La ricerca ha estratto dal catalogo 105744 titoli
Obiettivi: Lo studio ha avuto l’obiettivo di approfondire la conoscenza su consumi alcolici, comorbilità somatiche e mentali, problemi sociali, e consumo dei servizi sanitari delle persone in trattamento per alcol-dipendenza (AD) e abuso alcolico in Toscana e in Friuli Venezia Giulia (FVG), confrontando le differenze tra le due regioni. Disegno e metodo: Ricerca trasversale, realizzata mediante intervista diretta con questionario strutturato. I dati risultanti sono stati analizzati mediante test del chi quadro e regressioni logistiche. Partecipanti: Lo studio è stato compiuto tra il luglio 2013 e febbraio 2014 su un campione di alcolisti in trattamento in Toscana (N=147) e in Friuli-Venezia Giulia (N=129).Risultati principali: I pazienti con dipendenza e abuso alcolico avevano condizioni socioeconomiche inferiori più in Toscana (47,9%) che nel FVG (35,7) (OR=1,75, Intervallo di confidenza [IC] 95% 1,06-2,86). I problemi di fegato, la depressione e l’ansia riferite erano maggiori in Toscana in confronto con il FVG: rispettivamente 35,4% vs 22,5% (OR=1,89, IC 95% 1,10-3,22); 58,6% vs 35,7, (OR=2,56, IC 95% 2,56-4,16); 58,9% vs 37,2% (OR=2,42, IC95% 1,49-3,93). Le probabilità che si presentassero gli 11 sintomi che per il DSM IV identificano la dipendenza e l’abuso, erano da 1,9 a 12 volte significativamente minori in Toscana che nel FVG. La probabilità di accesso al DEA (Dipartimento di Emergenza e Urgenza) è stata minore in Toscana rispetto al FVG (15,8% vs 33,3%, OR=0,37, IC95% 0,21- 0,67), mentre i contatti coi medici di medicina generale son stati più frequenti in Toscana che in FVG (51,7% vs 38,8%, OR=1,69, IC95% 1,05-2,73). Conclusione: Lo studio mostra che tra i pazienti con DSM-IV AD e abuso di alcol i problemi di salute percepiti e le condizioni socio-economiche inferiori sono maggiori in Toscana che nel FVG. Tali differenze potrebbero essere attribuite alle diverse attenzioni che le due regioni hanno nei confronti di tali co-morbilità.Inoltre si evidenzia una maggiore gravità della dipendenza e abuso alcolici nel FVG rispetto alla Toscana, con un superiore consumo di servizi ospedalieri forniti dal DEA, il che potrebbe corrispondere alla diversa cultura del bere nelle due regioni.
Il legame tra patologie psichiatriche e tabagismo è molto stretto ed è evidente da decenni. La nostra esperienza mostra come - anche in casi di tabagismo correlato a patologie psichiatriche particolarmente connotate dagli effetti neurochimici della nicotina e dalla compulsione gestuale che il consumo reiterato di tabacco soddisfa - un adeguato e specifico setting psico-farmacologico, il corretto addestramento e coinvolgimento di un care-giver e il follow-up a lungo termine possono permettere il conseguimento della disassuefazione e il consolidamento di tale condizione. Con ricadute positive anche su altri aspetti comportamentali e soggettivi della patologia di fondo.
Nel presente lavoro si analizza un progetto di coaching sociale e supporto all’abitare del Ser.D. dell’AULSS 4 Veneto Orientale dedicato a pazienti che necessitano di interventi di riabilitazione psicosociale nell’ottica del recovery.Vengono presentate sia le caratteristiche del dispositivo riabilitativo che una valutazione quantitativa degli esiti di un gruppo di 29 pazienti trattati nell’arco temporale 2015-2018.La valutazione quantitativa è stata effettuata utilizzando un questionario elaborato assumendo come riferimento la scala HoNOS. Si accenna inoltre alla dimensione narrativa della relazione attraverso due frammenti di interazione paziente-educatore con il fine di evidenziare come l’affiancamento educativo permetta all’operatore di diventare per il paziente un mediatore psichico ed allo stesso tempo un potenziatore delle sue social skills.Benché siano evidenti i limiti metodologici insiti nel campione numericamente esiguo, nel carattere osservazionale del lavoro e nell’uso di un questionario non validato, la maggior parte dei casi trattati mostra un miglioramento nei punteggi relativi alle competenze psicosociali, che è più evidente in quelli che hanno avuto almeno 18 mesi di trattamento.In conclusione si ritiene opportuno dare continuità al progetto estendendone l’applicazione e migliorando nel contempo la valutazione degli esiti.
