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This paper traces Lella Mazzoli’s research through two intertwined red threads that constitute the coherent figure of a research program focusing on communica-tion both as human and social, subjective and systemic process, analyzed in its irreducible complexity. The first thread is represented by the attention to the novel-ty introduced by the continuous progress of technologies, related to social effects that technologies produce and to the way in which they change people’s daily life and human relationships. At the same time, communication is a process that is recognized as a resource and tool for enhancing the people, organizations, territo-ries, communities and collective assets. This awareness has guided Lella Mazzoli’s sociological researches carried out in collaboration with economical and institu-tional actors.
Il paper mira ad analizzare la rappresentazione della migrazione e le cornici narra-tive utilizzate nei talk show a seguito degli attacchi terroristici che hanno colpito l’Europa a partire dal 2015. Nonostante l’indubbia rilevanza di tale format nel si-stema televisivo contemporaneo, grazie soprattutto alla capacità di raggiungere un ampio numero di spettatori, risultano, ad oggi, ancora pochi gli studi empirici na-zionali e internazionali declinati in tale direzione. In tale contesto si inserisce que-sta proposta, che ha nella scelta di focalizzarsi sullo spazio mediale del talk show il suo elemento innovativo. Per tale ragione, dopo un’analisi preliminare dei frame narrativi utilizzati a partire dall’attacco terroristico a Charlie Hebdo, l’attenzione sarà posta su quei programmi televisivi d’approfondimento di prima e di seconda serata che hanno trattato il fenomeno migratorio partendo dagli attacchi terroristi-ci di Parigi, i disordini di Colonia e gli attentati di Bruxelles; contribuendo inevita-bilmente alla trasformazione delle strategie di "incorniciamento" issue.
Una delle sfide più avvincenti della globalizzazione consiste nell’adeguamento dei sistemi di welfare, in particolar modo di quelli sanitari, alle richieste che la migra-zione e la mobilità impongono. L’Unione Europea (UE) presenta tra i propri Stati Membri (SM) situazioni fortemente differenziate in termini di modelli sanitari, di sistemi di contribuzione fiscale e di politiche d’integrazione dei cittadini stranieri. Rispetto ad altri paesi a più lunga tradizione migratoria, nell’UE notevoli sono an-cora le differenze nell’accesso e nell’utilizzo dei sistemi sanitari da parte di migran-ti intra-UE e migranti provenienti da paesi terzi, e ulteriormente diversificati in base allo status giuridico di quest’ultimi. Parallelamente, alla storica ipotesi dell’effetto migrante sano - che afferma che i migranti hanno un miglior stato di salute rispetto ai nativi o le seconde generazioni nel paese di destinazione, si sta sostituendo l’effetto migrante esausto. Meccanismi concomitanti - quali la povertà, la discriminazione sofferta nel mercato del lavoro, il viaggio intrapreso e le condizioni di vita offerte dai paesi di accoglienza o il ritardo e l’esclusione dai diritti civili e politici - possono influenzare le opportunità dei migranti in termini dell'assistenza sanitaria ricevuta e di malattie sofferte, condizionando il deterioramento della loro sta-to di salute nel corso del tempo e in ogni fase del progetto migratorio. Basti guardare alla relazione tra il Migrant Integration Policy Index (Mipex) realizzato dal Migrant Policy Group nel 2015 e quella estratta dall’Eurobarometro del 2014: sull’asse delle ordinate vengono riportate le valutazioni delle politiche sanitarie a sostegno o meno dei migranti negli SM dell’UE, mentre su quelle dell’ascisse la percentuale di persone che negli stessi alla domanda "Come valuti la qualità complessiva del tuo sistema sanitario?" ha risposto "buona". Com’è evidente, emergono dei cluster di paesi di cui cercheremo di analizzare le peculiarità economico-finanziarie dei sistemi sanitari nell’adeguamento alle nuove domande di salute dei cittadini migranti, riportando l’evidenza empirica relativa ad alcuni casi studio (in particolare Germania, Italia, Regno Unito e Spagna). Scopo più specifico di questo contributo, partendo dalle tradizionali tipologie di sistemi sanitari, è stabilire una relazione con i costi e le performance di risposta alla domanda di assistenza di origine migratoria. In economia sanitaria, sta diventando ogni giorno più evidente che la salute dei migranti rappresenta una grande sfida. La salute pone un serio problema di disuguaglianza e di esclusione sociale nelle società di destinazione: comprendere le variabili, fondatrici e co-fondatrici, è un esercizio fondamentale per studiare le determinanti di accesso, uso e la qualità dei servizi sanitari. La difesa della sostenibilità dei sistemi sanitari dal lato del finanziamento è un prerequisito perché questa grande sfida sia affrontata e vinta in Europa.
