RISULTATI RICERCA

La ricerca ha estratto dal catalogo 104759 titoli

Enrico Berbenni

La grande espansione: dal primo al secondo ciclo edilizio

STORIA URBANA

Fascicolo: 148 / 2015

L’articolo ripercorre l’andamento del settore edilizio in Italia, nel periodo compreso tra la ripresa economica degli anni Cinquanta e la crisi petrolifera dei primi anni Settanta, individuando nel controverso rapporto tra pubblico e privato uno dei fattori decisivi dell’espansione produttiva di quegli anni. Questa fase, pur intervallata da alcune battute d’arresto, fu contraddistinta da eccezionali tassi di crescita e da un rapporto conflittuale tra regolamentazione pubblica e libera iniziativa privata, che ebbe la sua espressione più evidente nella perdurante incertezza del quadro normativo. Definito il quadro legislativo di quegli anni, la seconda parte si sofferma sui risultati quantitativi e tipologici di una produzione sostenuta in gran parte dall’iniziativa privata, a fronte di un contributo decrescente dell’intervento pubblico. Una crescita che significò, per una parte almeno del comparto, una trasformazione tecnologica e di organizzazione del lavoro, facendo convivere forme tradizionali di produzione accanto ad una maggiore meccanizzazione del cantiere.

Il presente contributo descrive le vicende del grande piano di bonifica che coinvolse il Campidano di Oristano, in Sardegna, fra gli anni Venti e Trenta del Novecento: territorio un tempo paludoso, malarico e desolato che, in pochi anni, fu antropizzato e urbanizzato. Il progetto venne eseguito, oltre che con importanti contributi statali, coi capitali privati della Banca Commerciale Italiana che, insieme alla Bastogi, creò il "Gruppo elettrico sardo", affidato a Giulio Dolcetta. La costruzione di dighe e invasi lungo i principali corsi d’acqua, avviò i processi di elettrificazione dell’isola e di bonifica idraulica e agraria. La Società Bonifiche Sarde, impresa del gruppo, varò il primo, pionieristico esperimento organizzato di colonizzazione interna, preso a modello nelle successive bonifiche integrali promosse dal regime fascista. Con l’insediamento dei primi coloni, si avvertì l’esigenza di un centro urbano con funzioni amministrative e dotato dei servizi essenziali, così nel 1928 nacque Mussolinia di Sardegna. Prima città di fondazione, anticipò l’attuazione del programma demografico ruralista voluto da Mussolini, pur non essendo, già nella sua struttura, città squisitamente fascista: le rappresentazioni simboliche del regime, come la Casa del fascio e la Casa del balilla, si aggiunsero all’originaria architettura eclettica solo a metà degli anni Trenta, quando il gruppo dirigente, fino ad allora legato agli interessi speculativi della Comit, fu sostituito da nuovi vertici più vicini alla politica nazionale, a seguito dell’assunzione del controllo delle Bonifiche sarde da parte dell’Iri.

Durante l’età dei Lumi, l’aggravarsi della spinosa questione della mendicità e il connesso affiorare di esigenze sociali alimentano il germogliare di specifici istituti, significativo riflesso della crescente articolazione dell’offerta caritativa. Il progressivo riconoscimento di nuove forme di indigenza con propria identità e distinte prerogative comporta la definitiva presa di coscienza delle molteplici sfaccettature della devianza, a cui il buon ordine della società impone idonee risposte anche sul piano istituzionale. Nel Ducato parmense, un ruolo importante va attribuito al ministro francese Du Tillot, i cui incisivi programmi riformistici operano nell’alveo del pensiero assistenziale settecentesco. L’ottimistica fede dei Lumi nella scienza pedagogica sancisce l’avvento di un nuovo sentimento verso l’infanzia. Tra Sette e Ottocento si assiste alla tendenziale attenuazione della mortalità infantile e neonatale all’interno del brefotrofio cittadino. Emerge, altresì, la distinzione tra le varie forme di infermità, attribuendo, per la prima volta, autonoma identità alla vasta classe delle diverse patologie mentali. Il prioritario perseguimento della «pubblica felicità» impone una scrupolosa igiene sociale, eliminando dalla città la folla destabilizzante dei mentecatti per convogliarla in appositi luoghi di ricetto, a cui delegarne non tanto la mera custodia quanto, piuttosto, appropriate terapie. Probante riprova appare la crescita esponenziale, a partire dalla seconda metà del Settecento, dei «pazzerelli» accolti presso l’Ospedale della Misericordia di Parma. Il XVIII secolo fa da spartiacque mentale anche sotto un altro profilo. Varcando gli angusti confini dei recinti nobiliari e claustrali, la figura muliebre acquisisce rinnovato rilievo. Un ruolo importante al riguardo assumono i Conservatori settecenteschi, deputati ad ospitare le fanciulle «pericolanti», educandole all’apprendimento di un mestiere. Non minore interesse presenta, infine, il profilo contabile dei Pia Loca, con particolare riferimento al XVIII secolo. Dai rendiconti annuali inerenti all’Ospedale della Misericordia si evince la larga prevalenza delle spese di gestione interna: uscite connesse al vitto, alle cure mediche e, in minor misura, gli oneri finanziari e gli esborsi legati alla manutenzione degli immobili e dei poderi. Dall’analisi dei vari capitoli di spesa emerge un lento miglioramento nei regimi alimentari, con un crescente peso della carne di manzo a scapito del secolare predominio dei carboidrati, congiuntamente ad una conduzione accorta e redditizia del patrimonio fondiario

