RISULTATI RICERCA

La ricerca ha estratto dal catalogo 105486 titoli

Salvatore Arcieri, Roberta Epifanio, Nicoletta Zanotta, Claudio Zucca

Dislessia, discalculia e sindromi epilettiche

CHILD DEVELOPMENT & DISABILITIES - SAGGI

Fascicolo: Suppl. 3 / 2010

Il crescente interesse per i Disturbi Specifici dell’Apprendimento e, in particolare, per la dislessia, sta oggi alla base di molte ricerche mirate a chiarirne le determinanti neurobiologiche, a scopo sia preventivo che terapeutico. In questo contesto assume un particolare rilievo anche la questione dei rapporti tra DSA e patologia epilettica. L’articolo contiene un’esauriente revisione degli studi finora condotti sulle relazioni tra i quadri di dislessia e discalculia e le forme di epilessia idiopatiche e sintomatiche, soffermandosi inoltre sul discusso rapporto tra questi tipi di DSA e la presenza di anomalie EEG epilettiformi.

Marco Gubernale, Claudia Costantini, Barbara Micoli, Susanna Negrin, Paolo Bonanni

Neuropsicologia dell’epilessia frontale notturna criptogenica in età evolutiva

CHILD DEVELOPMENT & DISABILITIES - SAGGI

Fascicolo: Suppl. 3 / 2010

Ad un gruppo di 14 pazienti affetti da Epilessia Frontale Notturna (EFN) con età compresa tra età 3.8 e 17.2 anni è stato effettuato un assessment neuropsicologico durante videomonitoraggio EEG prolungato. L’anamnesi psicologica mette in evidenza difficoltà di attenzione e scolastiche diffuse a tutto il campione, ma non storie indicative di difficoltà specifiche di apprendimento. I dati ottenuti sono stati successivamente confrontati con quelli di un gruppo abbinato al campione per età e quoziente intellettivo, affetto da altre forme di epilessia, al quale è stato somministrato il medesimo protocollo. I risultati più significativi documentano: intelligenza mediamente nella norma, con discrepanza sfavorevole per il dominio verbale; attenzione integra; lievi ipofunzionalità in senso esecutivo, di natura verbale e rispetto alle capacità di pianificazione di un compito strategico; spunti psicopatologici internalizzati. Queste osservazioni confermerebbero la minore aggressività dell’EFN in senso cognitivo rispetto ad altre forme di epilessia, come pure la vulnerabilità specifica dei processi esecutivi, e suggeriscono interpretazioni etiopatogenetiche alternative a quelle genetiche.

Marco Gubernale, Anna Volzone, Susanna Negrin, Annamaria Gobbo, Paolo Bonanni

Neuropsicologia delle encefalopatie epilettiche: analisi delle variabili più significative e descrizione della nostra esperienza con un gruppo pediatrico affetto da epilessia mioclono-astatica

CHILD DEVELOPMENT & DISABILITIES - SAGGI

Fascicolo: Suppl. 3 / 2010

Sono discussi i punti cruciali della clinica epilettologica e neuropsicologica delle encefalopatie epilettiche, con l’intento di documentare la relazione complessa e non sempre diretta che intercorre tra questi due livelli di osservazione in particolare riferimento all’outcome cognitivo. Segue la descrizione del profilo neuropsicologico del nostro campione clinico (n = 10), riguardo al quale possiamo dimostrare un andamento duplice, di tipo rispettivamente avverso o più propizio in funzione della maggiore o minore frequenza delle manifestazioni elettrocliniche e della poli- o monoterapia. Il gruppo con outcome cognitivo più favorevole (n = 7) documenta un’ampia variabilità dei risultati e si presenta mediamente con disabilità intellettiva lieve, difficoltà grafomotorie e attenzione entro limiti di norma, in innesto a variabili psicopatologiche borderline tipo attenuazione del tono dell’umore e disattenzione-iperattività. Poiché la storia clinica mette in evidenza che questi soggetti risultano essere quelli liberi da tempo da crisi e con non più di due principi in terapia, le evidenze neuropsicologiche supportano dunque una relazione causale tra la malignità del quadro e l’outcome cognitivo.

