RISULTATI RICERCA

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Tra i migranti che vengono a chiedere asilo in Svizzera, ci sono sempre più giovani rifu-giati, anche minori, a volte non accompagnati. Questi giovani possono accumulare diversi fat-tori di rischio per la loro salute mentale: traumi pre- per- o post-migratori, distanza dai riferi-menti familiari e culturali, precarietà ambientale o isolamento relazionale. Ma essi sono anche in piena transizione tra l’infanzia e l’età adulta, un periodo della vita caratterizzato da interroga-tivi identitari, da processi di differenziazione e da movimenti d’autonomizzazione. Questi mo-vimenti adolescenziali, specifici per ciascuno, sono sempre strettamente intrecciati con i para-metri familiari e culturali/religiosi del gruppo di appartenenza. Nel paese, il processo adole-scenziale si evolve in una cornice comunitaria familiare e mette in discussione i punti di riferi-mento della cultura d’appartenenza. Al contrario, in esilio, lontani dai punti di riferimento ori-ginali e confrontati con nuovi valori, questi processi possono essere resi notevolmente più complessi dal confronto "esterno" con differenze culturali che avranno la loro risonanza all’"interno" del funzionamento psichico. Per tenere conto di queste variabili, il lavoro terapeu-tico, etnopsicanalitico, si svolge sia a livello culturale che psichico, al fine di sostenere il gio-vane esiliato nel suo lavoro di soggettivazione.

Giustina Orientale Caputo, Alessio Buonomo, Giuseppe Gargiulo

Cosa farò da grande? Progetti, aspirazioni e prospettive degli studenti con background migratorio

MONDI MIGRANTI

Fascicolo: 3 / 2021

Figli del paradosso dell’integrazione (Wrench, Rea e Ouali, 1992), per gli studenti con background migratorio la scuola è il principale elemento costitutivo degli oriz-zonti di attesa (Jedlowski, 2017). Nonostante miglioramenti, i dati (MIUR, 2019) indicano che questi studenti hanno maggiori probabilità di fare esperienza del fe-nomeno di tracking. Dall’analisi di focus group condotti in alcune scuole seconda-rie di primo grado a Napoli, si configura la presenza del paradosso delle aspirazioni (Salikutluk, 2013). Se, da un lato, gli approcci dell’ottimismo degli immigrati e delle opportunità bloccate sembrano spiegare alte aspirazioni, dall’altro, adottando la teoria degli altri significativi, insegnanti e gruppo dei pari sembrano giocare un ruo-lo ambiguo. In particolare, parrebbero essere le forme di esclusione più o meno in-tenzionali generate dalle istituzioni scolastiche (Serpieri e Grimaldi, 2013) a riverbe-rare con più forza sulle aspirazioni, prefigurando pericolose profezie che si auto-avverano (Ravecca, 2009).

Vincenza Pellegrino, Maria Augusta Nicoli

Cosa insegna la partecipazione del cittadino ai processi di ri-organizzazione dei servizi socio-sanitari?

SALUTE E SOCIETÀ

Fascicolo: 1 / 2012

The interactions between individuals and institutions become more complicated for many reasons: pressure for subjective recognition grows; polical sites where people can debate on health care issues and on the the values about clinical services are diminishing. In this sense, it is important to plan health care pathways developed with the collaboration between doctors and patients. Therefore citizens’ participation could be considered a way in order to re-think collectively the main structures of the local welfare.

Marco Brunazzo

Cosa ne è del prefetto francese? La pressione europea sulla Francia della V Repubblica

RIVISTA TRIMESTRALE DI SCIENZA DELL’AMMINISTRAZIONE

Fascicolo: 2 / 2003

A growing number of authors point out the importance of the European integration for the new regional mobilization, known as neo-regionalism. In particular, literature shows the importance of the regional political institutions in the partnership arrangements regulating the Structural Funds programming process. France shows an interesting albeit partially alternative development: decentralization has been followed by deconcentration, reassessing the role of the regional prefect in the territorial relations. As a consequence, the centrality of a central government representative in the regional political system entails a deeper transformation of the French state: from the État Providence to the État Coordinateur.

