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Pubblichiamo qui di seguito i testi presentati nel corso del dibattito del Sabato ASP curato dalla Redazione di Setting il 12 dicembre 2015, dedicato al ruolo della Rivista nella formazione psicoanalitica ed all’approfondimento dell’articolo di M. Solms e J. Panksepp "L’Es sa più di quanto l’Io ammetta: prospettive neuropsicoanalitiche rispetto alla coscienza primaria nell’interfaccia tra neuroscienza affettiva e cognitiva", pubblicato sul n. 37/38. I testi sono stati pensati per la presentazione orale, ed abbiamo preferito conservarne il carattere originario, il primo è del Direttore della nostra Rivista, Ciro Elia, e gli altri di alcuni Allievi della S.P.P. (Corso di Psicoterapia Psicoanalitica Individuale dell’Adulto - sede di Milano): Mario Apicella, Emilio Bertuletti, Chiara Gnesi, Davide Trovenzi.
Attraverso l’incontro con un’adolescente migrante, il presente lavoro intende esaminare le difficoltà incontrate nella costruzione di un senso di identità e appartenenza. Lisa vive una discrepanza tra modelli di identificazione diversi ed è segnata dal trauma migratorio e ambientale. Il dolore psichico ha trovato espressione dentro di lei in forme di difesa rigide come l’identificazione proiettiva. Obiettivo del lavoro è stato trasformare il rischio transculturale in un processo dinamico e creativo. Il setting è stato il luogo di speranza dove riconoscere il transfert culturale in atto, accogliere ciò che non era stato mentalizzato e introdurre uno spazio sognante.
Nello scritto viene presentata una trance di psicoterapia con una paziente gravida. L’esperienza della gravidanza e l’imminente nascita della figlia, risvegliano nella donna i "fantsmi" intrusi nel suo passato, eredità psicologica di una storia infantile traumatica, destinata a ripetersi. I contenuti traumatici la ostacolano nella possibilità di scoprirsi mamma accudente e di fantasticare l’incontro con la sua bambina. Nel corso della psicoterapia la paziente inizia ad esplorare i suoi complessi vissuti relazionali e a depositare e dotare di senso le sue angosce. Si apre in lei la possibilità dell’incontro onirico con i suoi fantasmi- demoni, è ciò le permette di immaginare possibili variazioni rispetto alla ripetizione transgenerazionale.
Questi due interventi, incentrati su "Corpo, Genere e Generatività", propongono l’approccio classico ad alcuni nuovi e dibattuti temi della clinica e della teoria psicoanalitica. Li abbiamo trovati molto interessanti per un confronto con le tendenze e le ricerche più recenti su omosessualità, coppia omosessuale, coppia parentale omosessuale, talvolta ritenute frutto di ideologia. Forniamo una breve bibliografia relativa ai principali Autori ed alle più recenti ricerche al riguardo, ad integrazione di quelle dei due interventi.
L’articolo è formato da quattro parti, che attestano il lavoro di gruppo di molti anni tra gli autori, nel corso dei quali è stata elaborata una riflessione comune sull’autismo. È questa riflessione che proponiamo attraverso il racconto di quattro casi clinici. In questo modo intendiamo prendere parte alla ricerca in un dominio così particolare della psicoanalisi e della psicoterapia con i bambini e gli adolescenti in sofferenza. Nel primo caso attraverso la descrizione di alcune sedute relative ad un caso clinico di psicoterapia infantile, Attilia Lanteri cerca di evidenziare la ricchezza del mondo mentale interno in un soggetto autistico. Nel secondo caso Laura Pasero descrive l’inizio di una psicoterapia psicoanalitica con un ragazzo con disturbo pervasivo dello sviluppo; delinea le tappe attraverso cui si trasforma la relazione terapeutica e si sviluppa una comunicazione da un primo linguaggio confuso e frammentato. Nel terzo caso Paolo Vassallo, attraverso un caso clinico, intende mettere in evidenza come la psicoterapia di ispirazione psicoanalitica possa applicarsi a soggetti autistici "ad alto funzionamento" e quanto questi pazienti se ne possano avvantaggiare. Infine. Nicole Geblesco descrive il percorso di cura con una ragazza sofferente di autismo e l’esplorazione del suo mondo interno che, al di là di essere una scatola vuota, si manifesta come uno scrigno ricco di simboli il cui dinamismo é carico di forze vitali ma incapsulato in un linguaggio criptico che attende una decodifica.