In questo saggio cercheremo di ricostruire gli aspetti morfologici, socio-economici e amministrativi del quartiere/mercato della «Piazza de’ Viveri» de La Valletta a Malta, durante la seconda metà del XVIII secolo. L’indagine qui proposta, anche attraverso l’uso delle fonti cartografiche, contestualizza la divisione amministrativa e religiosa dello spazio urbano de La Valletta e affronta le vicende che portano alla trasformazione dell’area destinata alle funzioni di mercato, da piazza aperta a spazio commerciale chiuso, circondato da edifici. Di questo quartiere, interamente di proprietà dell’Ordine dei Cavalieri di Malta, metteremo in evidenza l’organizzazione, i suoi regolamenti e, attraverso l’incrocio dei dati ricavati dalla fonte fiscale e quella notarile, gli aspetti socio-economici che regolano la vita del quartiere nella seconda metà del Settecento. Grazie a questi ultimi aspetti, abbiamo riscontrato la presenza di un contesto sociale di clientele ben definito, composto da un gruppo di lavoratori/negozianti benestanti "autenticamente maltesi" che in alcuni casi riesce anche ad accumulare ingenti ricchezze

Francesco Porcelli

The Evaluation of Standard Expenditure Needs: the Case of Social Care Services in Italy

ECONOMIA PUBBLICA

Fascicolo: 3 / 2015

This paper is a policy report providing an overview of the recent Italian experience in the evaluation of the standard expenditure needs of municipalities (6702 elected local authorities of regions with ordinary statutes), discussing in detail the main technical choices and the final methodologies adopted in relation to the mainstream methods reported in the economic literature and developed by other countries. For simplicity, the paper is focused on the social care sector (which absorbs more than 20% of municipal current expenditure), the methodological approach being the same in the case of other local services.

Ivan Faiella, Alessandro Mistretta

Spesa energetica e competitività delle imprese italiane

ECONOMIA PUBBLICA

Fascicolo: 3 / 2015

Questo lavoro presenta una nuova metodologia per ricostruire la spesa energetica delle imprese manifatturiere italiane con 20 addetti e oltre per il periodo 2003-2011. Utilizzando una pluralità di fonti informative per imputare i consumi fisici di energia - per settore e fonte - nell’archivio di microdati Invind, la spesa di ciascuna impresa è ottenuta valorizzando gli usi energetici con i prezzi prevalenti sui mercati delle diverse fonti. Secondo le nostre stime le imprese nel 2011 spendevano mediamente poco meno di 740 mila euro per l’acquisto di energia, il 61 per cento più del 2003. I costi sono più elevati per le imprese localizzate al Nord, di maggiori dimensioni e che operano nei settori della produzione di materiale da costruzione e ceramiche e in quelli della chimica e petrolchimica. Nel periodo 2003-2011 l’incidenza dei costi energetici è aumentata dal 2,3 al 2,6 per cento in rapporto al fatturato e dal 27,1 al 30,8 rispetto al costo del lavoro. Correlando l’incidenza della spesa energetica con indicatori di performance emerge che le imprese con più elevati costi energetici hanno una minor crescita del fatturato e una minore propensione all’export.