L’accesso dei figli degli immigrati all’università è uno dei recenti risvolti dei proces-si di stabilizzazione delle migrazioni. Se a livello internazionale il tema è più conso-lidato ed esistono diversi studi comparativi, nel caso italiano invece non esistono dati longitudinali e le prime ricerche esplorative sono a carattere locale. Il presente lavoro trae spunto da un progetto di ricerca condotto in due Atenei italiani con l’obiettivo di indagare i percorsi di vita di un gruppo di studenti universitari di origi-ne immigrata. La nostra analisi si concentra su quegli studenti che, nonostante condizioni pregresse sfavorevoli, sono riusciti a superare gli ostacoli e a fare il pas-so verso l’istruzione terziaria, esperienze in qualche modo "controcorrente" rispetto a percorsi scolastici e di vita che potrebbero apparire pre-determinati. In questo lavoro abbiamo scelto, in linea con le ricerche internazionali, di capovolgere la prospettiva tradizionale non focalizzandoci sulle cause dell’insuccesso scolastico ma sugli elementi che spiegano le traiettorie di successo.
Nowadays more migrant families are putting down roots in Italy: buying houses, investing in their children’s education, making plans for the future in this country. In this backdrop, two generations of parents and children interact and develop specific relations with both countries of residence and country of origin. The paper aims at exploring these issues looking at a community of Egyptians, living in Turin. Starting back in the late ’70s, Egyptians are an interesting case for comparing and contrasting generational perspectives living in Italy in conditions of stable inser-tion. As little attention has been dedicated to this ethnic community from the in-tergenerational perspective in the daily life, we would fit the paper in this broader theoretical framework. We aim at investigating: 1) How they link narration of past transitions to the construction of the present self and 2) How young and older mi-grants form new and/or keep old we-relations along their life trajectories and tran-sitions. Biographical perspective provides a tool to start answering to these re-search questions.
The document discusses the opportunities for asylum seekers to build emplacement processes. In this way, it supports a double understanding of personal placement processes, which implies a consideration of both the subjective level of action and the social environment that can hinder or improve the experience of personal placement of an asylum seeker. From April 2016 to March 2017 25 interviews were conducted with asylum seekers in South Tyrol Data analysis is based on a qualitative research project, which follows an inductive research approach and adopts an approach of mixed qualitative methods: semi-structured interviews , narrative interviews, observation of the participants and group discussions As this document shows, to understand the duality of the processes of emplacement it is fundamental to understand the interaction between the subjective abilities of indi-viduals to act and make their own choices and the structural circumstances that determine , limit or enable such actions Job opportunities are one of the central el-ements of it the promotion of social integration. Work in this context is seen not only as an economic activity that allows asylum seekers to earn money and sup-port the remaining family members, but also as a way to overcome idleness and inactivity.
Il saggio propone una riflessione sul ruolo che il teatro e l’arte performativa possono giocare nella produzione di una rappresentazione dei migranti e delle migrazioni "altra" rispetto al frame emergenziale, ora umanitario e ora securitario, alimentato dalle pratiche discorsive veicolate dai media e dalla retorica politica europea. Le immagini sensazionaliste e stereotipate di migranti e rifugiati mostrate quotidianamente dai media veicolano immaginari sociali in cui questi vengono spettacolarizzati come soggetti e oggetti di paura, "vittime di tragedie emergenziali", "potenziali criminali", "invasori" senza nome. Una retorica dominante che cristallizza gli squilibri di potere tra chi ha la possibilità di narrare e chi è costretto a essere narrato, perpetuando una prospettiva eurocentrica che legittima la distanza geografica e morale tra noi - europei, soggetti agenti - e loro - stranieri, oggetti passivi dei trafficanti o del nostro aiuto. Muovendo da una riflessione più generale sul ruolo sociale, politico e simbolico dell’arte come strumento di decostruzione delle narrative dominanti, il saggio presenta i risultati di un progetto europeo, Atlas of Transitions, che mira a promuovere rappresentazioni alternative sulla migra-zione attraverso la sperimentazione di nuovi linguaggi, spazi di convivialità e di autoespressione innovativi.
