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Le ricerche sulla prevenzione dei disturbi alimentari evidenziano effetti più rilevanti sulla modificazione delle conoscenze, effetti di media entità sulla modificazione degli atteggiamenti ed effetti trascurabili nel cambiamento di comportamenti (Levine e Piran, 2001). Questo studio descrive e riporta i risultati di una ricerca intervento condotta sugli studenti di 8 scuole superiori di Roma per modificare atteggiamenti e comportamenti alimentari disturbati. Un campione di 174 soggetti del primo anno delle scuole superiori è stato coinvolto in un programma per la prevenzione delle condotte alimentari disturbate. L’intervento realizzato in 4 classi ha coinvolto 79 studenti ed è consistito in 6 incontri della durata di 1h e 40’ ciascuno, condotti da psicologi della salute. Altrettante classi, con 95 studenti, hanno servito da gruppo di controllo. Prima e dopo l’intervento gli studenti hanno compilato quattro questionari per valutare conoscenze, convinzioni, atteggiamenti e comportamenti autoriferiti relativi all’alimentazione. Analisi della varianza 2 x 2 a disegno misto, gruppo (G) x tempo (T) evidenziano che conseguentemente all’intervento vi sono un aumento delle conoscenze appropriate nel gruppo sperimentale, una diminuzione di atteggiamenti e comportamenti alimentari disturbati nel gruppo sperimentale, un aumento non significativo dell’autoefficacia percepita nel comportamento alimentare nel gruppo sperimentale. Gli effetti riscontrati nel presente studio suggeriscono che un intervento di prevenzione può produrre una diminuzione di atteggiamenti e comportamenti alimentari non gravemente disturbati anche attraverso un intervento settoriale rivolto ad un target di adolescenti. Vengono discussi criticamente quelle indicazioni teoriche che affermano l’esigenza di affrontare i disturbi alimentari solo in una prospettiva multidimensionale, e già a partire dalla seconda infanzia.
La comprensione dei contributi teorici relativi all'eziologia e allo sviluppo dei meccanismi di coping in età evolutiva è possibile solo dopo avere analizzato i risultati a cui sono pervenute le ricerche che si sono occupate del fenomeno in età adulta. Per questo motivo, la parte iniziale della nostra rassegna affronta l'evoluzione del concetto di coping a partire da quello di meccanismo di difesa e presenta una sintesi dei diversi modelli teorici che sono stati sviluppati negli anni. Da questi hanno preso avvio gli studi sul coping nei bambini e negli adolescenti, giungendo alla conclusione che le strategie di coping sono dei meccanismi flessibili, che variano in funzione dell'età e su cui incidono fattori costituzionali e ambientali; l'incidenza di queste diverse variabili sarà analizzata nel corso della ricerca.
La conclusione sul tema UGUALI e DIVERSI risulta una riflessione sui molteplici livelli di analisi con cui il tema può essere approcciato. Si sono evidenziati cinque possibili macro livelli di analisi rispetto a questo tema: 1. un livello di carattere generale che si concentra sul piano concettuale; 2. un secondo livello che riguarda la rappresentazione mentale dei concetti che ogni individuo adotta nell’utilizzare i concetti di uguaglianza e diversità; 3. un livello che, complementare all’ambito cognitivo, riguarda le influenze della emotività e delle motivazioni personali; 4. un livello sociale, che riguarda l’influenza del contesto sociale e culturale sulla definizione dei due concetti; 5. un livello di analisi pratico che si pone il problema di come le persone rendono operativi i principi teorici generali. Questi livelli sono non solo diversi tra loro, ma diversi da individuo a individuo. È dunque possibile dire che si può parlare di uguaglianza di fronte alla Legge solo tenendo conto di questa diversità intrinseca nei diversi livelli di approccio a questo concetto.
La prima parte di questo lavoro sottolinea le simmetrie concettuali tra psicologia e legge. In questo senso vengono analizzati i concetti di codice (normativo, culturale, biologico) e di artefatto. La legge, intesa come prodotto artificiale umano, ha, come tutti gli artefatti, un doppio statuto: legge esterna (depositata nei codici) e legge interiorizzata nel mondo interno individuale. Si hanno così tre casi: il caso dell’interiorizzazione profonda della legge attraverso un’assonanza tra regole esterne culturali e regole interne introiettate, il caso della discrepanza tra norme interiorizzate e norme culturali esterne che può portare a conflitto intrapsichico e, di conseguenza, a comportamenti devianti ed, infine, il caso in cui un sistema culturale ben funzionante (i cui membri interiorizzano attivamente le norme) si trova a interagire con un altro sistema culturale altrettanto organizzato, complesso e ben funzionante: pensiamo alle relazioni attuali tra differenti culture mondiali (come quella occidentale e quella islamica). Di fronte ai rischi di quest’ultima possibilità vengono analizzati i meccanismi regolatori positivi della cultura.
La simulazione è dapprima considerata nei suoi aspetti etologici, di struttura comunicativa, adattivi e solo successivamente in quegli aspetti clinici che possono produrre differenti quadri di pertinenza psichiatrica. Fa seguito la disamina dei riferimenti metodologici più attuali secondo i quali condurre un’analisi che distingua la simulazione da una serie di condizioni cliniche di natura patologica, ricercando oggettività e verificabilità attraverso teorie, modelli e criteri condivisi e validati. Infine sono esaminati in maggior dettaglio i modelli e le tecniche proposte da Autori, principalmente anglosassoni, atti a permettere la differenziazione fra malattia e produzione intenzionale di sintomi fisici o psicologici falsi, adattati specificamente ad un caso reale di simulazione di psicosi.
