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Patrizia Di Girolamo , Elena Maranghi

Automanutenzione del patrimonio erp: una prospettiva per la pubblica amministrazione?

TERRITORIO

Fascicolo: 88 / 2019

Come accelerare la riassegnazione del patrimonio erp sfitto: è questa la domanda che ha guidato il Comune di Milano nella definizione di una procedura sperimentale per l’assegnazione di alloggi pubblici ‘in stato di fatto’. Il bando era rivolto a nuclei familiari inseriti nella graduatoria erp, disponibili a realizzare interventi manutentivi in cambio di uno scomputo sull’affitto. Anche se l’automanutenzione di singoli alloggi implica operazioni di entità più limitata rispetto all’autorecupero di interi fabbricati, cospicuo è l’impegno gestionale richiesto all’attore pubblico. Un impegno che ha portato l’amministrazione a riflettere su come migliorare l’efficacia di queste procedure, da un lato orientandole su gruppi di alloggi per favorire economie di scala nella fase di cantiere, dall’altro supportando la manutenzione continua da parte degli inquilini anche successivamente all’assegnazione.

‘Le Torri’ è un’azione pilota di autorecupero di un immobile pubblico non incluso nel patrimonio erp, destinato a rimanere di proprietà del Comune di Firenze come edilizia residenziale sociale. Sviluppata in risposta a uno specifico bando regionale e oggi in fase di realizzazione, l’esperienza è stata promossa da un architetto/progettista, che si è fatto ‘agente coagulante’ della costituzione dell’associazione di autorecuperatori. Mossa dalla volontà di sperimentare forme di cohousing e gestione condivisa di servizi rivolti alla città, questa pratica consente di indagare le complessità connesse all’organizzazione del cantiere: dalla necessità di una chiarificazione delle disposizioni normative in materia di sicurezza; alla previsione di fondi pubblici per la formazione degli autorecuperatori; sino alla gestione delle esigenze personali e dei tanti imprevisti durante l’attività edilizia.

Elena Marchigiani, Roberta Milocco, Ileana Toscano

Trieste, ad arte: gestire la mediazione economica e sociale

TERRITORIO

Fascicolo: 88 / 2019

‘Ad arte. La casa si autorecupera a Trieste’ è un processo promosso dall’attore pubblico per generare innovazione nella manutenzione del patrimonio erp. Forte è stato l’impegno da parte delle istituzioni nel creare le condizioni legislative necessarie a sostenerne l’avvio e nella selezione dell’immobile. Ancora più significativo è stato però il processo di co-progettazione, che il gestore sociale ha svolto in tutte le fasi di un percorso che, oggi, ancora si scontra con difficili passaggi procedurali. È proprio ripercorrendo gli ostacoli incontrati, che ad arte offre spunti di riflessione sui limiti a una sua replicabilità: dalla disponibilità a superare le inerzie delle routine pubbliche; al mantenimento di una coerenza tra intenti sociali e vincoli finanziari; sino alla consapevolezza di rivolgersi alle fasce reddituali più alte dell’edilizia sovvenzionata.

‘Ersilia casainterfaccia’ è un progetto di autoproduzione abitativa che Architetti Senza Frontiere Italia onlus, in collaborazione con arci Milano e la cooperativa dar=casa, ha proposto al Comune di Milano per rispondere alle esigenze di una comunità Rom in condizioni di fragilità e occupazione abusiva. Il suo sviluppo ha portato allo studio della fattibilità di un intervento di autorecupero di alcuni fabbricati di proprietà pubblica. Difficoltà di natura finanziaria e connesse ai vincoli di accesso alle graduatorie erp hanno tuttavia sancito l’abbandono del progetto. Questo contributo ne narra la storia, per mettere in luce le criticità che hanno condotto a tale risultato. Ma anche per sottolineare quanto oggi risulti strategica la capacità delle pubbliche amministrazioni di aprirsi alle proposte e alle risorse di futuri inquilini e terzo settore.

