Strumenti, strategie, politiche
cod. 365.479
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Strumenti, strategie, politiche
cod. 365.479
cod. 830.145
Questo lavoro propone una stima panel dell’effetto del capitale umano e del capitale sociale sulla dinamica della produttività delle regioni italiane nel periodo 1980- 2001. L’adozione di una specificazione con Meccanismo a Correzione dell’Errore consente di indagare sia le relazioni di breve che quelle di lungo periodo. I risultati delle stime evidenziano un processo di convergenza condizionata ancora in corso, un effetto positivo del capitale umano sia come stock che come investimento e un effetto positivo di una serie di indicatori di capitale sociale. Tali risultati risultano robusti all’uso di stime LSDV e LSDVGLS che tengono conto dell’eterochedasticità, autocorrelazione e correlazione cross-section delle osservazioni. Una particolare attenzione viene posta all’analisi della stazionarietà delle serie e alla possibile endogeneità degli indicatori di capitale umano e sociale. Keywords: Capitale umano, Capitale sociale, Crescita
Attraverso l’utilizzo del quadro teorico dell’ecologia politica urbana, l’articolo analizza i processi politico-economici alla base della costruzione dell’inceneritore per rifiuti del Gerbido a Torino. L’analisi ricostruisce le relazioni fra i flussi economici, il radicamento del capitale nel territorio e la produzione di nature urbane, mettendo in evidenza le strette interrelazioni fra logiche capitalistiche e produzione di spazi urbani.
La Rivoluzione industriale delineò radicali trasformazioni nella vita sociale della popolazione. Si era passati in pochissimo tempo da un sistema produttivo agrario-feudale ad un altro fondato sull’uso delle macchine e sullo sfruttamento delle risorse e degli esseri umani. Alle violenze e agli abusi che seguirono, si rispose con lotte e sommosse. Nacque la classe operaia e prese corpo il movimento operaio, che si fondava su un pensiero operaio. Il lavoro diventò la struttura costitutiva della vita dell’operaio. Louis Blanc perseguì per tutta la vita idee utopistiche e riformatrici di liberazione sociale, fondata sulla democrazia e sul socialismo, sulla cooperazione economica e sulla collaborazione istituzionale. Il libro L’organizzazione del lavoro lo rese famoso: 10 edizioni dal 1839 al 1848. Propose principi di associazione e di cooperazione, ispirati da un’azione istituzionale dello Stato. Si batté per la creazione di laboratori sociali e di un Ministero del lavoro. Fu avversato da tutti: intellettuali, socialisti, politici, industriali ed economisti. Ma non venne mai meno alle sue idee. In un’epoca di crisi e di miseria sociale rivolse sempre la sua attenzione soprattutto ai poveri, agli emarginati e agli sfruttati. Le sue idee di organizzazione del lavoro non avevano soltanto finalità materialistiche, ma erano profondamente legate alla spiritualità e alla dignità di ogni essere umano. Un pensiero che vale la pena approfondire anche oggi, in un’altra epoca di crisi, diversa e complessa, che genera però ancora miseria e povertà.
La politica economica delle città italiane
A partire dalle tre capitali del Nord-Ovest italiano – Milano, Genova e Torino – questa raccolta sviluppa alcune riflessioni generali sui tratti distintivi delle politiche economiche intraprese dalle città italiane negli ultimi venticinque anni. I saggi si interrogano sulla natura dei processi e delle trasformazioni sociali e spaziali che hanno caratterizzato le tre città, individuando una comune tensione verso consistenti processi di rinnovamento urbano, spesso frutto dei “grandi eventi”.
cod. 1588.35
Cognitive Capitalism, Crisis, and Class Struggle. The Post-Operaista Paradigm - After having compared the thesis of neoliberal with those of scholars of postoperaism on the new economy, the article highlights the structural affinities between the financial crisis in 2000-2001 (collapse of technology stocks) and the global capitalist crisis began in 2008 (collapse of subprime), and concludes that we face a single event, intended to last. In the second part are highlighted the weaknesses of the different theoretical models mentioned.
The debate on inequality has been recently revived by Thomas Piketty’s Capital in the 21st century. The first point of the article concerns the sources: Piketty uses in an exclusionary way the documentation provided by the tax records without any comparison with other quantitative series (household surveys) and other categories (disposable income after tax, levels of consumption) commonly analyzed in the scientific literature. Even though a recent rise of income inequality is documented in US and Great Britain, the current trends in the rest of the Western countries are less linear and constant. The second point relates to the limits of a Eurocentric approach, which ignores how economic development in Asian countries (e.g. China, above all) is currently increasing the income and the wealth not only of the richer élite but also of an emerging middle-class. The third point focuses on the active role played by international finance in the building of new, albeit volatile, fortunes, putting into question the centrality of inheritance stressed by Piketty. The crucial and still unsolved problem is to exert a global regulation of the phenomenon.
Una serie di studi ormai classici nel pensiero occidentale, come quelli, tra gli altri, di Marx, Sombart, Weber, Scheler, della Scuola di Francoforte e di Schumpeter, ha avuto come oggetto il capitalismo. Alla luce della nuova trasformazione che ci coinvolge è necessario riprendere questi studi per comprendere quale nuova civiltà sta sorgendo dalle ceneri del regime borghese e per non essere travolti, racchiusi in una “cultura del presente”, dalla “distruttività creatrice” che ha sempre caratterizzato il cammino del capitalismo.
cod. 1420.174
Si può dire che la sociologia ha origine come analisi critica dei processi e degli effetti del capitalismo sulla società. Questo testo riprende i contributi classici, che definiscono l’apparato teorico-epistemologico della sociologia e ne analizzano le origini, gli sviluppi e le conseguenze della modernità capitalistica, alla luce delle più recenti trasformazioni sociali.
cod. 11781.2
Le economie mediterranee hanno una duplice caratteristica: da un lato sono periferiche rispetto alla gestione dell’Eurozona da parte delle economie egemoni; dall’altro sono altrettanto densamente regolate da istituzioni politiche e sociali di queste ultime. Per questo motivo il capitalismo mediterraneo e scarsamente competitivo sia rispetto al modello continentale oggi egemone, sia rispetto alle economie che competono in larga misura sui costi, come quelle est-europee e quelle anglosassoni. Anche il capitalismo nordico si era trovato in questa tenaglia nei primi anni ’90 ma vi e sfuggito puntando in primo luogo sull’innovazione e sui forti investimenti in R&S. Al contrario, il capitalismo mediterraneo ha investito meno di tutti gli altri in innovazione e in ricerca. Ma secondo l’autore questa rimane la sola "strada stretta" da percorrere per recuperare competitivita e uscire in modo stabile dalla crisi.
L'ascesa dell'economia intangibile
Una lettura indispensabile per chiunque voglia capire come ritornare a far crescere i nostri standard di vita. Selezione “libro dell'anno 2017" per The Economist e per Financial Times. “Con rigore scientifico, ma con un linguaggio accessibile, Haskel e Westlake ci fanno capire che cosa è e come si misura l’economia intangibile, perché è così importante e quali conseguenze produce. I dati e le analisi di questo volume gettano luce sulla debolezza più grave dell’economia italiana nel XXI secolo, che è proprio la carenza di investimenti immateriali” (Gianfranco Viesti, Università di Bari).
cod. 1802.10