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Giuseppe Scandurra

Cosa sarà della Bolognina? Territori in trasformazione

ARCHIVIO DI STUDI URBANI E REGIONALI

Fascicolo: 117 / 2016

Negli ultimi quindici anni sembra assumere più rilevanza la dialettica sud/nord, ovvero, tra aree caratterizzate da maggiore qualità edilizia e più verde e aree urbane segnate dalla crisi del modello di produzione legato alle fabbriche metalmeccaniche. È registrabile però un’altra tendenza ovvero la formazione di zone - isolati, complessi abitativi - all’interno di aree più estese e di gradi quartieri che sempre più si stanno caratterizzando per la presenza di una "seconda generazione" di immigrati.

We report the results of Lavoro&Psiche (L&P), a RCT which analyzes the effectiveness of intensive and personalized support - provided by professional operators named coach - on the probability of mentally disabled people to take up paid work. The result of the intention-to-treat analysis, which measures the effect of receiving the offer of service, shows a difference - not statistically significant - by 5 percentage points between the employment rate of patients assigned to the coach and that of control patients. A different interpretation analyzes L&P as an Randomized Encouragement Trial in which a particular treatment (the traineeship) is being actively promoted by the coach only to a subset of users. With this analysis, having done a traineeship increases the likelihood of obtaining an employment of 18.5 percentage points. It is possible that, for the mentally disabled, the traineeship can be an effective gateway into the labor market.

Ascoltare analiticamente non significa ascoltare solo a ciò che viene detto, ma anche a quanto giace sotto la superficie in attesa di essere pronunciato. L’ar¬ti¬colo parte dall’insight di Jung sull’"elemento terzo" che verrebbe a crearsi intrapsichicamente nell’incontro analitico. Il concetto di terzo analitico di Ogden viene usato per descrivere gli aspetti clinici della "terzietà". L’autore si sofferma in particolare sul modo in cui si crea questo stato di terzietà e su come sia possibile approcciarlo attraverso la funzione della rêverie e del sogno. Si chiede come utilizzare il materiale che affiora e, da ultimo, si interroga sul destino finale della terzietà in un’analisi riuscita attraverso il riesame delle tavole quattro e dieci del Rosarium. Il focus cade in particolare sulla percezione e sui possibili significati dei motivi mitologici che affiorano nella mente dell’analista durante la seduta. La terzietà può essere vista come l’aspetto interpersonale dell’anima media natura e funziona predisponendo alla permeabilità sia interiore che tra gli individui, laddove l’azione dell’anima media natura significa che individuo e mondo sono sempre inseparabili.

Omar Fassio, Norma De Piccoli

Cosa studiano i ricercatori italiani che si occupano di psicologia della salute?

PSICOLOGIA DELLA SALUTE

Fascicolo: 1 / 2010

Tra le discipline psicologiche affermatesi più di recente in Italia figura la psicologia della salute che, nonostante sia ancora una materia "giovane", negli ultimi anni ha ottenuto un considerevole riconoscimento. Questo contributo si propone di descrivere lo stato dell’arte della Psicologia della Salute nel nostro Paese così come emerge dagli articoli pubblicati sulla omonima rivista. A tal fine sono stati analizzati i contenuti dei titoli degli articoli pubblicati sulla rivista dal suo esordio e le fonti bibliografiche utilizzate dai ricercatori, espressione dei riferimenti paradigmatici che connotano la materia. Sulla base di questi dati la psicologia della salute italiana sembra attingere eminentemente a modelli teorici derivati dalla psicologia sociale e assegna un ruolo secondario, seppure non marginale, a modelli teorici derivanti dalla medicina comportamentale. Coerentemente con questo, si osserva inoltre un trend che sembrerebbe andare verso una diminuzione di una prospettiva clinica a favore di una più attenta a cogliere gli intrecci della salute con aspetti sociali, in linea con le politiche sanitarie messe in atto da alcune Regioni Italiane in questi ultimi anni.

Giuseppe Civitarese

Cosa vuol dire "giocare" in analisi?