Enrico Conti, Silvia Duranti, Carla Rampichini, Nicola Sciclone

Quanto conta l’effetto scuola nel ciclo primario? L’efficacia delle istituzioni scolastiche in Toscana

ECONOMIA PUBBLICA

Fascicolo: 3 / 2015

Il paper si pone l’obiettivo di fornire al policy maker uno strumento metodologico per individuare le scuole del ciclo primario con performance "anomale" in termini di efficacia. Il lavoro si ispira al filone di letteratura sull’efficacia della scuola (School Effectiveness Research), che si occupa di analizzare le differenze tra scuole e dentro le scuole in relazione a indicatori di performance degli alunni, aggiustati per fattori osservabili e fuori dal controllo delle istituzioni scolastiche. L’efficacia delle scuole è stimata attraverso un modello multilivello, che tiene conto della struttura gerarchica dei dati e consente di scomporre la variabilità nei risultati scolastici tra livello individuale e livello di scuola. Dall’analisi emerge come la maggior parte della variabilità nei risultati delle scuole sia imputabile alla loro efficacia netta, ovvero alla loro capacità di trasformare gli input in output. Il metodo  proposto  si presenta quindi come un utile strumento per l’individuazione delle scuole con performance "anomale" in termini di efficacia. L’applicazione al caso toscano evidenzia una significativa eterogeneità territoriale, con alcune zone che presentano una maggiore concentrazione di scuole efficaci.

Massimiliano Ferraresi, Leonzio Rizzo

L’impatto della contabilità euro-compatibile in un’auspicabile evoluzione del patto di stabilità interno

ECONOMIA PUBBLICA

Fascicolo: 3 / 2015

In questo contributo si discute come il saldo utile per individuare l’obiettivo del patto di stabilità interno, calcolato utilizzando la contabilità euro-compatibile, possa portare ad una ripartizione dell’indebitamento consolidato della PA molto diversa da quella che si avrebbe utilizzando la contabilità di competenza mista, attualmente usata per calcolare l’obiettivo del patto di stabilità interno per i comuni. La contabilità euro-compatibile classifica infatti alcune voci rilevanti del conto corrente per cassa, che invece nella contabilità di competenza mista sono classificate per competenza ed inoltre elimina dal conto capitale le voci relative alle partite finanziarie. Si utilizzano i dati dei consuntivi 2009-2011 aggregati per i comuni italiani applicando la contabilità euro-compatibile e quella di competenza mista. Quindi si approfondisce il ruolo delle partite finanziarie e degli aggiustamenti contabili, necessari a raccordare le due contabilità, analizzando la loro distribuzione distinta per zona geografica e per regione: il contributo all’indebitamento varia, sia a livello di comparto comunale, che tra un comune e l’altro a seconda della contabilità utilizzata.

Giovanna Messina, Marco Savegnago

Le imposte sulla prima casa in Italia, un equilibrio difficile fra decentramento e redistribuzione

ECONOMIA PUBBLICA

Fascicolo: 3 / 2015

Questo lavoro ripercorre l’evoluzione recente della fiscalità immobiliare locale in Italia. Si utilizzano numerose fonti informative, sia a livello aggregato sia a livello individuale, per ricostruire la variazione del prelievo sull’abitazione principale nell’ultimo triennio e analizzare i profili redistributivi del passaggio dall’imposta municipale propria (Imu) al tributo sui servizi indivisibili (Tasi). L’analisi mostra una significativa riduzione della componente di prelievo legata alla proprietà immobiliare fra il 2012 e il 2014; considerando anche i tributi destinati al servizio dei rifiuti, l’onere fiscale complessivo sull’abitazione di residenza è rimasto sostanzialmente invariato. Questo passaggio si è accompagnato, tuttavia, ad una maggiore incidenza del prelievo sulle famiglie a basso reddito, a causa del minore impatto delle detrazioni. Lo studio conclude discutendo possibili interventi volti ad accrescere la visibilità e l’equità del prelievo, realizzabili a parità di gettito.

A cura della Redazione

Recensioni

QUADERNI DI GESTALT

Fascicolo: 2 / 2015

Questo articolo è un commento in risposta a un capitolo scritto da Atwood, Stolorow e Orange, in cui gli autori criticano alcune delle idee dell’approccio psicoanalitico relazionale di New York. È stato scritto come parte di una "conversazione" continua fra due scuole di psicoanalisi contemporanea strettamente affini nel pensiero: la teoria dell’intersoggettività e la scuola relazionale americana (rappresentata in primo piano da Stephen Mitchell e Lew Aron), e la terapia della Gestalt. Le mie osservazioni affrontano le analogie epistemologiche fra la terapia della Gestalt e la psicoanalisi contemporanea, e trattano le differenti prospettive riguardanti il "qui ed ora", e il riconoscimento reciproco. Inoltre, sulla base della prospettiva teorica di campo e sull’esempio di alcune dichiarazioni di Isadore From, la teoria delle "interruzioni di contatto" e degli episodi di contatto della terapia della Gestalt è criticamente discussa.

