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Questo saggio ricostruisce il ruolo della giustizia militare nella mobilitazione del fronte interno italiano nel corso della Seconda guerra mondiale. L’analisi coniuga fonti delle amministrazioni centrali e locali e quelle della giustizia militare, e l’azione giudiziaria del Tribunale militare territoriale di Verona. Un’analisi quantitativa e qualitativa ricostruisce la vita quotidiana delle persone nel corso della Seconda guerra mondiale, consentendo di comprendere la capacità del fascismo di mobilitare la popolazione, il ruolo della repressione dei lavoratori mobilitati nella gestione del fronte interno e i conflitti che divisero le diverse amministrazioni dello stato. Studiare il ruolo della giustizia militare nelle guerre fasciste permette infine di far maggior chiarezza sul ruolo delle istituzioni militari nel ventennio, evidenziando come il progetto di militarizzazione della società attuato sia stato supportato ma anche condizionato dalle istituzioni e dalla giustizia militare.

Quest’articolo esamina la specificità delle esperienze dei bambini della Seconda guerra mondiale sul fronte occidentale sulla base delle fonti (disegni, giornali, lettere, lavori scolastici) che i giovani tedeschi, francesi e italiani hanno prodotto. L’approccio comparativo adottato rivela che, nonostante i quadri nazionali divergenti, i bambini in età scolare di queste aree condividono una temporalità comune e un comune regime di storicità della guerra mondiale. Poiché sono stati tenuti a lungo e a distanza dal conflitto, sono entrati nell’esperienza della guerra più tardi rispetto agli anziani o ad altri gruppi della popolazione. Inoltre, capirono e interpretarono gli eventi bellici in modo simile, tanto che nella prima metà degli anni ’40 costituirono una vera e propria “comunità di esperienza”.

La traduzione in lingua italiana del libro La Question, contenente la cruda testimonianza del militante del Partito comunista algerino Henri Alleg, arrestato e torturato durante la battaglia di Algeri nel 1957, è all’origine di una serie di reazioni. Le azioni di solidarietà messe in atto dagli intellettuali afferenti all’area politica del Pci e la campagna orchestrata da “l’Unità” nell’autunno del 1959 in solidarietà al giornalista costituiscono l’oggetto di questo saggio. In particolare, verranno presi in esame il rapporto fra intellettuali e partito allo scoppio della guerra d’Algeria, la storia del festival letterario “della Resistenza”, organizzato dalla città di Omegna, che per la sua prima edizione assegna il premio ad Alleg, e la vasta campagna portata avanti da “l’Unità”. L’analisi delle lettere di solidarietà inviate dai lettori contribuisce a fare luce sul ruolo della questione algerina nell’Italia di fine anni Cinquanta e a ricostruire il processo di “transfert” fra la memoria della Resistenza e la ricezione delle lotte di decolonizzazione.

Dario Salvatore

Un crocevia per l’impero. Napoli nella guerra d’Etiopia (1935-1936)

ITALIA CONTEMPORANEA

Fascicolo: 303 / 2023

In questo saggio l’autore si propone di analizzare la campagna militare condotta dall’Italia fascista contro l’Etiopia da una particolare prospettiva bottom-up, ossia dalla città di Napoli. La scelta si deve al riconoscimento del peculiare ruolo di crocevia svolto dalla città partenopea sia nella fase di preparazione sia in quella di guerra aperta. Tale funzione logistica fa di Napoli uno straordinario punto di osservazione sui flussi di soldati, operai, animali e mezzi che transitarono per il suo porto. Intento del saggio è quello sfruttare la prossimità all’oggetto di studio data dalle fonti istituzionali locali e periferiche dello Stato per cercare di entrare dentro la macchina bellica messa in piedi dal fascismo. Nel farlo si evidenzieranno capacità e limiti di alcuni ingranaggi, come la rete istituzionale creata per gestire quell’ingente traffico, l’accantonamento delle truppe e la selezione e invio degli operai militarizzati nel nascente impero fascista.

