RISULTATI RICERCA

La ricerca ha estratto dal catalogo 104759 titoli

Vittorio Gregotti

Il luogo come materiale di progetto

TERRITORIO

Fascicolo: 75 / 2015

I progetti descritti nascono a due anni di distanza l’uno dall’altro; sono dunque molto vicini e concentrati intorno al 1974. La Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, in ambito culturale, è propriamente un simbolo di quegli anni; il progetto dell’Università delle Calabrie è rappresentativa di un intenso dibattito che, in quel decennio, si stava svolgendo nella nostra disciplina, incentrato sul rapporto tra architettura e geografia. I due progetti manifestano con chiarezza il processo di lettura e traduzione delle condizioni dei luoghi, colto nel suo tortuoso divenire, sino a diventarne essi stessi parte: frammenti della ‘catena interrotta’ della storia o segmenti della cornice di un paesaggio continuamente mutevole. Entrambe le esperienze, soprattutto se confrontate con il lavoro di Snozzi nel Canton Ticino, sono testimonianze delle ricorrenti traversie dell’architettura nel nostro paese

Vittorio Gregotti

Il diritto alla città

TERRITORIO

Fascicolo: 75 / 2015

due lavori qui presentati da Luigi Snozzi paiono i due registri estremi tra i quali si sostanzia, negli anni, il carattere progettuale dell’autore: un insieme di piccoli interventi diffusi e coordinati in un lunghissimo lasso di tempo entro un piccolo villaggio del Canton Ticino, il primo; un grande segno unitario che raccoglie e sintetizza in sé la geografia e la storia di una nazione intera, il secondo. Patteggiato e realizzato il lavoro su Monte Carasso, inappellabile e rimasto sulla carta quello olandese. La loro posizione antinomica inquadra pienamente la folgorante coerenza della prassi logica snozziana che conduce la ingestibile complessità della realtà e del suo progetto «ad una sola domanda», quella relativa al costante problema d’ogni uomo e d’ogni tempo: la sua coscienza di sé e del proprio percorso in relazione al luogo in cui abita

Andrea Di Franco

Vittorio Gregotti, Luigi Snozzi. La costruzione delle idee

TERRITORIO

Fascicolo: 75 / 2015

L’opera di Vittorio Gregotti e quella di Luigi Snozzi sono da sempre strettamente legate ai due temi della storia e della geografia quali materiali progettuali operativi. Da questa relazione tra progetto e sue ragioni storiche e geografiche, principia il senso della loro (e della nostra) ricerca. L’impostazione comune ai due autori definisce una rara attitudine all’ascolto piuttosto che all’asserzione; e quantunque il processo conduca ad una proposizione di forma, questa si definisce inevitabilmente come la tessera di un mosaico, la parola o la frase inserita all’interno di un dialogo, uno scambio a più voci con i luoghi e le articolate esperienze che li abitano. I lavori scelti e raccontati dai progettisti rendono evidente con chiarezza paradigmatica il ruolo dialettico del contesto, con esiti che hanno assunto il valore di principi fondativi

Andrea Di Franco

Geografia, storia, architettura: Vittorio Gregotti e Luigi Snozzi

TERRITORIO

Fascicolo: 75 / 2015

L’assunto su cui si imposta il dialogo progettuale tra Vittorio Gregotti e Luigi Snozzi è che la forma dell’architettura, nelle sue implicazioni paesaggistiche e caratterizzazioni spaziali, parla di storia e geografia in maniera compiuta. Il loro racconto del progetto delinea quell’esplorazione che è stata necessaria per poter conoscere tanto a fondo i luoghi, gli abitanti, le memorie e le speranze future, sino a giungere a definire una nuova grammatica comune. I lavori descritti, l’Università delle Calabrie e la milanese Fondazione Feltrinelli di Gregotti e i lavori su Monte Carasso e sulla Deltametropoli d’Olanda di Snozzi, sono ampiamenti noti. È evidente dunque che il valore di questa ulteriore descrizione non sta nella novità. L’interesse risiede proprio nell’ottica del confronto tra i passaggi che le loro ricerche hanno affrontato in mezzo alle condizioni particolari della storia e della geografia, e la loro traduzione nel progetto di architettura

La casa a Londra, poco importa se in affitto o di proprietà, è un ambito in cui si registrano una crescente disuguaglianza ed esclusione: la scarsità dal lato dell’offerta e i valori immobiliari elevatissimi delle zone centrali hanno reso l’abitare un problema molto diffuso. Il paper racconta alcune delle storie raccolte con il progetto Doorothy, un lavoro di ricerca etnografica basato su diari digitali e esperimenti fotografici, realizzato nel 2014 con l’obiettivo di indagare il modo di abitare degli italiani che vivono a Londra attraverso fotografie, mappe e storie. Il risultato è una lettura dell’abitare che potrebbe essere definita ‘raso terra’, in cui ciascuno degli intervistati ha documentato, partendo dalla propria casa, un’esperienza di abitare a Londra, con la quali arricchire il quadro conoscitivo sul tema, in particolare in merito alla relazione tra pratiche di condivisione e forme di abitare