Marta De Rinaldis, Leonarda Gennaro, Luciana Losito, Marilena Cacudi, Antonio Trabacca

Le encefalopatie epilettiche in età evolutiva (sindrome di West e sindrome di Landau-Kleffner): una overview

CHILD DEVELOPMENT & DISABILITIES - SAGGI

Fascicolo: Suppl. 3 / 2010

L’articolo prende in considerazione la Sindrome di West e la Sindrome di Landau- Kleffner, due quadri clinici appartenenti alla categoria delle "encefalopatie epilettiche", inquadrate nella classificazione del 2001 come condizioni che comportano un progressivo deterioramento delle funzioni cerebrali. Gli Autori analizzano approfonditamente gli aspetti eziopatogenetici, clinici, elettroencefalografici e prognostici delle due sindromi, confermandone il ruolo nel contribuire al danno cognitivo e al deterioramento comportamentale e sottolineando l’efficacia di un precoce ed efficace intervento farmacologico sia nel controllo delle crisi sia nel miglioramento dell’outcome di sviluppo.

Claudio Zucca

Introduzione

CHILD DEVELOPMENT & DISABILITIES - SAGGI

Fascicolo: Suppl. 3 / 2010

The aim of the study was to investigate the relationships of the self-regulatory dispositions of mindfulness and action control with attentional bias towards emotional information in young, middle-aged, and old adults. The participants (N = 185) were 69 young adults (M = 24.7 years; SD = 5.0), 67 middle-aged adults (M = 47.3 years; SD = 7.6), and 49 old adults (M = 73.4 years; SD = 5.6) of both genders. They were divided into three educational levels (low, middle, high) according to the years of education. An emotional color-word interference test (EC-WIT) was designed by the authors to investigate attentional bias towards (a) positively toned and (b) negatively toned information, and it was used along with self-report measures of dispositional mindfulness and action-state orientation. The results indicated that age was related to slower reaction times (RTs) for the two conditions of the EC-WIT, while the higher the level of education the faster the RTs. Decision-related action orientation was associated with a decreasing level of negativity bias in early attention orienting only in young adults. Mindfulness was associated with a decreasing level of attentional bias towards emotional information, either positive or negative, only in middle-aged adults.

Maria Rosaria Como, Giovanna Manna, Palmira Faraci

Il ruolo dello stile di attaccamento materno sull'autostima in età adolescenziale

RICERCHE DI PSICOLOGIA

Fascicolo: 4 / 2010

Lo studio intende verificare l’incidenza dello stile relazionale materno sulla stima di se degli adolescenti. Alla ricerca hanno partecipato 285 coppie madre-figlio. Agli adolescenti (122 ragazzi,163 ragazze), di eta compresa tra i 13 e i 19 anni (eta media = 16.23 anni, ds = 1.64), e stata somministrata la versione ridotta del Test Multidimensionale dell’Autostima (Manna, Mirisola e Boca, 2005); alle madri e stata somministrata la versione italiana dell’Attachment Style Questionnaire (Fossati, Feeney, Donati, Donini, Novella, Bagnato, Acquarini e Maffei, 2003). I risultati, ottenuti attraverso l’analisi della regressione multipla, mostrano che uno stile materno sicuro influenza positivamente lo stile relazionale degli adolescenti; al contrario, uno stile materno insicuro incide negativamente sull’immagine che l’adolescente possiede di se stesso e della propria vita.