Giulio Fugazzotto

Il Partito Comunista Italiano in Somalia tra retaggi coloniali e funzione pedagogica di massa

ITALIA CONTEMPORANEA

Fascicolo: 303 / 2023

Questo articolo tenta di analizzare alcuni quesiti storiografici concernenti il rapporto tra comunismo italiano e colonialismo, sollevati dalla presenza di una sezione del Partito Comunista Italiano (Pci) sorta a Mogadiscio nel 1942. Innanzitutto, si contestualizza la nascita di questa sezione nella Somalia occupata dalle forze britanniche, focalizzandosi sui rapporti con l’amministrazione militare e con la comunità italiana. Ci si sofferma poi sull’attività dei comunisti di Mogadiscio e sui rapporti con il Pci, rispetto a cui la sezione sembrerebbe essere sorta in sostanziale autonomia. Se ciò conferma una notevole circolazione di idee e pratiche del movimento comunista al di là dei network della Terza internazionale, allo stesso tempo risulta un elemento atipico nel contesto politico di questi anni. L’articolo identifica poi il reclutamento di militanti attuato nei campi di prigionia inglesi da parte della sezione come una peculiare declinazione del “partito nuovo” togliattiano. Infine, ci si sofferma sull’atteggiamento paternalista e colonialista alla base dell’esclusione dei somali dall’orizzonte politico della sezione.

Pier Francesco Asso

Sulla Storia della Banca d’Italia di Gianni Toniolo

ITALIA CONTEMPORANEA

Fascicolo: 303 / 2023

Questo scritto si propone di presentare i temi principali del recente volume di Gianni Toniolo dedicato alla storia della Banca d’Italia negli anni fra la sua fondazione (1893) e la caduta del fascismo (1943). Riprendendo alcuni recenti contributi sulla storia del central banking, si mostra come la contrapposizione fra “evoluzione” e “costruzione” di una banca centrale rappresenta un’utile, anche se parziale, chiave per rileggere la storia della Banca d’Italia. Mentre in età giolittiana si realizza una forte affermazione della Banca nella difesa della stabilità monetaria e nel perseguimento di obiettivi di pubblico interesse, negli anni fra le due guerre si ha un progressivo ridimensionamento delle principali funzioni di politica monetaria e valutaria. In questa fase, con le leggi bancarie del 1926 e 1936, prevale la costruzione di nuove regole che indirizzano la Banca d’Italia a svolgere compiti di vigilanza e di supervisione a tutela della stabilità del sistema bancario italiano.

Stefano Bartolini

Marcia su Roma, andata e ritorno. Storia pubblica di un centenario irrisolto

ITALIA CONTEMPORANEA

Fascicolo: 303 / 2023

A cento anni dalla presa del potere fascista, la storiografia continua a interrogarsi su quei passaggi e quel regime, sollecitata dalle preoccupazioni e dalle domande del presente. Se il mercato editoriale e i meccanismi accademici contribuiscono a popolare le librerie, la partita aperta sulla divulgazione di massa getta luce su quanto la storia del fascismo sia ancora un argomento attorno a cui si costruisce e decostruisce il discorso politico e sul valore strategico della battaglia per la memoria pubblica. Tra banalizzazioni e riduzioni, fascismo e antifascismo continuano a connotare le fratture, in cui si inserisce l’anti-antifascismo come nuovo elemento discorsivo, nel quadro di un dibattito pubblico che segnala la necessità di indagare i percorsi dell’antifascismo, il rapporto irrisolto della destra col fascismo e la necessità di comprendere come pesa la domanda culturale.