Laura Paola Autigna, Marianna Filandri

L’approccio multidimensionale alla povertà: le residenze temporanee in Piemonte

TERRITORIO

Fascicolo: 75 / 2015

Il Social Housing Temporaneo è una misura in corso di sperimentazione in cinque comuni piemontesi, volta a offrire residenze collettive e servizi di accompagnamento a famiglie svantaggiate e inserite in un percorso di assistenza sociale. Il caso è di particolare interesse in quanto affronta in maniera innovativa il tema della vulnerabilità, cercando di offrire una risposta ad almeno due dimensioni diverse: da un lato la questione abitativa, dall’altro quella sociale. Nel lavoro verrà pertanto presentato il progetto, le finalità e gli strumenti previsti, nonché sarà analizzata criticamente la sua implementazione

Irene Ponzo

StessoPiano. Condividere diritti e spazi abitativi

TERRITORIO

Fascicolo: 75 / 2015

Il saggio fornisce un’analisi critica del progetto di coabitazione StessoPiano, la prima sperimentazione del Programma Housing della Compagnia di San Paolo. Esso facilita l’incontro sul mercato della locazione tra i giovani in cerca di casa e i proprietari di appartamenti di medie e grandi dimensioni e offre tutele e servizi ad entrambe le parti, ponendole così sullo ‘stesso piano’. Il piano che si condivide non è però solo quello dei diritti, ma anche quello delle case: i giovani dividono gli spazi abitativi, l’affitto e le spese, i diritti e i doveri legati al contratto di locazione e alla gestione dell’appartamento. StessoPiano, infatti, si distingue da altri interventi simili realizzati a Torino e in altre città italiane soprattutto per la promozione della coabitazione, suo tratto peculiare. Il saggio ripercorre le fasi di sviluppo del progetto e ne analizza l’evoluzione nel tempo, traendo alcune riflessioni generali su potenzialità e criticità di questo tipo di interventi

Zilma Lucia Velame, Sandra Venturelli, Camilla Bettella

Quando la casa diventa strumento di solidarietà

TERRITORIO

Fascicolo: 75 / 2015

Il progetto Casa Solidale nasce nel 2009 a Trento, è un progetto innovativo che tocca problematiche trasversali alla qualità di vita delle persone e della comunità, promuovendo coabitazioni attraverso l’ospitalità presso singoli o famiglie. I valori dell’auto mutuo aiuto stanno alla base di ogni azione del progetto, proponendosi come spazio sociale nella produzione abitativa, dove le persone sono i principali veicoli e i principali fruitori di spazi abitativi condivisi in un accordo relazionale. In questi anni di attività sono partite 62 convivenze e i risultati rispecchiano l’incremento del benessere abitativo tanto di chi ospita quanto di chi viene ospitato

Dopo una breve introduzione in cui si spiega perché il tema della coabitazione intergenerazionale assurga, oggi, a questione cui prestare attenzione nel dare risposta a una pluralità di bisogni non solo abitativi, il contributo propone, sulla base di una ricerca sul campo, una tipologia di programmi organizzati di coabitazione intergenerazionale utile a orientarsi nella diversità che pure li caratterizza. I casi sono italiani, europei e statunitensi. Si descrivono poi tali programmi illustrandone attori gestori, utenti, meccanismi di funzionamento e politiche in cui si inseriscono e, infine, si presenta un quadro sintetico delle loro criticità e delle evoluzioni in corso

Elena Alexandrova, Francesco Crivaro

Kommunalki nel centro di San Pietroburgo: eredità sovietica ai tempi del capitalismo

TERRITORIO

Fascicolo: 75 / 2015

Il contributo, frutto di un lavoro di ricerca sul campo che ha portato alla realizzazione di un documentario dal titolo «The Age of Kommunalki», vuole offrire una riflessione sul concetto di condivisione e vita in comune facendo riferimento all’esperienza unica degli appartamenti comunitari di una delle città più visitate dai turisti di tutto il mondo: San Pietroburgo

L’interesse contemporaneo per le pratiche di condivisione abitativa invita ad una riflessione storica sulla vicenda della collettivizzazione abitativa in URSS. Questa esperienza di ingegneria sociale costituisce una vera e propria chiave di volta della storia urbana del comunismo sovietico la cui complessa eredità arriva sino ai nostri giorni

