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Dopo la separazione del dominio oggettivo della logica del certo da quello soggettivo delle valutazioni probabilistiche, lo studio delle proprietà di coerenza della previsione di specifiche grandezze aleatorie è condotto, in virtù dell’inquadramento della probabilità nella teoria delle decisioni in condizioni d’incertezza, abbinando probabilità ed utilità e riferendosi ad un individuo non già avverso, ma neutrale nei confronti del rischio. Le proprietà di coerenza sono oggettive in quanto, indipendentemente dalle opinioni soggettive di ciascuno, escludono che possano verificarsi delle conseguenze evidentemente indesiderabili da parte di chiunque.
Sono tuttora largamente diffuse concezioni della scienza arretrate non solo rispetto all’epistemologia aggiornata, ma anche a teorie della conoscenza medievali e antiche. Queste ultime le sono ritenute estranee perché il complesso delle credenze prescientifiche del passato ne ha fatto sottovalutare la portata. Recuperare il senso della continuità storica del lento e faticoso imporsi della scienza è indispensabile per capire la natura e il significato sia di essa sia della conoscenza in generale.
Nonostante ciò che affermano molti filosofi contemporanei, nell’articolo si sostiene che il realismo metafisico può - fino a un certo punto - essere difeso. Prendendo in considerazione il tema "linguaggio e metafisica", è facile accorgersi che ogni formulazione di una visione del mondo si basa u un linguaggio condiviso. Ciò non significa, tuttavia, che il linguaggio stesso nasconda la realtà né ci autorizza a identificare anti-realismo e idealismo. La preoccupazione del realista metafisico non risiede nella possibilità che il mondo reale possa essere totalmente diverso da quello che vediamo; egli vuole invece evitare l’identificazione del mondo con qualsiasi concettualizzazione umana che lo riguardi. Si deve quindi comprendere che una forma modesta di realismo metafisico è la strada migliore per riconoscere l’indipendenza della realtà e, al contempo, il nostro profondo coinvolgimento in essa.
L’emergenza, fornendo una nuova suggestiva chiave di lettura di fenomeni collettivi che sono osservati in numerosi sistemi, può essere considerata uno dei concetti più importanti della scienza contemporanea. In natura ci sono svariati stati emergenti, come i superconduttori, che sono caratterizzati da un nuovo tipo di ordine, di proprietà che permettono di analizzare i processi di organizzazione dei loro costituenti elementari. Alla luce del fenomeno della superconduttività si può sostenere che la teoria quantistica dei campi, struttura matematica fondamentale in grado di fornire la sintassi della fisica teorica contemporanea, non ha una realtà ontologica primaria ma funziona proprio a causa dell’universalità emergente della superconduttività, in virtù dell’esistenza di fenomeni di organizzazione collettiva all’interno dei sistemi fisici.
La riflessione sulla cosmologia è uno degli aspetti meno noti del pensiero di Agazzi. Tuttavia, benché ne abbia scritto solo in poche occasioni e alcune considerazioni siano state superate dai grandi progressi scientifici nel frattempo intercorsi, altre sue intuizioni appaiono tuttora sorprendentemente attuali e feconde, forse ancor di più di quando furono formulate, come cercherò di mostrare in questo articolo. Su questa base tenterò inoltre di proporre una definizione precisa dell’oggetto proprio della cosmologia scientifica e di chiarire i suoi corretti rapporti con la filosofia della natura e la metafisica.
Questo articolo nasce dal desiderio di "scavare" nella nostra tradizione, per trovare tracce, reperti concettuali, icone dell’idea della conoscenza e dei suoi processi educativi. I contenuti che esploreremo in questo saggio sono i seguenti: il concetto di Scienza e della sua applicabilità nelle arti; l’ideale di Conoscenza, anche in relazione alla tradizione scientifica del periodo; le conseguenze che queste riflessioni hanno sull’epistemologia educativa. È evidente, sin da subito, la suggestione foucaultiana, in quest’operazione, appunto "archeologica" che ci spinge a cercare in profondità, sotto strati sedimentati di opinioni, analisi e studi, il germe conoscitivo di una proposta formativa. Il nostro scopo è proprio quello di studiare un antico congegno epistémico che riteniamo sia una radice dell’epistemologia educativa contemporanea, pure nel rispetto della contestualizzazione storica e ambientale delle sue origini.
Questo articolo esamina il significato della locuzione galileiana "sensata esperienza" da una prospettiva fenomenologico-sperimentale. Dopo aver considerato il dato filologico, sono discusse due interpretazioni dell’espressione "sensata esperienza", in riferimento a: i) l’approccio fenomenistico e ii) il punto di vista della fisica. Queste due interpretazioni non rendono conto della seguente aporia galileiana: la "sensata esperienza", uno strumento epistemologico fondamentale per Galileo, è spesso contraddetta. La teoria copernicana, per esempio, afferma l’opposto dell’apparenza fenomenica. La prospettiva fenomenologico-sperimentale offre una possibile via teorica per spiegare questa aporia.
In the present paper I analyse the modularity thesis and, more specifically, the thesis of domain-specificity of processing. I argue that this thesis is not trivial only under the assumption of a variety of processes which differ from each other at the implementation level; otherwise, the variety of cognitive processes can only be explained as emergent on the basic mechanism of associative activation in that it operates on domain-specific representations, which is something that no one would deny. But that assumption is untenable: there are no other processes than associative activation (and inhibition) at the implementation level. Any claim to the contrary is the result of a conceptual confusion between two senses of "associative": a behavioural one, relative to which there are cognitive processes that exceed the ability to code elementary spatio-temporal contingencies, and one that lies instead at the implementation level. Since the assumption of a plurality of processes at the implementation level is untenable, the only viable interpretation of modularism (as far as domain-specificity is concerned) is a trivial one. By this I do not mean that the thesis is devoid of any content. However, its content is scarcely debatable, and far less thrilling than the debate has suggested so far.
