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Luca Staricco, Gaia Zoppellaro

Muoversi in montagna, senz’auto? Il caso dell’Unione montana del Pinerolese

TERRITORIO

Fascicolo: 110 / 2024

I territori montani presentano generalmente caratteri di bassa densità, frammentazione, dispersione delle destinazioni che, uniti alla conformazione geomorfologica, rendono l’automobile un mezzo spesso indispensabile per la mobilità. L’articolo presenta un’analisi della ‘dipendenza’ dall’uso dell’automobile nell’area dell’Unione montana del Pinerolese, nella Città metropolitana di Torino. I risultati mostrano come tale dipendenza, benché elevata in tutto il territorio considerato, si configuri in forme diverse nelle varie parti dell’Unione, a seconda dei fattori (offerta di trasporto, caratteri del sistema insediativo, aspetti sociodemografici) che ne sono alla base. Profilare queste diverse declinazioni della dipendenza dall’automobile è essenziale per impostare politiche efficaci nell’affrontarla.

Individuare le condizioni per promuovere una transizione postcar in territori altamente dipendenti dall’auto, come gli ambiti periurbani e a bassa densità insediativa, rappresenta una sfida da commisurare alle diverse pratiche di mobilità, condizioni insediative, infrastrutturali e socioeconomiche che caratterizzano questi contesti. Il servizio qui proposto presenta i risultati preliminari della ricerca Prin_Recap che studia le forme e i gradi di dipendenza dall’auto in tre contesti periurbani e montani (Unione montana del Pinerolese, Bassa Pianura Bergamasca, corridoio SchioMontebelluna), analizzati attraverso variabili qualiquantitative capaci di restituirne il carattere processuale e multidimensionale in riferimento agli aspetti sociospaziali, di dotazioni infrastrutturali, e alle preferenze individuali.

I temi e le priorità della Strategia macroregionale alpina (eusalp) vengono esplorati incrociando obiettivi e azioni di nuova infrastrutturazione e digitalizzazione e di tutela e valorizzazione ambientale e paesaggistica (promossi dalle politiche di cooperazione europea) con la definizione di un approccio spaziale. La mappatura del territorio montano della Valtellina e l’interazione con gli attori locali consentono di tratteggiare una figura territoriale mirata a supportare l’approfondimento delle politiche sovraordinate di coesione e il coordinamento della loro attuazione locale. In tale traiettoria, si evidenzia il contributo dell’università nella definizione di strategie ‘territoriali’ di transizione e nello sviluppo di iniziative placebased di innovazione.

L’articolo, a partire dal quadro di sfide comuni ai territori turistici alpini, analizza le trasformazioni del turismo nella provincia di Sondrio. Attraverso la lettura incrociata tra processi di sviluppo turistico e strutture territoriali vengono individuate quattro categorie interpretative che sintetizzano le geografie emergenti prodotte dall’evoluzione dello sviluppo turistico sul territorio valtellinese: poli consolidati, località emergenti, destinazioni stabili e località in contrazione. L’indagine proposta evidenzia come il turismo svolga un ruolo fondamentale nella costruzione del territorio, richiedendo quadri integrati di pianificazione spaziale e strategica capaci di affrontare la complessità dei processi indagati e di orientare la transizione sostenibile in questi territori.

Fin dalla rivoluzione industriale le montagne della Valtellina sono state modellate al fine di produrre energia attraverso lo sfruttamento delle acque. Nonostante il crescente interesse per le fonti rinnovabili, il funzionamento di questo territorio è oggi messo in crisi dal cambiamento climatico e il conseguente esaurimento delle risorse idriche. Alla luce di queste problematicità, l’articolo indaga le strette relazioni fra l’infrastruttura energetica e lo spazio che ne supporta il funzionamento. L’osservazione del nesso fra acqua, energia e ambiente, rende possibile ridiscutere funzionamenti territoriali consolidati e immaginare nuovi metabolismi attraverso strategie e progetti che consentano un migliore utilizzo delle risorse disponibili.

Negli ultimi decenni la Valtellina ha tentato di configurarsi quale ‘nicchia di eccellenza’, ovvero un’area caratterizzata da produzioni altamente specializzate e che, pur non facendo parte dei principali canali del commercio internazionale, presenta un tessuto produttivo ben inserito entro catene globali del valore. L’articolo osserva come questa dinamica si leghi a meccanismi di tutela delle produzioni agroalimentari e alla capacità di innovarsi delle piccolemedie imprese manifatturiere. Quel che emerge è un processo virtuoso che tuttavia poggia su basi fragili e, pertanto, necessita di essere sostenuto attraverso interventi tesi al potenziamento dei servizi a livello territoriale.

Andrea Arcidiacono, Stefano Di Vita, Leonardo Ramondetti

Cambiamenti economici e territoriali in aree alpine: riflessioni urbanistiche dalla Valtellina

TERRITORIO

Fascicolo: 110 / 2024

Quali sono le ricadute territoriali degli attuali processi di riassetto produttivo ed energetico e di diversificazione turistica nelle aree alpine? Quali forme di ricerca e innovazione possono contribuire a orientare tali processi verso obiettivi di transizione ecologica e digitale? Quali dispositivi di pianificazione e quali progetti di rigenerazione spaziale possono supportare l’integrazione di tali processi in territori montani caratterizzati da forti polarizzazioni determinate da eccellenze produttive e paesisticoambientali e profonde fragilità connesse al cambiamento climatico e a dinamiche antropiche transscalari? A partire da queste domande, il servizio esplora prospettive d’azione per la ridefinizione dei comparti produttivi in Valtellina al fine di delineare futuri scenari territoriali di rigenerazione diffusa.

