura il cervello degli adolescenti. Anche i cambiamenti culturali che hanno riguardato i nativi digitali vanno nella stessa direzione: l’anticipazione della pubertà non comporta un’anticipazione della maturità.

L’autore esamina le trasformazioni che hanno inciso sulla condizione degli adolescenti e sulla tipologia delle condotte in violazione della legge. Approfondisce quindi l’elaborazione della giurisprudenza minorile sulla categoria dell’immaturità ed il contributo che le più recenti acquisizioni delle neuroscienze possono fornire anche alle decisioni dei giudici minorili in materia penale.

Negli ultimi anni le scoperte neuroscientifiche hanno fornito importanti conoscenze sul funzionamento neurobiologico e sulle modificazioni epigenetiche implicate in molte manifestazioni psicopatologiche. Tuttavia, l’improprio utilizzo di queste conoscenze rischia di giustificare il ritorno a paradigmi rigidamente deterministici, di stampo neolombrosiano, nella spiegazione della delinquenza giovanile. Pensare che la criminalita sia il prodotto di una evoluzione difettuale del cervello - senza considerare che i fenomeni comportamentali, sociali, rispondono a principi causativi non-lienari che consentono al massimo previsioni di carattere probabilistico - e un paradigma antiquato, che autorizza alcuni ad immaginare scenari di lotta al crimine in cui la scienza, attraverso le "neuroprevisioni", possa anticipare e reprimere la violenza. Quella della previsione ante delictum dei fenomeni devianti, specie giovanili, e un’idea che rischia di giustificare politiche sociali e di giustizia segregative di chi non risulta "omogeneo" e di erodere gli spazi di liberta civile.

Ugo Sabatello, Federica Thomas, Giorgia Verrastro

Disagio, devianza e marginalità: un circolo inevitabile?

MINORIGIUSTIZIA

Fascicolo: 2 / 2019

Uno sviluppo antisociale in eta evolutiva rappresenta il risultato di molteplici fattori eziologici indipendenti ed interagenti, tra cui i differenti fattori ambientali, come le esperienze traumatiche relazionali precoci e quelli legati al contesto di vita. Persecutori e vittime, soprattutto in eta evolutiva, appartengono spesso alla medesima popolazione; a volte chi e vittima in un contesto (casa, scuola, gruppo) e persecutore in un altro. Le adverse childhood experiences (ACE) e gli aspetti legati agli ambienti di vita rappresentano elementi fondamentali da considerare nella diagnosi e valutazione dei minori autori di reato sia per la valutazione della responsabilita sia per l’eventuale intervento terapeutico, in cui l’interruzione del legame e la presenza di esperienze relazionali traumatiche (quali abuso, maltrattamento e neglect) vanno tenute a mente nella lettura dei loro agiti e delle loro storie, nonche della particolare fase evolutiva in cui essi si situano.

Nel presente intervento sono stati valutati gli effetti di un pacchetto di trattamenti combinati composto da de-sensibilizzazione in vivo (Conyers et al., 2004) e da un training di comunicazione funzionale (Durand e Carr, 1992) con riduzione dello schema di rinforzo (Hagopian et al., 2011), al fine di aumentare l’aderenza terapeutica in un adolescente con disabilità intellettiva moderata durante una serie di sedute presso uno studio odontoiatrico. L’intervento è stato pianificato attraverso la conduzione di sessioni di misurazione prima del training e al termine dello stesso. I risultati sembrano evidenziare che la procedura di de-sensibilizzazione in vivo sia stata utile principalmente durante le fasi preliminari delle visite, mentre il training di comunicazione funzionale ha permesso di insegnare un comportamento di comunicazione adeguato che andasse a sostituire i comportamenti problematici e potenzialmente pericolosi del partecipante. L’obiettivo correlato di ridurre lo schema di rinforzo durante il training di comunicazione funzionale a livelli ragionevolmente gestiti dai caregiver è stato raggiunto insegnando al partecipante ad attendere un periodo di tempo concordato in precedenza prima di poter richiedere una pausa dalla terapia in corso. L’uso delle procedure derivate dai principi dell’analisi del comportamento applicata potrebbe quindi aiutare i dentisti a gestire i comportamenti problematici in modo efficace e sistematico, quando ci si trovi in presenza di un trattamento odontoiatrico di routine.

