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Il contributo fornisce una rappresentazione sia statica che dinamica della composizione settoriale delle attività economiche localizzate nella Città Metropolitana di Venezia e nel Sistema Locale del Lavoro di Venezia al fine di delineare le principali tendenze di medio e lungo periodo che hanno interessato la struttura economica dell’area. All’analisi descrittiva, condotta con la tecnica "shift-and-share", per individuare gli elementi di persistenza e di cambiamento che hanno contraddistinto i settori produttivi nel periodo 1991-2011, si affianca l’elaborazione dei principali indicatori di composizione settoriale utilizzati in economia regionale per valutare il grado di specializzazione e di varietà che caratterizza la struttura industriale dell’area. L’analisi evidenzia come la crescente specializzazione turistica non sia stata affiancata da un parallelo sviluppo dell’industria creativa e culturale, sollevando l’esigenza di azioni orientate al mantenimento e al sostegno di un’economia diversificata che favorisca la creazione e al sostentamento di un ecosistema innovativo e resiliente.
Il presente lavoro ha l’obiettivo di analizzare, in chiave evolutiva, le variabili strategiche e organizzative, che le strutture preposte al trasferimento tecnologico potrebbero adottare, nel perimetro della quadrupla elica e nell’attuazione della Strategia di Specializzazione Intelligente Regionale (S3). Ancora pochi contributi empirici (Carayannis et al., 2018) si sono focalizzati sui modelli di trasferimento tecnologico nel contesto della Quadrupla elica. E in tale filone di ricerca si posiziona il presente contributo. La metodologia utilizzata è il caso di studio multiplo che ha consentito di analizzare due strutture di trasferimento tecnologico che operano in Italia. L’approccio utilizzato è quello del design thinking. A livello strategico, i risultati dell’analisi suggeriscono che le strutture di trasferimento tecnologico evolvono nel perimetro della S3 sulla base di due concetti chiave: la densità dei legami tra gli attori dell’ecosistema innovativo e la consapevolezza degli stakeholders di operare nel contesto della S3.
I cambiamenti macroeconomici negli ultimi anni hanno portato all’adozione e alla diffusione di nuove forme di impresa basate su pratiche sostenibili, innovative e caratterizzate da un impatto "positivo" per la comunità. Espressione più esplicita di questo cambiamento sono le Società Benefit, un tipo di entità emergente che nell'esercizio di un’attività economica, oltre allo scopo di dividerne gli utili, persegue una o più finalità di beneficio comune, operando in modo responsabile, sostenibile e trasparente nei confronti di persone, comunità, territori e ambiente. Il presente contributo analizza questa nuova tipologia d’impresa nel contesto Veneto. Incrociando i dati del Registro delle Imprese delle Camere di Commercio e del Registro delle Società Benefit e analizzando le interviste e le relazioni annuali sull’attività di beneficio comune, possiamo ottenere una migliore comprensione del fenomeno Benefit e di come attualmente le imprese stiano contribuendo alla sfida dell’innovazione sociale.
Per le imprese orientate a considerare le sostenibilità tra i propri obiettivi, la sfida è quella di innovare il proprio modello di business coniugando aspetti di sostenibilità ambientale, sociale e economica, attraverso nuove forme di produzione e distribuzione del valore. Un’indagine condotta su circa 50 imprese B Corp e Società Benefit italiane nel corso del 2018 ha evidenziato come tali imprese puntino a sviluppare nuovi servizi di consulenza a supporto della diffusione di modelli sostenibili su vasta scala per massimizzare i benefici della sostenibilità. Intervengono soprattutto a trasformare le attività di marketing, i processi informativi e le relazioni di filiera, puntando sul coinvolgimento fondamentale dei dipendenti e motivate da fattori etici e di networking. Elemento chiave è rappresentato dalla comunicazione per valorizzare gli investimenti e il percorso di innovazione avviato.
