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Elena Maestri

La "sposa del mare": Jeddah e la sua memoria storica all’alba del XXI secolo

STORIA URBANA

Fascicolo: 161 / 2018

Jeddah, "sposa del mare" intrinsecamente legata ai commerci e ai traffici marittimi e "porto della Mecca", culla dell’Islam e meta dei pellegrini, è oggetto di un’indagine che mira a ripercorrere alcuni momenti chiave della storia della città, sino all’evoluzione più recente. Oggi anche questa realtà urbana è divenuta sempre più complessa, costretta a far fronte a nuove problematiche e sfide imposte dallo sviluppo, dalla modernità e dalla crescita demografica. La memoria storica e il tema della sostenibilità socioculturale degli spazi urbani antichi e nuovi sono considerati alla luce di un interessante dibattito interno, di cui si coglie l’importanza per il futuro di questa grande città saudita e per le sue risorse umane

The city of Dubai, as well as other Arab Gulf cities, have been rightly privileged in the field of urban studies as applied to the Arab/Middle Eastern region. The spectacular rise of Arab Gulf cities is often referred to as a model for other cities, particularly in the Arab Middle/Eastern region, where many architects, contractors and urban planners aspire to replicate. However, is that really what is happening? This paper argues that the focus on the Gulf model conceals local dynamics in cities across the Arab world, which also has implications in terms of understanding the trend of ‘neoliberal urban developments’ in the region. This paper will use the cases of the ‘Abdali project’ in Amman, Jordan, and the ‘Solidere project’ in Beirut, Lebanon, to show the limits of understanding these developments as cookie cutter models of Gulf cities and to demonstrate that more attention needs to be paid to the local circumstances, dynamics, and influences that shaped urban developments in the two Levantine capital-­cities.

Francesco Mazzucotelli, Elena Maestri

Le città del mondo musulmano tra globalizzazione e autenticità

STORIA URBANA

Fascicolo: 161 / 2018

Città islamica Trasformazione urbana Spazi pubblici Modernità multiple. Il saggio introduttivo espone la cornice concettuale utilizzata nel presente fascicolo evidenziando come l’immaginazione e la realizzazione materiale degli spazi domestici e degli spazi urbani abbia rappresentato, sin dal diciannovesimo secolo, uno strumento di elaborazione e contestazione dei concetti di autenticità e di modernizzazione in molte aree urbane del Medio Oriente e del Nord Africa. Nell’offrire una panoramica degli studi di storia urbana nelle società islamiche, il saggio introduttivo mostra come la letteratura più recente abbia problematizzato la nozione di "città islamica" e una dicotomia semplicistica tra il nativo/tradizionale e l’importato/moderno, evidenziando ansie, contraddizioni, identità, percezioni e interessi multiformi. In questo senso, il fascicolo si prefigge di presentare alcuni casi di trasformazione urbana nei quali le dinamiche di modernizzazione e concentrazione della ricchezza si accompagnano al consolidamento di segni architettonici e monumenti che si prefiggono, in maniera talvolta ambigua e contraddittoria, di rimarcare un carattere identitario.

Antonella Ciocia

Premessa

WELFARE E ERGONOMIA

Fascicolo: 2 / 2018

Desde la conquista castellana de 1512, Navarra no contó con la presencia de la figura regia en su territorio. Tras esa fecha, se creó un sistema diplomático compuesto tanto por agentes permanentes como por embajadores itinerantes, encargados de representar los intereses del reino en la Corte de Madrid. A pesar de ello, el monarca y su familia visitaron en varias ocasiones el territorio navarro para solicitar tropas y recursos para la guerra. Por otro lado, la asamblea navarra aprovechó para que el rey y el príncipe juraran sus Fueros y el mantenimiento de sus privilegios. La ritualidad y el ceremonial fueron muy importantes en estas visitas, en las que las instituciones del reino proyectaron una identidad común opuesta a la castellana. El resto de territorios de la Corona también quisieron visitar al rey cuando se acercaba a Navarra y protagonizaron serias disputas para preceder al resto en ceremonias públicas tales como los besamanos, exequias y proclamaciones reales.

Muovendosi da una breve riflessione sulle fonti, l’autore riflette sulle formalità adottate e pretese nelle delegazioni delle comunità locali alla corte dei monarchi spagnoli. Dopo aver individuato gli aspetti comuni tra queste delegazioni e prestando attenzione alla simultaneità tra ambasciate provenienti da territori diversi, si propone l’ipotesi di un disciplinamento formale di queste pratiche dopo l’irrigidimento dovuto alle rivolte di metà Seicento. Se infatti un ambasciatore di un principe sovrano doveva garantire lo splendore del proprio signore, le delegazioni delle città e delle comunità locali davano voce a una complessità di rapporti e a una pluralità di attori che rendevano spesso particolarmente difficile le delegazioni provenienti da uno stesso Regno e finivano spesso per determinare inevitabili conflitti protocollari tra i vari rappresentanti presenti a corte. Nel testo emerge la flessibilità del cerimoniale di corte davanti a delegazioni che rappresentavano un degli Asburgo di Spagna.

