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Una delle novità dell’Assemblea costituente fu l’ingresso di venticinque donne, elette per la prima volta al Parlamento grazie alla recente conquista dei diritti politici. Ancorché esigua rispetto a quella maschile, la presenza femminile esercitò un ruolo non trascurabile all’interno di un ambiente politico impregnato di culture profondamente maschili. Donne particolarmente agguerrite incrinarono gli equilibri tradizionali innescando conflitti di genere anche attraverso l’uso di un nuovo linguaggio. Nel corso delle discussioni sulla stesura dell’articolo 48, divenuto poi il 51, relativo alla liberalizzazione degli accessi alle carriere della pubblica amministrazione, emersero dinamiche di genere sconosciute fino ad allora alle istituzioni. Attraverso il confronto col dibattito parlamentare che nel 1919 condusse al varo della legge sull’abolizione dell’autorizzazione maritale, questo articolo analizza le semantiche di genere che animarono il lavoro dei costituenti, alla ricerca delle continuità e delle rotture che lo caratterizzarono rispetto al passato.

In the Ancien Régime, villages and provinces established direct lines of communication with the Crown through representatives and emissaries. This work analyses the progressive institutionalisation of the representative agents of frontier territories under the Habsburgs, specifically the Basque provinces of Guipúzcoa and Álava and the Señorío of Vizcaya. Some of the main issues dealt with in this comparative study are the corporative and representative nature of these diplomatic offices, their simultaneous function as a government instrument for the Crown, and the consolidation of a decentralised administrative apparatus under the control of local elites.

Il contributo si propone di analizzare l’uso della violenza verbale da parte delle donne in età moderna, con l’obiettivo di delinearne possibili percorsi e prospettive di ricerca. A sollecitare l’indagine è, nello specifico, l’intenzione di mettere in luce le strategie discorsive adoperate dagli uomini e dalle donne che nell’Europa moderna ricorrono alla parola violenta non solo come strumento di aggressione personale o collettiva, ma anche come mezzo di risoluzione del conflitto, sul piano formale o extragiudiziario. Le fonti giudiziarie ci restituiscono - seppur con tutti i limiti della fonte istituzionale scritta e scritta da uomini - l’esperienza dell’aula del tribunale, che diviene a sua volta arena di confronto e scontro: ne emerge una stretta correlazione tra la rappresentazione e la difesa dell’onore, come categoria sociale, e la parola violenta che esprime nel conflitto quotidiano la sua dimensione performativa. Nel tentativo di inquadrare le differenti forme con cui si manifesta l’interazione verbale violenta, ci si soffermerà sull’impiego della parola ingiuriosa da parte delle donne tramite l’analisi di casi di studio, che ci forniscono uno spaccato dell’esperienza giudiziaria al femminile nei tribunali secolari del Mezzogiorno moderno.

Il presente articolo si occupa di processi giudiziari che vedono le donne come protagoniste di reati di violenza nella Bologna tardomedievale. Attraverso un’analisi a tappeto delle buste della serie dei giudici ad maleficia – tribunale responsabile per i reati considerati più dannosi alla collettività – relative soprattutto alla prima metà del Trecento e custodite presso l’Archivio di Stato di Bologna, la trattazione cerca di ricostruire questi processi nel dettaglio, estraendone gli elementi impiegati nella qualificazione della violenza femminile attiva. Paragonando con altre fonti, quali gli statuti cittadini, le diverse sfumature di questi reati, così come i precisi spazi della loro attuazione, gli oggetti e soggetti in essi coinvolti, si tenta di capire qual era l’atteggiamento delle autorità nei confronti di queste donne violente e i momenti in cui questi comportamenti diventavano un problema da affrontare in una sede così pubblica come il tribunale. Una delle ipotesi avanzate nell’articolo è l’esistenza di precisi parametri con cui veniva valutata la violenza delle donne nel periodo, in base ai quali si configurava un campo di violenza consentita a questi soggetti.

