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Goffredo Sdrubolini

Un modello di valutazione delle autorità di regolamentazione nel settore delle telecomunicazioni

ECONOMIA E DIRITTO DEL TERZIARIO

Fascicolo: 2 / 2004

L’articolo tratta il tema della regolamentazione economica con particolare riferimento al settore delle telecomunicazioni. Si affronta il problema della valutazione dell’operato delle Autorità di regolamentazione attraverso una metodologia d’analisi articolata su più livelli in grado di considerare i diversi aspetti economici, tecnici e giuridici da un lato e politico istituzionali dall’altro nonché di individuare gli indici quali/quantitativi più idonei a evidenziare la performance raggiunta. A tal fine viene proposta un’analisi dell’opera curata da E. Pontarollo e A. Oglietti, Regole e regolatori nelle telecomunicazioni europee, Il Mulino, Bologna, 2003 con particolare riferimento al modello di analisi e di valutazione delle Autorità di regolamentazione proposto dai curatori nella prima parte del volume.

Francesca Querci

Weather Derivatives: strumenti innovativi per la copertura del rischio climatico

ECONOMIA E DIRITTO DEL TERZIARIO

Fascicolo: 2 / 2004

L’esigenza di proteggere i profitti aziendali dalla volatilità associata a condizioni climatiche indesiderate, ha dato vita ad uno dei segmenti più creativi del settore finanziario: il comparto dei derivati climatici (weather derivatives). Nel presente lavoro si esamina la struttura del mercato di tali innovativi strumenti finanziari, sia dal lato della domanda, sia dal lato dell’offerta. Inoltre, si illustrano alcuni esempi del loro funzionamento e si descrivono le fasi che concorrono alla loro progettazione. Infine, si procede alla determinazione empirica del payout di un derivato climatico, sulla base di dati relativi alla città di Genova e all’azienda di erogazione di gas metano sul territorio del capoluogo ligure.

Roberto Cafferata, Barbara Lanteri

Gli Euro-infocentre nella cooperazione transfrontaliera

ECONOMIA E DIRITTO DEL TERZIARIO

Fascicolo: 2 / 2004

La cooperazione aziendale transfrontaliera è una particolare strategia attuata lungo il confine tra due Stati e scelta da imprese che vogliono realizzare obiettivi nuovi senza, però, necessariamente crescere. La perdita di autosufficienza e la necessità sempre maggiore di ricorrere a risorse complementari sono alla base della sperimentazione di nuove formule di collaborazioni inter-aziendali che possono assumere caratteri estremamente diversi. Le cooperazioni di imprese nazionali con imprese straniere hanno come principale obiettivo quello di entrare in nuovi mercati: lavorare con un partner locale è un utile mezzo per superare le barriere all'entrata, per ottenere risorse reperibili convenientemente solo localmente o risorse informative necessarie per conoscere al meglio le caratteristiche di un determinato Paese ed effettuare così una vera e propria azione esplorativa. In seguito alla creazione del Mercato Unico Europeo è necessario aggiungere il fatto che le collaborazioni inter-aziendali assumono un carattere particolare. Infatti le imprese europee che intendono attivare rapporti con imprese di un altro Paese non si trovano in una tipica situazione di internazionalizzazione in quanto, a seguito dell'eliminazione delle barriere fisiche e fiscali, l'orizzonte di riferimento diventa l'intera Unione Europea. Ma non operano neanche in un vero e proprio mercato domestico a causa delle innumerevoli differenze culturali, religiose e linguistiche ancora presenti. La percezione dell'Europa come mercato domestico è stata senza dubbio rafforzata dall'introduzione della moneta unica, ma la costruzione di un mercato perfettamente integrato è ancora lontana. Proprio per questo, negli ultimi anni l'Unione Europea ha attivato numerosi programmi volti a favorire la cooperazione transfrontaliera ritenuta fondamentale per l'eliminazione delle differenze ancora esistenti: grazie a queste iniziative le imprese che operano in zone di confine, prima considerate periferie nazionali, hanno a disposizione numerosi strumenti e finanziamenti volti a sviluppare la coesione economica e sociale. Le imprese che operano in zone di confine hanno a disposizione due diverse strategie di cooperazione transfrontaliera: -la cooperazione formale regolata dai programmi o dalla legislazione europea; -la cooperazione informale attivabile spontaneamente come una qualsiasi altra strategia di collaborazione interaziendale. Oggetto del lavoro è capire e analizzare gli strumenti di cooperazione a disposizione delle imprese lungo il confine tra Italia e Francia. L'area esaminata è quella comprendente: -dal lato italiano: la regione Valle d'Aosta, le Province di Imperia, Cuneo, Torino; -dal lato francese: i dipartimenti dell'Alta Savoia, della Savoia, delle Alte Alpi, delle Alpi dell'Alta Provenza e delle Alpi marittime.