La partecipazione pubblica, intesa come strumento di democrazia deliberativa, trova nuovi spazi di applicazione concreta nella dimensione generativa del "welfare territoriale". In particolare, considerando il tema specifico del c.d. welfare aziendale e contrattuale, si presentano molte opportunità di riconvertire e valorizzare le risorse locali, integrando benessere, sostenibilità e sviluppo del territorio. Tra nuovi fabbisogni dei lavoratori e attivazione di servizi integrativi personalizzati, emerge la possibilità di introdurre forme di progettazione partecipata alle scelte d’impresa: non solo premialità ma gestione delle carriere, benessere aziendale, sviluppo di nuovi prodotti, fidelizzazione dei lavoratori, forti relazioni con il territorio. Da alcuni casi veneti di dialogo costruttivo tra strategie d’impresa e fabbisogni sociali, nascono relazioni e collaborazioni che però necessitano di essere strutturate con l’uso di tecnologie decisionali.
La crescente differenziazione dei bisogni, coniugata a difficoltà economiche e gestionali dei tradizionali sistemi di welfare state, evidenzia come cittadini, aziende, Terzo Settore e Pubblica amministrazione, oggi siano chiamati a essere protagonisti attivi nei processi di pianificazione e produzione dei servizi. Le difficoltà per la PA, da un lato, e per le aziende, in special modo le Pmi, dall’altro, a sviluppare e gestire progetti di welfare, possono essere superate ragionando in termini di ecosistema territoriale, ossia se le azioni coinvolgono tutti gli attori territoriali nell’innovazione sociale. Questo tipo di innovazione sociale comporta la sperimentazione di un nuovo modo di interpretare e governare i rapporti tra tutti i soggetti che entrano in gioco: non vi sono più fornitori e fruitori di azioni di welfare, ma tanti attori con ruoli complementari. "Welfare 4.0", di Innova S.r.l. e WelfareLab a.p.s., è uno tra i modelli che prevedono la creazione di una rete territoriale, fondato sul principio organizzativo della sussidiarietà circolare, secondo la prospettiva della responsabilità sociale condivisa e assumendo la dimensione territoriale come una risorsa generativa.
L’aumento della complessità dei bisogni sociali, l’esigenza di contrastare la diffusione delle disuguaglianze e dei processi di impoverimento hanno contribuito a ridisegnare i welfare territoriali, facendo contemporaneamente emergere la necessità di policy innovative per la protezione sociale e il benessere collettivo. La letteratura più recente mette in luce come il territorio e la pluralità degli attori locali siano sempre più stimolati a creare reti fra pubblico e privato e a pensare interventi basati sulla personalizzazione e sulla co-produzione. Entro questo quadro, l’articolo approfondisce poi la tematica del welfare aziendale nell’ottica di una nuova modalità di promozione del benessere attraverso l’ascolto e l’analisi dei bisogni dei dipendenti. Viene quindi presentato un progetto realizzato in territorio veneto che utilizza gli strumenti del servizio sociale professionale in una prospettiva di dialogo, confronto e collaborazione tra istituzioni di welfare e attori sociali del territorio.
L’articolo descrive il progetto Alleanze Territoriali per la Famiglia attraverso il quale il Comune di Padova sta implementando un insieme coordinato di interventi per la gestione integrata delle politiche di sviluppo locale, attivando processi di innovazione sociale sia all’interno sia all’esterno dell’Amministrazione. La programmazione complessiva confluisce in un piano di azioni per il benessere di famiglie e cittadini, strutturato secondo la cornice del Bes. Vengono illustrati gli strumenti e i processi introdotti per l’innovazione organizzativa interna, per favorire il passaggio da un’impostazione settoriale delle politiche ad una trasversale: a livello amministrativo (tra i settori comunali) e a livello politico (tra i diversi assessorati). Il contributo, infine, analizza il lavoro dei gruppi di co-programmazione attivati su diverse tematiche che mirano alla partecipazione attiva degli stakeholder locali.
Il contributo, a partire da due programmi attuati dalla Regione Veneto - Alleanze Territo-riali per la Famiglia e Piani di intervento in materia di Politiche Giovanili - si interroga sull’evoluzione possibile delle politiche di welfare territoriale che hanno caratterizzato gli anni recenti, in un contesto stretto nella morsa da un lato di una intensa pressione all’innovazione e dall’altro di una crescente riduzione della spesa pubblica. Al di là degli obiettivi istituzionali, le due esperienze esaminate rappresentano espressioni di "innovazio-ne sociale". Le risorse attivate e la rete di attori coinvolti consentono di leggere le dinami-che innescate come processi che costruiscono artificialmente legami di prossimità e di mu-tuo riconoscimento, in cui si possono riconoscere e analizzare forme diversificate di peer-to-peer production.