In questo lavoro viene presentato un intervento riabilitativo multidisciplinare, quale sostegno relazionale e ambientale all’emergere del sé, con un paziente che ha subito una grave cerebrolesione in seguito ad incidente stradale. Intervento psicoterapico, contenimento ambientale e ritmo della stimolazione sono stati i facilitatori di una nuova organizzazione, che ha aumentato progressivamente la permanenza del sé, rendendo prevalenti i momenti in cui, da frantumato, si disvelava e si componeva in unità in grado di entrare in contatto con l’ambiente.

Mercurio Albino Macaluso

La spontaneità dell’incontro terapeutico come fattore chiave di cambiamento

QUADERNI DI GESTALT

Fascicolo: 2 / 2015

Facendo riferimento alla teoria del sé presentata da Perls, Hefferline e Goodman in Gestalt Therapy (1951), questo lavoro esamina il concetto gestaltico di spontaneità e le sue implicazioni cliniche. La spontaneità è la qualità propria del buon contatto, dell’esperienza piena. Quando è pienamente presente nel qui e ora dell’incontro con l’altro, il terapeuta è nella condizione migliore per cogliere ciò che si presenta al confine di contatto e per rispondere ad esso in modo spontaneo. Così intesa, la spontaneità del terapeuta, che non è mai disgiunta della responsabilità che il ruolo di cura implica, diventa strumento fondamentale di terapia.

Mercurio Albino Macaluso

La teoria del sé in Gestalt Therapy. Il sé, l’io, l’es e la personalità

QUADERNI DI GESTALT

Fascicolo: 2 / 2015

The theory of the self, to which Gestalt therapists generally refer, is a reading that Isadore From has made of the Goodman’s theory of the self. In fact, between the theory of the self by Goodman and the revision made by From there are important differences. In this article, chapter 10 of Gestalt Therapy (Perls, Hefferline and Goodman, 1951) is outlined in detail. Here Goodman presents his conception of the self and its main structures. Then, the author discusses some aspects and implications of these ideas. Differences with Isadore From’s interpretation of these concepts are examined.

L’articolo è una rivisitazione ermeneutica della teoria del sé di Perls, Hefferline e Goodman (1951), alla luce degli sviluppi sociali e delle mutate evidenze cliniche contemporanee. Vuole focalizzare aspetti innovativi dell’anima fenomenologica ed estetica del nostro approccio che risultano utili nella società attuale. All’interno della definizione di base del sé come contatto (dunque come esperienza del mondo), l’autrice focalizza l’esperienza dello sfondo, includendo così nel concetto unitario del sé come "farsi del contatto nel qui e ora" gli aspetti evolutivi e gli aspetti psicopatologici, originariamente banditi dalla considerazione del sé, in quanto considerati antagonisti al lavoro fenomenologico sull’esperienza attuale del paziente. L’autrice realizza dunque un concetto del sé che include, oltre alla co-crea¬zio-ne della figura al confine di contatto, sia lo sfondo evolutivo che la percezione rigida e desensibilizzata che caratterizza la sofferenza, come pure il vissuto del terapeuta e l’uso della "conoscenza relazionale estetica" come "intelligenza sensoriale" del campo fenomenologico condiviso.

In quest’intervista Jean-Marie Robine esplora i concetti di campo, situazione, self e la centralità del riconoscimento nel rapporto terapeuta-paziente. Risulta evidente come il concetto di "situazione" possa far meglio comprendere il concetto di campo - che dai gestaltisti è usato in modi diversi - e come sia fondamentale compiere delle scelte. Robine, inoltre, sottolinea l’importanza del riconoscimento del paziente da parte del terapeuta, senza il quale nessun cambiamento può avvenire. La scelta del paradigma di campo e di quello estetico ci possono offrire la possibilità di "alimentare" la nostra capacità di "essere-con", e la competenza nel nostro essere terapeuti. All’intervista seguono i commenti di Margherita Spagnuolo Lobb, Gianni Francesetti e Piero Cavaleri, i quali mettono in luce i punti di accordo e a volte anche di disaccordo con il pensiero del collega francese. L’articolo è un’occasione per la creazione di un linguaggio comune tra i teorici della comunità gestaltica, e genera nuovi spunti di riflessione, sempre nel rispetto delle diversità.

Fabrizio Granà

Book Review

FINANCIAL REPORTING

Fascicolo: 2 / 2015