1. Chi ha vinto in Convenzione? / 2. Un monstrum istituzionale ancora da decifrare / 3. Il «modello sociale europeo» tra mercato e Costituzione / 4. Il progetto della Convenzione e i diritti socio-economici.
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1. Chi ha vinto in Convenzione? / 2. Un monstrum istituzionale ancora da decifrare / 3. Il «modello sociale europeo» tra mercato e Costituzione / 4. Il progetto della Convenzione e i diritti socio-economici.
1. L’attenzione alla vittima in Italia e il forte condizionamento della normativa europea. La decisione-quadro dell’Unione europea come frutto di una più ampia strategia internazionale a favore delle vittime / 2. La nozione di vittima del reato nei testi internazionali / 3. Il risarcimento del danno da parte dello Stato / 4. La protezione della vittima attraverso la messa in opera di politiche sociali / 5. La posizione della vittima nel processo penale / 6. La mediazione penale.
1. Una prima lettura delle disposizioni legislative di interesse / 2. Una recente decisione del Consiglio superiore della magistratura sull’assetto organizzativo della Procura di Palermo / 3. La delega al procuratore aggiunto del coordinamento: critica alla posizione interpretativa del Consiglio superiore della magistratura / 4. I compiti di coordinamento nelle previsioni delle circolari consiliari sull’organizzazione degli uffici di Procura / 5. I contenuti dell’incarico di collaborazione al coordinamento della Direzione distrettuale antimafia / 6. Considerazioni conclusive.
Il disegno di legge governativo di delega per la riforma dell’ordinamento giudiziario non ha di mira il miglioramento della situazione della giustizia, bensì una radicale revisione dell’assetto complessivo della magistratura e, in esso, del ruolo e delle funzioni del pubblico ministero, in una prospettiva di forte limitazione della sua iniziativa e di ineluttabile collocamento nell’area del potere esecutivo.
Il dibattito sulla Costituzione, come quello sull’antifascismo e la Resistenza, può rischiare di risultare ideologico e astratto ove non si oltrepassino i limiti spaziali e temporali rappresentati dalla fine della seconda guerra mondiale qui in Italia. Ove cioè, da una parte, non si collochino questi grandi eventi della nostra storia nazionale nel contesto più vasto della storia europea e mondiale, all’interno del quale si produssero; e, dall’altra, non si oltrepassino i limiti temporali segnati dalla fine del nazifascismo e dall’avvio di quella nuova fase delle relazioni pubbliche tra gli esseri umani segnata dalla Carta delle Nazioni Unite.
Starting from the seminal contribution of Guesnerie-Roberts (1984), a recent strand of eco-nomic literature has emphasized that the use of quantitative restrictions (rationing, forced con-sumption) may be welfare enhancing in distorted (second-best) economies, where asymmetric information prevents governments from using lump-sum taxation. The present paper provides a detailed survey of this strand of economic literature, focusing, in particular, on the use of quan-titative restrictions to weaken the self-selection constraint which limits the choice of an income tax schedule, and it then discusses what this strand of economic literature has to say with regard to the opportunity for the public provision of goods and workfare.
The theory accepted by many scholars asserts that there is a feedback process between health and income. The influence of the Gross Domestic Product (GDP) growth on health care expenditure has been highlighted in many authoritative papers. This paper will attempt to estab-lish an alternative point of view to demonstrate that GDP is a function of health care expendi-ture. This paper demonstrates that the reverse causation has a theoretical basis in the bibliogra-phy relating to human capital and in particular the concept that health care expenditure can be regarded as an investment in human capital. The second objective of this paper is to analyse the effects of the implementation of a proxy for health capital in Mankiw-Romer-Weil’s empirical growth model. In which estimates were developed for EU countries from 1982-99. Results suggest that health capital has a significant impact upon economic growth, even in those countries that have high levels of GDP.
This paper focuses on both qualitative and quantitative effects of five policy instruments (firing tax, hiring subsidies, taxation, unemployment benefits and tax structure) in a search and matching model with endogenous job destruction. The qualitative analysis shows how some policy instruments, such as firing tax and hiring subsidies, produce an ambiguous effect on equilibrium unemployment, given that the variation of the average duration of unemployment and inflows into unemployment work in opposite directions. A quantitative analysis based on numerical simulation of the model is needed, in order to establish which of the two effects will prevail. Most of the economic literature assumes for numerical simulations the case in which the search externalities that arise in the theoretical model, are fully internalised by the market, so that they do not play any role in the computational solution. In this peculiar sense, the intro-duction of every policy instruments produces a distortion that reduces welfare. On the contrary, this paper evaluates the role of policy when search externalities are considered in both the theo-retical and numerical framework. Following this approach, the set of policy instruments avail-able to policy makers allows to combine them in order to internalise search externalities. The results show that hiring subsidies and progressive taxation not only internalise search external-ities, but also compensate the distortions produced by employment protection legislation and unemployment benefits.
