L’Organizzazione mondiale di sanità (World Health Organization, 2016) ha definito la violenza nelle relazioni intime come un problema di salute pubblica, che diventa tanto più stringente, quanto più sono giovani i/le perpetratori/perpetratrici e le vittime, poiché l’età adolescenziale è un momento cruciale per la costruzione dell’identità personale (Lancini et al., 2020) e per l’organizzazione di pattern relazionali futuri. Come è noto, in adolescenza il processo di individuazione e di emancipazione rispetto alla famiglia di origine si consolida soprattutto all’interno del gruppo dei pari, luogo primario in cui l’adolescente sviluppa le proprie competenze relazionali e stabilisce le prime relazioni affettive. Ed è proprio all’interno di tali relazioni, di gruppo e di coppia, che può vivere, direttamente o indirettamente, episodi di violenza di genere (Beltramini, 2020). Secondo l’ultimo report di Save the Children, nel nostro Paese il 17% delle ragazze e dei ragazzi tra i 14 e i 18 anni pensa possa succedere che in una relazione intima scappi uno schiaffo ogni tanto. Quando si passa dalle opinioni alle esperienze, quasi un/a adolescente su cinque (19%), tra chi ha o ha avuto una relazione intima, dichiara di essere stato spaventato dal/lla partner con atteggiamenti violenti, quali schiaffi, pugni, spinte, lancio di oggetti. Uno dei contesti privilegiati per l’intercettazione del fenomeno della violenza di genere tra adolescenti è la scuola, dove la figura dello psicologo scolastico può rivestire un ruolo centrale, non solo come anello di raccordo tra la scuola e le altre agenzie territoriali che si occupano della presa in carico delle situazioni di violenza, ma anche come promotore di progetti di prevenzione della violenza e di promozione del benessere nelle relazioni tra pari, tanto più incisivi quanto più integrati ed adottati dalla Rete Interistituzionale Territoriale Antiviolenza.