Fortuna Procentese, Immacolata Di Napoli, Caterina Arcidiacono, Marina Cerqua

Lavorare in centri per uomini violenti affrontandone l’invisibilità della violenza

PSICOLOGIA DELLA SALUTE

Fascicolo: 3 / 2019

La violenza di genere contro le donne rappresenta un problema sociale che impatta sulla salute individuale e relazionale. In Europa, ormai da più di venti anni, sono proposti program-mi d’intervento per gli autori di violenza, oltre che per le vittime. La ricerca descrive le modali-tà con cui in Italia gli operatori affrontano l’intervento con uomini autori di violenza nei centri di nuova istituzione. Dodici operatori sono stati intervistati sulle loro rappresentazioni e vissuti emotivi degli autori di violenza e sulle difficoltà da loro sperimentate, nonché le risorse attivate nella gestione del servizio e nella presa in carico dell’autore di violenza. I risultati evidenziano l’importanza della formazione degli operatori nella comprensione e gestione dei propri vissuti emotivi nei confronti degli autori di violenza; emerge inoltre la necessità di un lavoro di rete tra istituzioni e servizi che metta in essere interventi spintanei per promuovere protocolli di rete integrati tra le diverse istituzioni e i servizi al fine di sviluppare risposte integrate per la salute e il benessere di tutti i protagonisti della violenza di genere.

Viviana Langher, Francesco Marchini, Daniele Brandimarte, Agnese Giacchetta, Andrea Caputo

Trauma e riparazione in una comunità colpita dal sisma: una lettura clinica dinamica per l’intervento post-emergenziale

PSICOLOGIA DELLA SALUTE

Fascicolo: 3 / 2019

Il presente contributo si pone l’obiettivo di esplorare, all’interno di una prospettiva clinico-dinamica, le strategie di adattamento delle comunità a seguito di un terremoto. In particolare, si focalizza sugli aspetti traumatici e riparativi della comunità nell’ottica di mettere in luce possibi-li implicazioni per l’intervento post-emergenziale. Viene presentato uno studio di caso condot-to in un territorio colpito dal sisma dell’Italia Centrale avvenuto negli anni 2016-2017. Venti-cinque testimoni-chiave sono stati intervistati e i testi sono stati trascritti e poi analizzati tramite l’Analisi Emozionale del Testo (Carli e Paniccia, 2002) con l’ausilio del software T-Lab, all’interno di un paradigma individuo-contesto fondato sul costrutto della collusione, quale processo di socializzazione delle emozioni condivise entro un contesto. Sono emersi cinque raggruppamenti testuali dall’analisi dei cluster e tre fattori dall’analisi delle corrispondenze multiple, in grado di spiegare il rapporto tra i cluster. I risultati, in sintesi, mettono in luce, all’interno delle narrazioni dei partecipanti, la presenza di (a) una dinamica di dipendenza ana-clitica nell’adattamento alla perdita e al sentimento abbandonico evocato dal sisma, (b) una strategia di ipervigilanza in relazione a un nucleo post-traumatico caratterizzato dall’irruzione di sentimenti di angoscia e preoccupazione per la propria sopravvivenza e (c) un processo di scissione relativo a sentimenti di ambivalenza connesso al rapporto con il territorio, vissuto come minaccioso e al contempo idealizzato. Le riflessioni conclusive permettono di formulare ipotesi sull’intervento post-emergenziale a partire dall’azione delle istituzioni nel guidare la ricostruzione post-trauma.