Giancarlo Storto

Il destino incerto dell’edilizia residenziale pubblica

TERRITORIO

Fascicolo: 88 / 2019

Dagli anni ’90 l’edilizia sovvenzionata è stata oggetto di un’irresponsabile omissione da parte delle politiche pubbliche. A fronte di una consistenza erosa dai processi di alienazione, pressoché totale è risultata la mancanza di risorse economiche destinate a incrementare e ristrutturare il patrimonio esistente. La stagione dei programmi complessi si è dimostrata un’occasione persa, segnata da una limitata attenzione al recupero dello stock abitativo pubblico. Non meno ridotta appare oggi la portata della più recente legge n. 80/2014 che, pur dedicata alla re-immissione in locazione di alloggi pubblici bisognosi di manutenzione, soffre di discontinuità nei finanziamenti e nei loro trasferimenti dalle regioni ai comuni. In tale scenario, l’alternativa dell’edilizia sociale risulta quantomeno dubbia, e comunque poco influente per la costruzione di nuove prospettive per il recupero del patrimonio erp.

Elena Maranghi, Elena Marchigiani, Gianfranco Orsenigo

Recuperare il patrimonio abitativo pubblico con gli inquilini

TERRITORIO

Fascicolo: 88 / 2019

Uno dei maggiori problemi che gli enti proprietari e gestori del patrimonio di edilizia residenziale pubblica si trovano oggi ad affrontare riguarda il recupero e la riassegnazione degli alloggi sfitti. A fronte di una forte crescita della domanda sociale di abitazioni in locazione, la contrazione della capacità di spesa pubblica in interventi di manutenzione sta generando un progressivo aumento del patrimonio erp inutilizzato. Per aiutare a superare questa impasse, negli ultimi anni, l’avvio di processi di autorecupero da parte degli inquilini è stato ricorrentemente indicato come una possibile soluzione. Significativa appare tuttavia l’incongruenza tra l’ampiezza del dibattito pubblico e politico sul tema, e l’esiguità di pratiche di autorecupero effettivamente avviate. Il servizio restituisce alcune di tali esperienze, per interrogarsi sulle loro concrete condizioni di efficacia e replicabilità per le politiche residenziali pubbliche.

La città di Amsterdam, negli anni immediatamente precedenti e successivi alla crisi finanziaria del 2008, è stata protagonista di una serie di esperienze che hanno mostrato caratteri laterali rispetto a una tradizione di produzione della città fortemente organizzata e pianificata. Si tratta di una nebulosa di microstorie che nel corso degli ultimi anni, come spesso accade nei momenti di transizione e di crisi, tendono ad addensarsi ed emergere come tentativi di risposta alle mutate condizioni del contesto d’azione. Amsterdam, come un laboratorio di riflessione e di sperimentazione, mostra una grande capacita` di resilienza nei modi di pensare, sperimentare e costruire il proprio futuro. Tornare oggi a riflettere sulle pratiche in atto significa interrogarsi su quali lezioni possano ancora arrivare da una citta` che e` stata protagonista delle diverse stagioni dell’urbanistica europea.

A cura della Redazione

Abstract

ARCHIVIO STORICO PER LA SICILIA ORIENTALE

Fascicolo: 1 / 2019

Mario Alberghina

Le scienze nella Facoltà di Medicina e Chirurgia in età contemporanea

ARCHIVIO STORICO PER LA SICILIA ORIENTALE

Fascicolo: 1 / 2019

Nella Catania del secondo Novecento, l’insegnamento delle scienze nella Facoltà di Medicina si sviluppa intorno a due temi: le molteplici riforme del sistema universitario e l'applicazione dei principi della moderna assistenza sanitaria regionale. Entrambe le tematiche da un lato ampliano l’offerta formativa di studiosi e capiscuola, dall’altro provocano la riduzione del numero di studenti a cui quell’offerta è destinata. In questa prospettiva, l’eredità più importante della moderna "scuola di medicina" universitaria è stato l’aumento delle conoscenze disciplinari e il varo di una più razionale rete assistenziale nel territorio.