Autori Vari

Rassegna bibliografica

ITALIA CONTEMPORANEA

Fascicolo: 303 / 2023

Il fascismo in biografia, Politica e partiti nell’Italia repubblicana, Storia memoria tra fascismo e resistenza,  Anni Settanta: movimenti e lotte, La società italiana in trasformazione: abitudini e costumi, Le guerre italiane in età contemporanea, L’antisemitismo fascista, Economia e storia d’impresa

Martina Arcadu

Cibo, religione e conflitti. La mensa scolastica come luogo d’incontro

MONDI MIGRANTI

Fascicolo: 3 / 2023

Il presente lavoro si pone l’obbiettivo di mostrare come oggi il tema dell’alimentazione connesso alle migrazioni e alle pratiche confessionali pon-ga nuove sfide in termini di convivenza urbana pacifica tra culture. La ricerca presentata è stata condotta a livello nazionale nel biennio 2020-2021 in mate-ria di mense scolastiche, intese come luogo d’incontro tra culture e pratiche differenti, con l’obiettivo di esplorare il grado di inclusività e apertura rispetto all’offerta menu di tipo etico-religioso. Si cercherà di intendere il momento del pasto condiviso come forma di contatto, sostenendo come il cibo possa essere considerato uno spazio identitario di autoaffermazione e conoscenza dell’Altro.

Silvia Carbone

Forme di re/istituzione di politiche sociali integrate con i Rom

MONDI MIGRANTI

Fascicolo: 3 / 2023

I Rom, Sinti e Caminanti sono ancora oggi il gruppo sociale maggiormente marginalizzato, quindi diventa significativo attraverso loro riflettere su una delle questioni centrali della nostra epoca contemporanea: la scolarizzazione. L’obiettivo della ricerca è osservare quali miglioramenti sono avvenuti a se-guito di un intervento integrato di politiche socio-educative contro la disper-sione. Questa indagine non è stata incentrata sulla ricerca delle differenze identitarie dei bimbi RSC, ma su quegli elementi e processi di cambiamento a livello integrato che, nonostante la diversità e nella diversità, rendendo la co-munità, la scuola e le famiglie RSC protagonisti del cambiamento attraverso degli interventi integrati, e che possono diventare utili per contrastare la di-spersione scolastica. Per far ciò, la ricerca si è concentrata su un gruppo di Rom di Messina coinvolto in un progetto di politica socio-educativa basato su un approccio integrato, denominato “L’inclusione e integrazione dei bambini Rom, Sinti e Caminanti”, promosso dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali e svolto in collaborazione con il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca. Per analizzare ciò ci siamo chiesti: cosa poteva accadere a quegli studenti RSC se il progetto non fosse stato avviato? A tal fi-ne è stata condotta una ricerca controfattuale che, attraverso l’uso di strumenti qualitativi (interviste a testimoni privilegiati, ai docenti e alle famiglie Rom) e quantitativi (alle famiglie e agli studenti), ha permesso la valutazione della va-riazione degli outcome oggettivi. Inoltre, è stato preso in esame un campione di controllo, assimilabile in termini statistici, cioè che presentassero caratteristi-che medie paragonabili e bilanciate, e che non fossero coinvolti nel progetto analizzato. Per avere indicazioni sull’efficacia del progetto sin dal breve pe-riodo siamo andati alla ricerca di esiti osservabili nell’immediato: puntualità alle lezioni; giorni di assenza; interesse dei genitori per l’apprendimento dei figli; voti in matematica/italiano. Quello che è emerso dalla ricerca, rispetto agli indicatori osservati, è che l’intervento integrato ha prodotto una variazio-ne nella direzione attesa, di notevole entità e statisticamente significativa. Se guardiamo al gruppo di controllo notiamo come vi sia una tendenza generaliz-zata al peggioramento nel tempo per gli indicatori d’interesse. Per il gruppo dei trattati, l’intervento integrato ha arrestato o addirittura invertito questa ten-denza provocando il notevole miglioramento in termini relativi.

Il saggio muove le mosse dalla constatazione di questa costitutiva polisemia del concetto di cosviluppo e, più specificamente, intende mettere a fuoco co-me il riferimento ideologico alla nozione di comunità etnica impedisca di leg-gere il potenziale emancipativo e soggettivizzante di questa prospettiva. In questa direzione risulta di grande ausilio la recente riflessione critica sul mul-ticulturalismo e, più specificatamente, la proposta di un suo superamento che è stata offerta attraverso i concetti di super-diversità e di iper-diversità. Alla lu-ce di queste premesse, la seconda parte prova ad utilizzare queste nuove lenti per leggere le esperienze di cosviluppo promosse e realizzate nel quadro di una politica pubblica regionale (Regione Toscana). Si vedrà come l’uso di queste nuove categorie consente la disambiguazione delle strategie progettuali che diverse reti di soggetti con background migratorio hanno mobilitate sulla base del riferimento all’originario contenitore concettuale del cosviluppo.