Lidia L. Zanetti Domingues

Il rogo o la forca? Punizioni capitali “di genere” e violenza femminile nei secoli XIII-­XIV

SOCIETÀ E STORIA

Fascicolo: 182 / 2023

Gli studi sulla diversità delle pene capitali comminate nell’Europa bassomedievale a uomini e donne hanno riscontrato una prevalenza del rogo contro queste ultime, in opposizione all’impiccagione quale castigo unicamente maschile. Questa discrepanza è stata spiegata da taluni come motivata dall’indecenza di esporre cadaveri femminili;; altri hanno piuttosto suggerito che le donne colpevoli di violenze gravi venissero associate al demoniaco e per questo punite con il rogo. Il contributo si propone di riesaminare tale dibattito avvalendosi delle fonti giudiziarie disponibili per i comuni italiani (specialmente Siena, Firenze e Bologna) nei secoli XIII-­XIV, confrontate con altri contesti europei. L’analisi si concentrerà in particolare su omicidio e brigantaggio, per i quali gli statuti prevedevano normalmente la pena capitale. L’autrice sostiene che i tipi di esecuzione scelti per tali crimini dipendevano non tanto dal genere del malfattore, ma dalle circostanze del reato commesso (in particolare, l’elemento proditorio); tuttavia, accanto al contesto normativo è necessario tenere in considerazione anche i pregiudizi sociali vigenti nei comuni italiani.

Tanto nella ricerca storica che in quella degli altri saperi esperti, così come nel dibattito pubblico, il tema della violenza (e della criminalità) femminile continua a presentarsi in modo carsico, raramente affrontato in maniera sistematica, per varie ragioni, correlate: una questione di proporzionalità, un persistente condizionamento culturale che associa agli uomini l’uso della forza, una sottovalutazione della pericolosità femminile, un’attenzione prevalente alla violenza compiuta sulle donne;; nei fatti, una sorta di disagio ad associare alle donne una natura violenta. Ma, la difficoltà di pensare la violenza delle donne sta dentro il medesimo quadro culturale che continua a farle oggetto di violenza, a riaffermare ruoli disomogenei e gerarchicamente disposti, a preservare un ordine (di matrice patriarcale) da non infrangere. Il contributo discute le ragioni di questa sottorappresentazione del fenomeno e ricostruisce il panorama degli studi esistenti, sottolineandone vuoti e pieni, ma anche potenzialità. E introduce i saggi qui raccolti che, partendo da questi presupposti, analizzano alcune forme di violenza e criminalità femminile fra medioevo ed età moderna, guardando in particolare alla fase giudiziaria, alla rappresentazione del reato e delle donne che lo compiono e, in definitiva, al processo come costruzione narrativa, epifenomeno di una quadrettatura della società che colloca uomini e donne in spazi predefiniti, concedendo loro talvolta, ma non necessariamente, criteri diversi di scostamento dalla regola.

Giulia Perasso, Eleonora Picco, Pierpaolo Di Bitonto, Clio Sozzani, Alberto Martelli, Massimo Miglioretti, Chiara Ripamonti

Exploring Amico H impact: A promising tool to promote children’s knowledge and adherence to medical procedures

PSICOLOGIA DELLA SALUTE

Fascicolo: 3 / 2023

mHealth (e.g., the use of mobile devices such as smartphones and tablets for delivering healthcare services) has become a crucial resource in pediatric healthcare, providing children with psychoeducation and distraction, and enhancing treatment compliance. Amico H, a newly developed application, is targeted at ameliorating children’s and parents’ experience of pediat-ric medical procedures and communication with healthcare professionals. With the virtual en-vironment of a castle, Amico H is a mHealth app for children, offering interactive games and psychoeducational support during medical treatments. The present experience explores the im-pact of the Amico H prototype on children, teens, and parents in terms of pleasantness, usabil-ity, and usefulness. Method: A total of 99 children and teens aged 4-19 years (10.53 ± 3.69 years; 73% female), both hospitalized (28%) or not and N=32 caregivers (72% mothers) re-sponded to an ad-hoc survey on the app’s user experience. Descriptive analyses and group comparisons have been computed. Results: Findings highlight that children and caregivers were highly amused and satisfied by Amico H. Compared to teens, children needed more help from adults in the use of the app. Conclusion: All the results indicate that Amico H is a pow-erful tool to ameliorate pediatric hospitalization experience and to promote children’s knowledge about health and medical procedures. The need for age-specific versions of Amico H emerged. Future directions and limits are discussed.