L’autore espone i recenti risultati della ricerca neuroscientifica orientata allo studio delle emozioni e degli affetti, come sviluppata soprattutto da Panksepp nei suoi volumi Affective Neuroscience e Archeology of Mind, e dai contributi di Solms. L’ambito principale di ricerca di Panksepp si focalizza sui processi emozionali primari, e la sua elaborazione teorica ha importanza fondamentale per la ricollocazione della vita emozionale alla base della nascita e dello sviluppo della vita della mente, spostando l’asse da una visione prevalentemente cognitiva ad una affettivo-motivazionale. Vengono illustrati, discussi e criticamente messi a confronto con altri approcci e ricercatori (Bucci, Le Doux, Damasio, Edeman, Kandel, Schore e Gallese) i sette Sistemi Emozionali di base di Panksepp. La principale conseguenza di questi diversi e parzialmente concordanti contributi mostra come i modelli della mente più compatibili con la Neuroscienza Affettiva non siano quelli di ascendenza cognitivistica, ma quello psicoanalitico. L’intento dell’articolo è molto interessante: proporre una nuova fondazione neurobiologica dei concetti meta psicologici freudiani di Es e io.
Obiettivo del paper è proporre riflessioni sulla necessità di orientare l’azione di governo delle destinazioni turistiche e delle imprese turistiche verso la sostenibilità ai fini del conseguimento del vantaggio competitivo. La sostenibilità, intesa nelle tre dimensioni ambientaleeconomica- sociale, può rappresentare una vera risposta alla sfida ecologico-economica se le destinazioni turistiche e le imprese turistiche saranno capaci di valorizzare le risorse di attrattiva del territorio e di utilizzarle come innovativi fattori strategici di sviluppo turistico. Nonostante sia forte la necessità delle organizzazioni turistiche di quantificare il livello di sostenibilità raggiunta, ad oggi non si è ancora pervenuti alla definizione di idonei indicatori in grado di misurare la sostenibilità nelle sue tre distinte dimensioni di analisi. In contesti organizzativi sempre più complessi, il conseguimento dello sviluppo sostenibile dipende dalla capacità dell’organo di governo di gestire in modo efficiente ed efficace le relazioni con i diversi portatori di interesse, ovvero tra il sistema di offerta turistica ed il turista, e di creare le condizioni per la creazione, la diffusione e la condivisione di nuova conoscenza all’interno delle organizzazioni e tra le organizzazioni e l’ambiente esterno. La realizzazione di progetti innovativi e potenzialmente sostenibili non può prescindere dallo sviluppo di adeguati processi di apprendimento dalle esperienze vissute quotidianamente nel corso della gestione aziendale. Altresì, il conseguimento dello sviluppo sostenibile rientra nelle responsabilità delle Istituzioni che avranno il compito di sostenere la progettazione e la promozione dello sviluppo del turismo, sostenibile e di qualità. Il paper, oltre ad arricchire la letteratura in materia di management e governance in ambito turistico, intende contribuire al rafforzamento della competitività delle destinazioni e delle imprese turistiche orientando i processi decisionali verso la sostenibilità. L’assenza di case studies costituisce un limite al lavoro; pertanto, in una prospettiva di ricerca futura, si riterrà necessario analizzare alcune evidenze empiriche al fine di scoprire nuove ed opportune azioni di sviluppo delle destinazioni e delle imprese turistiche.