A. Marchetti, A. Valle, D. Massaro, I. Castelli

La consapevolezza emotiva in età scolastica: un contributo alla validazione italiana della LEAS-C

RICERCHE DI PSICOLOGIA

Fascicolo: 4 / 2010

Il presente lavoro intende fornire alcuni dati preliminari a supporto della validazione italiana della Scala di Consapevolezza Emotiva – versione bambini (LEAS-C; Bajgar et al., 2005; Lane et al., 1990). Obiettivo della scala e valutare la consapevolezza dei propri e degli altrui stati emotivi in bambini di eta scolastica. La ricerca prevede la somministrazione a 125 soggetti (suddivisi in tre gruppi a seconda della classe scolastica frequentata: terza, quarta e quinta classe della scuola primaria) della LEAS-C (della quale e stata effettuata una valutazione anche relativa alla produttivita verbale), di tre prove di empatia, di tre prove di Teoria della Mente e di due subtest linguistici della scala WISC III. I risultati evidenziano elevate affidabilita e coerenza interna della versione italiana della LEAS- C. Inoltre, la relazione riscontrata tra la performance relativa alla consapevolezza emotiva e quella riguardante una delle prove di empatia fornisce un indicatore di validita convergente, mentre la mancanza di legami tra il costrutto indagato e la Teoria della Mente e considerato un indice di validita divergente. Infine, la ricerca mette in luce un possibile trend evolutivo che vede la consapevolezza emotiva svilupparsi parallelamente all’empatia nei bambini di terza e quarta classe, per poi procedere indipendentemente nella sua evoluzione. La discussione fornisce alcune ipotesi esplicative e futuri sviluppi a questo riguardo.

Fiorenzo Laghi, Roberto Baiocco, Daniela Troilo, Antonia Lonigro

Binge eating e stili d'identità in adolescenza

RICERCHE DI PSICOLOGIA

Fascicolo: 4 / 2010

La ricerca ha indagato la relazione esistente tra il Binge Eating Disorder, indagato attraverso la Binge Eating Scale (Gormally, 1982), la tendenza al conformi- smo, indagato attraverso lo Iowa- Netherlands Comparison Orientation Measure (Gibbons, 1999) e gli stili d’identita, indagati attraverso l’Identity Style Inventory (Berzonsky, 1992). Lo studio e stato effettuato su 450 studenti frequentanti alcune scuole Secondarie di II grado. La ricerca ha dimostrato che il Binge Eating Disorder e maggiormente diffuso tra i soggetti di genere femminile rispetto a quelli di genere maschile. Le dimensioni che hanno un forte potere predittivo per il Binge Eating Disorder risultano essere la presenza di alti livelli di conformismo rispetto ai comportamenti, di uno stile d’identita evitante e di una bassa tendenza ad assumere impegni precisi. Inoltre e emerso che i soggetti appartenenti al gruppo dei soggetti con patologia BED presentano uno stile d’identita evitante, mentre i soggetti che non presentano disturbi alimentari presentano uno stile d’identita informativo ed un’elevata tendenza ad assumere impegni precisi.

Miriam Parise, Raffaella Iafrate, Claudia Manzi, Ariela Francesca Pagani

E' tutta colpa mia! Il self-serving bias nella relazione di coppia

RICERCHE DI PSICOLOGIA

Fascicolo: 4 / 2010

Il self-serving bias e un bias cognitivo che porta gli individui a compiere attribuzioni di responsabilita interne in seguito ad un successo ed attribuzioni esterne in seguito ad un fallimento. Nel presente lavoro il self-serving bias e stato analizzato all’interno della relazione di coppia attraverso un compito sperimentale. Alla ricerca hanno partecipato 32 coppie intime e 32 pseudocoppie formate da due estranei abbinati dallo sperimentatore in laboratorio. I partecipanti, dopo avere svolto un compito dal risultato interdipendente, hanno ricevuto un feedback rispetto alla propria performance congiunta e hanno attribuito la responsabilita per l’esito del compito. I risultati hanno mostrato che le coppie manifestano l’otherserving bias ovvero tendono ad attribuire il merito per un successo al partner e la colpa per un fallimento a se stessi. Tale risultato e stato letto come un indicatore dell’identita di coppia dei partner.