La teoria della conoscenza può essere intesa in due modi diversi, a seconda di che cosa si intende per conoscenza. In un primo senso, per conoscenza si intende il processo mediante cui conosciamo. In un secondo senso la conoscenza è intesa come il risultato di tale processo, ossia come sinonimo di sapere. Questi due significati sono riflessi nei diversi termini con cui vengono denotati in altre lingue. Mentre una teoria della conoscenza intesa come sapere non ha relazioni significative con le neuroscienze (ma piuttosto con discipline filosofiche come la logica, la metodologia, la semiotica, l’ontologia), una teoria dei processi conoscitivi ha rapporti significativi con le neuroscienze, e fin dall’antichità i filosofi hanno riconosciuto nel cervello il supporto fisico delle attività cognitive superiori. Con ciò, tuttavia, le neuroscienze non possono presentarsi come surrogato di una teoria filosofica del conoscere, in quanto i processi cognitivi debbono essere preliminarmente definiti in sede filosofica, al fine di poter studiare le loro correlazioni (bidirezionali) con fenomeni nervosi.
Ho diviso la lettura dei capitoli 3-9 del libro B della Fisica di Aristotele in due momenti: nei capitoli 3-7 viene data la definizione delle quattro cause e si pone il problema se caso e fortuna siano cause del divenire, nei capitoli 8-9 si risolve tale aporia in senso teleologico e si traggono le conclusioni sulla relazione concezione interventistica della causalità sostiene che c’è uno stretto legame fra causalità e intervento umano in natura: l’idea di una relazione causale fra due eventi (uno che causa e l’altro che è causato) ha come presupposto il concetto di azione intenzionale e nasce dalla riflessione dell’uomo sul proprio operare finalizzato nella realtà. Sebbene sia un aspetto arcaico e in contrasto con le posizioni della scienza contemporanea, in Fisica B Aristotele concepisce il divenire naturale come un agire che procede verso uno scopo ben determinato; la causa efficiens poi, in natura, costituisce l’elemento attivo che origina il movimento e impone la forma, in analogia con l’elemento attivo che nella "arte" è costituito dall’artigiano che opera la produzione. Quest’analogia suggerisce che Aristotele pensi la causa efficiente sulla base della capacità che l’uomo ha di modificare attivamente il suo ambiente, in accordo con la contemporanea teoria interventistica della causalità.
Questa raccolta di saggi, curate da Thomas Kroll e Frank Jung, affronta sia il tema dell’impatto delle idee politiche e civili sviluppate durante l’Illuminismo italiano sulla discussione del Settecento italiano sia la ricezione delle idee radicali in Italia. Il volume che qui si analizza criticamente dimostra che categorie ben note da tempo come "la circolazione delle idee" sono preziosi strumenti interpretativi: dovrebbero costantemente essere ridefinite per rilanciare il loro potenziale interpretativo.
Nei molti articoli di questo libro si mettono in luce alcune delle principali figure e questioni dell’illuminismo italiano attraverso il ricorso alle principali categorie storiografiche che hanno dominato la ricerca storiografica degli ultimi decenni: utopia e riforma, storia amministrativa e storia intellettuale; illuminismo radicale e illuminismo conservatore. La storia dell’illuminismo italiano che viene in tal modo presentata è, in un senso assai largo, una storia culturale e sociale del Settecento italiano, che ad un tempo, fa un utile bilancio del lavoro storiografico e apre prospettive di ricerca.
L’intervento di Carlo Capra prende le mosse dal primo saggio della raccolta, quello di Christof Dipper sul rapporto tra l’illuminismo milanese e le riforme asburgiche, per condividerne l’approccio critico agli indirizzi storiografici prevalenti fino agli anni 1979-1980, e anche in seguito non abbandonati nonostante gli studi innovatori di Capra, Mozzarelli e altri. Prende poi in considerazione la categoria di Ågilluminismo radicaleÅh applicata all’Italia da Giuseppe Ricuperati e Jonathan Israel, e e ne rileva le difficoltà e i rischi di indebita estensione.
L’articolo propone un’analogia tra il rituale della partecipazione alle serate di propaganda promosse dal movimento anarchico e la lettura dei periodici libertari a São Paulo nei primi decenni del Novecento. I due riti sono entrambi esperienze liminali in cui il militante si separa dal presente per mettere in scena l’alternativa e il desiderio; al termine del rito viene reintegrato, con una diversa consapevolezza, in una comunità transnazionale basata sulla solidarietà e su comuni ideali.
Fin dal Medioevo, la maggior parte della popolazione di Cervia fu costituita dai lavoratori delle saline (i "salinari"), che nel corso dei secoli definirono un’identità sociale molto peculiare, a metà strada fra il modello del mezzadro agricolo (nel rapporto con i proprietari dei fondi salini) e quello del pubblico salariato (nel legame con lo Stato, che fissava i salari e regolava la produzione e il commercio). L’articolo esamina l’evoluzione del gruppo sociale allo snodo fra antico regime e "modernizzazione" ottocentesca, scandita da due momenti principali: il 1797, con la promulgazione, da parte dell’amministrazione giacobina, dei Capitoli sui salinari che eliminarono i tradizionali privilegi giuridici dei lavoratori; e il 1824, con il Regolamento emanato dal governo pontificio, una parziale restaurazione delle antiche tutele dai tratti neocorporativi. Fu però proprio l’incapacità del potere pontificio, nel medio termine, di mantenere le promesse di tutela sociale a spingere infine i salinari nelle braccia dell’opposizione politica e alla pur tardiva adesione al processo risorgimentale.