La ricerca ha estratto dal catalogo 105740 titoli
L’assistenza sanitaria in Italia ha subito profondi cambiamenti negli ultimi anni, a seguito dell’introduzione del Decreto Ministeriale n. 77/2022, volto a ridefinire l’organizzazione dell’assistenza sanitaria territoriale e apotenziare la qualità dei servizi attraverso la digitalizzazione e l’integrazione delle cure. Il decreto affronta sfide cruciali legate all’invecchiamento della popolazione e all’aumento delle malattie croniche, promuovendo un modello di Assistenza Domiciliare Integrata (ADI) che mira a ridurre l’ospedalizzazione, garantendo continuità assistenziale e personalizzazione delle cure direttamente a domicilio.Questo studio si concentra sull’Azienda Sanitaria Locale di Alessandria (ASL AL) e sulla sua implementazione delle direttive del DM 77/2022, analizzando come la riforma stia trasformando l’offerta sanitaria territoriale.L’analisi di caso esamina le principali sfide operative, e riflette sul ruolo centrale delle ASL nel bilanciare l’innovazione con le esigenze concrete della popolazione, in un contesto di profonde riforme strutturali. I risultati evidenziano come il potenziamento dell’ADI abbia portato a un significativo miglioramento della copertura assistenziale, ma sottolineano anche le criticità legate alla gestione delle risorse e all’implementazione delle nuove strutture. Lo studio fornisce spunti per comprendere l’impatto della riforma e le implicazioni future per il sistema sanitario territoriale italiano.
Dopo l’annessione al Regno d’Italia si pose la questione della bonifica delle molte aree paludose dell’Agro romano. La questione ricopriva un valore pratico ma anche una valenza simbolica per l’opinione pubblica italiana e internazionale. La denuncia delle condizioni di insalubrità delle aree che circondavano la capitale consentiva alla nuova classe dirigente, caratterizzata da un prevalente spirito anticlericale, di dimostrare l’arretratezza dell’amministrazione pontificia, incapace di risolvere un problema secolare, e allo stesso tempo la propria efficienza al servizio della cosiddetta terza Roma. L’articolo, dopo aver delimitato geograficamente l’area oggetto di studio, illustra la sua evoluzione storica dal tardo Medioevo in poi, con particolare attenzione al dibattito sviluppatosi nel corso del Settecento. Dopo l’annessione si avviò un serrato confronto sui metodi da adottare per risolvere l’annosa questione: fu creata, già nel 1870, una Commissione di studio per il risanamento dell’Agro romano, nel 1873 si avviarono le operazioni per l’alienazione dell’asse ecclesiastico, e tra il 1878 e il 1903 furono emanate tre leggi per la bonifica dell’Agro romano. L’azione del governo, segnata dalla necessità di un compromesso tra la volontà di conseguire gli obiettivi prefissati e gli interessi dei grandi proprietari terrieri, mostrò una scarsa efficacia sul piano pratico. La nota inerzia dei proprietari, attestata anche da diverse analisi sull’area in questione, insieme alla carenza di capitali furono tra le principali cause che impedirono il compimento dell’azione di risanamento dell’area.
Ben studiata per l’età contemporanea, soprattutto a partire dalla sua istituzionalizzazione a metà del XIX secolo, la pianificazione del territorio è ancora poco conosciuta per quanto riguarda i periodi precedenti. D’altra parte, se spesso è stata la costruzione statale e nazionale del territorio a essere analizzata, molto meno sono state trattate le esperienze locali o regionali di pianificazione territoriale. La letteratura, infine, si è rivolta più alle rappresentazioni del territorio che alle pratiche e ai progetti. Questo contributo si propone di comprendere un’impresa di valorizzazione di una provincia del regno di Francia, il Berry, attraverso l’opera di pianificazione del territorio di uno dei suoi grandi proprietari, il nobile e filantropo Armand-Joseph de Béthune-Charost. L’originalità dell’azione imprenditoriale di Béthune-Charost risiede nel fatto che essa da un lato mira, attraverso una pianificazione integrata del territorio, allo sviluppo e all’arricchimento di una provincia, il Berry, di cui contribuisce a migliorare l’immagine. Ma, al contempo, dall’altro lato fa di tutto ciò un laboratorio di sperimentazione di modelli applicabili in altri luoghi, e l’elemento costitutivo di un sistema pensato alla scala dell’insieme del territorio francese, all’interno del quale al Berry viene assegnato il ruolo di crocevia e di piattaforma girevole.