Giacomo Lampredi

La pratica della cittadinanza affettiva

MONDI MIGRANTI

Fascicolo: 3 / 2023

Questo contributo affronta il concetto di cittadinanza affettiva per interpretare le trasformazioni sociali, affettive e politiche prodotte dalle migrazioni forza-te. Il concetto mette in luce come ogni politica prefiguri implicitamente model-li relazionali che prescrivono ai cittadini cosa devono provare verso sé stessi, verso gli altri e verso gli “esterni”. Se molti studi si sono focalizzati sul modo in cui si può “governare attraverso l’affetto”, ben pochi si sono concentrati sul modo in cui attraverso le emozioni si possono trasformare i confini morali che alternativamente includono ed escludono. Questo articolo, analizzando il coinvolgimento solidale dei membri della società civile nei confronti di mi-granti, richiedenti asilo e rifugiati, esplora le condizioni in cui l’affetto emerge da rotture di abitudini consolidate, trasformando i confini morali che sosten-gono e legittimano disuguali distribuzioni di risorse, potere e diritti tra gli in-dividui.

Lucia Montesanti, Francesca Veltri

Tra un mondo e l’altro. Minori non accompagnati e tutela volontaria

MONDI MIGRANTI

Fascicolo: 3 / 2023

Negli ultimi anni in Italia viene formalizzata la figura di tutore volontario per minori non accompagnati (Legge n. 47/2017). Si tratta di una figura al confine tra attività volontaria e attività istituzionale, tra ruolo formale e informale, senza un modello di comportamento ancora ben definito e regolamentato. Il tutore non è un genitore adottivo o affidatario, tuttavia, essendo tenuto ad oc-cuparsi del benessere materiale ed emotivo del minore, deve stabilire con lui un rapporto definito come “genitorialità sociale”, aiutandolo a interiorizzare norme e comportamenti del contesto di arrivo. Ciò in sociologia è noto come “processo di socializzazione”, e nella sua forma primaria è in genere gestito dalla famiglia di appartenenza. L’articolo si interroga sul ruolo dei tutori vo-lontari nella transizione dei minori soli da un universo sociale all’altro, da una socializzazione all’altra, sul concetto di ‘genitore sociale’ e sulle reti che sup-portano questo ruolo a livello istituzionale, professionale e di società civile.

Roberta Ricucci, Wisam Zreg

Il tutore volontario: una genitorialità sociale sui generis?

MONDI MIGRANTI

Fascicolo: 3 / 2023

Il ruolo tutore volontario, così come disciplinato dal formante legale (Legge 47/2017), è strettamente connesso alla sua funzione di rappresentante legale del minore straniero non accompagnato. Nonostante tale aspetto sia innega-bilmente quello prevalente, nell’esperienza concreta, il rapporto tra tutore vo-lontario e MSNA può assumere le caratteristiche di una forma sui generis di genitorialità sociale. Attraverso alcune interviste effettuate a tutori e tutrici volontarie del territorio torinese, l’obiettivo degli autori è quello di tratteggia-re le manifestazioni di questa configurazione di genitorialità sociale, soprattut-to in relazione alla dimensione trans-nazionale e trans-culturale in cui si inse-risce il minore.