Sara Larice, Ada Ghiggia, Luciana Bergui, Francesco Cattel, Matilde Scaldaferri, Elisa Sciorsci, Giulia Valinotti, Lorys Castelli

Aspetti psicologici e qualità della vita in pazienti con linfoma in trattamento con chemioterapia orale

PSICOLOGIA DELLA SALUTE

Fascicolo: 3 / 2019

L’obiettivo di questo studio è stato quello di effettuare una valutazione longitudinale della sintomatologia ansioso-depressiva e della qualità di vita in pazienti emato-oncologici in terapia con chemioterapici orali in terza e quarta linea di trattamento, presso l’Ambulatorio Integrato di Chemioterapia Orale. Trenta pazienti con linfoma sono stati valutati con due misurazioni, pri-ma dell’inizio della terapia chemioterapica (T0) e dopo 3 cicli di trattamento (T1), durante le visite ambulatoriali ematologiche nel Centro Onco-Ematologico Subalpino dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino. L’obiettivo è stato quello di valutare, inoltre, l’opinione dei pazienti riguardo la figura del farmacista ospedaliero, presente alle visite accanto al medico. A tre mesi dalla prima valutazione iniziale (T1), è stata effettuata anche un’indagine sul vissuto soggettivo dei pazienti riguardo la qualità del servizio offerto e la preoccupazione rispetto alla gestione della terapia. Dai risultati ai questionari psicologici emerge un mantenimento dei livelli di distress e di sintomatologia ansioso-depressiva al di sot-to della soglia di rilevanza clinica, mentre si registra una parziale diminuzione, statisticamente significativa, della qualità di vita. Inoltre, i pazienti hanno positivamente colto la presenza del farmacista nell’ambulatorio, in quanto fonte competente e supportiva nella gestione del trattamento chemioterapico.

Florencia Gonzalez Leone, Immacolata Di Napoli, Daniela Barberio, Francesco De Falco, Caterina Arcidiacono

Una vita senza vita. Pazienti con patologia oncologica mammaria in follow up

PSICOLOGIA DELLA SALUTE

Fascicolo: 3 / 2019

La condizione di lunga sopravvivenza oncologica gode solo recentemente d’interesse clini-co e di ricerca. In Italia il numero dei lungo-viventi oncologici ha raggiunto una notevole consistenza, ri-chiedendo, pertanto, al sistema sanitario un nuovo approccio clinico e organizzativo. La ricerca si propone di esplorare le difficoltà e i bisogni a livello personale, familiare e di coppia più immediati delle pazienti nei cinque anni seguenti la scoperta del cancro al seno e le loro paure e individuare, altresì, indicazioni per accompagnarle dopo il trattamento. Trenta donne italiane sono state intervistate, con diagnosi di tumore al seno a 1 anno (37%), 2 anni (30%), 3 (10%), a 4 (13%) e 5 anni (10%) del follow up. Dal materiale testuale raccolto e analizzato seguendo il metodo di analisi della grounded theory emerge un impedimento e una grande difficoltà per le intervistate di posizionarsi fuori dall’etichetta di malata sia a livello sociale sia personale. La core category individuata "Una vita senza vita" racchiude il senso che le donne attribuiscono alla loro esistenza post-diagnosi. La ricerca ha, inoltre, individuato vissuti specifici relativi ai primi cinque anni che possono da-re delle indicazioni concrete per il personale, al fine di aiutare a migliorare l’assistenza psicolo-gica verso le pazienti. Il lavoro offre indicazioni sulle modalità di supporto delle pazienti per attivare la speranza di vita e la riorganizzazione dell’esistenza seguente alla fase dello stretto controllo sanitario.

The objective of this study is to analyse the relationship between adolescent evaluation of health risk behaviours and family practices, while accounting for moderating effects of the cul-tural models through which adolescents interpret their social environment. Cultural models, perceived family practices and evaluation of the risk associated to alcohol consumption, drugs use, reckless driving and unprotected sexual behaviours were assessed among 392 adolescents (mean age: 16.88 ± 0.752) recruited in five different Italian high schools of the southern Italy. The findings show that, beside family dimensions (parental knowledge of children’s activities, parental inquiry about children’s activities, family rules on bed time), a component of adolescents’ cultural model - related to evaluation of the micro-social environment - has a direct effect on risk evaluation, stronger than the other variables; another component - related to the evaluation of the macro-social environment - moderates the role of the family dimensions. These results suggest the importance of cultural and social dimensions in the intervention programs.