Christel Galvani, Ginevra Guastone, Daniela Villani, Alessandro Antonietti

Cronotipo, autoefficacia, resilienza e motivazione al cambiamento a supporto dell’attività fisica durante l’emergenza sanitaria COVID-19

PSICOLOGIA DELLA SALUTE

Fascicolo: 3 / 2023

Il presente studio è stato condotto durante il periodo di lockdown causato dal virus CO-VID-19, che ha determinato un forte impatto psicologico negativo sulla vita della maggior par-te delle persone. Tale impatto ha avuto una serie di conseguenze sulle abitudini delle persone, fra cui lo svolgimento dell’attività fisica (AF) che è stato compromesso dalla mancanza di mo-tivazione. Lo studio si propone di individuare possibili relazioni tra cronotipo, autoefficacia, resilienza e motivazione al cambiamento in relazione all’attività fisica durante il COVID-19. Sono stati reclutati 159 soggetti, ai quali sono stati somministrati diversi questionari in modali-tà online: il Morningness-Eveningness Questionnaire (MEQ) per individuare la categoria del Cronotipo, la General Self-Efficacy Scale (GSE) attraverso cui viene misurata l’autoefficacia, la Resilience Scale (RS-14) con la quale viene misurata la resilienza e l’Assessing Motivation for Change nei confronti dell’attività fisica (MAC2R-AF) che misura la motivazione al cam-biamento nel fare attività fisica. I mattutini sono risultati avere valori significativamente superiori rispetto a serotini e intermedi sia per quanto riguarda l’autoefficacia che per quanto ri-guarda la resilienza. Inoltre, si evidenzia una significativa, positiva e forte correlazione tra au-toefficacia e resilienza e una correlazione positiva significativa tra resilienza e motivazione all’attività fisica, spiegando il 53% della varianza. In conclusione, la motivazione al cambiamento relativa all’attività fisica è sostenuta da un elevato livello di resilienza. Potenziare la pro-pria capacità di far fronte in maniera positiva a eventi negativi risulta quindi fondamentale per mantenere elevata in tempi di emergenza sanitaria la motivazione all’attività fisica, che a sua volta sembra essere essenziale per rimanere fisicamente attivi.

Valentina Biscaldi, Stefano Delbosq, Michela Ghelfi, Jessica Serio, Luca Piero Vecchio, Kevin Dadaczynski, Orkan Okan, Veronica Velasco

A cross-sectional study of university students’ wellbeing: What to focus on?

PSICOLOGIA DELLA SALUTE

Fascicolo: 3 / 2023

The university represents an environment rich in both risks and opportunities. The health of university students is a complex issue, and it was even more challenged during the COVID-19 pandemic. The present study aimed to expand existing literature findings by investigating the role of sociodemographic, individual, and contextual factors on health outcomes. A cross-sectional study was conducted: an online survey was distributed to Italian univer-sity students (N = 614) in 2020. Two hierarchical regression models were conducted using with Wellbeing and Health complaints as outcomes. Predictors included sex, subjective socio-economic status, future anxiety, Sense of Coherence (SoC), Digital Health Literacy (DHLI) and University satisfaction. The results were partially in line with previous literature. Sociodemographic variables appeared to have a small role in predicting health outcomes. Being female was associated with more Health complaints, while no difference in Wellbeing emerged. The addition of individual variables improved both models significantly. In line with other studies, FA showed a nega-tive association with health outcomes, while SoC showed a positive association. University satisfaction showed a protective association with both outcomes. Future Anxiety presented the strongest associations, while DHLI had no association with health outcomes. This confirmed the literature’s findings that different factors can influence university stu-dents’ wellbeing and that universities can have an important role in promoting it.

Marta Acampora, Serena Barello, Elena Guida, Caterina Bosio, Vincenzo Irace, Carlo Maria Guastoni, Barbara Bertani, Guendalina Graffigna

Psychological burden in individuals with chronic kidney diseases: A cross sectional study

PSICOLOGIA DELLA SALUTE

Fascicolo: 3 / 2023

Recent studies underlined the impact that chronic kidney disease (CKD) has on patients’ well-being and the need for mental health support. However, literature suggests that psycho-logical support is not often requested by patients, and barriers and prejudices that impede them to access mental health care are not well-known. This study aims to analyse the CKD patient’s level of well-being and explore their demand of psychological care, beside possible barri-ers/levers that motivate them to search for psychological support. A cross-sectional study in-volved 361 Italian patients diagnosed with chronic kidney disease was conducted. Patient’s health engagement was measured by the Patient Health Engagement Scale (PHE-s); anxiety and depression were assessed by the Zung Self-rating Anxiety Scale and Zung Self-rating Depression Scale respectively. Quality of life was measured with an ad hoc item. Demograph-ic characteristics were also collected. Most patients were male (66.9%) and the mean age was of 57 years old. Overall, the 19% of patients reported a low level of health engagement and almost 30% of the sample reported a low level of quality of life. The 61.9% reported depres-sive symptoms and the 11.6% of the respondents referred the presence of anxiety. However, only the 40.5% referred to have thought of asking for a psychological support. Although study participants frequently reported psychological needs, it seems that is difficult for them to translate these needs into an actual psychological demand, due to prejudices against psycholo-gists and the stigma attached to patients undergoing psychological treatment.