La ricerca di una crescente efficienza nell’uso delle risorse energetiche rappresenta da lungo tempo uno degli obiettivi fondamentali della politica energetica europea e, dunque, anche di quella nazionale, in considerazione del ruolo strategico che essa ricopre per avviare una reale transizione verso la tanto auspicata low carbon economy. Il risparmio energetico e il miglioramento dell’efficienza energetica costituiscono una leva straordinaria, in grado di contribuire al conseguimento sinergico di tradizionali obiettivi di politica energetica, fra i quali la sicurezza degli approvvigionamenti, la diminuzione della dipendenza dalle importazioni di idrocarburi e la riduzione delle emissioni climalteranti, generando effetti positivi sulla competitività, sull’innovazione tecnologica nonché sulla creazione di nuova occupazione. Scopo del presente lavoro è quello di delineare in chiave critica, anche alla luce della crescente attenzione dei policy maker all’efficienza energetica, lo stato dell’arte in merito alla implementazione di misure per il suo miglioramento nella PA, nonché i principali elementi di criticità che non hanno consentito di liberare il potenziale ancora ampiamente inespresso. Ciò anche in considerazione del recente recepimento, nel nostro paese, della Direttiva 27/2012/UE che assegna un ruolo chiave alla PA, nella duplice veste di gestore del patrimonio pubblico e di decisore, nel promuovere l’efficienza energetica nel territorio.
Il lavoro analizza l’evoluzione nella gestione della conoscenza al fine di individuare modelli e prospettive utili a consentire un miglioramento dell’efficienza nei processi di management. Il contributo offerto dalla letteratura è analizzato in considerazione delle logiche individuate dagli studi sulle Reti Sociali rilette alla luce del contributo interpretavo offerto dall’Approccio Sistemico Vitale (ASV) quale modello capace di evidenziare variabili e processi coinvolti nell’interazione tra varietà informative. La sistematizzazione dei contributi offerti dalla letteratura manageriale in tema di gestione della conoscenza agevola la lettura e la comprensione dei modelli di management prevalenti delineando tratti e peculiarità della società della conoscenza - quale costrutto incentrato sulla relazione tra sistemi vitali - che gli approcci e gli strumenti tradizionali faticano a comprendere.
The paper presents a meta-analysis between cash holdings and firm value. Referring to a sample of 290 studies, the results show that the holding of cash leads to an increase in firm performance. Moreover, the study finds that the relationship resulted moderated by several factors. In particular, the positive effect of cash reserves is amplified when the value of the firm is measured by a proxy of market value, when studies refer to recent years and when firms operate in specific institutional contexts. On the contrary, the effect is reduced in the firms with low growth opportunity, in published studies and in those which employ econometric techniques that control for endogeneity problems. .
One of the earliest theories in the audit literature is that Big 4 auditors, due to their larger size and better training programmes, provide higher audit quality than other auditors in listed companies (e.g. Dopuch and Simunic, 1982; Davidson and Neu, 1993; Becker et al., 1998; Francis and Krishnan, 1999; Bauwhede et al., 2003; Cai et al., 2005). The argument is that larger audit firms have more reputation to lose by sacrificing their independence on any given audit engagement, thus Big 4 auditors’ higher levels of audit quality should be associated with lower levels of earnings management. To the extent that managers want to "mislead some stakeholders about the underlying economic performance of the company or to influence contractual outcomes that depend on reported accounting numbers" (Healy and Wahlen, 1999, p. 368), earnings will also be managed in non-listed firms. Bank financing is usually a major source of finance in privately held companies (Van Tendeloo and Vanstraelen, 2008), resulting in agency conflicts between bankers and owners, and between bankers and management (Vander Bauwhede and Willekens, 2004), which could also create earnings management incentives. The audit quality is the joint probability that the auditor detects an anomaly (first dimension) in financial statements, and then reveals it to the external users (second dimension) (DeAngelo, 1981). Analysing a panel sample of Italian non-listed firms over the years 2007-2012, our main findings suggest that Big 4 auditors are more likely to discover (auditor’s technical capabilities) earnings management initiatives than other auditors (a non- Big 4 auditor and statutory auditors), because a Big 4 auditor is negatively associated with the absolute value of discretionary accruals (Jones, 1991; Dechow et al., 1995). Analysing the same sample firms, a logistic panel regression suggests that, according to previous literature, the absolute value of discretionary accruals is positively associated with the probability that a qualified audit report is issued, meaning that the absolute value of discretionary accruals explains the issuance of qualified opinion for materially misstated financial statements. The panel logistic regression also suggests that the association of the absolute value of discretionary accruals and of a Big 4 auditor is positively associated with the probability that a qualified audit opinion is issued, meaning that when a Big 4 auditor discovers an accounting anomaly in the financial statements, it is reported in the audit opinion (auditor independence). Our findings also show that the audit opinion in previous years also affects, on average, the audit opinion of the year of the analysis.
