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Le differenziazioni regionali dell’agricoltura in Polonia di fronte alla Pac (di Riccardo Crescenzi) - ABSTRACT: L’articolo analizza l’evoluzione della struttura spaziale dell’agricoltura in Polonia dall’inizio del processo di transizione fino all’ingresso nell’UE e all’ap¬plicazione della Politica agricola comune (Pac). L’attenzione è posta sull’artico¬lazione regionale del settore agricolo sull’evoluzione delle forze che hanno portato al presente contrasto tra l’agricoltura più dinamica delle aree centrali e occidentali e quella di semi-sussistenza di quelle orientali. Tale polarizzazione risulta fortemente correlata agli squilibri regionali esistenti in termini di prodotto, occupazione e sviluppo economico. La Pac potrebbe contribuire ad accrescere le disparità regionali esistenti, poiché produrrà effetti differenziati nelle diverse aree in relazione alle caratteristiche della loro agricoltura. Il contributo della Pac all’equilibrato sviluppo del Paese dipende dalla capacità di adattarla alle esigenze di un’agricoltura molto più arretrata di quella dei Quindici e di integrare l’intervento settoriale in un corretto mix di politiche territoriali.
Vulnerabilità e reti di salvataggio per gli ultra-poveri: l’approccio del World Food Programme (di Ugo Gentilini) - ABSTRACT: L’articolo si basa sulle recenti teorie e lavori empirici sulla vulnerabilità, gestione del rischio e reti di salvataggio, al fine di analizzare l’approccio della più importante agenzia multilaterale di aiuti alimentari il World Food Programme (Wfp) nel concettualizzare il ruolo degli aiuti alimentari quali reti di salvataggio basate sull’ali¬men¬tazione. Le priorità strategiche del Wfp, contenute nel suo nuovo Piano Strategico, non concernono solamente il salvare vite umane, ma anche il migliorare la capacità di rispondere agli shock da parte delle famiglie estremamente vulnerabili, le quali spesso vivono in una silenziosa emergenza quotidiana in aree emarginate dagli interventi di sviluppo.
Globalizzazione, povertà e disuguaglianza: l’ambiguità dei numeri (di Martin Ravallion) - ABSTRACT: Molteplici e diverse sono le opinioni sulla relazione fra l’attuale processo di globalizzazione e le variazioni nei livelli di povertà e di disuguaglianza. Questo saggio presenta una rassegna delle diverse accezioni di povertà e disuguaglianza e dei criteri di misura adoperati nei dibattiti sulla globalizzazione. Spesso, infatti, alla base delle divergenti opinioni sugli effetti della globalizzazione sulla povertà e sulla disuguaglianza, vi sono differenze nei concetti, nelle definizioni, nei dati adoperati e nelle metodologie di misura. Sebbene si tratti di questioni sostanziali che andrebbero accuratamente considerate, esse vengono spesso tralasciate nei dibattiti sulla globalizzazione. Un’analisi più accurata dei dati suggerisce che, se il tasso di riduzione della povertà mondiale degli anni ’90 restasse invariato, l’obiettivo del Millenium Development di dimezzare entro il 2015 il tasso di povertà mondiale del 1990 sarebbe raggiunto in tempo, ma a livello aggregato e non per tutte le regioni. Il lavoro si conclude con alcune osservazioni di politica economica sulla relazioni fra la crescita economica e la povertà.
Verso un nuovo assetto del welfare in Europa (di Massimo Paci) - ABSTRACT: Questo saggio che ha costituito la Lezione 2003 della Associazione Manlio Rossia Doria affronta il tema della riforma del Welfare State dal punto di vista della sua conformità al processo storico di individualizzazione, che non cessa di progredire in Europa. Nella prima parte del saggio si esamina la crisi del sistema di welfare fordista e delle sue tre principali istituzioni sociali: la famiglia nucleare, la grande industria e il Welfare State assicurativo. Queste istituzioni hanno garantito a lungo la sicurezza economica dei lavoratori e dei pensionati, ma hanno anche compresso le loro possibilità di auto-realizzazione sul piano sociale e professionale. Oggi, i cambiamenti in corso nel mercato del lavoro e nella famiglia e l’avvento di nuovi rischi sociali comportano una crescita della insicurezza economica e della precarietà del lavoro, ma aprono anche nuove prospettive di mobilità sociale e professionale dell’individuo. Nella seconda parte del saggio, si effettua una ricognizione delle politiche sociali e del lavoro recentemente adottate in alcuni paesi europei, che permettono, nel loro insieme, di delineare i contorni di un nuovo sistema di welfare, in grado di conciliare meglio l’esigenza della sicurezza sociale con quella della realizzazione della persona.
