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A cura della Redazione

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VENTUNESIMO SECOLO

Fascicolo: 53 / 2023

Gaetano Quagliariello, Antonio Varsori

Editoriale

VENTUNESIMO SECOLO

Fascicolo: 53 / 2023

A cura della Redazione

Abstracts

STORIA URBANA

Fascicolo: 174 / 2023

Ronen Zeidel

The Rise and Fall of Tikrit 1921-­2021

STORIA URBANA

Fascicolo: 174 / 2023

È probabile che nessun’altra città in Iraq sia stata caratterizzata da un’evoluzione simile a quella di Tikrit a partire dalla nascita dello stato iracheno nel 1921. Più di un secolo fa questa città periferica e di modeste dimensioni fu connessa allo stato come parte dei processi di modernizzazione, formazione del Paese e sviluppo nazionale. Dopo il 1968 la sua trasformazione venne accelerata come risultato della supremazia dei suoi rappresentanti all’interno del regime Ba‘th. Sotto la presidenza di ?addam ?ussein, la città venne ulteriormente espansa e diventò in seguito una vetrina per il regime e un centro per il culto della personalità del suo leader. La caduta di ?addam, la marginalizzazione dei sunniti e il breve periodo di occupazione da parte dell’Organizzazione dello Stato Islamico portò a un declino significativo dello status di Tikrit. Ciononostante, la città mantenne la sua posizione centrale come capitale della provincia e come uno dei centri attivi della minoranza sunnita. Questo articolo descrive l’interazione tra lo sviluppo urbano e la politica in Iraq su un periodo di cento anni. Iraq Tikrit

Questo saggio offre una ricostruzione storico-­politica della regione del Khuzestan finalizzata ad illustrare il tessuto demografico e identitario del territorio e gli effetti che il suo contraddistinto pluralismo ha generato nei meccanismi politici interni e nelle relazioni tra Iran e Iraq, i due stati moderni sorti lungo quest’area di confine. È preso in esame il caso studio della guerra degli anni Ottanta del Novecento e, in particolare, le prime fasi del conflitto, per comprendere le ragioni di natura storica, politica e identitaria, per cui le comunità arabe iraniane stanziate nella regione confinaria non abbiano aderito allo sforzo militare di Baghdad, mosse della comune identità etnica, ma l’abbiano invece ostacolato e respinto. La riflessione che questo saggio vuole intraprendere si concentra sulle comunità arabe di questa “terra di mezzo”, una zona liminale e al confine tra due entità politiche che si sono contese a lungo il controllo su questo territorio e la fedeltà dei suoi abitanti. Iran Iraq

Mauro Primavera

Il tramonto delle aspirazioni unioniste dei Ba?th iracheno e siriano

STORIA URBANA

Fascicolo: 174 / 2023

Il contributo intende analizzare i tentativi unionisti tra Siria e Iraq compiuti dal partito Ba?th in nome del panarabismo;; progetti ambiziosi che, pur motivati da solidi fondamenti storici e culturali, mostravano, tanto a livello ideologico quanto organizzativo, notevoli lacune e fragilità che, col passare del tempo, avrebbero contribuito al fallimento finale dell’immaginato stato panarabo. Dopo aver accennato al ruolo cruciale dei movimenti proto-­nazionalisti presenti nella regione liminale di Dayr el-­Zor e i contributi ideologici di Sa?i? al-­?u?ri, il saggio ripercorre l’ascesa della corrente panarabista in Iraq nel periodo interbellico, soffermandosi su nascita e affermazione del Ba?th in Siria e Iraq. Si esaminerà, poi, la posizione del partito dapprima sul progetto unionista della Mezzaluna Fertile, e in seguito su quello della Repubblica Araba Unita, ossia l’unione statuale tra Egitto e Siria proclamata nel febbraio 1958 che segnò l’apogeo del panarabismo ma che, al tempo stesso, gettò le premesse per il suo fallimento. In conclusione, si menzioneranno gli Accordi tripartiti tra Iraq, Siria ed Egitto del 1963, ultimo concreto tentativo unionista, e la Carta di Azione Nazionale tra Baghdad e Damasco del 1978, redatta su presupposti e contingenze geopolitiche assai differenti dai progetti precedenti.

Il saggio si propone di guardare al ruolo giocato dalla liwa di Diyala nel contesto della grande sollevazione che investì l’Iraq nel corso del 1920. Un evento cruciale nella storia della sintesi statuale irachena contemporanea, tanto da divenire parte fondante del suo mythomoteur e da mettere in discussione, nella sua fase più acuta, la continuazione stessa della presenza britannica nella terra dei due fiumi. La rivolta del 1920 ebbe un doppio “cuore politico” (a Baghdad e nelle città sante sciite) e un principale teatro operativo (la regione del Medio-­Basso Eufrate), ma propagò la sua instabilità su gran parte del territorio mesopotamico. All’interno di tale contesto, Diyala rappresentò un’area di scontro secondaria, ma tutt’altro che marginale. Eppure, il suo ruolo nell’ambito della grande sollevazione del 1920 appare alquanto trascurato dalla pubblicistica. Ricorrendo alle fonti di archivio britanniche, il saggio, dopo aver fornito una visione d’insieme del territorio, mira a restituire alle sollevazioni di Diyala la loro giusta dimensione, delineando gli eventi che investirono l’area nell’estate-­autunno del 1920 ed evidenziando la rilevanza geopolitica che la divisione deteneva per Londra e per i circoli di potere autoctoni a essa più prossimi.

La storia della presenza cristiana in Mesopotamia e Kurdistan a cavallo del Primo conflitto mondiale racconta il travaglio di tutte quelle comunità tagliate fuori dai disegni politici tanto delle cancellerie europee quanto delle nuove leadership nazionaliste della regione. Attraverso la ricostruzione della loro microstoria il contributo ripensa alle conseguenze prodotte dall’imposizione di nuovi confini e sfere di potere all’interno di territori espressione di complesse matrici culturali, religiose e comunitarie. Lo studio degli intrighi, delle incomprensioni e delle diverse visioni circa il loro futuro politico nella regione sarà utile per metter in luce il controverso processo di integrazione di queste realtà liminali all’interno della moderna sintesi irachena.