Giuliana Costa

Abitare insieme sotto lo stesso tetto, dietro la stessa porta

TERRITORIO

Fascicolo: 75 / 2015

Le pratiche di coabitazione, intese in senso stretto, consistono nella condivisione dello spazio prettamente domestico e nella convivenza «sotto lo stesso tetto e dietro la stessa porta» di persone non appartenenti allo stesso nucleo familiare o alla stessa rete di parentela. Esse assumono, oggi più che mai, un grande interesse per chi si occupa della città e delle politiche abitative. Le odierne configurazioni critiche della dimensione demografica, di quella sociale e di quella economica spingono a riconsiderare le diverse forme di condivisione abitativa che ereditiamo dal passato, attualizzandole o proponendone nuovi profili innovativi. Il tema, piuttosto trascurato in letteratura, in questo servizio viene declinato nell’alveo di più discipline attraverso l’esame di una pluralità di casi, programmi, politiche e contesti geografici

Il saggio prova a ricostruire il maturarsi della cultura urbanistica italiana del secondo Novecento in rapporto alla crescente egemonia culturale americana. La trattazione si svolge a partire da alcune ‘parolechiave’ - suburbia, unità di vicinato, regione, suolo, pianificazione - utili a descrivere il trasferimento/ adattamento dell’idea di provenienza americana nella cultura urbanistica italiana, nei modi in cui questi concetti si sono formati nel milieu culturale americano del Novecento, negli ‘errori di traduzione’ avvenuti nel loro processo di importazione, nella distanza tra questo mondo di idee e il suo svelamento nella realtà del paese, nelle opportunità offerte dalla condizione contemporanea e nell’avanzamento del dibattito disciplinare

Giuditta Callea, Maria Carterina Cavallo, Rosanna Tarricone, Guido Beccagutti, Rachele Busca, Mara Corbo

Il governo dell’innovazione tecnologica in sanità. Il caso dell’impianto di valvola aortica transcatetere: stato dell’arte delle indicazioni e della rimborsabilità nelle regioni italiane

MECOSAN

Fascicolo: 95 / 2015

La stenosi aortica degenerativa calcifica e la valvulopatia piu frequente nella popolazione occidentale, con circa 5 milioni di pazienti nei soli paesi europei. Per un terzo circa di questi, giudicati inoperabili, e disponibile dal 2007 una nuova tecnica di trattamento, l’impianto di valvola aortica transcatetere (TAVI). L’obiettivo del presente lavoro e stato di realizzare una mappatura delle politiche e degli strumenti di governo regionali che hanno guidato l’introduzione della TAVI in Italia, finalizzata a fornire raccomandazioni ai decisori pubblici. I dati sono stati acquisiti attraverso la revisione della letteratura internazionale e delle delibere regionali ed il confronto con attori istituzionali. L’analisi ha messo in luce la crescente diffusione della TAVI nelle regioni italiane e al tempo stesso la grande eterogeneita interregionale dei percorsi intrapresi per il governo della sua introduzione, diffusione e rimborsabilita in Italia.

La crisi economica globale insieme a quella della zona euro, con la conseguente perdurante stagnazione economica, hanno posto al centro dell’attenzione nel nostro Paese la sostenibilita del Servizio Sanitario Nazionale (SSN). Allo scopo di ridurre il peso finanziario sul bilancio dello Stato e stato ipotizzato, dalle funzioni di governo e da altri stakeholder, di introdurre nel sistema sanitario italiano le assicurazioni sanitarie private (ASP), riservando a queste ultime un ruolo sostitutivo o complementare rispetto al SSN. Il lavoro parte da queste premesse proponendo un’analisi delle ASP come ulteriore strumento di finanziamento del sistema sanitario, individuando le possibili conseguenze, sia sotto il profilo sociale che economico, e proponendo infine un modello che descrive le probabili interazioni SSN-ASP ed i maggiori effetti derivanti da questa eventualita. Il modello e proposto come framework per ulteriori studi ed approfondimenti.

L’inadeguata alfabetizzazione sanitaria e spesso descritta come un’epidemia silenziosa, che interessa la gran parte dei sistemi sanitari nazionali in tutto il mondo. L’alfabetizzazione sanitaria puo essere descritta come la capacita di raccogliere, interpretare ed elaborare le informazioni sanitarie di base per conseguire un efficace orientamento all’interno del sistema sanitario. Gli individui con alfabetizzazione inadeguata percepiscono una bassa autoefficacia, preferiscono non essere coinvolti nella prestazione del servizio, esprimono maggiori rischi di ospedalizzazione e mortalita e non sono consapevoli dei determinanti della salute. La bassa alfabetizzazione sanitaria e anche associata a una gestione inappropriata delle patologie croniche. Il presente studio si propone di esaminare il legame tra alfabetizzazione sanitaria e gestione appropriata dell’ipertensione arteriosa, una delle condizioni croniche piu diffuse in Italia. A tal fine, e stata realizzata una review narrativa della letteratura internazionale, che ha interessato un totale di 38 articoli, raccolti dalle banche dati PubMed, Scopus-Elsevier, EBSCOhost e Web of Science. Sebbene non sia possibile pervenire a conclusioni univoche, la bassa alfabetizzazione sanitaria si rivela un determinante significativo dello stato di salute dei pazienti affetti da ipertensione.

