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William L. Benoit

Candidate Television Advertising in the 2004 American Presidential Campaign

COMUNICAZIONE POLITICA

Fascicolo: 1 / 2005

L’articolo si basa sull’applicazione della teoria funzionale del discorso della campagna politica alla pubblicità televisiva delle elezioni primarie e generali americane del 2004. La teoria funzionale si fonda su una serie di assunti, secondo cui il voto è un atto comparativo; i candidati si devono distinguere dagli oppositori; i messaggi della campagna permettono ai candidati di distinguersi; il candidato deve vincere la maggioranza (o pluralità) dei voti raccolti nel corso dell’elezione (affermazione non del tutto scontata o banale, specie considerando le particolarità del sistema elettorale statunitense); infine, i candidati portano avanti la propria linea attraverso affermazioni (asserzioni positive), attacchi (asserzioni negative) e difese; il discorso della campagna verte su due aspetti principali: la policy (le issues) e la personalità (l’immagine del candidato). Le affermazioni (acclaims) non presentano aspetti che possano arrecare danno a che le impiega, mentre gli attacchi rischiano di alienarsi il favore dei votanti (soprattutto perché mettono in cattiva luce non solo il destinatario, ma anche il destinatore dei messaggi negativi); le difese, infine, sono un’arma a doppio taglio poiché, seppure servono a negare determinate accuse dalla parte avversaria, rendono espliciti i punti deboli del candidato, su cui a questo punto non si sofferma solo l’oppositore, ma lo stesso diretto interessato (insistendo così su aspetti particolarmente deboli della propria immagine o delle proprie proposte), caratterizzando inoltre la linea del candidato più come re-attiva che pro-attiva. Le due ipotesi principali della teoria funzionali sono le seguenti: 1) i candidati usano le affermazioni più frequentemente degli attacchi, e gli attacchi più frequentemente delle difese; 2) nel discorso della campagna saranno più frequenti i commenti sulla policy che sulla personalità del candidato. I risultati dello studio presentato in questo articolo mostrano che la prima ipotesi è stata verificata soprattutto nella campagna delle Primarie, dove le affermazioni erano decisamente superiori agli attacchi (79% Vs 21%), e ove si è potuto registrare un solo caso di impiego della strategia della difesa. Nella campagna delle elezioni generali, invece, non si è potuto constatare una differenza apprezzabile tra affermazioni e attacchi (mentre entrambe le funzioni erano decisamente superiori alle difese). Se la prima ipotesi è stata verificata solo parzialmente, la seconda ipotesi è stata confermata sia nella fase delle Primarie che delle elezioni generali: in entrambi i casi la discussione si è concentrata più sulle issues che sulla personalità dei candidati.

Christian G. De Vito

Guerra, violenze istituzionali e tortura

RIVISTA SPERIMENTALE DI FRENIATRIA

Fascicolo: 1 / 2005

la tortura al tempo della globalizzazione neoliberista, tra guerra guerreggiata e guerra sociale. Tra Bolzaneto e Abu-Graib, volgendosi anche verso il passato per cogliere il carattere strutturale delle violenze che si perpetuano nelle istituzioni totali. Oltre la banalizzazione auto-assolutoria delle mele marce e degli eccessi, per guardare fin dentro la quotidianità della violenza nelle carceri, nei centri di permanenza temporanea, nelle comunità terapeutiche per tossicodi¬pendenti, negli SPDC.

Viveca Hazboun

Esperienze cliniche sul campo: di guerra e del PTSD

RIVISTA SPERIMENTALE DI FRENIATRIA

Fascicolo: 1 / 2005

Il contributo documenta il lavoro e la ricerca psicoterapeutica nell’ambito del Disturbo Post-traumatico da Stress (PTSD), in una popolazione della West Bank (territorio dell’Autorità Nazionale Palestinese) che vive in uno stato di guerra a causa dell’occupazione e della rivolta popolare nazionale contro di essa.L’autrice riferisce della propria attività in quest’area, sulla scorta dell’esperienza quadriennale di attività ambulatoriale per l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Profughi Palestinesi (UNRWA): in questo periodo ha visitato in totale 1500 nuovi pazienti ogni anno. Una quota considerevole di essi soffriva di PTSD. È stato condotto uno studio utilizzando un questionario secondo i criteri del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali IV edizione; tale questionario è stato compilato da un campione randomizzato di 380 soggetti scelti tra la popolazione della West Bank nel 1996. Oltre alla presentazione di dati statistici e clinici del Centro di Orientamento e Formazione per il Bambino e la Famiglia (GTC), l’autrice propone alcune vignette di pazienti affetti da PTSD che sono stati seguiti presso il GTC, riportando i principi di trattamento adottati, nella speranza che tale studio possa aiutare altre popolazioni che vivono in situazioni analoghe. Il Centro fornisce un approccio eclettico alla cura, offrendo terapia individuale o familiare, colloqui e terapia attraverso il gioco, e un programma speciale scolastico e terapeutico per bambini con disturbi dell’apprendimento. La valutazione psichiatrica/psicologica iniziale è fondamentale per preparare un programma di cura individualizzato. Incontri e visite successive sono previsti con il valutatore iniziale e/o dai diversi componenti dell’ équipe, in base ai singoli casi. È altrettanto importante affrontare il problema degli interventi di massa, per esempio attraverso interventi radio-televisivi e giornalistici sul tema della salute mentale e della sopravvivenza ai traumi e alle situazioni di particolare difficoltà.