Marianna Alesi, Gaetano Rappo, Annamaria Pepi

Strategie di autosabotaggio e autostima in bambini con differenti profili di apprendimento

RICERCHE DI PSICOLOGIA

Fascicolo: 4 / 2010

Recenti ricerche si sono focalizzate sul ruolo dell’autostima e delle strategie di autosabotaggio nel contesto scolastico. In particolare l’autosabotaggio indica strategie disadattive impiegate da un individuo di fronte ad un compito minaccioso per proteggersi e mantenere un’autostima positiva. Abbiamo condotto due studi per confrontare il livello di autostima e le strategie di autosabotaggio in bambini di eta media 8 anni, frequentanti la terza classe della scuola primaria, con differenti profili di apprendimento. Nello specifico nel primo abbiamo confrontato due gruppi: uno con difficolta generalizzate sia di lettura che di matematica ed uno con normale livello di apprendimento. Nel secondo studio, invece, abbiamo confrontato tre gruppi: uno con dislessia, uno con difficolta generalizzate sia di lettura che di matematica ed uno con normale livello di apprendimento. In generale, i risultati dimostrano che i bambini con dislessia e quelli con difficolta generalizzata di apprendimento hanno livelli di autostima piu bassi dei coetanei con normale livello di appredimento. Relativamente all’impiego di strategie di autosabotaggio solo nel secondo studio abbiamo trovato differenze significative tra i gruppi. In particolare, i bambini con dislessia manifestano un maggiore bisogno di autoprotezione rispetto ai bambini con difficolta generalizzata di apprendimento e rispetto ai bambini con normale livello di apprendimento. Questo risultato enfatizza il ruolo della specificita della difficolta allo scopo di stimolare l’impiego di strategie difensive anche durante la frequenza della scuola primaria.

Aldo Stella, John L. Dennis, Chiara Nucci

La spiegazione psico-logica di un comportamento: riflessioni su un possibile modello

RICERCHE DI PSICOLOGIA

Fascicolo: 4 / 2010

La ricerca si incentra sulla spiegazione delle azioni e dei comportamenti e si propone l’obiettivo di confrontare la spiegazione meccanicista, da molti considerata l’unica spiegazione scientifica, con la spiegazione ermeneutica, che comprende anche la spiegazione intenzionale, fondantesi su ragioni, piuttosto che su cause. Se il sillogismo pratico esplicita la ragione, che sta alla base di un’azione e che e indicata nelle premesse, allora il pensiero esprime il suo potere causale in ordine al configurarsi dei comportamenti. Si viene cosi a delineare una spiegazione che, poiche rende manifeste inferenze, presenta il rigore della logica e si esprime nella forma di sillogismi condizionali. Tuttavia, poiche ha a che fare con ragioni e significati, che giustificano le azioni intenzionali, non si riduce alla semplice spiegazione meccanicista. Quando compaiono i significati, i processi di elaborazione cessano di essere solo automatici ed entra in gioco la soggettivita. La dimensione formale e sintattica viene integrata dalla dimensione semantica e la funzione cognitiva diventa funzione ermeneutica, che e frutto del pensiero cosciente e si esprime mediante la lingua naturale. Quest’ultima, nel suo valere come meta-linguaggio, consente di formulare la spiegazione come un discorso, il quale, adeguatamente rigorizzato, configura la "spiegazione psico-logica", che emerge oltre le spiegazioni meccaniciste e fisicaliste, pur conservandone la scientificita

Underwood Jean, Tomisson Carolyne

Generational differences in response to youth offenders: myth or reality?

RICERCHE DI PSICOLOGIA

Fascicolo: 3 / 2010

This empirical study examined generational cohort differences in perceptions of youth offending. Based on own-group bias, it was hypothesised that younger participants would be more tolerant of youth crime than the older generation, which would be shown by attitudes in favour of more lenient sentencing of offenders. Predicated on attribution theory, it was hypothesised that the provision of mitigating information about the offender would change individual’s attitudes, and in turn, behaviour towards the offender leading to less draconian sentencing. Sixty participants, divided into four groups (2 groups of 15 aged 18-24 year olds; 2 groups of 15 aged over 40) allocated appropriate sentences to offenders depicted in ten short vignettes, half were offences against the person and the remaining five were crimes against property. One younger and one older group of participants received vignettes depicting the bare facts of the offence and offender; the other two groups (one young, one older) had additional information on background of the offender. While there were no main effects of age or task, both groups viewed crimes against the person more seriously than those against property. Without additional information older participants were more punitive than younger participants as predicted by the theory of own-group bias. However, younger participants were less swayed by mitigating information than their older counterparts, with the latter awarding more lenient when such information was provided. Mitigating information about a youth offender did affect sentencing options but not with the younger participants. This has implications for the composition of juries in youth offender trials.