Pathways of suffering: the temporal effects of domestic violence on women's mental health (di G. Anne Bogat, Alytia A. Levendosky, Erika DeJonghe, William S. Davidson, Alexander Von Eye) - ABSTRACT: This study of 163 women, examined the relationship between mental health and experiences of domestic violence (DV: male violence toward their female partners) during a three year period. The major findings indicated that it is inappropriate to view all female victims of male violence as a single group with common treatment needs. Rather, there are important subgroups of women, based on the chronicity and recency of the abuse they have experienced, who have different constellations of mental health symptoms. In general, the data support other literature which indicates that once violence ends, women’s mental well-being can improve. In other words, the acute effects of abuse appear to abate once a safe situation occurs. On the other hand, women suffering chronic abuse are in the most danger of negative mental health symptoms. Women with histories of abuse may continue to need support and mental health intervention to deal with the longer term effects of the trauma.
I risultati di ricerche effettuate indicano che la percentuale di abuso nei soggetti disabili è più alta di quella trovata nella popolazione generale. Nonostante ciò, la valutazione psichiatrico-forense delle denunce di abuso che coinvolgono i disabili è resa difficoltosa da una serie di problemi specifici. In questi casi emerge, infatti, un paradosso: quelle caratteristiche che rendono questi individui più proni all’abuso sono le medesime che rendono poco o per nulla dimostrabile la stessa ipotesi di abuso, essendo essi a rischio di esclusione dal processo legale. In effetti vengono considerati testimoni non affidabili proprio per le loro debolezze. Recentemente, diversi studi hanno messo in evidenza che gli individui con disabilità possono, in certe circostanze, fornire un resoconto accurato purché se ne rispettino caratteristiche e bisogni e si predispongano modi più appropriati per ottenerne la testimonianza. Vengono inoltre illustrate alcune vignette cliniche.
Il contributo si articola sui seguenti temi: l’analisi della casistica sui maltrattamenti perpetrati a danno di minori con disabilità, l’approfondimento delle ragioni per le quali tale fenomeno è stato a lungo sottovalutato nella sua entità, i fattori che nelle condizioni di disabilità possono aumentare il rischio di maltrattamenti, i legami tra il maltrattamento e la disabilità. Sono esaminati i problemi relativi all’ascolto del minore disabile e, nello specifico, quelli relativi all’ascolto di bambini con disabilità intellettiva. I risultati della letteratura sono discussi criticamente e sono proposte delle linee guida per tutelare la testimonianza forense dei minori con disabilità.
Questa ricerca sulla memoria testimoniale ha inteso approfondire la capacità di rievocazione di un evento rappresentato dal vivo da parte di bambini con ritardo intellettivo in forma lieve o moderata, sia il giorno successivo l’evento che a distanza di due settimane. Le prestazioni dei bambini con deficit lieve sono risultate in linea con quelle dei bambini normodotati della medesima età, sia per quanto riguarda i compiti di rievocazione libera sia in relazione alla resistenza nei confronti delle domande fuorvianti. Tuttavia le loro risposte a domande generali, tendenti ad approfondire l’argomento in seguito alla rievocazione libera, sono risultate più povere. Questi bambini, inoltre, hanno cambiato più spesso rispetto ai normodotati le loro risposte in seguito a domande più precise. Il gruppo di bambini con deficit moderato ha mostrato una performance di livello notevolmente inferiore nelle risposte a quasi tutti i tipi di domande relative alla rievocazione, rispetto ai pari età normodotati. Il confronto tra bambini con deficit intellettivo e bambini normodotati pareggiati per età mentale ha mostrato un simile livello in termini di prestazione, anche se i bambini con deficit hanno fornito maggiori informazioni in risposta a compiti di rievocazione libera, ed hanno cambiato più spesso le loro risposte in seguito a domande ripetute. Sia le misure standardizzate di memoria verbale (TOMAL) che di suggestionabilità (scala di suggestionabilità di Gudjonsson) sono risultate moderatamente in grado di predire la performance relativa alla memoria testimoniale.