Ines Testoni

Cosa nostra e l'uso dell'uomo come cosa.

Riflessioni su mafia e deumanizzazione

Il testo si pone come un percorso in cui intellettuali, scienziati e politici offrono le proprie riflessioni relativamente ai diversi nodi legati a mafia e diritti umani, sia assumendo posizioni in contrasto, sia offrendo approfondimenti e testimonianze.

cod. 1420.1.84

Barbara Muzzulini, Marco Rizzo, Anna Paola Capriulo, Norma De Piccoli

Cosa pensano gli psicologi italiani della promozione della salute: una indagine presso un campione di professionisti e specializzandi

PSICOLOGIA DELLA SALUTE

Fascicolo: 1 / 2025

La promozione della salute costituisce un ambito di intervento interdisciplinare e interprofessionale. Delineare la figura dello psicologo che si occupa di promozione della salute è di centrale importanza per integrare l’intervento psicologico in questa disciplina. La presente ricerca è volta a rilevare gli atteggiamenti e le rappresentazioni degli psicologi italiani in tema di promozione della salute, evidenziando eventuali differenze per età, anzianità di servizio, coinvolgimento in e applicazione di prospettive basate su una prospettiva salutogenica. A partire da precedenti ricerche che hanno indagato il ruolo di psicologi e professionisti della promozione della salute in Italia e in Europa, è stato predisposto un questionario per rilevare gli ambiti teorico/paradigmatici ritenuti più coerenti con l’approccio salutogenico e gli obiettivi chiave di un progetto di promozione della salute. I risultati delle analisi di dati qualitativi e quantitativi mostrano rappresentazioni eterogenee: gli psicologi appartenenti ad una generazione “intermedia” (età 31-49 anni e anzianità di servizio 4-10 anni) e chi lavora abitualmente nella promozione della salute sembrano essere i più formati sul tema; i più giovani (età 24-30 anni e anzianità di servizio 0-3 anni), al contrario dei più anziani (età 50+ anni e anzianità di servizio 10+ anni), tendono a discostare la promozione della salute dai tradizionali approcci basati sull’intervento clinico one-to-one. Il presente lavoro offre uno spunto di riflessione per ri-pensare al ruolo dello psicologo promotore della salute all’interno di una prospettiva territoriale, interdisciplinare e salutogenica che opera non solo all’interno del tradizionale setting terapeutico.

Giuseppe Sciortino

Cosa sappiamo delle politiche migratorie? Una rassegna dei problemi aperti e alcune proposte

SOCIOLOGIA E POLITICHE SOCIALI

Fascicolo: 3 / 2000

The paper is a critical review of the current research on the role and functioning of immigration policies. The paper argues that the role of migration policies in shaping population movements is by now widely acknowledged in the social sciences literature. The available literature on actual immigration policies, particularly in Western European states, is however characterized by several debates between sharply polarized positions. As example, some talk of a "fortress Europe", while others stress a structural crisis of immigration controls. Such dialogues among deaf are caused by an inadequate level of terminological clarity and by the lack of adequate empirical data. The paper, however, argues that such debates are constrained also by some theoretical limits. As the critical review reveals, most of the conceptual models adopted by the scholars of migration policies are rooted into the political economy tradition. The paper suggests that an alternative theoretical framework, rooted in a sociology of the political system, could be more productive for the current research problems of the field. Citizenship and immigration: conditions and elements of social policies

It is commonly thought that the underground economy is larger in Italy than in most other developed countries and that it is growing. Using several methods of measuring it we find no sound empirical support for such view but rather that the underground economy seems to fluctuate around a stable mean. We find instead confirmation of the widespread view of a larger underground economy in the southern Regions of the country than in the center-north. We develop an appropriate methodology for arriving at size estimations by Regions. Finally we claim that the differences between the south and the center-north are not limited to the size of the underground economy but extend to its nature and motivations, thus reaffirming the dualism of the country and calling for regional, as opposed to national, policy interventions. JEL O17, E60, H26