L’articolo intende indagare sulla costruzione territoriale e paesaggistica della Marmilla, una regione storica della Sardegna centro-meridionale, in età moderna. L’analisi delle strutture agrarie, del contesto politico-istituzionale, del modello insediativo e della rete genealogica e patrimoniale delle famiglie aristocratiche e borghesi si pone l’obiettivo di verificare come questi elementi abbiano contribuito alla sopravvivenza dei villaggi, oggi esposti al fenomeno dello spopolamento. La prima parte dell’articolo si concentra sulle vicende feudali e sul riflesso nel sistema agrario e nel paesaggio. La seconda parte ricostruisce la rete genealogica e patrimoniale dei principali lignaggi aristocratici e dei gruppi borghesi, evidenziando la competizione per il potere economico e politico. Oltre alle fonti bibliografiche, le principali fonti archivistiche utilizzate sono di natura economica, catastale, comunitaria e notarile, secondo un approccio microstorico e di storia locale. Il lavoro si pone come base per futuri progetti di sviluppo locale e territoriale da attuarsi in prospettiva transdisciplinare, recuperando gli aspetti virtuosi del network tra comunità sviluppato durante l’età moderna e la prima età contemporanea.
L’articolo intende ricostruire un processo di produzione di località focalizzato sulla terraferma veneta occidentale e sulla comunità di Rovato. A partire dal XIV secolo lo sviluppo di questa area è stato significativamente modificato dalla costruzione di un’importante opera idraulica. Il canale, chiamato roggia Fusia, ha fatto diventare fertile, ricca e popolosa una zona prima poco abitata, cambiando sia la geografia sia le gerarchie politiche del territorio. La roggia Fusia è divenuta la più importante risorsa collettiva del luogo ed è stata anche al centro di forti conflitti, sia tra le comunità e i corpi territoriali sia tra i diversi corpi sociali. La comunità di Rovato ha saputo trarre i maggiori vantaggi dal canale e si è affermata come principale centro della Franciacorta. Le risorse collettive (l’acqua, i mulini, ecc.) erano condivise e gestite da un gruppo di famiglie, dette “originarie”, che avevano contribuito all’acquisizione del canale, tra XIV e XV secolo. Le stesse istituzioni del comune erano modellate sulla gestione dei commons e questo le rendeva molto efficaci nel tutelare i diritti sulla Fusia nei confronti di altre comunità e privati, ma tali assetti istituzionali, rimasti in vigore fino alla fine dell’antico regime, alimentarono la conflittualità interna.
Nel corso dell’età moderna, e non solo, la gestione e il possesso delle risorse naturali hanno dato origine a molte controversie, legate al sedimentarsi di diritti e giurisdizioni, all’evoluzione del contesto socioeconomico locale o regionale, ai mutamenti di ordine istituzionale e così via. Questi conflitti tendevano a essere particolarmente frequenti quando la disponibilità di queste risorse stava cambiando, sia a causa dell’azione umana sia a causa di specifiche condizioni ambientali. L’articolo si focalizza su una risorsa particolarmente soggetta a cambiamenti, vale a dire gli isolotti alluvionali fluviali e le aree golenali che, per effetto della naturale evoluzione del corso dei fiumi, si rendevano o meno disponibili all’occupazione antropica, alla rivendicazione giurisdizionale e allo sfruttamento economico. L’area indagata si concentra sul caso del fiume Ticino e sul tratto interessato dai possedimenti dell’Ospedale Maggiore di Milano, una prestigiosa istituzione assistenziale e uno dei maggiori proprietari terrieri della fertile bassa pianura lombarda, dove il controllo delle acque fluviali era molto importante per alimentare la fitta rete irrigua. Tra le fonti primarie sulle dispute per l’uso delle isole e delle aree golenali del Ticino, disponibili nell’archivio dell’Ospedale Maggiore di Milano, abbiamo condotto un’analisi integrata tra fonti scritte, disegni e cartografia, al fine di comprendere meglio l’intricata trama e l’uso sapiente di diversi documenti per attestare i diritti in una disputa.