La psicologia, sulla scia del pensiero di alcuni filosofi, mostra come non esiste la possibilità indicare una realtà come oggettiva e valida per tutti. Nella quotidianità, infatti, gli individui non solo assistono agli eventi di vita da punti di vista diversi, ma tendono anche a ricostruire l’informazione in modo coerente con le loro aspettative. Questo problema si inserisce all’interno dei tribunali nella misura in cui le narrazioni di eventi da parte di vittime e colpevoli sono differenti. In molti casi non esiste una volontà di falsificazione, bensì c’è una discrepanza psicologica sia in chi produce il resoconto (per esempio nel modo di interpretare una disgrazia come prodotto della sfortuna o vera e propria ingiustizia) sia in chi lo interpreta (un individuo sotto stress può apparire bugiardo perché la reazione allo stress è aspecifica).
Il vissuto della legge si modifica con l’età. Nei primi anni di vita si apprendono modelli comportamentali dall’ambiente, soprattutto familiare, si imparano le norme in rapporto all’educazione che si riceve. Molti bambini sanno cogliere e discriminare gli aspetti positivi e negativi della vita, come se, attraverso il corso delle generazioni, venga trasmessa quale patrimonio culturale la capacità di discernere la gioia e il dolore, di assimilare quella legge morale che consente di separare il lecito dall’illecito. Ma spesso i bambini sono inconsapevoli dei loro gesti e possono commettere reati, senza valutarne le conseguenze, a volte per emulare messaggi mediatici. Gli adolescenti desiderano affermare la propria identità, tendono a contestare gli adulti, le loro norme e i loro stili di pensiero, cercano la verità, il senso della vita e per questo sfidano il mondo e le sue leggi. Sono inclini a trasgredire, attuando talvolta condotte devianti di vario genere, compiendo, verso gli altri o se stessi, atti legalmente perseguibili, dei quali non sempre si rendono pienamente conto. Agli adulti viene richiesta una consapevolezza ed una coerenza nell’osservanza della legge; essi di solito gestiscono l’organizzazione familiare e sociale; a volte lo fanno in modo autoritario, aggredendo chi ha un ruolo subordinato: donne, bambini, vecchi, poveri, disabili. Gli anziani vengono considerati in termini di pregiudizi o, sulla base del loro sapere ed esperienza, i referenti della legge civica e morale: da essi si attendono capacità riflessiva, ponderazione, mediazione sui fatti e le ragioni del vivere comune. Ma molti anziani sono emarginati, aggrediti, abbandonati, specie nelle metropoli; qualche volta sono protagonisti di reati e di gesti autolesivi. E’ soprattutto ai vecchi che si richiede la sapienza di una legge interiore.
L’ingresso progressivo delle donne nel mondo del lavoro extradomestico e l'indipendenza sotto il profilo economico è sicuramente uno dei fattori più importanti che ha consentito alla donna di conquistare un’identità sociale e, di conseguenza, di soddisfare quella aspirazione all’autonomia e alla realizzazione della propria personalità che ha trovato, seppur solo recentemente, la sua concreta espressione anche sul piano legislativo. Lasciata alle spalle un’epoca storica dominata dalla cultura della superiorità maschile e dal disinteresse generale e diffuso per il mondo femminile; attraversata la fase del riconoscimento ufficiale dei diritti delle donne attraverso interventi di natura prevalentemente assistenziale e protezionistica; raggiunta la consapevolezza che la parità tra uomo e donna può essere realizzata solo attraverso azioni positive finalizzate a promuovere pari opportunità; forse oggi i tempi sono maturi per (ri)iniziare un dibattito, non più sull’ideale di uguaglianza, ma sul concetto di disuguaglianza sensata. E ciò, ovviamente, in ossequio al principio di ragionevolezza racchiuso nell’art. 3 della nostra Costituzione.
L'uguaglianza di fronte alla legge è principio fondamentale che ispira tutto il sistema processuale e penale ma che, per essere effettivo, deve tener conto delle diversità di alcune categorie di cittadini. I minori dai 14 ai 18 anni godono di soluzioni processuali esclusive (sentenza di improcedibilità per inosservanza del fatto e sentenza di estinzione del reato per esito positivo della messa alla prova); le persone incapaci di intendere e di volere non possono essere processate (finché dura la loro incapacità) e non possono essere condannate per un delitto commesso in tale stato mentale. Anche rispetto ai membri del Parlamento e alcune cariche istituzionali, il legislatore ha posto delle garanzie. Le diversità di ogni vicenda e di ogni singolo individuo determinano poi differenziazioni evidenti sia nella quantità di pena irrogata per lo stesso fatto o per lo stesso crimine ad ogni specifico imputato (attraverso lo strumento di attenuanti generiche o speciali) sia nella fase esecutiva della pena che, avendo natura rieducativa, riconosce benefici graduati sul percorso riabilitativo accertato.
To talk about equality and diversity means to talk about personal identity and social diversity. The central issue is to define what is a personal identity (concerning its stability among time, situations and people) and to decide whether it is possible to talk about personal identity or if this concept is unrealistic. Many philosophers’ and discussions’ result is that personal Identity is strictly related to others and therefore it is always necessary to conciliate one’s own needs with others’ needs. That is why, even if equality is a strong principle to preserve, it has to be utilized in a different ways among situations: gender, age, health, cultural differences and social status are aspects of inner diversity among people that we have to take into account when we think about equality in law.