RISULTATI RICERCA

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Questo libro tratta di rapporti di coppia disturbati. Quelle che vengono descritte come patologie o disturbi del matrimonio, però, non sono che le forme più cospicue delle difficoltà riscontrabili in ogni matrimonio. In questo senso, il volume non si rivolge solo agli specialisti, ma vuole essere d’aiuto a tutti coloro che aspirano a una comprensione più approfondita del conflitto di coppia.

cod. 1241.2

Federico Nenzioni

Professione segretaria

Come sviluppare le giuste capacità e sensibilità per gestire con successo tutte le situazioni


Le abilità che occorrono oggi ad una brava segretaria per rappresentare al meglio la propria azienda e dare più forza e vigore alla propria azione.

cod. 1060.93

Phillip E. Bozek

Comunicare con efficacia

50 regole pratiche per migliorare riunioni, documenti, presentazioni

Come scrivere una lettera commerciale, redigere un rapporto, tenere una presentazione di vendita, guidare una riunione… In 50 rapide regole, le tecniche e le idee per una comunicazione di successo: per raggiungere gli obiettivi desiderati, convincere gli altri, dimostrare la propria professionalità, dare un’immagine di sé forte.

cod. 564.7

Elwood N. Chapman

L'ABC della vendita!

Per i negozianti, commessi, titolari d'agenzia, promotori, agenti d'affari, venditori, rappresentanti

Il primo libro da leggere se si vuole iniziare un lavoro nel campo delle vendite. Molto pratico e operativo, brillante e divertente, risponde a tutte le domande dei neo-venditori. Scritto per quanti non hanno un’esperienza di vendita, insegna in modo semplice i segreti della vendita di successo.

cod. 564.38

Augusto Fabio Cerqua, Antonio del Giudice, Vincenzo Di Rosa, Chiara Arturo

Munnezzocene: una conversazione con Marco Armiero

CRIOS

Fascicolo: 26 / 2023

Il dialogo con Marco Armiero ricostruisce l’evoluzione del Wasteocene come lente per rileggere inquinamento e marginalità urbana, evitando di separare rigidamente dimensioni materiali e simboliche. La discussione sulla coppia waste / munnezza evidenzia la traduzione come negoziazione politica dei lessici: scegliere waste (anche verbo) inquadra la produzione di scarti come processo più di quanto consenta la parola vernacolare munnezza. Ne deriva un’implicita distinzione tra interventi che incidono sulle matrici ambientali e azioni percettivoculturali, spesso intrecciate. Le pratiche conviviali dei presidi (feste, musica, narrazioni) sono infrastrutture che rallentano l’erosione sociale e sostengono il riuso di siti degradati. La postura del ricercatore impegnato è definita come mediazione situata attenta a non convertire l’esperienza locale in capitale simbolico estratto. Ne risulta una genealogia della giustizia ambientale italiana che mostra transizioni socioecologiche costruite per accumulo incrementale di gesti eterogenei più che per progetti lineari.

Michelangelo Russo

Paesaggi, tempi e geografie della transizione

CRIOS

Fascicolo: 26 / 2023

Il paesaggio negli ultimi decenni ha assunto una crescente rilevanza nel discorso disciplinare sull’urbanistica e sulla pianificazione del territorio, costituendo crescentemente un riferimento concettuale per la conoscenza e l’analisi dei valori che orientano strategie, progetti e azioni di trasformazione. Il paesaggio, inteso oltre la sfera della percezione e del visibile, rappresenta l’intreccio tra natura e artificio, tra spazio antropizzato ed ecologico, e ricomprende patrimoni di risorse non riproducibili, di carattere culturale, storico e ambientale. Si afferma una nuova etica del paesaggio, che traguarda i fenomeni di urbanizzazione nel rispetto dei limiti del pianeta, attraverso un’idea di crescita non più espansiva ed estrattiva. I paesaggi in transizione indicano territori e luoghi esito dei mutamenti della città contemporanea e richiedono un approccio rigenerativo capace di ripristinarne le potenzialità di paesaggio, rivoluzionando sia lo sguardo sul territorio degli scarti e degli abbandoni, frutto del metabolismo urbano degli ultimi decenni, che il loro progetto.