Guido Trabucchi, Simona Pelaccia, Mario Biagiarelli, Rachele Mariani, Elena Petrovska, Cinzia Sarlatto, Maurizio Pompili

A PLAY-based approach for adolescent patients: The Importance of Panksepp’s Primary Emotional System of PLAY in Engagement with Adolescent Psychiatric Patients

PSICOLOGIA DELLA SALUTE

Fascicolo: 3 / 2023

Professionals working with adolescents invest enormous resources and energies to find a tailored approach to improve patients’ compliance and promote their access to care. As a re-sult, Panksepp’s Primary Emotive Systems (PES) can be useful instruments to develop tai-lored treatment plans specific for this age. We aimed to find a PES specific for adolescence, correlated to psychopathological fea-tures, in order to guide mental health professionals in approaching and treating adolescent psy-chiatric patients. This is a cross-sectional study. We recruited 156 patients seeking help during their first evaluation and divided the sample into two different age groups: 114 were 14-19 years old (ADO) and 42 were 20-65 years old (ADULT). They performed a psychopatholog-ical evaluation. We found strong associations between PLAY PES and psychopathological features in the ADO group (not in the ADULT group). Then we sub-divided the ADO and the ADULT group in HIGH-PLAY(HP) and LOW-PLAY(LP) and performed a One-Way ANOVA. In the ADO group, we found significant differences between HP and LP group psychopathological features, but the same was not found in the ADULT group. PLAY is an emotive system that is highly correlated with psychopathological features in our sample of adolescents seeking help. This correlation was not found in ADULT patients. For these results, we suggested PLAY can be a useful instrument to treat help-seeking adoles-cents with mental health issues.

Diego Romaioli, Luca Padovani, Antonia Oliveira Silva

Le rappresentazioni sociali dell’epilessia: un’indagine qualitativa nel contesto italiano contemporaneo

PSICOLOGIA DELLA SALUTE

Fascicolo: 3 / 2023

Secondo l’OMS, l’epilessia colpisce circa cinquanta milioni di persone nel mondo. Nono-stante i progressi delle neuroscienze abbiano permesso oggi una conoscenza più esaustiva del-la malattia, i modi in cui l’epilessia è stata interpretata nel corso del tempo sono stati molteplici e forieri di differenti credenze attorno a essa. Il presente studio si propone di indagare le rap-presentazioni sociali dell’epilessia nel contesto italiano odierno, mettendo a confronto sguardi di persone con epilessia con quello di familiari/caregiver e di un più generico senso comune. A 49 partecipanti è stata proposta un’intervista episodica, mentre i testi raccolti sono stati sotto-posti a un’analisi tematica coadiuvata con il software Nud.Ist. I principali risultati delineano diversi modi di narrare l’epilessia, di definirla e di attribuirvi delle cause, generando posizio-namenti diversi nei nostri interlocutori. Nello specifico, mentre il gruppo delle persone con epilessia e dei familiari tende ad avvalorare principalmente un discorso medico ufficiale, se-condo il quale la malattia è definita come disfunzione neurologica, il senso comune costruisce il fenomeno in modi più sfaccettati, ancorandolo a credenze che lo indicano anche come pro-blema di natura psicologica. Il paper si conclude con riflessioni su come cambiare la rappre-sentazione sociale dell’epilessia e contribuire a promuovere punti di vista più inclusivi capaci di ridurre fenomeni di pregiudizio e discriminazione.