Il presente contributo intende approfondire il rapporto tra la mediatizzazione del fenomeno migratorio denominato "crisi dei rifugiati" e una modalità di utilizzo di Facebook, al fine di comprendere il ruolo di un nuovo soggetto pubblico nell’attuare pratiche discriminatorie costruite discorsivamente nell’esperienza quo-tidiana di abitare la rete. Il saggio analizza la pratica dei commenti come strumen-to di costruzione discorsiva adottato da utenti "ordinari" e "comuni", riconosciuti come gli attori protagonisti dei social media. I risultati dello studio mostrano che, nonostante la maggioranza dei commenti analizzati non veicolino esplicite mani-festazioni d’incitamento all’odio, essi si servono di un discorso apparentante ac-cettabile e legittimo costruito attraverso processi di razionalizzazione e legittima-zione.
L’articolo si sofferma su alcune forme di costruzione dell’alterità che hanno carat-terizzato il farsi della modernità europea, riducendo al silenzio l’altro/a. Di tali pro-cessi è erede la contemporaneità postcoloniale, la quale però è attraversata da ten-sioni differenti: spesso le pratiche agite da donne e uomini migranti mettono in di-scussione la tenuta dell’eurocentrismo e delle narrazioni egemoniche che ne deri-vano. In quest’ottica, a partire dai risultati di una ricerca biografica costruita at-traverso lunghe interviste narrative, l’autrice propone di prestare attenzione alla pratica della scrittura e della pubblicazione di testi letterari in lingua italiana da parte di alcune donne migranti. Una volta presentati gli intenti narrativi che ani-mano le donne intervistate, si proporrà di guardare all’atto della scrittura come a una pratica contronarrativa, capace di generare riflessività rispetto alle logiche del senso comune e di creare zone di contatto e conoscenza reciproca nella società italiana, mettendo così in discussione le eredità eurocentriche sull’alterità e rom-pendo i meccanismi della forclusione. Si proporrà infine di interpretare queste pra-tiche contronarrative come atti di cittadinanza attiva in chiave post eurocentrica che presentano interessanti potenzialità per la società italiana.
Dopo un richiamo alla polemica politica e intellettuale riguardo ai temi del razzi-smo e dell’antirazzismo nel contesto francese, questo articolo affronta il tema del-le indagini statistiche che cercano di misurare l’estensione del fenomeno razzista in Francia e presenta alcuni risultati salienti basati su due casi empirici. L’articolo prende in esame le indagini statistiche che considerano la dimensione soggettiva del razzismo, con particolare attenzione al razzismo e alle discriminazioni vissute o denunciate. In altri termini, si vuole contribuire alla conoscenza della realtà collet-tiva del razzismo nella società francese, non tanto attraverso l’analisi teorica o la critica dei discorsi e delle ideologie razziste o attraverso la misurazione delle ine-guaglianze etnorazziali, quanto attraverso i contributi della ricerca empirica e quantitativa sulla sua realtà soggettiva.
La necessità di un immaginario postcoloniale nell’ambito delle scienze sociali è più urgente che mai. Poiché lo scenario contemporaneo è sfigurato dall'ascesa di una politica controversa, sia qui in Europa che a livello globale, diventa sempre più ne-cessario affrontare i processi storici che hanno prodotto il nostro presente. In que-sto articolo, mi chiedo che differenze noteremmo in sociologia, e più in generale nelle scienze sociali, se prendessimo sul serio gli argomenti postcoloniali e in parti-colare se riconoscessimo la centralità degli avvenimenti coloniali nelle nostre con-figurazioni sociali e politiche attuali. Solo comunicando più direttamente con que-sto tipo di passato possiamo sperare di affrontare le numerose sfide che ci trovia-mo oggi davanti.