Tra il 1674 e il 1712, a Parigi, gli ufficiali giudiziari del Palais e dello Châtelet si affrontano per esercitare la loro autorità sulla parte occidentale del «Palais de Paris». A questo scopo, essi tentano di determinare l’identità territoriale della Cour Neuve e della Salle Neuve e di delimitare la giurisdizione territoriale del recinto del palazzo. Il conflitto che ne emerge sarà una delle conseguenze dell’affermazione di una nuova spazialità del Palazzo in seguito alle trasformazioni amministrative e urbanistiche realizzate dai primi re Borbone. L’articolo esamina il modo in cui, nel XVIII secolo, una territorialità conflittuale tra i vari attori della capitale francese ha preso forma su scala locale. Le rivalità tra i baliati del Palais e dello Châtelet danno luogo a una singolare osservazione dello spazio parigino e a un gioco di descrizione topografica e architettonica. L’opposizione tra le giurisdizioni si riflette nella scrittura di memorie giuridiche, delle vere e proprie “letture della città” (Marcel Roncayolo), che traducono contemporaneamente una teoria e una pratica di polizia. I micro-agenti territoriali definiscono l’identità locale controllando le identità degli individui.
Il Recueil et abbregé de certaines choses concernans le gouvernement des pays de Daulphiné et Savoye è un manoscritto anonimo della metà del XVI secolo che offre una descrizione dello spazio del Delfinato e della Savoia per il nuovo governatore francese, François de Lorraine. Inserito nel contesto delle guerre d’Italia, che videro la conquista e lo smantellamento del Ducato di Savoia, esso ci permette di avvicinarci al modo in cui un territorio originario poté essere costituito e individuato in età moderna. Come oggetto, il Recueil et abbregé appare come una sistemazione intellettuale del territorio del Delfinato-Savoia, offrendo all’occhio del governatore una visione dall’alto del territorio su cui esercita la sua autorità. La caratteristica principale di questo progetto è l’unione di due entità, che interrompe diversi secoli di antagonismo. L’esistenza del Delfinato-Savoia viene così affermata, rappresentata e giustificata. Questo discorso è stato abbinato all’individuazione di alcune caratteristiche specifiche del territorio, che hanno contribuito alla sua definizione, delineando sulla carta un territorio singolare, uno spazio di apertura e chiusura al servizio dei Valois e delle loro ambizioni italiane. Ma questa costruzione intellettuale si realizzò malgrado le circostanze e il Delfinato-Savoia divenne un territorio contrastato, un progetto politico senza una vera applicazione pratica sul terreno e al quale la restituzione della Savoia con il trattato di Cateau-Cambrésis nel 1559 pose definitivamente fine.
The article reconstructs the historical evolution of the Italian automotive industry in the period between 1894 and 2020 through the original AUTOITA database. This database represents the first, and so far unique, dataset covering the entire historical period of the industry in Italy, as well as the first Italian database allowing international comparisons. First, the article provides a concise qualitative discussion of the evolution of the automotive industry in Italy since the foundation of Bernardi & Miari Giusti in Padua in 1894 up to the first two decades of the 21st century. Subsequently, it describes the methodology we used to build the AUTOITA database and its characteristics. The paper also proposes a descriptive statistical analysis of the evolution of the Italian automotive industry from 1894 to 2020 as a first example of the use of the database. Finally, the paper focuses on the challenge between Turin and Milan by discussing a few reasons that could explain Turin's leadership despite the fact that, until 1899, the automotive industry was more developed in the Milan area.
Urban and territorial planning processes are characterized by a high level of complexity that makes tools management dif?cult. This research presents a Web-GIS prototype for supporting urban planning and management decision-making processes towards social, economic and environmental sustainability. It is designed according to open-source technology and aims to de?ne new planning top-down and bottom-up approaches. The design criteria of this innovative platform respond to the essential principles of transferability, modularity, scalability, and data interoperability. This new tool is applied to a case study to demonstrate how it can support planners and local authorities in urban planning and management processes.
Il fondo di disegni conservato negli Archivi del DAStU consente di ricostruire l’attività professionale dell’ingegnere-architetto Giuseppe Di Giovanni, un esponente della stagione liberty palermitana, cresciuto alla scuola di Ernesto Basile e attivo ?no agli anni ’60 del secolo scorso. Anche per la sua condizione di marginalità, la vicenda progettuale di Di Giovanni risulta esemplare delle aspirazioni e delle pratiche professionali di una generazione che ha dovuto confrontarsi con le diverse sollecitazioni, e non solo stilistiche, del Novecento. La sua architettura si pone infatti nel punto di intersezione tra l’adozione di modalità linguistiche condivise e la ricerca di una speci?cità del contesto siciliano che guarda alle pratiche e ai modelli della tradizione locale.