The objective of the present paper is that of explaining some dynamic behaviour of the Ital-ian economy considered as a dualistic system, by using a theoretical scheme which although not completely suitable for interpreting short term economic situation may be of some help for a medium-long term period analysis. The theoretical framework we referred to is a modified version of the ones by Graziani and Trezza (1969) and Garofalo, Vinci and Vinci (2002) in which we introduce working time, capital operating time (COT), wages determined according to the efficiency wages models and human capital accumulation and his evolution law as a pro-ductive factor.
This paper aims at reconstructing the standards of evaluation of economic theory by focus-ing on the views that economists themselves (historically) have held of their own field of en-quiry: from empirical apriorism (N.W. Senior, Mill, Cairnes) to Austrian apriorism (Robbins, Von Mises), from Hutchison’s methodological critique of the Neoclassical assumptions to Machlup’s verificationist approach, and up to Milton Friedman’s influential and sui generis pragmatism. By comparing abstract theories of scientific rationality (Philosophy of Science) with the concrete research practice (Economics) the paper provides a more specific case for the general problem of the demarcation between science and pseudoscience (it further suggests the relative merits of a dynamical approach compared to the Neopositivist or Popperian static one). It is argued that a comparison of this kind can be fruitful for both economists and the philoso-phers in as much as the advocated ‘logic of scientific discovery’ is not presented in an a-historical and a-critical fashion but rather it encourages revisions and improvements.
Partendo dalla distinzione foucaultina tra sintomo, segno e simbolo, come criterio ermeneutico per un’interpretazione trans-nosografica della realtà patologica, il presente saggio intende recuperare, attraverso un approccio psico-antropologico, le matrici simboliche del disturbo/discorso anoressico, focalizzando l’analisi sul corpo anoressico come ente simbolico, idealtipo, significante e rappresentazione di una specifica modalità della soggettività post-moderna che si inscrive nell’ordine socio-culturale contemporaneo. Ne deriva una visione del corpo anoressico stesso come metafora del niente, come emblema del vuoto, come vessillo di una mancanza che, attraverso un delirante anelito alla dimensione del desiderio, destruttura i piani della relazione, come affermazione della logica dell’essere contro l’attuale prescrizione della regola dell’avere, come tensione narcisistica di autodefinizione contro l’ideologia dell’assenza di soggettivazione che sembra connotare il simbolico contemporaneo, come metonimia, infine, dei meccanismi di significazione che attraversano le trame di una soggettività sessualmente connotata, all’interno dei processi di ridefinzione dell’identità di genere femminile nel sistema di potere/sapere post-moderno.
Viene descritta l’esperienza di un gruppo di lavoro multidisciplinare e le variabili cliniche ed extracliniche che concorrono a renderlo un gruppo terapeutico. Si sottolinea che la presa in carico di pazienti gravi si realizza solamente se inclusa in un contesto clinico in cui tutti gli operatori siano consapevoli delle proprie potenzialità relazionali e terapeutiche. Affinché ciò avvenga, occorre prestare molta attenzione alle caratteristiche organizzative e alla formazione del gruppo di lavoro. Vengono presentate le procedure terapeutico-assistenziali adottate dai diversi operatori e il loro riverbero psicologico. L’efficacia terapeutica di tali procedure viene connessa alla riflessione sui fattori aspecifici in psicoterapia. Il gruppo di lavoro che attraverso tutte le sue figure professionali svolge un consapevole supporto psicologico mediante interventi strutturati o nelle relazioni informali diviene una équipe terapeutica e richiede una costante attenzione alla sua funzionalità, alla sua ‘manutenzione’, alle dinamiche di contesto. Si osserva che l’assenza di formazione curricolare all’integrazione interdisciplinare nelle professioni terapeutiche e alcuni modelli organizzativi indotti dall’aziendalizzazione della Sanità pubblica (verticalizzazione gerarchica, organizzazioni matriciali, etc) confliggono con i requisiti organizzativi e formativi richiesti ad un gruppo di lavoro terapeutico.
Gli Autori descrivono tre casi clinici dello «spettro isterico» e sottolineano come l’isteria sia un fenomeno pertinente tanto a strutture nevrotiche che psicotiche e, come patologia social-cultural bound, cambi la sua fenomenologia a seconda dei modelli sociali contingenti. Si evidenzia così un nucleo psicopatologico originario fondato su rimozione e diniego della castrazione, conversione somatica, masochismo, patologia dell’identità di genere.