L’articolo si sofferma, preliminarmente, ad una ricostruzione storica della nascita dei Centri antiviolenza in Italia mettendone in evidenza caratteristiche e ruolo. Vengono poi descritte le reti nate dall’esigenza di confronti rispetto alla metodologia di accoglienza, all’ospitalità all’interno delle case rifugio, al rapporto con gli altri servizi territoriali, alla formazione e all’organizzazione di convegni e seminari, ecc. e sottolineata l’importanza delle reti a livello regionale (Coordinamento delle Case delle donne e dei Centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna) e nazionale (D.i.Re- Donne in Rete contro la violenza) anche per la proposta di specifiche politiche.L’articolo si conclude con la descrizione organizzativa dei centri e dei servizi offerti.
Partendo dalla constatazione che la violenza di genere investe non solo il piano delle azioni, ma anche quello simbolico delle rappresentazioni e coesiste con i frame della libertà e della reciprocità, il saggio si propone di analizzare le forme di percezione, valutazione e rilevanza assegnate alla violenza, in contesti di normalità. Vengono evidenziate le situazioni in cui la violenza si manifesta ritualizzandosi, riscritti gli elementi che la connotano, riletta la rappresentazione che ne viene fatta dai mass media. Nel saggio si cerca di sciogliere alcuni nodi del rapporto reversibile fra consapevolizzazione rispetto a e banalizzazione della violenza di genere, ci si sofferma poi sui fatti recenti avvenuti a Colonia nella notte di Capodanno, ripercorrendo la tesi di Foucault della punizione vendicativa e rappresentativa inferta alla donna occidentale, che in quanto di cultura laico-occidentale non costituisce una proprietà - non è di nessun uomo.
In questo saggio ci si propone di discutere criticamente il complesso percorso di "ricostruzione" delle capacità che le donne vittime di violenza intraprendono nel momento in cui decidono di rivolgersi a un centro antiviolenza. La violenza contro le donne costituisce uno svantaggio corrosivo, una condizione di deficit di capacitazione, che ha effetti su numerose sfere dell’esistenza. I centri antiviolenza costituiscono un’importante opportunità rispetto alla quale è la decisione e la libera scelta delle donne a determinarne il funzionamento: emblematica a tale proposito l’esperienza di Solidea che ha realizzato nel tempo un’azione di sistema a livello locale nel contrasto e nella prevenzione della violenza contro le donne, offrendo un concreto sostegno alle donne accolte, favorendo lo sviluppo di fattori di protezione, che le hanno rese in grado di recuperare il senso di autostima e di conquistare una vita indipendente, potenziandone la capacità di scelta e autodeterminazione, rendendo possibili nuovi orizzonti di realizzazione.
I Comitati unici di garanzia (di seguito CUG) nati in attesa di leggi specifiche con lo scopo di anticipare, nei limiti consentiti dalla legislazione vigente, gli indirizzi a cui uniformare successive proposte, in effetti trattarono argomenti e temi che ancora oggi sono all’ordine del giorno di quanti e quante si occupano o si vorrebbero occupare di pari opportunità.