Silvia Gattino, Norma De Piccoli, Mariasusetta Grosso, Simonetta Miozzo, Gabriella Tanturri

Consapevolezza di genere in medicina, sessismo ed empatia. Un confronto tra professionisti e medici di medicina generale in formazione

PSICOLOGIA DELLA SALUTE

Fascicolo: 3 / 2019

Negli ultimi decenni in medicina vi è stata una crescente attenzione alle differenze di genere che ha portato a una maggior consapevolezza da parte di chi lavora in questo ambito circa l’importanza di un approccio gender oriented. Ciononostante, persistono pregiudizi e disugua-glianze di genere che influenzano la diagnosi, il trattamento e la gestione dei/delle pazienti. Il presente lavoro ha indagato il livello di consapevolezza di genere in 349 medici di medicina generale in attività o ancora in formazione che esercitano in Piemonte. Attraverso modelli di regressione è stata analizzata la relazione tra 3 dimensioni della consapevolezza di genere in ambito medico-clinico (1. sensibilità di genere, 2. adesione a stereotipi di genere relativi ai/alle pazienti e 3. relativi a donne e uomini medico) e atteggiamenti sessisti ed empatia verso i/le pazienti. I risultati hanno evidenziato che essere un medico in formazione è associato a una maggior sensibilità alle differenze di genere e a una minor tendenza ad aderire a stereotipi di genere nei confronti dei/delle pazienti. Anche una maggior disponibilità a prestare attenzione agli aspetti emotivi dei/delle pazienti è associata a una maggiore attenzione alla dimensione di genere. Inoltre, il sessismo è risultato un predittore significativo sia dell’adesione a stereotipi di genere verso i/le pazienti e sia verso gli uomini/le donne medico. Lo studio sottolinea la neces-sità di investire nella formazione, al fine di preparare professionisti in grado di cogliere le specificità degli individui, contribuendo a fornire a tutti un’assistenza appropriata e garantendo parità di salute tra donne e uomini.

A cura della Redazione

Recensioni

SOCIOLOGIA E POLITICHE SOCIALI

Fascicolo: 2 / 2019

Alberto Cevolini

Insurance as a business of imagination

SOCIOLOGIA E POLITICHE SOCIALI

Fascicolo: 2 / 2019

Despite the fact that insurance is a ubiquitous core institution of modern society, a sociological theory of insurance does not yet exist. This article aims at suggesting some hypotheses which can help filling the gap. Insurance has been pertinently defined as "the archetype of modernist governance of the future". Consequently, a sociological research on insurance institution should answer three preliminary questions: First, when we talk about the future, what are we actually talking about? Second, how is it possible to govern the future in the present? Finally, what is the modernity of this modernist governance of the future, and why does insurance represent its archetype? Moving from a comparison between prudence and providence, it is suggested that insurance turns uncertainty into possibilities. In this way, the decision-maker who takes out insurance can plan for the planningness of the future - that is, whatever happens, he relies on an open future. This article suggests, eventually, that the theory of evolution is conceptually well equipped to explain why an institution that at the beginning (that is, in the late Middle Ages) was regarded as a form of deviation has become normal over time.

Gerald Turkel

Charisma and everyday ethics: Fred Rogers and the power of example

SOCIOLOGIA E POLITICHE SOCIALI

Fascicolo: 2 / 2019

Fred Rogers was a major television personality in the United States in the last half of the twentieth century. He was a critic of commercial television that provided loud, silly, violent, and consumption-oriented programming, especially children’s shows. On Mr. Rogers’ Neighborhood, broadcast on national public television, he provided an alternative to dominant forms of children’s television shows. His show focused on the emotional experiences of children and sought to provide them with a safe, intelligent, and quiet experience. This paper aims to analyze Fred Rogers approach to television through Weber’s concepts of charisma and responsibility. After formulating alternative types of charisma and their core aspects, it focuses on the everyday ethics professed by Fred Rogers’ and how they were given force and meaning through both his personal representation of them and through their dramatic representation on his show.