Paride Braibanti, Michela Di Trani, Francesco Maesano

Una Proposta di Legge di Iniziativa Popolare per l’istituzione della Rete psicologica nazionale e del Servizio di Psicologia del Territorio

PSICOLOGIA DELLA SALUTE

Fascicolo: 3 / 2023

Il presente lavoro si ispira alla Tavola rotonda dal titolo “Psicologo delle cure primarie, Psicologo Scolastico, Accesso alle prestazioni psicologiche nelle Regioni, Bonus Psicologo: urgenza, opportunità e prospettive di realizzazione di una Rete Nazionale di Psicologia del Territorio per la promozione del benessere psicologico”, che si è tenuta durante il XIV Con-gresso della Società Italiana di Psicologia della Salute (Cagliari, 25-27 maggio 2023). Lo spa-zio, organizzato e moderato da Paride Braibanti e Francesco Maesano, ha visto la partecipa-zione di diverse figure che hanno contributo al dibattito sulla possibile realizzazione di una rete nazionale di psicologica territoriale e di un Servizio di Psicologia del Territorio, oggetto di una Proposta di Legge di Iniziativa Popolare che ha preso forma in questi mesi. Il presente lavoro ha dunque l’obiettivo di esplicitare le premesse che hanno condotto alla Proposta di Legge prima e all’organizzazione della Tavola rotonda poi, e di riprendere i temi sviluppati nello spazio congressuale, nel tentativo di orientare e meglio focalizzare le coordinate culturali e metodologiche che dovranno trovare posto nella Proposta di Legge.

Mario Bertini

Editoriale

PSICOLOGIA DELLA SALUTE

Fascicolo: 3 / 2023

Il saggio analizza la sentenza Katoen della Corte di giustizia dell’UE e ne mette in luce la rile-vanza dal punto di vista della questione della compatibilità con il diritto europeo della disciplina italiana sul lavoro portuale. Dopo aver illustrato le ragioni per cui tale pronuncia costituisce un revirement rispetto alle posizioni precedentemente espresse dalla Corte in merito alle forme di riserva del lavoro portuale e al divieto di autoproduzione, sono esposti i tratti generali dell’attuale disciplina italiana in materia di lavoro portuale, al fine di sostenere la compatibilità di quest’ultima con i principi del diritto europeo così come recentemente interpretati dalla Corte di giustizia.

Niccolò Casnici, Andrea Signoretti, Marco Castellani

Traiettorie decentrate: contrattazione di secondo livello e struttura economico-finanziaria delle imprese nella provincia di Brescia

GIORNALE DI DIRITTO DEL LAVORO E DI RELAZIONI INDUSTRIALI

Fascicolo: 179 / 2023

L’articolo presenta una ricerca sulle relazioni industriali di secondo livello nel distretto manifat-turiero bresciano, uno dei principali su scala nazionale. Lo studio analizza con una metodologia quantitativa multivariata il contenuto di 643 accordi aziendali, siglati da 319 imprese dal 2016 al 2019. Il fine principale della ricerca è costruire una prima tipizzazione delle imprese, che consideri in un unico quadro analitico sia le loro caratteristiche economico-organizzative, sia le relazioni industriali decentrate che esse tendono a generare nel tempo. Le analisi hanno fatto emergere quattro gruppi d’imprese con caratteristiche, assetti e strategie differenti. Nel com-plesso, oltre a discutere dell’elevato livello di eterogeneità delle relazioni industriali decentrate nel territorio in esame, gli Autori presentano le pratiche più virtuose e maggiormente meritevoli di attenzione a livello normativo.

William Chiaromonte

Una lettura giuslavoristica del d.l. 20/2023: le inadeguate politiche migratorie del Governo Meloni

GIORNALE DI DIRITTO DEL LAVORO E DI RELAZIONI INDUSTRIALI

Fascicolo: 179 / 2023

L’articolo propone una lettura critica delle disposizioni di interesse giuslavoristico contenute nel decreto legge 20/2023, convertito con legge 50/2023, in materia di flussi di ingresso legale dei lavoratori stranieri e di prevenzione e contrasto all’immigrazione irregolare. Dopo aver contestualizzato l’adozione del provvedimento nell’ambito delle politiche migratorie del Go-verno Meloni, il saggio affronta le principali questioni interpretative poste dal decreto, riguar-danti la “nuova” programmazione dei flussi d’ingresso legale dei lavoratori stranieri, la sempli-ficazione e l’accelerazione delle procedure di rilascio dell’auto¬riz¬zazione al lavoro e le disposi-zioni in materia di ingressi “fuori quota”. Dallo studio emerge che le misure adottate sono scarsamente innovative, disorganiche e non denotano una visione complessiva del fenomeno migratorio, e in specie delle migrazioni per motivi di lavoro, la cui disciplina, invece, merite-rebbe una riforma profonda, incisiva e strutturale.