In questo scritto propongo diverse modalità di reazione degli Ame¬ricani all’impatto dello tsunami che ha colpito l’Asia nel dicembre 2004. In partico¬lare, descriverò le tre principali modalità con le quali le persone hanno fatto fronte all’ansia scatenata da questa tragedia: le indagini sui fatti, i racconti di storie, e le azioni mirate alla soluzione del problema. Ciascuna di queste modalità rispon¬de ad una strategia emblematica dell’eredità culturale americana. Questi modi di reagire non sono necessariamente usati da altri gruppi culturali. I vari racconti consentono la costruzione di un senso, e aiutano quindi le persone a proteggersi attenuando le ansie causate da un tale cataclisma. Infine, nell’arco di tre settimane, si può costruire una narrativa complessiva, in cui si reagisce, si accetta e, in un certo senso, si supera un evento catastrofico. Questo lieto fine è offuscato però dalle narrative caotiche che sorgono dal coinvolgimento americano in Iraq.

Barbara L. Fredrickson, Michele M. Tugade, Christian E. Waugh, Gregory R. Larkin

A cosa servono le emozioni positive nelle situazioni critiche? Studio prospettico su resilienza ed emozioni dopo gli attacchi terroristici agli USA dell'11 settembre 2001

RIVISTA SPERIMENTALE DI FRENIATRIA

Fascicolo: 1 / 2005

Sulla base della teoria dell’ amplificazione e costruzione formulata da Fredrickson ([1],[2]) (broaden-and-build theory)*, gli autori ipotizzano che le emozioni positive siano componenti attivi della resilienza di tratto. Alcuni studenti americani di college (18 maschi e 28 femmine) sono stati esaminati nei primi mesi del 2001 e nelle settimane successive agli attacchi terroristici dell’11 settembre. Le analisi delle mediazioni hanno dimostrato che le emozioni positive sperimentate in seguito agli attacchi gratitudine, interesse, affetto e così via rendono conto del tutto delle relazioni tra (a) resilienza precritica e successivo sviluppo di sintomi de¬pressivi e (b) resilienza precritica e crescita postcritica delle risorse psicologiche. I risultati suggeriscono che le emozioni positive nel seguito delle situazioni critiche proteggono le persone resilienti dalla depressione e ne alimentano lo sviluppo, in accordo con la teoria dell’amplificazione e costruzione. La discussione verte sulle implicazioni per il coping.

Inam Omar Abdul Rashied

Vincere la violenza di matrice religiosa

RIVISTA SPERIMENTALE DI FRENIATRIA

Fascicolo: 1 / 2005

Il presente lavoro propone una revisione critica della letteratura sempre più ricca sull’intrecciarsi fra religione e violenza, che è comparsa a partire dalla fine della guerra fredda. Le nuove posizioni teoriche emerse in questi studi, nonostante si allontanino dalle precedenti teorie più filosofiche di René Girard e di John MacFee, e abbiano un maggiore fondamento politico, hanno nell’insieme ancora un orientamento eurocentrico. Se vogliamo inoltre valutare correttamente il rapporto tra religione e violenza, è importante comprendere che la legittimazione religiosa della violenza non si verifica in un vuoto socio-storico. In particolare, il saggio ha cercato di mostrare che la letteratura esistente sul tema religione e vio¬lenza ignora in larga misura la violenza diretta e strutturale perpetrata dallo stato.

Secondo l’autore, l’affermarsi delle teorie biomediche circa le conseguenze dei traumi di guerra sulle popolazioni civili rischia di oscurare una più ampia interpretazione etico-sociale della questione. Tale rischio si verifica ogni volta che problemi originati dall’esposizione a eventi fortemente traumatici vengo¬no concepiti come il prodotto di una vulnerabilità individuale a sviluppare disturbi psichiatrici senza dare luogo a una riflessione sui temi delle responsabilità, della giustizia e della povertà. Il ricorso, nel discorso di matrice biomedica, a termini quali traumatizzazione o brutalizzazione può essere semplicistico e avere effetti stigmatizzanti. L’autore ritiene che sia illusorio e fuorviante studiare il per¬corso di guarigione di un evento traumatico esclusivamente a livello individuale. La guarigione, infatti, ha modo di svilupparsi una volta che i bisogni di base siano stati compresi e il ritorno alla vita quotidiana adeguatamente sostenuto. Ciò impli¬ca l’adozione di una visione della guarigione come processo sociale.