Innovare verso un modello per Intensita delle Cure (IdC) offre agli ospedali importanti potenzialita di miglioramento, tanto a livello di erogazione delle cure quanto sul piano organizzativo e gestionale. L’introduzione del modello IdC implica, peraltro, sostanziali modifiche nella struttura organizzativa e professionale dell’ospedale tradizionale nonche nelle sue precedenti modalita di funzionamento, finora poco esplorate dalla letteratura. Il presente studio analizza i processi di cambiamento sociale che sottendono e danno forma all’innovazione IdC. Fondato sui risultati di un’indagine etnografica, lo studio mostra che l’innovazione non consiste in un mero processo di adattamento, ma piuttosto in una complessa interazione tra il nuovo modello organizzativo e la struttura sociale preesistente dell’ospedale (per esempio gerarchie, norme comportamentali, gerghi in uso, regole implicite per la regolazione di autonomia e potere). Tale interazione genera sia esiti desiderati, sia effetti inattesi, che richiedono governo e attenta considerazione. Cosi ad esempio la creazione di nuovi team e setting di cura puo portare alla rinegoziazione degli accordi impliciti riguardo all’autonomia degli infermieri, interpretata in modo differente da professionisti di diverse specialita. Il contributo approfondisce questi processi e propone riflessioni e linee d’azione per decisori e manager, al fine di colmare il divario tra i programmi formali e le pratiche di cura quotidiane, capitalizzando cosi le potenzialita dell’innovazione.

Il Sistema Sanitario Nazionale presenta delle forti criticita legate alla sua sostenibilita economico-finanziaria ma anche alla difficolta di assicurare su tutto il territorio nazionale i Livelli Essenziali di Assistenza. Tutto cio e dovuto, oltre che ai deficit della finanza pubblica, anche all’evoluzione demografica della popolazione italiana e all’aumento della speranza di vita. In tal senso e necessario affiancare al settore pubblico altre forme di offerta e di finanziamento della sanita che sappiano integrarsi virtuosamente con esso anche alla luce della ingente spesa out of pocket. In questo scenario sono gia presenti forme di assicurazione privata classificabili in due grandi categorie spesso intersecate tra di loro: quella offerta dalle imprese assicurative con scopo di lucro e le diverse forme di sanita integrativa. Nella convinzione che entrambe debbano avere un ruolo, con finalita e prerogative distinte, una delle problematiche critiche per la seconda e rappresentata dalla definizione ed applicazione di sistemi di rendicontazione e accountability che rendano piu effettivo il monitoraggio della sua sostenibilita economico-finanziaria e piu autorevole la sua posizione di interlocutore istituzionale verso il settore pubblico, verso gli assistiti e, piu in generale, tutte le principali classi di stakeholder. Cio premesso questo articolo intende delineare quale puo essere il posizionamento della sanita integrativa, in termini di ruolo e di funzione all’interno del welfare, per poi tratteggiare le finalita e i caratteri di un suo sistema di rendicontazione e accountability. Da questa prima proposta di lavoro si intende poi passare a una fase piu operativa che veda coinvolti, attraverso interviste e momenti istituzionali, i responsabili dei principali fondi e casse e gli stakeholder piu significativi.

In Italia, a partire dagli anni Duemila circa, sono stati ideati e/o sperimentati diversi strumenti per la classificazione dei pazienti ospedalizzati con l’obiettivo di intercettare la gravita delle condizioni cliniche dei pazienti e coglierne tutta la varieta dei bisogni, in contesti di riorganizzazione per intensita di cura. La finalita della presente revisione e stilare una panoramica della letteratura disponibile sugli strumenti di classificazione utilizzati per l’allocazione dei pazienti nei contesti organizzati per intensita di cura, e analizzarli attraverso l’utilizzo di tavole sinottiche. Cio che emerge dall’analisi della letteratura e una notevole eterogeneita degli strumenti a oggi utilizzati e il fatto che un esiguo numero di questi sia in grado di intercettare in modo congiunto l’intensita clinica e la complessita assistenziale.