Roberto Bobbio, Giampiero Lombardini

Genova, città imprenditoriale in trasformazione

TERRITORIO

Fascicolo: 110 / 2024

Dotata di un porto strategico ma inserita in un territorio difficilmente insediabile, Genova è una cittàporto anomala, prospera ma fragile ed esposta a crisi esogene. La sua sopravvivenza dipende da apporti esterni e la sua storia è contraddistinta da spirito imprenditoriale e capacità di reinventarsi dopo ogni crisi. Da tempo soggetta a un singolare processo di shrinkage, oggi la città attraversa un periodo di trasformazione che ne va modificando la struttura fisica, vede l’emergere di attori finora estranei alla scena locale e l’affermarsi di nuove pratiche che, se in qualche caso hanno superato i limiti del lecito, guardate nel loro complesso configurano un nuovo sistema di relazioni tra soggetti pubblici e privati che può assumere interesse in un più ampio contesto.

Massimo Annicchiarico, Silvia Baldan, Michela Bobini, Mario Del Vecchio, Luigi Preti

Il caso del 116117 in Regione Veneto: ridisegnare l’accesso ai servizi per trasformare la sanità territoriale nei contesti aziendali

MECOSAN

Fascicolo: 132 / 2024

Il progetto 116117 della Regione Veneto rappresenta un’esperienza avanzata, nel contesto italiano, nella ridefinizione dei meccanismi di accesso e presa in carico nell’assistenza territoriale. Il 116117 è stato implementato come infrastruttura organizzativa e digitale capace di integrare i servizi sanitari, socio-sanitari e informativi, garantendo un accesso equo, tracciato e uniforme ai percorsi di cura. Il modello veneto si fonda su due centrali operative regionali, supportate da sistemi di intelligenza artificiale e interoperabilità informatica, che consentono una gestione intelligente e proporzionata dei bisogni, con una presa in carico certa e documentata.L’approccio combina la centralizzazione tecnologica con la centralizzazione e l’esplicitazione della conoscenza, assicurando al cittadino una risposta coordinata, tempestiva, coerente con il contesto locale – e soprattutto certa. I risultati della sperimentazione evidenziano un elevato livello di soddisfazione degli utenti e una crescente efficienza operativa. Il progetto pone tuttavia importanti sfide per le Aziende ULSS, chiamate a riallineare processi, flussi informativi e modelli organizzativi in coerenza con gli standard regionali. Il 116117 emerge così come leva strategica di change management e innovazione di processo, capace di promuovere una nuova cultura organizzativa orientata all’integrazione, alla responsabilità condivisa e alla continuità della cura.

Il progetto illustrato riporta l’esperienza dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Alessandria sul percorso intrapreso di innovazione e trasformazione digitale dei processi sanitari, con l’obiettivo di migliorare l’erogazione dei servizi di cura. L’iniziativa mira in particolare a massimizzare l’adoption della Cartella Clinica Elettronica attraverso un uso più completo della piattaforma digitale, seguendo uno stream basato sul miglioramento dell’adozione e sull’attivazione delle cartelle specialistiche presenti sull’applicativo, con una predisposizione per il futuro modulo di farmacoterapia.La realizzazione del processo ha richiesto un’iniziale fase di analisi per dimensionare la situazione di partenza, proseguendo con la raccolta dei requisiti attraverso un periodo di affiancamento nei reparti fino a giungere alla configurazione in modo puntuale e preciso delle funzionalità di prodotto dell’applicativo.La raccolta e l’analisi finale dei KPI fornisce un riscontro sul raggiungimento dell’obiettivo e apre a considerazioni sul metodo e sulle sfide future.

Francesco Schiavone, Sandro Pignata, Giorgia Rivieccio, Annaluce Mandiello, Anna Bastone, Federica Zeuli, Michele Orditura, Attilio Bianchi, Antonio Maria Grimaldi, Stefano Pepe, Fortunato Ciardiello, Sabino De Placido, Roberto Bianco, Vincenzo Montesarchio, Bruno Daniele, Maurizio De Palma, Ciro Perrone, Davide D'Errico, Elisabetta Coppola, Antonio Nocerino, Cesare Gridelli

Valutazione delle performance nelle reti oncologiche regionali: il modello ValPe.ROC

MECOSAN

Fascicolo: 132 / 2024

La presente ricerca analizza il sistema di valutazione delle performance cliniche ed economiche delle reti oncologiche regionali, concentrandosi sulla Rete Oncologica Campana. In particolare, si è analizzata la V rilevazione (giugno 2022-maggio 2023) del sistema di valutazione “ValPeROC” che adotta l’approccio data-driven per ottimizzare la gestione dei pazienti e il contenimento dei costi. Lo studio mira, attraverso l’osservazione del caso campano, a comprendere in che misura un sistema valutativo contribuisce all’efficientamento di una rete socio-sanitaria. La metodologia quantitativa adottata ha evidenziato come tale strumento sia utile. Attraverso indicatori di performance costruiti ad hoc, si individuano chiaramente le aree di miglioramento e i punti di forza della rete. ValPeROC, quindi, ha un ruolo significativo nel miglioramento delle performance della rete.