Bruno Vicario Giovanni

Illusioni ottico-geometriche, XVII: lacune e dintorni

RICERCHE DI PSICOLOGIA

Fascicolo: 3 / 2010

Dopo una preventiva analisi del concetto di lacuna ( § 1) e l’esame di lacune particolari (tagli, rotture, § 2; mutilazioni § 3) si presentano i casi di estraneità (§ 4) e di disintegrazione della figura (§ 5). Sono prese in considerazione le lacune multiple (o tratteggi, § 6) e le loro somiglianze con le illusioni di partizione. L’illusione di Poggendorff viene ricondotta ad un caso di disallineamento dovuto ad una lacuna (§ 7). Viene presentato il caso di riempimento immaginato di lacune (§ 8). Viene trattato anche il riempimento delle lacune, nella forma del completamento amodale (§ 9) e delle superfici anomale (§ 10). Sono considerati altri effetti della produzione di lacune in figure (§ 11). Seguono alcune considerazioni generali, anche se provvisorie, sullo studio delle illusioni ottico-geometriche e sulle spiegazioni di esse (§ 12). Il lavoro contiene 55 figure storiche nella loro forma originale, e 30 figure nuove.

Ravenna Marcella, Brambilla Marco, Roncarati Alessandra

Percezione sociale di gruppi nazionali: credenze ed emozioni verso gli israeliani

RICERCHE DI PSICOLOGIA

Fascicolo: 3 / 2010

Questo studio investiga aspetti della percezione sociale di categorie di Israeliani caratterizzate da differenti ruoli sociali assunti in contesti intergruppi. 213 studenti universitari hanno descritto liberamente stimoli fotografici differenziati e specificato l’intensità con cui hanno sperimentato reazioni emozionali ed empatiche. I principali risultati mostrano, in linea con le previsioni, che i partecipanti non hanno rappresentazioni univoche del gruppo degli Israeliani ma notevolmente diversificate in funzione delle informazioni contestuali proposte. Così se Israeliani seduti ad un caffè di Gerusalemme evoca una rappresentazione complessivamente positiva e priva di contenuti stereotipici negativi, Israeliani in azione di guerra in Libano evoca invece contenuti ed emozioni univocamente negativi. Diversamente, Israeliani che soccorrono connazionali feriti evoca emozioni riconducibili sia ad ammirazione che a disprezzo. Infine, sia la categoria Israeliani che Israeliani impegnati nello sgombero di connazionali a Gaza evocano rappresentazioni ambivalenti. La presenza diversificata di contenuti stereotipici in rapporto alle categorie considerate è discussa specie in rapporto a specifiche implicazioni applicative.