PSICOTERAPIA PSICOANALITICA

Fascicolo: 1 / 2021

"Giocare" in analisi ha a che fare con a) l’ascoltare il discorso dell’inconscio come se virtualmente qualsiasi cosa riflettesse il sogno della coppia o del campo analitico, b) l’interpretare il processo dell’analisi non come un rettificare le distorsioni di transfert ma come un promuovere trasformazioni, c) l’adoperare uno stile semplice, diretto e spontaneo di conversazione con il paziente. Nel nuovo paradigma della psicoanalisi, che si può definire non più epistemico ma ontologico, cioè diretto non tanto a svelare contenuti rimossi ma a promuovere nuove funzioni, la psicoanalisi dei bambini, in cui il gioco ha un posto così rilevante, fa da modello alla psicoanalisi degli adulti. I concetti di attività, vitalità, intensità, curiosità, piacere, esplorazione, spontaneità, apertura, ecc. diventano elementi che idealmente dovrebbero essere presenti in qualsiasi analisi. Nel gioco tutto è finzione e si gioca in due. Giocare serve a far crescere la mente passando per momenti di sintonizza zione emotiva (at-one-ment). Da qui la necessità per l’analista di disporre di concetti aggiornati per intuire cosa succede sul piano inconscio e condiviso della relazione.

Franco Volpi

Coscienza del tempo e temporalità della coscienza da Brentano a Husserl

MAGAZZINO DI FILOSOFIA

Fascicolo: 4 / 2001

Individuando l’importanza centrale del problema del tempo nello sviluppo storico e speculativo della fenomenologia, Franco Volpi ricostruisce la linea ideale che collega le riflessioni di Brentano a quelle di Husserl, fino a dare i natali alla fenomenologia. L’autore mostra che, se Brentano ha aperto la strada a una riflessione sulla nostra esperienza del tempo, Husserl ha individuato e tematizzato "una connessione ancora più radicale tra la coscienza e il tempo, tra l’attualità costituente e la sintesi temporale, tra la soggettività e la temporalità, mediante la quale apre e definisce un orizzonte problematico che rimarrà fondamentale per tutto il movimento fenomenologico" [p. 45-71].

Lino Ponticelli

Coscienza e linguaggio.

La comunicazione tra soggetti con immagini del mondo incompatibili

cod. 1042.47

L’applicazione positiva delle decisioni prese in coscienza si traduce in azioni che sottintendono il rispetto verso gli altri e l’esercizio di quella che gli antichi chiamavano “virtù”, e che recentemente è stata definita come una forma di “intelligenza sociale”, che permette di vivere in armonia con se stessi e con gli altri – il che porta ad essere felici. Riflettere sulla coscienza significa dunque riflettere sulla virtù e sulla felicità, ovvero su quel cemento morale che tiene insieme l’edificio dell’umana società.

cod. 1420.212

L’autore illustra sinteticamente il pensiero di Edelman secondo il quale la coscienza primaria è un prodotto dell’evoluzione dei sistemi viventi in relazione ad un determinato ecosistema. Secondo la "teoria della selezione dei gruppi neurali" di Edelman, i pattern d’attività neurali sensitivi accoppiati tramite il "rientro" a risposte motorie utili alla sopravvivenza, si stabilizzano dando in tal modo forma a schemi cognitivi capaci di memoria, concettualizzazione ed apprendimento. Con lo stesso meccanismo si auto-organizzano successivamente mappe globali che correlano pattern d’attivazione poli-sensoriali, dando così origine alla coscienza primaria e, tramite un’ulteriore complessificazione, alla coscienza di ordine superiore. Secondo Edelman si riuscirebbe in tal modo a spiegare la continuità tra materia e coscienza, dando solidità scientifica alla definizione della coscienza come "coscienza incarnata". La tesi di questo lavoro è che si possa parlare di continuità tra coscienza primaria e coscienza di ordine superiore in quanto spiegabili dagli stessi meccanismi, mentre il passaggio da processi cognitivi semplici a coscienza primaria, innegabile sul piano fenomenologico, sia ancora semplicemente descritto nel suo accadere dalla teoria dei sistemi complessi - per cui possiamo definire la coscienza primaria come una funzione emergente - ma non ultimamente spiegato. Secondo l’autore la ricaduta clinica di tale posizione teorica comporta una maggiore valorizzazione della dimensione implicita della relazione terapeutica.