La liberalizzazione del commercio mondiale di beni e di servizi rappresenta una deregolamentazione trasversale che scaturisce dall’impegno dei Paesi aderenti all’accordo generale sulle tariffe e sul commercio (GATT) per l’abbassamento progressivo delle barriere all’interscambio internazionale di beni e servizi. L’accordo ha trovato la sua istituzionalizzazione con la costituzione del WTO/OMC (World Trade Organization/Organizzazione Mondiale del Commercio) quale organismo preposto alla liberalizzazione del commercio mondiale attraverso l’identificazione delle condotte e degli strumenti idonei alla rimozione di tutte le barriere artificialmente imposte dai singoli stati-nazione. La base sempre più ampia degli aderenti all’organismo (oggi 148) rende più efficace il raggiungimento di tale obiettivo, ma ad essa si aggiunge la condivisione del fondamentale principio della utilità dell’abbassamento delle barriere per lo sviluppo economico. La riduzione di ostacoli e la conseguente apertura delle economie si ripercuote sulle politiche economiche governative, incidendo sulle variabili rilevanti nella determinazione del vantaggio competitivo della nazione. Nel lavoro ci si propone di indagare in che modo l’azione dell’organismo internazionale possa influenzare il vantaggio competitivo delle nazioni. Ci si chiede, inoltre, se tale azione abbia influenza diretta o indiretta, attraverso il vantaggio competitivo della nazione, sul vantaggio competitivo delle imprese. Ed ancora, si prefigura la potenzialità di un’influenza diretta sulle imprese, quale ordine sopranazionale, nell’attuale situazione di superamento dell’identità forte dello stato nazione, attraverso la creazione di una trasversalità dell’azione. Con tale ordine si definisce un contesto dinamico in cui emergono nuovi gli interlocutori dell’organismo che si trova a dover adeguare le modalità di interrelazione con essi a causa della loro diversa natura e delle loro diverse caratteristiche.

Sara Poggesi, Debora Tomasi

Le modalità interattive nella pubblica amministrazione: il servizio nazionale di protezione civile

ECONOMIA E DIRITTO DEL TERZIARIO

Fascicolo: 2 / 2004

Obiettivo del lavoro è quello di dimostrare che l’interazione, e quindi la cooperazione, tra le diverse pubbliche amministrazioni in particolare tra le Regioni e tra le Regioni e lo Stato è la condizione necessaria per il superamento di un’emergenza grave (definita dalla legge nazionale italiana evento di tipo c) in tempi più brevi e in modo efficace. Oggetto specifico della nostra analisi è, quindi, il Servizio nazionale di protezione civile, che trova, nel decentramento delle funzioni agli Enti Locali e nel coordinamento centrale di tutte le attività, i propri punti di forza. Operativamente, si è rilevata una configurazione a rete del Servizio in analisi, i cui nodi sono rappresentati dalle singole Regioni. L’elemento peculiare che ne giustifica l’interesse risiede nel fatto che, pur avendo la rete un carattere continuativo, i legami fra i nodi hanno forza mutevole nel tempo e nello spazio, in relazione sia alla gravità dell’evento, sia al grado di profondità delle competenze del singolo nodo nel superamento dell’emergenza.

Sonia Ruggiero

Forme giuridiche e privatizzazione nel settore dei servizi pubblici locali

ECONOMIA E DIRITTO DEL TERZIARIO

Fascicolo: 2 / 2004

Il settore dei servizi locali di pubblica utilità è stato investito negli ultimi anni da forze evolutive di natura normativa, tecnologica e culturale: per questo esso appare un terreno privilegiato per esaminare se e come tali forze incidano sulla tipologia dei soggetti di offerta. Sulla base di queste premesse, l’articolo si propone innanzitutto di delineare un quadro informativo sulle tendenze evolutive in atto nelle forme giuridiche e nell’apertura del capitale delle aziende che producono servizi pubblici locali a rilevanza industriale (public utilities) prendendo a riferimento le aziende aderenti a Confservizi ed effettuando qualche approfondimento sulle aziende quotate. Ne emerge un panorama di progressiva trasformazione delle aziende di servizi pubblici locali da aziende municipalizzate o aziende speciali a società di capitali, unita ad una discreta tendenza ad aprire il capitale a soggetti privati, anche se solo per quote modeste: questa situazione si traduce in un processo di privatizzazione che appare più formale che sostanziale. Queste tendenze sono state prima descritte, evidenziandone gli aspetti di maggiore interesse, e poi esaminate individuando alcuni spunti di riflessione sulle conseguenze che esse possono avere innanzitutto in termini di sollecitazione alla ricerca di condizioni di efficienza, economicità e competitività ma anche in termini di incentivo ad una presa di posizione degli enti locali che detengono la maggioranza del capitale in merito ai futuri assetti di comando da dare alle aziende del settore per risolvere il trade off fra esigenze di crescita ed esigenze di controllo di aziende cui si affida il soddisfacimento dei bisogni di servizi essenziali espressi a livello locale.