Ripensare la pianificazione urbana in chiave circolare significa riconoscere nella città esistente un sistema complesso di flussi, reti e risorse in continua trasformazione. Nell’area costiera orientale di Napoli, la ricerca “EcoRegen” sviluppa una metodologia integrata per attivare processi di rigenerazione a partire dall’analisi metabolica del territorio e dall’identificazione di enable context: ambiti in cui convergono condizioni spaziali, sociali ed economiche favorevoli al cambiamento. In tale prospettiva, i wastescapes e i quartieri ERP sono riletti come spazirisorsa, non solo come aree dismesse ma come luoghi strategici per avviare cicli circolari di riuso e riciclo. Attraverso la mappatura di cluster conflittuali e contestuali, la costruzione di un database georeferenziato e l’individuazione di aree di trasformabilità, si definisce uno schema direttore adattivo che propone strategie multilivello per il riuso dei materiali, la valorizzazione degli spazi pubblici e il rafforzamento del welfare urbano. Una visione sistemica, capace di trasformare fragilità in potenzialità, secondo logiche di sostenibilità, equità e resilienza ambientale.

Il testo analizza la Valle del Sacco attraverso l’approccio dell’autopoiesi, mettendo in luce come ogni trasformazione territoriale contenga elementi di conservazione e mutamento. La serie di illustrazioni proposte non sono solo una forma di rappresentazione, ma ambiscono a divenire un dispositivo politico e immaginativo, che restituisce connessioni tra infrastrutture dismesse, forme di vita negate e pratiche di resistenza. Attraverso luoghi emblematici – cementifici, logistica, ruderi industriali, il fiume stesso – viene evocata una geografia di promesse infrante e nuove logiche estrattive. Ma nel paesaggio agiscono anche forze silenziose: la cura, la biodiversità, le lotte ecologiche. L’illustrazione diventa allora soglia, spazio di memoria attiva e immaginazione territoriale, capace di suggerire altri futuri, ancora in potenza. .

Il contributo propone alcune istantanee della Valle del Sacco, a partire dalle quali ricostruire gli esiti di un secolo di politiche di sviluppo a razionalità diverse e talvolta divergenti. Tali politiche hanno indirizzato le forme del territorio e costituiscono nella prassi una infrastruttura immateriale dove poteri, orientamenti politici, speranze, occasioni, e disillusioni si sono intersecati, lasciando tracce negli elementi sparsi su un territorio di cui il fiume costituisce un asse di convergenza e una direzione di struttura. Le istantanee restituisceono una proposizione di metodo euristico e apre a campi di approfondimento su cui elaborare una sintesi delle pratiche dell’abitare la Valle e orientarne gli indirizzi di trasformazione..

Il testo esplora la Valle attraverso la lente del paesaggio, inteso non solo come categoria estetica ma come strumento interpretativo. La chiave di lettura permette di evidenziare come anche i territori compromessi possano diventare laboratori di nuove ecologie. A partire dalla specifica situazione, si ricostruisce l’evoluzione di un paesaggio che da rurale e pittoresco diventa scenario di industrializzazione forzata, perdita identitaria e crisi ambientale. Oggi, segnali di rigenerazione spontanea e una nuova sensibilità ecologica aprono la possibilità di un paesaggio postindustriale. Da qui, l’ipotesi ddi ripensare il paesaggio come "infrastruttura", capace di connettere e strutturare il territorio frammentato della Valle: uno spazio che, tra riserve naturali e scarti postindustriali, può diventare laboratorio di nuovi valori per la transizione ecologica..

Nicola Fierro

Geografie intermedie e spazi di margine

CRIOS

Fascicolo: 26 / 2023

Le trasformazioni della Valle sono analizzate attraverso la lente della marginalità territoriale, mettendo in luce come i processi di urbanizzazione investano i territori intermedi, al di là delle tradizionali dicotomie centro/periferia o urbano/rurale. Invece di leggere il margine come debolezza strutturale, se ne esplora il potenziale generativo nella produzione di nuove spazialità. La Valle emerge come paradigma dell’Italia di mezzo, dove si sedimentano discontinuità storiche, espropriazioni ambientali e nuove logiche estrattive legate alla logistica e alla transizione ecologica. Emergono geografie frammentate e relazioni spaziali fluide, in cui le infrastrutture agiscono come dispositivi di ridefinizione territoriale. Il testo propone una lettura critica dei territori intermedi come archivi stratificati, da interpretare attraverso strumenti capaci di coglierne la complessità socioecologica e la capacità di attivare futuri alternativi, non riducibili né a un’idea ordinata di urbano né a un informe indifferenziato.