Chiara Maria Pulvirenti

Tra la città e il mare. La ricostruzione dell’ateneo catanese nell’Italia repubblicana (1950-1974)

ARCHIVIO STORICO PER LA SICILIA ORIENTALE

Fascicolo: 1 / 2019

L’articolo affronta il tema della ricostruzione dell’Università di Catania all’indomani della seconda guerra mondiale e durante il rettorato di Cesare Sanfilippo (1950-1974). A quel tempo l’Università era alla ricerca di nuovi spazi di dialogo per la ricerca scientifica e le attività didattiche su scala urbana, nazionale e internazionale, discutendo del ruolo svolto dalla scienza nel processo di sviluppo dell’Italia meridionale nell’area del Mediterraneo.

Pinella Di Gregorio

Alla ricerca di un’identità: l’Istituto di Fisica tra le due guerre mondiali

ARCHIVIO STORICO PER LA SICILIA ORIENTALE

Fascicolo: 1 / 2019

Il saggio è un primo risultato di una ricerca più ampia sulla storia della comunità dei Fisici a Catania, sull’identità dei profili intellettuali dei singoli ricercatori, sulle condizioni materiali della ricerca in una sede periferica dell’Università italiana. Il saggio, basato su uno scavo di fonti archivistiche, dell’Archivio storico dell’Università di Catania e dell’Archivio Centrale dello Stato nonché del Consiglio Nazionale delle Ricerche, si focalizza su un arco cronologico limitato alle due guerre mondiali per fornire gli elementi essenziali su cui si svilupperà la ricerca.

Margherita Bonomo

Ritratti di pioniere. Le ordinarie dell’Università di Catania (1917-1970)

ARCHIVIO STORICO PER LA SICILIA ORIENTALE

Fascicolo: 1 / 2019

In Italia l’ammissione femminile agli studi universitari viene regolamentata nel 1875, tuttavia l'accesso a molte carriere resta di fatto precluso alle donne. L'esigua presenza femminile nella docenza dell'Ateneo catanese, non dissimile dal panorama nazionale, ne dà conferma. Dal 1917 al 1970 solo quattro donne conseguono l'ordinariato: Pia Nalli, Carmelina Naselli, Gina Fasoli, Dina Bertoni Jovine. L'articolo si propone di ricostruirne i percorsi.

Rosario Mangiameli

L’Università e la politica. Dal primo al secondo dopoguerra

ARCHIVIO STORICO PER LA SICILIA ORIENTALE

Fascicolo: 1 / 2019

Questo contributo analizza il periodo cruciale dal primo al secondo dopoguerra. Cambiano in questi anni le relazioni con il sistema politico italiano, che passa dal liberalismo alla dittatura, con conseguenze importanti per la governance universitaria; ma si precisano le relazioni tra l’Ateneo e il territorio circostante grazie alla legittimazione che gli studi universitari si vedono riconfermata per essere riconosciuti tramite di mobilità sociale. Per un altro verso gli studi umanistici e amministrativi si ritagliano un ruolo privilegiato nel contesto della realtà imperiale promossa dal fascismo. Il quadro trionfalistico della fine degli anni trenta, non riesce tuttavia a celare una realtà ben più drammatica in cui ha spazio la persecuzione razziale.

Sebastiano Angelo Granata

«Per attrarre nel Mediterraneo il commercio». Alle origini della Facoltà di Economia

ARCHIVIO STORICO PER LA SICILIA ORIENTALE

Fascicolo: 1 / 2019

Il saggio ricostruisce la vicenda dell’Istituto Superiore di Studi Commerciali, sorto a Catania nel 1920 come "costola" della Facoltà di Giurisprudenza ma destinato a diventare l’antenato della Facoltà di Economia e Commercio, che sarà infine istituita nel 1935. L’Istituto si caratterizza da subito per una grande rilevanza: è un centro di sperimentazione di modelli e teorie economiche applicate al Mezzogiorno ma di respiro internazionale, è in grado di attrarre protagonisti di punta della scena italiana ed europea, è anche il simbolo delle trasformazioni politiche che investono l’Italia nel passaggio dallo Stato liberale al fascismo.