Italian emigration to Germany has had an essentially temporary character, which has never prevented an Italian community to grow up but with a peculiar and original structure. The Italian migratory experience to Germany has been different from that to the other countries in the world. Nevertheless Italians in Germany have expanded into ethnical enterprises, which confirms their ability, they’ve been strongly influenced by the transitoriness of migration. In fact Italian entepreneurship has easily fitted into the German national production, maintaining some of its characteristics, but at the same time it has not involved a large number of enterprises.

Giuseppe D'Angelo

Emigranti e imprenditori: gli italiani in Venezuela

MEMORIA E RICERCA

Fascicolo: 18 / 2005

Italians in Venezuela is a particular case in the history of Italian emigration because they went there only after the second world war, but it’s different from other migrations because the Italians didn’t find there a complex society. In Venezuela the Italians were able to do their job (bricklayer, cook, tailor, trader in Italian foods, but, above all, shoemaker); they lived in the biggest cities of the country; very quickly they became part of the local society and improved their social and economic conditions; they became entrepreneurs. For many years the president of the Venezuelan Shoes Producers Association was an Italian immigrate, perhaps the same person in Italy was a simple shoemaker. The Spanish term to indicate all Italian immigrates is therefore zapatero. The wish to earn money and to come back in Italy in few years drove them to work a lot; much more than a local: many hours a day all year round. Not always they were able come back; more often they continued to live there and their economic condition grew and the whole Italian immigration undertook a very important role in the Venezuelan economy and society.

Giancarlo Chiro

Cultura economica e livello sociale degli italiani d'Australia

MEMORIA E RICERCA

Fascicolo: 18 / 2005

The essay examins the ability of second and third generation Italians to fit in the Australian society. In particular it reconstructs Italian ethnical entreprenuership in professions and general employment. On one side Italians have demonstrated the will to integrate and conform to Australian life style and models: in fact the employment in the service industry has been generally preferred. On the other side a considerable niche of ethnical entrepreneurs has staked on the sense of Italian identity and created successful enterprises, able to get over the immigrant community.

William Anselmi, Lise Hogan

L'emigrazione italiana in Canada nell'era globale tra aspetti culturali e risvolti economici

MEMORIA E RICERCA

Fascicolo: 18 / 2005

Italian emigrants in Canada between cultural and economic aspects The article is divided into four parts, beginning with the presentation of the context of the problematic at hand; the analysis of the background is next, followed by the re-contextualization of the object of analysis, and finally a gamut of points of view is rendered. The analysis is contextualized through the role of Canada as the host country, and thus the new frame of reference, to several waves of Italian migration ending around the early fifties of last century. Notwithstanding this historical richness, the person who had left Italy for Canada is generally still seen as a stereotypical figure (poor, uncultured, generally from the south of Italy), and not worthy of any greater recognition. Such an experience can be brought to focus around, then summarized according to, the role of the ‘oriundo’. The oriundo is that particular figure the mask of Italian displacement which can be ‘spectacularized’. A case in point would be the in-depth analysis of the role of the multimedia operation CHIN International in terms of identity-formation paradigms and their application in the Italian Canadian community. Another important aspect, as far as this oriundo construction is concerned, is the historical event of the internment of Italians during WWII. An historical event that is assumed to have laid the base for a certain reality of division within the Italian Canadian community. This division is still felt today in political terms since it is still being argued whether such a move by the government of Canada was indeed necessary the corollary being the request by certain representatives of the Italian Canadian community for the Canadian government’s acknowledgement of this ‘injustice’. In short, the experience of the political internment disrupted a linear, historical sequence of immigration in Canada and contributed to a ‘silencing’ of the experience.

Italian American community has played an important role in Chicago’s life since the end of the 19th and the beginning of the 20th century. Italians have been able to integrate in city life, though they’ve never lost their identity. Italian strong sense of family and community has led entrepreneurs to expand into ethnical enterprises between the two World Wars and up until today. This ethnical entreprenuership has never lost its original character, and has been able to get over the immigrant colony at the same time. It has opend out in the whole society of Chicago, and in some cases it has also widened out in national and international markets.

This essay examines the surfacing and development of Italian-American entrepreneurship in Providence. Besides a number of small businesspeople, spanning from neighborhood retailers to importers of goods from Italy, Providence saw the emergence of Italian-American entrepreneurs whose market could be as wide as the United States, as in the case of Vincenzo Sorrentino’s Uncas Manufacturing Company, one of the largest ring plants nationwide. These latter did not necessarily rely upon ethnic commodities. Conversely, the first businesspeople of Italian ancestry focused on Italian-style products for a niche made up of their fellow ethnics. They also trusted Italian-American consumers’ sense of loyalty to one’s community and its businesspeople However, such entrepreneurs, too, eventually had to broaden their market beyond the boundaries of the Italian-American community, especially in the postwar years, in order to stay in business. Yet they have continued to count on the ethnic flavor of their goods and have even exploited it in order to reach out to consumers belonging to other national groups who are attracted by the exotic appeal of Italy-related products.

Saverio Battente

Introduzione

MEMORIA E RICERCA

Fascicolo: 18 / 2005