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Francesco Benigno

Illuminismo necessario?

SOCIETÀ E STORIA

Fascicolo: 181 / 2023

Il libro di Michele Battini Necessario illuminismo. Problemi di verità, problemi di potere presenta una riflessione importante e sofferta su una stagione storiografica di assoluto rilievo ma che mostra ormai segni di evidente obsolescenza. Questo saggio ne discute la interessante ricostruzione storiografica, incentrata sulle opere di un gruppo di storici e intellettuali di primo piano - da Momigliano a Venturi, a Diaz, a De Marti-­ no, a Panzieri - nella difficile congiuntura segnata dalla fine del fascismo e dalla nascita della Repubblica, per estendersi poi ad intellettuali (Ginzburg, Levi, Prosperi) operanti nei decenni seguenti. Soprattutto però esso discute il problematico richiamo di Battini, insieme nostalgico e civile, alla trama intellettuale di quella stagione e agli ideali illuministici riproposti come una ricetta valida per i mali e le difficoltà della sto-­ ria oggi.

The article considers the transformations that occurred in the social profile of the "foreigner" and the "citizen" in three major Italian cities of the Renaissance, Rome, Naples and Venice, in the time period from the early fifteenth century to the end of the seventeenth century. The contribution intends, first of all, to reconsider the relevance of the State in shaping these social figures, reacting to a certain historiographical approach according to which social roles were determined principally or exclusively in the context of social relations. Such figures, which in the Middle Ages had an imprecise profile, were first defined gradually and then, between the sixteenth and seventeeth centuries, lost their legal and social significance as a result of some major changes, above all, the increased mobility of populations and pandemics. On the horizon was the genesis of national and modern citizenship, a phenomenon for which these changes represented fundamental prerequisites.

Il conflitto politico nell’Italia dell’età delle rivoluzioni, la guerra di fondazione dello Stato unitario nel 1860-­1861 e la guerra civile nel Mezzogiorno postunitario sono stati oggetto di un recente rinnovamento storiografico. Sulla scorta di questi studi, l’articolo ricostruisce le biografie di un frastagliato campione di individui di estrazione prevalentemente popolare, che animarono la guerriglia legittimista napoletana e il brigantaggio politico unendosi alle bande o alle loro reti di sostegno. Analizzando una ricca documentazione giudiziaria, l’autore colloca nel nesso tra esperienze e culture la chiave di scelte sfociate nella presa d’armi contro il nuovo ordine nazional-­liberale. Lo studio permette di comprendere il vissuto di individui provenienti da una società analfabeta che si trasformarono in combattenti controrivoluzionari, rinnovando il tradizionale banditismo tramite il contatto con la nuova politica ottocentesca e con i suoi immaginari.

Il saggio illustra la dimensione francese del modo di vedere il brigante nel secondo ot-­ tocento, attraverso strategie di scrittura e di organizzazione grafica proprie di una nuova stampa capace di avere impatto sull’opinione pubblica nazionale. In particolare, il giornale preso in esame, «Le Monde illustré» (di cui si analizzano i 714 fascicoli com-­ presi tra il 1857 e il 1870) si fa l’epitome sia dello svuotamento "politico" del brigante francese da eroe romantico a personaggio umoristico, sia della rappresentazione del brigante italiano come figura assimilabile a realtà arretrate non solo in Europa, ma anche nel Nord Africa (Algeria, Marocco) e in America (Messico). L’autrice sostiene che la declinazione nazional-popolare, tra il burlesco e il macchiettistico, della figura ambigua del brigante, dotata di una straordinaria duttilità semantica, impedisce al giornale d’Oltralpe di comprendere la complessità del Risorgimento italiano anche nella fase più tragica del conflitto politico-bellico.

Nel giugno 1828 il Cilento fu teatro di un tentativo insurrezionale promossa dalla Setta dei Filadelfi. Alla guida dei rivoltosi vi erano tre fratelli, Domenico, Donato, Patrizio Capozzoli, iscritti dal 1821 nelle liste dei fuorbando. Il moto fu rapidamente represso e i Capozzoli, che in un primo tempo erano riusciti a fuggire in Corsica, l’anno dopo furono arrestati e fucilati. L’identità identità sociale e politica dei Capozzoli e il loro ruolo nel moto del 1828 furono oggetto sin da subito di un acceso dibattito che si sviluppò tra Italia e Francia e di cui furono protagonisti autorità diplomatiche, funzionari di polizia, esuli, deputati francesi. L’articolo ricostruisce le diverse letture della storia dei Capozzoli fino agli anni sessanta dell’ottocento, mettendo in luce i labili e porosi confini esistenti tra violenza privata e mobilitazione politica che caratterizzano la storia delle rivoluzioni nel Mezzogiorno nel corso di tutta la prima metà dell’ottocento