M. Scopesi Alda, Maria Rosso Anna, Delfante Chiara, Pangallo Simona

Lessico psicologico e abilità di mentalizzazione nella preadolescenza

RICERCHE DI PSICOLOGIA

Fascicolo: 3 / 2010

Alcune ricerche sperimentali hanno evidenziato una stretta relazione tra la frequenza d’uso dei termini mentali e i risultati alle prove di teoria della mente (Hughes et al., 1998; Hughes et al., 2007), mentre e stata meno studiata la relazione tra lessico psicologico e abilita di mentalizzazione in contesti spontanei. Inoltre, la maggioranza degli studi in questo ambito e focalizzata sull’infanzia e la fanciullezza, mentre minore attenzione e stata dedicata alle fasce di eta successive. La presente ricerca si propone di analizzare la relazione tra abilita di mentalizzazione nella preadolescenza e uso del lessico psicologico nella spiegazione del comportamento. Alla ricerca hanno partecipato 42 ragazzi di 12 anni, di livello socio-economico medio, frequentanti la seconda classe della scuola secondaria di primo grado. La Child Attachment Interview (Shmueli-Goetz et al., 2008) e stata utilizzata allo scopo di valutare la frequenza e la qualita del lessico psicologico. Il livello di mentalizzazione e stato valutato tramite un’intervista semi-strutturata messa a punto da O’Connor e Hirsch (1999); in accordo con i criteri degli autori, l’abilita di mentalizzazione e stata valutata su tre livelli. L’intelligenza verbale e stata valutata con la sub scala verbale della WISC-III. I risultati indicano una correlazione elevata tra le abilita di mentalizzazione e il lessico psicologico, in relazione sia alla quantita sia alla qualita d’uso. Non sono emerse correlazioni tra lessico psicologico e abilita linguistiche, ne tra lessico psicologico e genere.

Carretti Barbara, Zamperlin Claudia

La relazione fra lettura strumentale, comprensione da ascolto e comprensione del testo in studenti italiani

RICERCHE DI PSICOLOGIA

Fascicolo: 3 / 2010

Il modello "simple view of reading" (Gough e Tunmer, 1986) propone che nelle prime fasi dell’apprendimento l’efficienza nella lettura strumentale sia un predittore piu forte della comprensione del testo rispetto alla comprensione da ascolto. Tuttavia studi effettuati in lingue diverse dall’inglese suggeriscono che questa relazione sia mediata dalla trasparenza della lingua. Questo studio ha lo scopo di analizzare in studenti italiani la relazione fra comprensione del testo, comprensione da ascolto e lettura strumentale. I risultati hanno mostrato che, nelle prime fasi dell’apprendimento, comprensione da ascolto e decodifica spiegano una quota comparabile di varianza della prestazione in una prova di comprensione del testo, mentre, all’aumentare della scolarizzazione, la comprensione da ascolto spiega quote di varianza sempre maggiore fino a diventare l’unico predittore.

La presente ricerca si occupa del processo di attribuzione causale e, in particolare, della spiegazione di azioni e di comportamenti secondo un modello intenzionale o secondo un modello meccanico. In due studi, che sono stati effettuati utilizzando il priming dei concetti di attivita e di passivita, e emerso che l’innesco del concetto di attivita favorisce interpretazioni piu astratte degli eventi e interpretazioni intenzionali di azioni e comportamenti. Di contro, l’utilizzo del priming della passivita non ha avuto significative influenze sui processi interpretativi e cio ci ha indotto a formulare l’ipotesi che il priming concettuale configura una disposizione asimmetrica del ruolo del soggetto a fronte del ruolo dei fattori meccanici e ambientali.

Pasquali Vittorio, Migliore Martina, Renzi Paolo

Ritmi ultradiani nell'attenzione sostenuta: studio dell'effetto della complessità del compito e stabilità test-retest

RICERCHE DI PSICOLOGIA

Fascicolo: 3 / 2010

Dati sperimentali evidenziano la presenza di ritmi brevi nella curva della prestazione, con periodi compresi tra 2,5 e 20 minuti nei tempi di reazione semplici, con una larga variabilita inter-soggetto. A differenza del ritmo circadiano, i ritmi ultradiani, non corrispondono apparentemente a nessuna periodicita ambientale, e non sono noti finora fattori che intervengano nella loro modulazione. Lo studio dell’influenza di fattori esterni sui parametri dei ritmi ultradiani potrebbe chiarire le basi e processi endogeni implicati nella generazione e modulazione di tali ritmi. Nei 3 esperimenti proposti in questa indagine si e indagata la presenza di ritmi ultradiani nell’attenzione sostenuta in modalita visiva, tentando di arricchire la loro caratterizzazione mediante lo studio di un eventuale effetto della complessita di esecuzione del compito. I risultati hanno confermato l’esistenza di ritmi brevi stabili nell’attenzione sostenuta umana, ed e stata osservata inoltre la presenza di una modulazione differenziale dei ritmi ad opera della complessita.