L’oggetto di questo saggio è il personaggio concettuale del giustiziere. Tale figura dovrebbe essere compresa nella relazione tra etica dei principi ed eti-ca delle responsabilità. L’azione del giustiziere, spesso rappresentata in cinema e letteratura, può suggerire una connessione conflittuale ma teoreti-camente stimolante tra potere costituente e potere costituito. Più nello spe-cifico, il giustiziere rappresenta la relazione ontologica tra legge (che prevede il crimine) e crimine (che talvolta sfida la legge in nome del principio di giustizia). In quanto personaggio concettuale, il giustiziere rappresenta la capacità critica di trascendere il diritto mediante una logica di legittimazione delle azioni individuali radicalmente differente da quelle previste della legge ordinaria.

Luc Boltanski

Uno studio in noir

SOCIOLOGIA E POLITICHE SOCIALI

Fascicolo: 2 / 2019

Perché il romanzo poliziesco si è occupato, almeno all’origine, della distinzione - quando non dell’opposizione - tra il personaggio del detective, da un lato, e la figura del poliziotto, dall’altro? In questo articolo, basato soprattutto sulle vicende di Sherlock Holmes, muoverò da questo interrogativo per analizzare la relazione tra nascita del poliziesco e ascesa al potere dello Stato nazione. Quest’ultimo, si pone come garante di una realtà ordinata e prevedibile. È su questo livello di realtà che si sviluppa l’enigma. Eppure, nella società alberga una tensione tra legalità e società divisa in classi. La figura del poliziotto incarna l’ordine legale al quale sono costretti i subordinati. Il detective, nell’utilizzare i mezzi che eccedono la legalità, risolve gli enigmi che riguardano i membri dell’alta società. Il detective rappresenta lo Stato nella dimensione ordinaria dello Stato di eccezione.

Una teoria critica finalizzata all’emancipazione può trovare oggi un nuovo respiro rigenerante nelle culture popolari, o - per meglio dire - nelle culture ordinarie (romanzi polizieschi, canzoni, cinema, serie TV, etc.) nel solco tracciato dal lavoro di Stanley Cavell. Questo implica passare per un dialogo transfrontaliero tra giochi linguistici (per usare un termine preso da Wittgenstein). In questo saggio vengono presi in esame tre casi: una canzone folk francese (Envole-moi), una serie TV americana (American Crime) e un film anglo-americano (Disobedience). Le risorse tratte da questi prodotti culturali possono aiutare a confrontare l’attuale ondata di ultra-conservatorismo identitario in Francia, Italia, Europa, USA (e così via) attraverso le affinità riscontrate con una politica di apertura dell’essere ispirata da Emmanuel Levinas.

Sandra Laugier

Cultura popolare e immaginario morale

SOCIOLOGIA E POLITICHE SOCIALI

Fascicolo: 2 / 2019

Stanley Cavell è stato senza dubbio il primo a riconoscere la trasformazione della teoria e della critica portata avanti dalla riflessione sulla cultura popolare e i suoi oggetti "ordinari", come il cosiddetto cinema popolare. Cavell definisce la filosofia come education of grownups e lo fa in parallelo con il suo scopo di conferire alla cultura popolare la funzione di cambiare noi stessi. In conformità con la sua posizione, il valore della cultura non ridiede nella "grande arte" ma nella sua capacità trasformativa, la stessa capacità che ritroviamo nel perfezionismo morale di Emerson e Thoreau. All’interno di una simile prospettiva, la vocazione della cultura popolare sta nell’educazione filosofica di un pubblico, piuttosto che nell’istituzione e nella valorizzazione di un corpus socialmente individuato.