Le due vie della percezione e l'epistemologia del progetto

Autori e curatori
Livello
Studi, ricerche
Dati
pp. 224,      1a edizione  2005   (Codice editore 312.1)

Le due vie della percezione e l'epistemologia del progetto
Tipologia: Edizione a stampa
Prezzo: € 24,00
Condizione: esaurito
Disponibilità: Nulla
Codice ISBN: 9788846469878

Presentazione del volume

Secondo una fulminante metafora di Wittgenstein, un paesaggio deve essere assimilato a un'opera di Shakespeare. Questo trasferimento analogico è particolarmente istruttivo perché istituisce una somiglianza profonda tra la visione e la lettura e ci fa, di conseguenza, capire che bisogna imparare a vedere esattamente come si deve imparare a leggere.
D'altro canto, fin dai tempi più remoti, la filosofia ci ha abituato a concepire la lettura come un processo complesso, che non è semplice ricezione dei significati cristallizzati in un testo, ma assimilazione dinamica, alla quale il soggetto/lettore fornisce un apporto costruttivo tutt'altro che trascurabile. Da Bachtin in poi questa concezione si è spinta sino al punto di considerare il testo come qualcosa che si colloca in una zona di confine tra l'autore e tutti i suoi lettori e a ritenere, di conseguenza, che il suo significato originario si arricchisca, in un circolo ermeneutico inesauribile, delle interpretazioni che ne vengono via via date. L'opera d'arte letteraria non può quindi essere circoscritta all'epoca della sua produzione, ma vive in un tempo grande, che è quello della sua fruizione in tutte le fasi storiche in cui viene analizzata, studiata, interpretata. È in questo sfondo che la metafora proposta da Wittgenstein sprigiona tutta la sua forza suggestiva ed esprime a pieno il suo significato. Considerato alla luce del filtro da essa fornito, infatti, anche il paesaggio diventa il risultato di un processo di interpretazione senza fine, al quale concorrono non soltanto le sue caratteristiche "oggettive" e intrinseche, ma anche (e potremmo dire soprattutto) gli apporti creativi e costruttivi di coloro che diventano capaci di leggerlo come si legge un classico della letteratura, appunto.
Ed è in questo senso che Wittgenstein, concludendo il "circolo virtuoso" della sua argomentazione, paragona il lavoro (e dunque anche il percorso formativo) dell'architetto a quello del filosofo, sostenendo che entrambi sono chiamati a compiere, prima di tutto, un'analisi su se stessi e a imparare a esercitare la profonda "arte dello sguardo".
Di quest'arte si occupa il libro, dedicato a tutti coloro che sono interessati ad acquisirla.

Silvano Tagliagambe si è laureato in filosofia con Ludovico Geymonat e si è specializzato in fisica a Mosca. È stato docente di Filosofia della scienza alle università di Cagliari, Pisa e 'La Sapienza' di Roma. Attualmente è professore ordinario di Filosofia della scienza presso la Facoltà di Architettura dell'Università di Sassari. È condirettore della rivista Nuova Civiltà delle macchine, fondata da Francesco Barone. Tra i suoi lavori più importanti figurano: Scienza, filosofia, politica in Unione Sovietica. 1924-1939 (Feltrinelli, 1978); La mediazione linguistica (Feltrinelli, 1980); Epistemologia del confine (Il Saggiatore, 1997); La città possibile (in collaborazione con G. Maciocco, Dedalo, 1997); Il sogno di Dostoevskij. Come la mente emerge dal cervello (Cortina, 2002).

Indice


Premessa
Ambiente senza qualità
La sindrome di Dorian Gray
Le grammatiche del cedere
Eyes wide shut
(La città, il territorio e i loro modelli, ovvero descrizione e spiegazione)
Centralità della dimensione corporea come luogo d'origine del trasferimento analogico
Il duplice significato della "mimesis"
Il parallelismo tra percezione visiva e il linguaggio
(La percezione visiva del simbolo; Il progetto come espressione della natura anfibia dell'uomo; La percezione visiva e il sintomo; La relazione visibile/invisibile come espressione della coppia opposizionale semplice/complicato)
Imparare a vedere
L'intreccio di conscio e inconscio nella percezione visiva
Metafore influenti
(Metafora I: il cervello come orchestra; Metafora II: la coscienza come strozzatura di una clessidra; Metafora III: l'io come racconto e il darwismo interpretativo)
Lo sfondo concettuale delle metafore proposte
(Analisi e approfondimento della metafora I: il lavoro di orchestrazione e la danza; Approfondimento della metafora II: i segreti della polifonia; Cosa c'è dentro le quinte della metofora III: la coscienza e il sottosuolo; Creatività come espressione della cooperazione tra coscienza e "sottosuolo")
Il progetto e le due vie dell'esattezza
Dall'intelligenza individuale all'intelligenza connettiva
Complessità, programmi di ricerca e cultura della progettualità
Il progetto e l'architettura "liquida" del ciberspazio
Conclusione




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