Luisa Fatigati

Vulnerabilità trasformative e risonanza ecosistemica

CRIOS

Fascicolo: 26 / 2023

La Valle del Sacco è letta come spazio di soglia, segnato da tensioni tra vocazione agricola, industrializzazione forzata e dismissione. Le sue rovine attivano una riflessione sul progetto, la vulnerabilità e la giustizia ambientale. Il contributo si sviluppa attorno al concetto di risonanza, assumendolo come chiave interpretativa delle relazioni tra territorio e comunità nella Valle. Attraverso questo sguardo, esplora come la perdita esperita e inscritta nei luoghi possa, una volta riconosciuta come forma di vulnerabilità condivisa, farsi leva trasformativa nella costruzione di nuove forme di cura, gestione e condivisione dei beni comuni territoriali. La risonanza diventa così un dispositivo critico, capace di tenere insieme ferite e possibilità, memoria e progetto. Nel dialogo tra memoria storica e tensioni contemporanee, la Valle si configura come un organismo relazionale, in cui ogni elemento contribuisce alla produzione di significato, aprendo spazi per una progettualità ecologica, situata e collettiva.

Ludovica Battista

Sulle tracce di una «cosa viva»

CRIOS

Fascicolo: 26 / 2023

Il contributo legge criticamente la Valle attraverso una prospettiva piùcheumana, seguendo le tracce materiali e immateriali delle sue trasformazioni lungo due direttrici principali: da un lato, le genealogie del danno ambientale e sociale sedimentate nel territorio — risultato di processi di industrializzazione forzata, dismissione e contaminazione diffusa; dall’altro, le forme di resistenza e i presìdi territoriali che emergono come risposta situata alle logiche estrattive, passate e presenti. Attraverso l’ascolto di queste esperienze e della capacità di riconoscimento del danno sviluppata dalle comunità locali, il contributo propone una lettura della Valle come palinsesto vivo e conflittuale, in cui coabitano memorie tossiche e possibilità trasformative e riparative. Ne deriva l’urgenza di immaginare un progetto non tecnocratico e nonsoloumano, capace di riconoscere l’interdipendenza fra specie, ambienti e forme di vita, e di articolare nuove pratiche di cura, giustizia e coesistenza.

Questo contributo nasce da una ricognizione esplorativa nella Valle del Sacco, territorio emblematico dell’Italia di mezzo, segnato da modernizzazioni irrisolte e dinamiche contraddittorie. Attraverso una pratica situata, ispirata alla dérive psicogeografica e alla geografia radicale, l’indagine propone una lettura critica e narrativa di un luogo sospeso tra un presente paralizzato e rappresentazioni nostalgiche e idealizzate. Emergono sia infrastrutture fragili che infrastrutture dure — hub logistici, autostrade, linee ad alta velocità — insieme a processi di rimozione collettiva e forme di resistenza quotidiana. La Valle diventa così un laboratorio per un’ecologia della soglia: un progetto minimale e attento, che si misura con i margini e le fratture, interrogando il territorio attraverso ciò che riaffiora, ciò che resiste e ciò che è stato escluso dalla narrazione dominante.

Tashkent, odierna capitale dell’Uzbekistan, è stata nel secondo Novecento scenario di un grande progetto dell’Urss, volto a fare della città uzbeca la principale porta verso l’Asia socialista e la vetrina dell’Oriente sovietico. Quarta città dell’Unione Sovietica negli anni Settanta, Tashkent è inoltre la più moderna città asiatica. Il terremoto che la aveva colpita nel 1966 aveva paradossalmente creato l’opportunità – grazie al Patto di Fratellanza dei Popoli – per mettere in atto programmi politici ben più antichi e risolvere alcune importanti questioni urbane, segno delle politiche imperialiste dei russi e della successiva annessione all’Unione Sovietica. È possibile individuare nel progetto elaborato dal governo centrale per la modernizzazione di Tashkent delle prassi colonialiste? Attraverso una nuova lettura dei piani urbanistici elaborati per la città uzbeca dall’occupazione russa sino al 1966, si vuole mettere in luce le dinamiche e le strategie attraverso cui il governo centrale e le locali amministrazioni hanno “collaborato” al fine di costruire la grande capitale d’Oriente.

