L’interesse originario per i simboli sviluppato da Freud e dai suoi primi colleghi finì per essere sostituito dall'interesse per la funzione simbolica della mente. Più tardi ancora, l'enfasi fu spostata sulla questione della simbolizzazione come processo. L'impoverimento simbolico è una specifica inibizione intellettuale, in cui non si è raggiunta l'integrazione e la sintesi del pen-siero. Il concetto, parte del normale sviluppo, trasmette sia le vicissitudini dell’immaginazione e dell'intelligenza umana, sia loro potenziali successi e fallimenti. Si sostiene che diverse forme di stupidità facciano sempre parte di questo processo. Possiamo essere abbastanza certi che, prima o poi, ognuno di noi abbia detto: “Come ho potuto essere così stupido?”. Per lo più po-sta per scherzo, questa domanda dovrebbe essere considerata seriamente e in maniera umile, rivolta tanto a me stesso quanto agli altri. In un certo senso, rappresenta una confessione ge-nuina, un riconoscimento della stupidità di cui tutti siamo consapevoli, di cui tutti soffriamo. Appartiene a un continuum, paragonabile a quello che accettiamo in psicoanalisi come tra ne-vrosi e perversione, sanità mentale e follia, maturità e immaturità. La stupidità esiste, che ci piaccia o no, in intensità diverse e individui diversi. Essere intelligenti o competenti non la pre-clude.