Un paziente ad "Elevata Complessità SocioSanitaria" (ECoSS), rappresenta l’esito conclusivo di un investimento terapeutico e, tendenzialmente, non ha più possibilità di riabilitazione; quindi, impegnerà risorse del sistema di cura per tutta la durata della sua vita, costituendo un elemento da considerare in termini di programmazione e investimento delle risorse. A fronte di queste considerazioni, si pongono diverse questioni. Quando è possibile definire un paziente ECoSS? Qual è la prevalenza dei pazienti che possono essere definiti ECoSS sul totale di quelli in cura? Quali caratteristiche specifiche hanno rispetto ai pazienti "non ECoSS" in cura e rispetto alla popolazione generale? Sono stati esaminati 1003 pazienti allo scopo di rispondere a queste domande.
I sistemi regionali si sono recentemente spostati da logiche competitive a logiche collaborative. Questo ha stimolato a livello di sistema la ricerca di logiche e strumenti di coordinamento interaziendale, tra cui le reti inter-aziendali. Esse sono nate spesso come black box, con finalismi ampi e universali. Il paper propone un framework di classificazione dei diversi finalismi possibili e delle distinte caratteristiche organizzative conseguenti. Il framework è usato per rileggere l’evoluzione delle reti in Lombardia. Emerge una matrice basata su due distinte logiche: reti di patologia con l’obiettivo di sviluppare ricerca, knowledge management per materia e disciplina medica e definizione del livello di specializzazione e del focus di processo assistenziale di ogni nodo; reti di gestione della cronicità per supportare la fruizione e il case management dei pazienti. Esistono quindi reti distinte, con finalità specifiche, logiche organizzative caratteristiche e strumenti operativi ad hoc.
Le infezioni correlate all’assistenza sanitaria (ICA) rappresentano un problema globale, influenzato dalla crescente resistenza ai farmaci degli agenti patogeni associati. La persistente contaminazione delle superfici ospedaliere contribuisce alla trasmissione delle ICA, che non è controllata in modo efficiente dai sistemi di sanificazione convenzionali. La sanificazione convenzionale, basata su agenti chimici, non impedisce la ricontaminazione, ha un elevato impatto ambientale e può favorire la selezione di ceppi microbici resistenti. Un sistema di igiene eco-sostenibile a base di probiotici (Probiotic Cleaning Hygiene System, PCHS) ha recentemente dimostrato di abbattere stabilmente i patogeni di superficie, senza selezionare specie resistenti agli antibiotici. Sulla base di questi risultati, è stato effettuato uno studio per analizzare l’impatto del sistema PCHS sull’incidenza delle ICA e sugli effetti correlati, come il consumo di farmaci ICA- associato e i relativi costi. Lo studio, di tipo multicentrico pre-post-intervento, è stato condotto per 18 mesi nei reparti di medicina interna di cinque ospedali pubblici italiani. L’intervento consisteva nella sostituzione del sistema di sanificazione convenzionale con il sistema PCHS. La carica batterica superficiale è stata anch’essa oggetto di analisi. Globalmente sono stati esaminati 11842 pazienti e 24875 campioni ambientali. Il sistema PCHS è risultato associato a una significativa riduzione dell’incidenza cumulativa di ICA, passando da un valore globale del 4.8% al 2.3% (OR = 0.44, IC 95% 0.35 ± 0.54) (p < 0.0001). Contemporaneamente, il sistema PCHS è stato associato a una diminuzione stabile dei patogeni di superficie rispetto al sistema tradizionale (diminuzione media dell’83%, range 70 ± 96.3%). Il consumo di farmaci associato all’insorgenza di ICA ha mostrato una diminuzione globale del 60.3%, con una riduzione del 75.4% dei costi associati. In conclusione, i risultati hanno mostrato che l’utilizzo di un sistema di sanificazione ambientale basato su probiotici può essere associato a una diminuzione significativa del rischio di contrarre un’ICA durante il ricovero e a una altrettanto significativa riduzione dei costi associati. Esperienze più ampie e in altre popolazioni target potrebbero confermare la validità di questo approccio ecosostenibile, che potrebbe rientrare nelle strategie di controllo e di prevenzione delle infezioni.
