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Franco Pittau

Il panorama multireligioso in Italia all'inizio del 2001

AFFARI SOCIALI INTERNAZIONALI

Fascicolo: 3 / 2002

Viene esposto l’aggiornamento sull’appartenenza religiosa degli immigrati, che la Caritas di Roma conduce annualmente in collaborazione con la Fondazione Migrantes. Come dato di rilievo di questi ultimi anni viene presentato l’aumento dei musulmani, per il fatto che i paesi a maggiore pressione migratoria (dal Nord Africa, all’Albania, al Subcontinente Indiano) sono quelli che alimentano la consistenza di questa comunità religiosa. Su questo andamento influisce anche le quote predeterminate dei flussi migratori, nelle quali parimenti vari paesi a maggioranza musulmana nel 2000 sono stati ben rappresentati, a dire il vero non per questa specificità religiosa bensì per la vicinanza geografica e per il fatto di aver stipulato accordi di riammissione con l’Italia (Albania, Tunisia e Marocco). Invece area a predominanza cattolica, come le Filippine o l’America Latina, hanno aumentato la loro presenza ma in misura più ridotta. Un altro aspetto innovativo dello studio è la stima dell’appartenenza religiosa a scuola, dove gli studenti musulmani hanno raggiunto una percentuale più alta rispetto a quella che hanno gli adulti musulmani rispetto alla generalità degli immigrati. Questo significa che vari paesi a prevalenza musulmana, a partire dal Marocco, dimostrano una più spiccata rilevanza all’insediamento con i loro familiari, cosa che non sempre avviene tra gli immigrati dell’Est Europeo, che costituiscono con i loro immigrati la larga maggioranza dei flussi temporanei. Da tutto ciò si deve trarre motivo di preoccupazione? L’Autore non è di questo avviso. Una riflessione approfondita anche su questi aspetti, andando oltre luoghi comuni e pregiudizi, servirà a dare maggiore spessore qualitativo alla politica migratoria e a porre le premesse per una convivenza pacifica. L’Occidente, caratterizzato congiuntamente dalla tradizione cristiana e da una cultura pluralistica, è chiamato a dare testimonianza di apertura sul proprio territorio e ad adoperarsi, anche per il tramite degli immigrati, perché questa apertura venga globalizzata e le differenze religiose finiscano di essere motivo di contrapposizione.

L’immigrazione è un fenomeno sociale da prendere in esame con pragmatismo e lungimiranza: queste doti sono necessarie specialmente quando si affronta il rapporto tra mercato occupazionale italiano e contributo degli immigrati. Per offrire il supporto a un dibattito approfondito sull’argomento vengono ripresi gli spunti di alcuni studi sociologici sull’argomento. Dopo la crisi petrolifera del 1973 deve ormai ritenersi superato il modello fordista, imperniato sulla centralità dell’industria come produzione di massa. L’attuale struttura produttiva è quanto mai frammentata e al suo interno hanno assunto una rilevanza preminente i servizi. In un contesto così mutato aumentano sia le professioni qualifica-te sia gli impieghi a bassa qualificazione (manutenzione, pulizia, custodia, sostegno alla famiglia, servizi vari per la vita quotidiana), svolti presso una galassia di piccole imprese a bassa tecnologia, a carattere informale e ad accentuata concorrenza. Perdu-rano anche le forme di impiego tradizionali, a loro volta spesso a carattere informale, quali l’artigianato, il piccolo commercio, le aziende minori, il lavoro indipendente. Nonostante questi radicali cambiamenti, si rimane spesso vittime di stereotipi e si ripete che il livello di disoccupazione è troppo alto, che la necessità più impellente consiste nell’incrementare il livello di competitività e che non serve l’apporto degli immigrati, a meno che non siano selezionati preventivamente.

Franco Pittau

L'immigrazione in Italia all'inizio del 2001: il tempo dell'integrazione

AFFARI SOCIALI INTERNAZIONALI

Fascicolo: 2 / 2001

L’articolo fornisce i dati aggiornati al 31 dicembre 2000 sulla presenza degli immigrati in Italia e evidenza alcune conseguenze politiche e societarie che derivano da tale presenza. L’Italia, crocevia tra Europa, Asia e Africa e legata da forti rapporti con il continente americano, accoglie una presenza straniera molto diversificata quanto a provenienze nazionali. Si può dire che l’Italia è un grande paese di immigrazione, il quarto dell’Unione Europea, specialmente in forza dell’accentuato ritmo di aumento, che dal 1991 al 2000 ha consentito un raddoppio. Senza dubbio questa tendenza sarà più vivace nel corso del nuovo secolo, quando inizieranno a farsi sentire in maniera più marcata le conseguenze del nostro calo demografico. A questo punto bisogna insistere affinché la vicenda migratoria venga "formalmente" assunta da noi italiani, così che l’insediamento di fatto diventi una vera e propria integrazione societaria coscientemente perseguita da tutti gli schieramenti politici nell’ottica si una