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Francesca Bottalico

Responsabilità e decisori pubblici: programmare e verificare le politiche sociali

MINORIGIUSTIZIA

Fascicolo: 1 / 2023

L’autrice prende in esame le questioni sottese all’attività di programmazione e veri¬fica di cui i decisori pubblici, in particolare gli amministratori locali, sono respon¬sabili, in una prospettiva non limitata alla semplice gestione quanto invece ad una visione politica capace di prefigurare e costruire un’idea di comunità e società.

Franca Olivetti Manoukian

Responsabilità: impegno da ripensare

MINORIGIUSTIZIA

Fascicolo: 1 / 2023

Vengono proposte considerazioni introduttive a una comprensione aggiornata e di¬namica di che cosa significhi oggi assumere responsabilità nelle situazioni di lavoro dei servizi sociosanitari e educativi, servizi collegati al sistema della giustizia, in cui sono presenti importanti contenuti relazionali. È cruciale che gli interventi dei diver¬si professionisti, tenendo conto dei dettati normativi e delle prescrizioni procedurali, investano in rinnovato impegno responsabile a ri-conoscere le problematiche e ad allestire contesti di crescita “sufficientemente buoni”. i

Simona Argentieri

Nota al lavoro di Jasminka Suljagic

PSICOANALISI

Fascicolo: 1 / 2023

In sostanziale accordo con la rivisitazione del concetto di “rimozione primaria” proposta da Jasminka Suljacic, in questa nota si sostiene l'ipotesi di una sia pur parziale quota di contenuti nel rimosso primario che derivi non solo dalla generica immaturità dell'apparato neurobiologi-co, come suggeriscono le attuali ricerche delle neuroscienze; ma da operazioni difensive preco-ci, quali ad esempio le protofantasie secondo Gaddini. In tale prospettiva, non dobbiamo rinunciare alla interpretazione di transfert a questi livelli; seppure, certamente, si tratta di una in-terpretazione che deve essere modulata e adattata ad ogni singola situazione.

Jasminka Suljagic

La rimozione originaria e l’inizio della vita psichica

PSICOANALISI

Fascicolo: 1 / 2023

La rimozione originaria, in tedesco: Urverdrängung, è un concetto che appartiene all'ambi-to delle necessità metapsicologiche, della prima strutturazione e costruzione del sistema menta-le. Fu postulato da Freud (1911, 1915, 1926, 1937) per spiegare retrospettivamente il mecca-nismo della rimozione (rimozione vera e propria) come un movimento di attrazione da parte di qualcosa che è già presente. Contrariamente alla rimozione vera e propria/rimozione seconda-ria, in Tedesco Nachdrängen, la “pietra angolare” del pensiero psicoanalitico, il concetto di rimozione primaria rimane in parte dimenticato, in parte incomprensibile, anche se le sue con-cettualizzazioni sottostanti hanno attirato una crescente attenzione nel corso degli anni. Questo saggio si avvicina a tale ambito indagando la rappresentabilità e l'irrappresentabili-tà, la dinamica: azione – rappresentazione, e la nascita dello psichico a partire dalle esigenze del lavoro. La prima dualità interna e il primo legame sono introdotti nella vita psichica dai proces-si di rimozione originaria, tensione tra attrazione regressiva e formazione-ricostruzione dei processi psichici. Il materiale clinico viene presentato come illustrazione.

Quando le narrazioni diventano fisse, non aperte al cambiamento o alla modifica, esse di-ventano espressioni di stupidità, come descritto da Kohon, sia in patologia, psicoanalisi, di-scorso politico, o l’attuale impennata delle politiche dell’identità: un impoverimento simbolico che equivale a un collasso di terzietà. Il desiderio di certezze basato sull’illusione di completez-za, presente in tutti noi, è legato all’io ideale, un’arcaica fusione narcisistica con una madre on-nipotente. Nel nostro lavoro, la nostra identificazione con Freud come un ideale dell’Io previe-ne ogni atto incestuoso del legame transferale introducendo un terzo simbolico, la differenza, e il mondo della cultura.

L’interesse originario per i simboli sviluppato da Freud e dai suoi primi colleghi finì per essere sostituito dall'interesse per la funzione simbolica della mente. Più tardi ancora, l'enfasi fu spostata sulla questione della simbolizzazione come processo. L'impoverimento simbolico è una specifica inibizione intellettuale, in cui non si è raggiunta l'integrazione e la sintesi del pen-siero. Il concetto, parte del normale sviluppo, trasmette sia le vicissitudini dell’immaginazione e dell'intelligenza umana, sia loro potenziali successi e fallimenti. Si sostiene che diverse forme di stupidità facciano sempre parte di questo processo. Possiamo essere abbastanza certi che, prima o poi, ognuno di noi abbia detto: “Come ho potuto essere così stupido?”. Per lo più po-sta per scherzo, questa domanda dovrebbe essere considerata seriamente e in maniera umile, rivolta tanto a me stesso quanto agli altri. In un certo senso, rappresenta una confessione ge-nuina, un riconoscimento della stupidità di cui tutti siamo consapevoli, di cui tutti soffriamo. Appartiene a un continuum, paragonabile a quello che accettiamo in psicoanalisi come tra ne-vrosi e perversione, sanità mentale e follia, maturità e immaturità. La stupidità esiste, che ci piaccia o no, in intensità diverse e individui diversi. Essere intelligenti o competenti non la pre-clude.