La scelta di creare aziende sanitarie di grandi dimensioni, con la finalità di razionalizzare e incrementare l’efficienza gestionale e operativa, è una tendenza ormai diffusa e consolidata. I risultati oggettivi di queste unioni non sono stati ancora misurati, tuttavia le ricadute che si determinano sui servizi di supporto logistico e sulle unità operative di staff sono immediate. Questo rende necessario un rapido riorientamento del loro ruolo e una revisione degli strumenti tecnici di gestione per adeguarli alla nuova realtà. Il presente lavoro documenta come il Controllo di Gestione della neocostituita Agenzia di Tutela della Salute (ATS) della Città Metropolitana di Milano ha affrontato questa situazione ridefinendo il proprio ruolo, progettando e implementando nuovi supporti tecnologici personalizzati e adeguati alla dimensione e alla complessità della nuova ATS.
Negli ultimi anni il Sistema Sanitario Nazionale è stato chiamato a rispondere a due grandi pressioni: da una parte assicurare gli obiettivi assistenziali attraverso l’equità di accesso ai servizi e l’incremento della sicurezza e della qualità delle cure, dall’altra ottimizzare l’utilizzo delle risorse attraverso il raggiungimento di elevati livelli di efficienza. Tra i modelli organizzativi in grado di rispondere a tali sfide i modelli di rete rappresentano, senza dubbio, la soluzione più adottata da molte realtà nazionali. In Italia il D.M. n. 70 del 2 aprile 2015 "Regolamento recante definizione degli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera" individua nell’Hub & Spoke il principale modello di rete di riferimento per gli ospedali, lasciando grande discrezionalità alle Regioni sulle strategie e modalità operative di implementazione. In questo quadro l’obiettivo dello studio è identificare gli aspetti critici e le barriere percepiti dagli attori coinvolti nel cambiamento organizzativo. Attraverso un’analisi basata sul Delphi Method si vuole, quindi, offrire ai policy-makers alcune considerazioni per la progettazione delle reti Hub & Spoke.
Il presente lavoro si pone l’obiettivo di contribuire all’analisi della relazione tra disoccupazione e salute nei giovani adulti. L’analisi empirica si basa su un originale dataset proveniente dall’indagine europea CUPESSE, tenutasi nell’anno 2016, su un campione di oltre 20.000 giovani adulti di età compresa tra 18 e 35 anni residenti in 11 diversi Paesi. I risultati mostrano la presenza di una stretta associazione tra problemi lavorativi e peggioramento dello stato di salute, permettendo al contempo di distinguere le categorie di soggetti che patiscono maggiormente tale relazione. Particolare attenzione è posta sul confronto tra la realtà italiana e quella svizzera, e ai diversi approcci messi in atto per affrontare tale problema.
Gli studi sullo sviluppo urbanistico in Turchia negli ultimi vent’anni hanno messo in luce il forte impatto delle politiche macroeconomiche neoliberiste, con l’accumulo di capitale domestico reinvestibile nel settore edilizio, e delle modifiche di diritto amministrativo che hanno sostanzialmente aumentato il potere discrezionale delle ammi nistrazioni locali. In questo contesto, il governo e i municipi a guida AKP hanno promosso, spesso per motivi elettorali, politiche di intensa urbanizzazione e rigenerazione urbana, declinate sotto forma di costruzione di nuovi quartieri satellite o di riqualificazione delle periferie informali basate sul ben noto modello del gecekondu. Motivazioni di ordine pubblico, salute, decoro e sicurezza antisismica hanno spesso fornito una patina di legittimazione a interventi molto estesi, il cui strumento attuativo è stato un’agenzia governativa di edilizia pubblica nota come TOK?I, oltre che numerose sinergie tra settore pubblico e privato. La convergenza di interessi privati e interessi politici è particolarmente evidente nell’ambiente di media imprenditoria delle città di provincia e di orientamento religioso che è stato definito come "post-islamismo orientato al mercato".