Rachele Castro, Federico Maria Jelo di Lentini, Pietro Monforte, Vincenzo Piccione

Un secolo di studi su bioclima e capitale naturale in Sicilia. Siccità, aridità, desertificazione, biodiversità, consumo suolo

ARCHIVIO STORICO PER LA SICILIA ORIENTALE

Fascicolo: 1-2 / 2023

Oggetto del lavoro sono il bioclima e il capitale naturale in Sicilia, su un ampio arco temporale con analisi di dati dal 1921. Tema centrale sono gli impatti delle interazioni socio-ecologiche sui paesaggi siciliani, con un focus su siccità, aridità, desertificazione, biodiversità e consumo suolo. La ricerca, basata sull’analisi di dati ambientali storici (es. pluviometrici, termometrici) tramite metodologie come MEDalus ed Espi sviluppate dal team di ricerca coordinato da Vincenzo Piccione, evidenzia risultati cruciali: una riduzione del 27% delle precipitazioni e un aumento di oltre 1°C delle temperature tra 1921-2000. Il conseguente incremento dell’intensità e durata dell’aridità, ha reso l’isola più vulnerabile. Il rischio di desertificazione si riduce leggermente grazie a riforestazione e aree protette, nonostante il peggioramento climatico e l’elevato consumo di suolo. Lo studio fornisce dati a scala comunale, evidenziando vulnerabilità differenziate, e sottolinea il divario tra ricerca e azioni concrete.

L’articolo ripercorre il dialogo a due voci tra un’assistente sociale e una psicoterapeuta, co-conduttrici di un gruppo a frequenza settimanale aperto a donne in gravidanza e contemporaneamente a neomadri accompagnate dal loro bambino entro il primo anno di vita. Viene dato ampio spazio al racconto della progettazione sociale e del respiro interculturale e interdisciplinare che ha portato gli operatori e i Servizi coinvolti ad affrontare inizialmente la questione migratoria e le sue criticità in termini di isolamento, rischio di stigmatizzazione, disagio e marginalità attraverso uno sguardo complesso e integrativo. Ci si sofferma sul delineare come la cura di un gruppo di donne accomunate dall’attraversamento di una fase del ciclo di vita centrale e fisiologica abbia permesso di creare un luogo dalle valenze preventive a vari livelli e la co-costruzione di esperienze gruppali che attraversano le differenze, fanno scoprire somiglianze e creano meticciamenti.

Anna Iannotta

Come comincia un’esperienza in gruppo?

GRUPPI

Fascicolo: 1-2 / 2023

L’articolo parla della formazione di operatori, che lavorano in un lavoro educativo con minori nei Centri Aggregativi per Minori e sperimentano la complessità del lavoro in gruppo. Nella mente degli operatori il concetto di lavoro in gruppo prende forma. Esperienza collettiva legata al territorio del Molise.

Valentina Guiducci

Un gruppo di supervisione in un servizio pubblico per gli adolescenti

GRUPPI

Fascicolo: 1-2 / 2023

In questo contributo viene presentata una seduta di un gruppo di supervisione condotto all’interno di un servizio pubblico territoriale dedicato agli adolescenti. Il setting prevede un incontro di tre ore suddiviso in due sessioni. Un partecipante è incaricato di presentare il caso clinico, due partecipanti svolgono la funzione di osservatori partecipanti. Il gruppo, composto da 17 persone, è multiprofessionale. Viene presentato il lavoro del gruppo, focalizzato sulla discussione del caso di Makena, una ragazza vietnamita di 16 anni, adottata. L’adozione viene interpretata come funzione della mente gruppale: l’esperienza di appartenere a un gruppo aiuta a diventare più disponibili all’accoglienza dei pensieri che circolano. Si costituisce un’area intellettiva, emotiva e fantasmatica comune che permette una relazione funzionale tra le parti e l’insieme, favorendo il superamento delle fasi di minor integrazione presenti nel gruppo (Neri, 1979). Nel corso della seduta è possibile osservare lo sviluppo embrionale di un pensiero multiplo, multifocale, polivalente (Dorliguzzo, 2016; Corrao, 1995). Vengono analizzate le caratteristiche del setting e il rapporto con l’istituzione, le risorse e i limiti dei gruppi a termine con tempi ristretti.