Gian Luca Fruci

Il brigantaggio narrato

SOCIETÀ E STORIA

Fascicolo: 181 / 2023

Le immagini e i racconti di banditi rurali rappresentano un imprescindibile tassello dello storytelling romantico, che inventa il tipo del brigante italiano e lo trasforma in una figura polisemica, continuamente in bilico fra crimine, politica e fiction. Questo numero monografico propone l’analisi di tre storie di briganti ottocenteschi che corrispondono a tre possibili percorsi narrativi e comunicativi, di cui uno specificamente iconotestuale.

Marco Natalizi

«Studiate la storia». N.G. Cernysevskij vs Herzen: il discorso sull’Asia

SOCIETÀ E STORIA

Fascicolo: 181 / 2023

Nel fuoco della controversia sulla liberazione dei contadini servi in Russia, Nikolaj Gavrilovic Cernysevskij alla metà del 1861 riaprì, dalle pagine della sua rivista, il «Sovremennik» (Il contemporaneo), la polemica con Aleksandr Ivanovic Herzen. Ne condannava la sfiducia nei confronti dell’Occidente e la speranza da lui riposta nella mis-­ sione salvifica della Russia. Gli storici collocano questa disputa nell’ambito della di-­ scussione sulla realizzazione del socialismo e sulla possibilità che fossero proprio i Russi a imporlo in Europa. Ma se, in questa discussione, si rivolge l’attenzione alla critica di Cernysevskij dell’idea, sostenuta da Herzen, che i popoli occidentali, di ceppo latino e germanico, avessero esaurito la loro forza e che il compito di adempiere a quella che prima era stata la loro funzione civilizzatrice spettasse al popolo russo in virtù della freschezza e dell’energia che scaturivano dalla sua matrice barbara e asiatica, il quadro che ne emerge si arricchisce e si complica. Nel saggio l’autore propone di guardare a questa disputa non tanto come a una semplice denuncia dell’influenza dell’ideologia slavofila, quanto come a un drammatico conflitto tra modelli di sviluppo e stili di vita che investì implicitamente la totalità degli assetti sociali dell’impero, nel tentativo di neutralizzare la carica messianica insita nell’idea di una proiezione universale della Russia.

Durante il cinquecento le opere tradotte da fonti spagnole influirono in maniera decisi-­ va sulla diffusione delle conoscenze relative al Nuovo Mondo favorendo, da ultimo, il discorso coloniale inglese. A questo va affiancato un altro aspetto non secondario: il duplice atteggiamento inglese verso la Spagna e il mondo cattolico. In un’Inghilterra sempre più ostile verso la Roma dei papi, la Spagna e l’ordine dei gesuiti, la Historia natural y moral de las Indias di José de Acosta ebbe ampia circolazione e fu da subito accolta con entusiasmo nei circoli mercantili e negli ambienti di corte. L’articolo mo-­ stra come le traduzioni in inglese dei libri sull’America spagnola, e della Historia in particolare, non solo contribuirono a diffondere in Inghilterra saperi nuovi sul mondo, ma divennero rapidamente uno strumento essenziale dell’espansione coloniale.

Beatrice Lomaglio

Editoriale

FOR - Rivista per la formazione

Fascicolo: 2 / 2023

Lucia Briamonte, Paolo Piatto, Dario Macaluso, Mariagrazia Rubertucci

Trends and support models in public expenditure on agriculture: An italian perspective

Economia agro-alimentare

Fascicolo: 2 / 2023

This paper identifies, quantifies, and qualifies the streams and models of public expenditure in the agricultural sector for the 2010-2020 period, and attempts to respond to the main preliminary needs of interventions that benefit the agricultural sector.The specific methodology of the CREA has been used to classify public expenditure on agriculture at the national and regional levels, thus allowing for a homogeneous classification of all direct and indirect support for the sector, which has been obtained from the accounting records of the disbursing agencies.This is accompanied by the use of cluster analysis to identify the support models for the sector that have been adopted by the Italian regions.Through the analysis of FAO data on the Agriculture Orientation Index (AOI), national trends in spending are identified and compared with the European and global contexts, which also allows tracking of the evolution of the national agricultural policy independently of support from the Community Agricultural Policy (CAP).