Francesco Di Cesare, Michele Tamma

La dinamica competitiva nella produzione crocieristica. Aspetti di metodo ed evidenze empiriche in uno studio sul Mediterraneo

ECONOMIA E DIRITTO DEL TERZIARIO

Fascicolo: 2 / 2004

Tra i settori considerabili nel macroinsieme dell’industria dei viaggi e del turismo quello della produzione crocieristica ha fatto registrare negli ultimi anni fenomeni quantitativi e qualitativi di tale portata da garantirgli una crescente attenzione da parte di analisti ed operatori. Il lavoro approfondisce il problema dell’analisi competitiva in un settore caratterizzato da una significativa interdipendenza strategica e operativa fra gli attori che realizzano la produzione e da arene competitive, fortemente variabili, in cui si rintracciano elementi di concorrenza multipoint. Presentando i risultati di uno studio sul bacino Mediterraneo e sul ruolo del Porto di Venezia, vengono discussi tre livelli di concorrenza (tra formule di prodotto, tra diverse aree, entro ogni singola area) e indicati gli elementi più significativi che possono incidere sulla dinamica futura.

Laura Penco

Evoluzione del rapporto industria-distribuzione nella new economy

ECONOMIA E DIRITTO DEL TERZIARIO

Fascicolo: 2 / 2004

Il rapporto industria-distribuzione risulta essere condizionato oggi da fattori nuovi, conseguenti ai cambiamenti tecnologici, organizzativi, economici e sociali apportati dalla new economy che trova nella diffusione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT) un aspetto centrale. Il commercio elettronico Business to Business, il commercio elettronico Business to Consumer, gli strumenti di comunicazione offerti da Internet, il Customer Relationship Management (CRM) e la Supply Chain Management (SCM) rappresentano i fenomeni legati alla new economy che sono in grado di influire maggiormente sul rapporto verticale, con conseguenti riflessi sulla ripartizione del potere di mercato, sulla creazione di nuove aree di conflitto o di collaborazione verticale. Considerato che i rapporti industria-distribuzione sono contemporaneamente contraddistinti da aspetti negoziali, competitivi e strategici collaborativi, l’obiettivo del lavoro sarà fornire una schema interpretativo delle possibili fonti di concorrenzialità e conflittualità infracanale e delle opportunità di collaborazioni verticali perseguibili in un contesto di new economy. I quesiti a cui il lavoro tenterà di dare una risposta sono numerosi. Dal punto di vista della concorrenza verticale, il produttore può appropriarsi di una possibilità, che è fino ad oggi stata una prerogativa esclusiva della distribuzione al dettaglio, di contatto diretto ed interattivo con il cliente finale? L’appropriazione da parte del produttore di una funzione tipica della distribuzione commerciale e l’implementazione del commercio elettronico acuiscono i momenti di tensione del rapporto verticale? Si verificheranno modifiche del rapporto tra store loyalty e brand loyalty,? Quali saranno i riflessi in termini di concorrenza orizzontale e verticale? Le ICT e Internet possono rappresentare una piattaforma tecnologica attraverso cui industria e distribuzione possono fare veicolare azioni di co-marketing e di marketing integrato?

Massimo Basile

Rapporti fra soggetti pubblici e privati a fini di valorizzazione dei beni culturali

ECONOMIA E DIRITTO DEL TERZIARIO

Fascicolo: 2 / 2004

Tanto più i beni culturali pubblici possono essere una risorsa economica quanto più ne venga favorita, oltre che la tutela, la valorizzazione. A questo fine possono contribuire in vari modi anche i privati entrando in rapporto con gli enti pubblici cui i beni appartengono: ai privati può essere rimessa la gestione di servizi relativi a beni di cultura (c.d. esternalizzazione); soggetti privati possono partecipare con i soggetti pubblici proprietari ad enti misti (anzitutto a fondazioni di partecipazione) cui sia conferito l'uso di beni per migliorarne la valorizzazione; privati possono sponsorizzare con beni o servizi la progettazione o l'attuazione di iniziative culturali. A valorizzare beni di cultura possono servire anche la concessione del loro uso individuale a privati, e apposite convenzioni con organismi di volontariato.

Guido Alpa

Ancora sulla riforma del diritto societario

ECONOMIA E DIRITTO DEL TERZIARIO

Fascicolo: 2 / 2004

Attesa la sua straordinaria rilevanza la riforma del diritto societario ha ricevuto un'attenzione vivissima da parte degli studiosi così come da parte delle organizzazioni professionali. Il mercato editoriale e le occasioni di dibattito hanno supplito alle lacune informative che si erano inizialmente lamentate, e che la laconica relazione allegata dalla Commissione non aveva potuto colmare. Le iniziative promosse dagli organismi rappresentativi delle categorie professionali interessate hanno supplito all'altra menda che molti commentatori avevano inizialmente sottolineato, cioè l'assenza di una consultazione previa dei destinatari della riforma, attesa la sua portata di grande momento. Giuristi ed operatori si attendono - dopo la disamina approfondita e colta da parte della dottrina - suggerimenti di natura pratica. Le dieci libertà, tra le altre, che la riforma introduce o consolida, richiedono la individuazione di orientamenti per gli operatori, una sorta di guida ad effettuare le scelte, tenendo conto delle circostanze di specie, delle disponibilità finanziarie, dei rischi dell'attività esercitata, della composizione della compagine societaria e così via.