Giuseppe Barone

Angelo Majorana tra scienza giuridica e politica finanziaria (1865-1910)

ARCHIVIO STORICO PER LA SICILIA ORIENTALE

Fascicolo: 1 / 2019

Il saggio ricostruisce la vicenda scientifica e politica di Angelo Majorana, giurista, Rettore dell’Ateneo di Catania e protagonista della politica locale e nazionale durante l’età giolittiana. Attraverso questo personaggio è possibile comprendere il percorso di ascesa e formazione delle classi dirigenti catanesi in età liberale, e il ruolo dell’Ateneo come "palestra" e trampolino di lancio per importanti carriere.

Alessia Facineroso

Il ragazzo di via Panisperna. Giovan Pietro Grimaldi fisico e Rettore (1880-1918)

ARCHIVIO STORICO PER LA SICILIA ORIENTALE

Fascicolo: 1 / 2019

Il saggio ricostruisce la vicenda scientifica e professionale di Giovan Pietro Grimaldi, studente, docente, preside della Facoltà di Scienze e rettore dell’Ateneo (tra il 1905 ed il 1909). Attraverso la sua biografia viene ricostruita l’ascesa delle discipline scientifiche catanesi tra fine ‘800 e inizio del ‘900, il rilancio delle strutture sperimentali dell’Università e il tentativo di trasformare Catania nel centro di un network di ricerca internazionale.

Giovanna Canciullo

L’ateneo e il governo del territorio

ARCHIVIO STORICO PER LA SICILIA ORIENTALE

Fascicolo: 1 / 2019

Il saggio ricostruisce la storia della Facoltà di Medicina che nell’800 appare molto competitiva, grazie al confronto con il mondo scientifico europeo. Essa sarebbe stata alloggiata presso l’antico Ospedale San Marco: vi avrebbe operato Salvatore Tomaselli, che approfondì la conoscenza della malaria e della brucellosi, grazie alla semeiotica ed all’indagine sperimentale. Chiuso il S. Marco, presso il Vittorio Emanuele si distinse il professore Gesualdo Clementi, celebre chirurgo, che avrebbe rivoluzionato le tecniche operatorie, introducendo il metodo Lister.

Dalla metà degli anni ’80 comincia il "decollo" dell’ateneo catanese. Esso andò di pari passo con un processo di crescita e di internazionalizzazione dell’Università di Catania e dei suoi laboratori, perfettamente esemplato dalla attività scientifica e didattica dell’astrofisico Annibale Riccò. I progressi e l’incremento quantitativo e qualitativo delle facoltà (soprattutto di quelle scientifiche) fu un effetto di un "decollo" politico, economico e culturale della "Milano del Sud" dovuto anche alla presenza di una classe dirigente che alternava, a volte senza soluzione di continuità, l’impegno politico (locale e nazionale) e quello universitario creando un vero e proprio processo di osmosi tra le politiche governative e quelle accademiche.

Giovanni Schininà

Profilo della popolazione studentesca in età liberale (1875-1922)

ARCHIVIO STORICO PER LA SICILIA ORIENTALE

Fascicolo: 1 / 2019

Basandosi su fonti dell'Ateneo nonché su statistiche nazionali l'articolo traccia un profilo statistico della popolazione studentesca in età liberale, mettendo in evidenza la crescita d'importanza dell'università catanese nel panorama siciliano e nazionale anche nelle dimensioni degli iscritti. I tassi più elevati di crescita risultano negli ultimi anni dell'Ottocento e poi tra il 1917 e il 1920. Essi riguardano soprattutto le iscrizioni nelle Facoltà di Scienze e Lettere, grazie anche all'espansione dei corsi di diploma biennale.

Daniele Opinto

I dottori in diritto e in teologia dell’Università di Catania nel XVIII secolo

ARCHIVIO STORICO PER LA SICILIA ORIENTALE

Fascicolo: 1 / 2019

La storia dell’università di Catania è legata indissolubilmente con quella dei suoi studenti. L’ateneo catanese per secoli riuscì a essere l’unico dell’isola e a mantenere il privilegio di assegnare i diplomi di laurea, raccogliendo studenti provenienti da ogni parte della Sicilia. Lo studio dei laureati dell’università di Catania ci mostra quante persone la frequentassero e da dove provenissero. In particolare, si mostrano i risultati di una ricerca sui laureati in diritto e in teologia nel XVIII secolo.