Elena Girasella, Tiziana Tarsia

Le famiglie tutor come «spazio cuscinetto» nell’esperienza degli studenti universitari rifugiati

MONDI MIGRANTI

Fascicolo: 3 / 2023

Il contributo propone un’esperienza di accoglienza di studenti rifugiati a Messina nell’ambito dei cosiddetti Corridoi universitari. L’obiettivo è quello di implementare il repertorio di esperienze di buone pratiche di accoglienza. In particolare si descrive come l’azione progettuale delle famiglie tutor, proposta nell’ambito del protocollo di intesa tra i diversi partner, ricopre tre funzioni principali: di socializzazione ai contesti e di apprendimento (delle regole for-mali e informali, dei rituali), di mediazione con le persone autoctone e di con-tatto relazionale. Il punto di vista è quello degli operatori sociali nell’ambito di un’esperienza di accoglienza specifica. L’attenzione è posta sulle strategie e sulle conoscenze usate per costruire un’accoglienza che faciliti l’autonomia, la garanzia e la promozione dei diritti delle persone rifugiate.

While the importance of the relationship between school and family in ensur-ing successful education is widely acknowledged, this recognition is not con-sistently mirrored in the educational practices of European schools. At times, this relationship is affected by the bias that pupils with migratory backgrounds come from families with limited educational backgrounds who need to bridge the gap to acquire the knowledge and culture of the host country. This paper aims to consider pupils coming from Arab countries as belonging to families who already possess an educational habitus, acquired in their home countries, which influences their interaction with schools in the host countries to some extent. The issue is dealt with starting from a Ph.D. research focusing on the educational experiences of Arabic-speaking pupils, parents, and teach-ers across Arab and European countries. Additionally, insights are drawn from the Erasmus Plus Project “ParentAble - dealing with parents of newly migrated pupils” that considers the experiences of families coming from Arab countries.

Cet article explore les formes de configurations familiales et de « faire fa-mille » des anciens exilés chiliens obligés de se séparer d’une partie de leurs proches en raison de la persécution politique. Il s’agit d’examiner les effets de l’exil sur le fonctionnement familial et les manières d’y faire face afin de maintenir des liens à distance avec les proches ou de les réactualiser à travers des contacts directs avec eux. Les configurations qui se déploient dans deux périodes sont analysées : celle de l’exil qui va du moment de départ à la fin de la dictature en 1989, puis celle du post-exil où le retour ou le contact direct avec le Chili sont à nouveau possibles. Il s’agit donc de comprendre ces diffé-rentes logiques de fonctionnement familial déclenchées au départ par le coup d’Etat militaire il y a 50 ans. L’article s’appuie sur des entretiens et des obser-vations avec une vingtaine de familles que l’auteur a pu suivre depuis les an-nées 1980 et revoir à des intervalles réguliers. Mots-clés : exil ; configurations familiales ; Chiliens ; familles transnatio-nales ; retour.

Anna Elia, Valentina Fedele

Essere padri e rifugiati. Riflessioni sulle concezioni e le pratiche emergenti di genitorialità

MONDI MIGRANTI

Fascicolo: 3 / 2023

Le autrici presentano una ricerca condotta in Calabria sull’esperienza della paternità nella migrazione forzata. La questione della paternità è stata trala-sciata negli studi sulle famiglie transnazionali e comincia ad essere presente nelle analisi sulla genitorialità nelle migrazioni forzate a partire dalla crisi mi-gratoria del 2015. L’attenzione viene rivolta soprattutto alle barriere ai pro-cessi di inclusione sociale ed economica dei padri e su come queste impattino sull’esercizio della paternità. L’articolo propone di mutare la prospettiva di analisi dal contesto di arrivo, ai processi di soggettivazione dei padri mettendo in evidenza come la migrazione determini una peculiare presa di coscienza e messa in discussione della paternità, che ingenera forme ibride ed “emergenti” di genitorialità.

This article explores how the case of refugee families highlights the challenges faced by migrant families, particularly in the experience of transnational fami-ly-making. The analysis is based on two different ethnographic research, (2014-2016) and (2017-2018), which collected qualitative data by means of semi-structured interviews with first-generation Kurdish refugees. The results show that the experiences of ‘forced migration’ and ‘forced settlement’ affect family relationships mainly at the affective (ties and relationships) and norma-tive (roles and expectations) levels, and that at each migration stage the com-bination of these spheres changes, weighing differently on family relation-ships.