Nelle ultime decadi gli studi sulla diplomazia in età moderna hanno goduto di un rinnovato interesse. Pur inserendosi in una tradizione storiografica consolidata, le ricerche più recenti hanno mirato a mettere in luce non soltanto l’importanza delle "pratiche" diplomatiche, ma anche degli attori, in una duplice dimensione, pubblica e privata. Il mutamento del punto d’osservazione, dalle istituzioni a coloro i quali nelle istituzioni agivano, ha permesso di approfondire le specificità delle esperienze, di leggere le attività dei singoli in relazione non soltanto alle dinamiche politiche internazionali, ma anche alla gestione del potere nei più circoscritti contesti locali. Il presente saggio intende inserirsi in questo filone di ricerche e, attraverso la figura di Carmine Nicola Caracciolo, Principe di Santobuono, proporre una riflessione su alcuni aspetti particolarmente rilevanti: quali fossero i campi d’azione e i margini di manovra degli ambasciatori in contesti, militari e politici, conflittuali e in costante e rapida trasformazione; quali fossero i meccanismi della costruzione di reti di comunicazione segrete e sicure fra le diverse corti europee; in che modo le aspirazioni personali dei singoli diplomatici trovassero soddisfazione in termini di prestigio, riconoscimenti, carriere.

L’articolo analizza il profilo bio-bibliografico di Pietro Leonardo Roncas, barone di Castelargento (1562-1639), uno dei personaggi più importanti del governo di Carlo Emanuele I, duca di Savoia (1562-1630). Inoltre, il testo propone una revisione dei documenti legati a Roncas conservati presso l’archivio di Simancas (Valladolid), e qui pubblicati per la prima volta, così come il soggiorno di Roncas presso la corte spagnola nel 1606. Il diario di viaggio del barone, pubblicato per la prima volta da Gaudenzio Claretta nel 1872, contiene anche delle notizie essenziali per capire la sua visione del mondo ispanico.

This essay analyzes some aspects of the ceremoniality of diplomats of "small" or "minor" states sent to important courts or meetings with many other diplomatic representatives. Starting from some recent reflections on the "new" history of political, cultural and diplomatic practice, the focus is on the opportunities available to representatives of "small" states within the framework of ceremonials that during early modern age were increasingly bound by rules. The concept of a "minor" state therefore appears useful for the analysis of the concrete instruments of these diplomatic figures - the ambassadors of the small states - who often did not have the status of ambassador in the European monarchies but only the one, of minor importance, of the envoy. Through the cases of the envoys of Genoa and Florence, the essay analyzes the strategies put in place by these negotiators, often very skilled but with little tools, to acquire spaces of relationship and negotiation, balancing, when possible, the tender for the acquisition of a good position in ceremonial meetings with the need to find places and opportunities for negotiation and compromise.

Nel mese di giugno 1664, la prima udienza dell’ambasciatore inglese Sir Richard Fanshawe con Filippo IV inserì novità nell’accompagnamento diplomatico praticato nella corte di Madrid per tali funzioni. Alle difficoltà nella richiesta d’alloggio successe un complesso regolamento dell’etichetta palatina che doveva essere seguita nel suo ingresso ufficiale. L’oggetto di questo saggio è presentare la singolarità di questo case study per capire il trattamento riservato ai rappresentanti europei dopo l’incidente ispanofrancese del 1661 e i dibattiti per articolare le norme cerimoniali spagnole secondo le quali, senza disonore della loro dignità e privilegi, si baserebbero i successivi ricevimenti reali.

Partendo da un’analisi del Traité politique touchant les ambassades di Fedinand de Galardi, il saggio esamina il ruolo e il valore del cerimoniale diplomatico nei testi sull’ambasciatore del tardo Seicento. Autori come Wicquefort e altri condividono la visione del cerimoniale come una mappa di segni e simboli chiamati a rappresentare la sovranità e a orientare l’azione dei rappresentanti diplomatici. Ma alcuni testi avanzano una prima critica all’eccessivo formalismo della diplomazia: il cerimoniale diventa oggetto di analisi ed è percepito, velatamente o in modo esplicito, come un insieme di regole che può rallentare e appannare le capacità personali dell’ambasciatore, e ostacolare il successo dei negoziati. Si tratta di una sorta di distacco dalle forme e dai linguaggi rappresentativi del Seicento, che prelude alla serrata critica della "diplomazia barocca" elaborata nella stagione dei Lumi.

Cristina Bravo Lozano, Roberto Quirós Rosado

Introduzione

CHEIRON

Fascicolo: 1 / 2018