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Lavoratori irregolari e clandestini: ricorrenza ciclica nel mercato occupazionale italiano. È indubbia tra gli immigrati la presenza di una determinata quota di lavoratori irregolari e clandestini. La difficoltà di quantificare il fenomeno può portare a ingrandire le dimensioni, finendo spesso per generare l’impressione che lavoro immigrato e difformità dalla legge siano pressoché sinonimi. Bisogna innanzitutto distinguere tra lavoratori irregolari e clandestini, anche se si tende ad utilizzare questi termini in maniera indifferenziata.
Il fenomeno migratorio fa ormai parte del quadro societario italiano e, naturalmente, questo si riflette anche sul piano giurisprudenziale. Il filone sul quale la giurisprudenza più spesso ritorna, è quello relativo alla normativa di soggiorno, una materia quanto mai complessa per il suo intreccio tra competenza del legislatore ordinario, valori costituzionali e diritto internazionale. Il panorama si complica ulteriormente quando alla normativa ordinaria sui soggiorni si aggiungono i provvedimenti straordinari di regolarizzazione, evento non infrequente in Italia a partire dal 1986, anno della prima legge sull’immigrazione.
A metà di questo secolo gli immigrati potranno essere tre, quattro, cinque volte di più rispetto alla situazione attuale: non si può arrivare impreparati e impauriti a questo appuntamento. Il futuro che ci attende a metà secolo non necessariamente dovrà avere le tinte fosche e in parte è stato già conosciuto in altri paesi. Il futuro dell’Italia potrà essere all’americana (incidenza degli immigrati del 10% sulla popolazione residente), alla canadese (incidenza del 16%) o alla svizzera o all’australiana (incidenza del 20%). Quello che per noi potrà essere il futuro è da molti anni attualità in paesi che noi prendiamo per modelli: questo dovrebbe aiutarci a vincere i timori e le incertezze. Sarebbe perciò opportuno soffermarsi maggiormente sulle caratteristiche che caratterizzeranno questa presenza, due delle quali spiccano tra le altri: il Nord come area gravitazionale e il diverso dinamismo che andrà dispiegandosi per gruppi nazionali. Il Nord, con alcune Regioni del Centro Italia, proprio perché offre maggiori possibilità di inserimento occupazionale, sta calamitando un crescente numero di presenze, coinvolgendo i grandi comuni e anche quelli piccoli. Questo processo andrà accentuandosi nel futuro e comporterà decisioni quanto mai mirate a livello di politiche sociali. Nell’articolo, prendendo in esame i permessi di soggiorno per lavoro e per famiglia, si mette in evidenza come siano notevoli le differenze nell’insediamento a seconda delle nazionalità e anche queste rilevanze statistiche hanno un forte significato ai fini dell’intervento sociale. Questi sono gli aspetti dei quali si è fatto carico il Rapporto CNEL sugli indici di inserimento degli immigrati (aprile 2003), che viene qui sommariamente presentato con il corredo di alcune tabelle statistiche.
Il 1° maggio del 2004, altri dieci nuovi paesi diventeranno membri effettivi dell’Unione. Data la sua importanza, questo allargamento ha accelerato una nuova fase costituente finora concretizzatasi nei lavori di una Convenzione europea, che ha partorito un progetto di Costituzione europea; e nell’avvio di una Conferenza intergovernativa, che - essendo stata incapace di decidere al Consiglio europeo del 12 -13 dicembre 2003 - ha, tra l’altro, riaperto il dibattito sulle cooperazioni rafforzate, e, un ‘Europa a più velocità. Che bilancio trarre della presidenza italiana, cui è oramai subentrata la presidenza irlandese? E ancora, quali sono i principali rischi ed opportunità, riscontrabili nel processo di allargamento in corso? Quali sono le relazioni industriali nei nuovi paesi membri? Come gestire i cambiamenti - anche industriali - in corso? E in cosa consiste la cosiddetta Iniziativa comunitaria di Crescita? Sono i quesiti cui - qui - tenterò di dare una risposta.
Il Patto di stabilità e di crescita il libro delle regole fiscali dell’Ue è in crisi. Due paesi dell’eurozona, Germania e Portogallo, sono già fuori dal Patto, avendo ecceduto il 3% del limite del deficit di bilancio. Il deficit francese si sta avvicinandosi al 4%, e quello italiano non è lontano. Inoltre, alcuni paesi dell’eurozona stanno ignorando l’altra regola d’oro del Patto, vale a dire l’equilibrio dei bilanci entro il 2004. Il Consiglio dei ministri finanziari dell’Ue (Ecofin) ha stabilito le procedure per un deficit eccessivo contro Germania e Portogallo che potrebbero incorrere in multe fino al 0.5% del loro Pil. Comunque, con la maggior parte dei più grandi paesi dell’eurozona ora vicini o appena al di sotto del limite del 3%, ci sarà poca pressione politica per un utilizzo severo del Patto.
Il crollo della Borsa di Wall Street del 1929 venne interpretato da molti contemporanei come l’annuncio della caduta ormai prossima dei regimi capitalistici e delle democrazie liberali. La risposta americana alla Grande Crisi l’esperienza del New Deal di Franklin D. Roosevelt ha invece dimostrato da una parte quanto fossero fallaci tali convinzioni e dall’altra che, per uscire dalla recessione, non era praticabile né l’opzione del corporativismo fascista, né quella dei piani quinquennali di Lenin.