In questo numero di MondiMigranti intendiamo riflettere sul tema dell’eurocentrismo, del suo superamento storico, delle sue conseguenze nelle rela-zioni interculturali della vita quotidiana, dei suoi intrecci con l’attuale crisi di identi-tà dell’Europa e di insorgenza a macchia di leopardo di nuove forme di nazionali-smi. La crisi di identità dell’Europa, al di là di contingenti conflitti di interesse tra nazioni, coinvolge la discussione che sin dal Novecento si è aperta sulla cultura moderna, la sua storia, le sue relazioni oltre una visione "West and the rest".
Il racconto del mito, raccolto dai versi di Omero, è noto. Ulisse ha sostato a lungo, preso dalle lusinghe di Circe, protraendo quasi senza fine il giorno del ritorno a casa, a Itaca. Con la guida di Atena, l’eroe riprende il viaggio con i compagni e la nave. Una tremenda tempe-sta li arresta ancora una volta, sconvolgendo i piani di Ulisse e dei suoi compagni. Naufra-go, solo, persa la nave e i compagni, dolente e affranto, l’eroe greco viene sbattuto dalle onde sulla spiaggia di un’isola sconosciuta, rivelatasi in seguito l’isola del regno dei Feaci. Sulla spiaggia Ulisse incontra Nausicaa, la giovane figlia del re e le sue ancelle. Le giovani donne, provvide e gioiose si prendono cura dell’eroe che riprende, attimo dopo attimo, cura dopo cura, forza e bellezza. Ancora ignoto nella sua identità è invitato, ospite, alla cena che ogni sera il re dei Feaci, Alcinoo offe ai suoi ospiti. Al culmine della cena un aedo, Demodoclo, si alza e su invito del re intrattiene con il canto gli ospiti. Il canto e il suono della cetra dell’aedo celebrano le gesta degli Achei sotto le mura di Troia. Le parole del canto non narrano solo l’atto glorioso della conquista della città di Troia, ma anche l’orrore della strage, l’eccidio degli innocenti, delle donne, dei vecchi, dei bambini e l’immane orrore e il lutto per la distru-zione di una città avita, carica di memorie e di gloria. Ulisse, ancora sconosciuto ai più, ascolta attento e attraverso la narrazione fitta dell’aedo comprende per la prima volta quello che è veramente accaduto sotto le mura di Troia e fonde insieme alla gloria il lutto insosteni-bile per tanto dolore inflitto agli innocenti. E nel comprendere, per la prima volta in vita sua, tutto questo, affranto dal senso di colpa, si copre il volto col lembo della tunica e piange.
Il tema delle tracce ha nella filosofia della speranza di Ernst Bloch un ruolo centrale in quanto rappresenta una delle molteplici figure di ciò che è in cammino e unisce in sé il tema del viaggio in una terra incognita e della scoperta delle pre-apparizioni di ciò che non è ancora mai stato. Nella sua forma verbale "andare per tracce, andare a tentoni", indica una capacità percettiva in cui tutti i cinque sensi vengono attivati, una sorta di sinergia tra il corpo e la mente, tra sensazione, osservazione, immaginazione, ragionamento, che permette di andare oltre i meri dati sensibili, di "vedere" e "sentire" di più e quindi anche di "pre-vedere" e "pre-sentire". Le "tracce" sono in definitiva la realtà che si dà al pensiero in forma di scarto, frammento, minutaglia, avvenimenti sparpagliati e ambigui, ma ad alta intensità esistenziale e utopica, perché colta nel suo momento palpitante e indeciso, sospeso tra passato e futuro, tra non-più e non-ancora.
Il saggio si occupa delle strategie linguistiche che chi comunica, specialmente da posizioni di potere e particolarmente in politica, adotta per persuadere coloro a cui è destinato il mes-saggio ora argomentando razionalmente, ora suggestionando emotivamente, ora confonden-do argomentazione e suggestione.