RISULTATI RICERCA

La ricerca ha estratto dal catalogo 105741 titoli

Nel quadro della crisi eco-climatica, della governance e dei relativi processi di policymaking a scala globale, negli ultimi anni la geografia e l’ecologia politica hanno evidenziato la natura socio-politica e controversa dell’ambiente e delle relative trasformazioni. Tuttavia l’analisi di questi processi nell’ambiente montano necessita un ulteriore approfondimento in relazione agli effetti della crisi eco-climatica e alle eterogenee traiettorie di sviluppo e conservazione che caratterizzano oggi le terre alte. Mettendo in dialogo la prospettiva dell’ecologia politica con le geografie della montagna, questo contributo mira a riflettere sulla produzione sociale dell’ambiente montano, e relativi futuri, nelle Dolomiti, attraverso l’analisi della governance, dei progetti di sviluppo e delle rivendicazioni ambientali. La ricerca, attraverso una metodologia etnografica, ha evidenziato la natura politica, controversa e contesa degli equilibri socio-ambientali, e nello specifico delle visioni di futuro dell’ambiente dolomitico alla luce della crisi eco-climatica. Pertanto, il caso delle Dolomiti fornisce un contributo significativo per riflettere sui processi progressivi di ripoliticizzazione dell’ambiente montano, mentre l’integrazione teorico-metodologica tra ecologia politica ed etnografia propone una prospettiva innovativa per l’avanzamento delle geografie della montagna.

Il Piano Strategico Nazionale 2023-2027 italiano della PAC (PSP) introduce, tra le varie innovazioni, la nuova categoria di oliveti di valore paesaggistico e storico come risorsa bio-culturale fornitrice di servizi ecosistemici da tutelare e valorizzare. Questo riconoscimento si inserisce in un percorso attivo dagli anni Duemila che ha riguardato le politiche relative sia ai beni culturali sia alle aree agricole. Il contributo ha un duplice obiettivo: discutere il quadro normativo, ricomponendo la storia della normativa sino al PSP; esplorare le potenzialità di approcci e metodi geografico-storici per la caratterizzazione di questo bene paesaggistico approfondendo due casi studio a scala locale. In conclusione, si fanno emergere le potenzialità conoscitive insite nella costruzione di biografie di paesaggi olivati e si propongono alcuni elementi di discussione sulle politiche di agricultural heritage.

Federico Panzuto, Carlo Salone

"Siamo in Italia, con la tuta del Paris". Torino, Barriera: la trap tra esclusione e radicamento

RIVISTA GEOGRAFICA ITALIANA

Fascicolo: 3 / 2023

Nell’articolo si analizza la scena trap del quartiere di Barriera di Milano (Torino), mettendo in luce gli aspetti socio-spaziali di una produzione musicale molto popolare tra le seconde generazioni degli immigrati, ma relativamente poco presente negli studi urbani sulla Torino contemporanea, anche perché si tratta di una produzione largamente affidata a musicisti non professionisti e che circola prevalentemente su piattaforme digitali di streaming. In questo lavoro ci proponiamo di colmare questa lacuna, focalizzandoci sulla natura contemporaneamente ‘situata’ e ‘globale’ di un fenomeno che si nutre di marginalità ed esclusione locale, e, al contempo, di immaginari e codici espressivi mutuati dalla ‘scena’ trap internazionale, e in particolare dal ‘rap delle banlieue’. Per raggiungere questo scopo, l’analisi si avvale degli strumenti concettuali della teoria dell’embeddedness (radicamento).

L’articolo propone una riflessione teorica sull’interconnessione esistente – e potenzialmente molto più criticamente intensa nel futuro – tra cambiamento climatico e turismo, facendo riferimento alla letteratura prodotta da studiosi di diverse discipline, al fine di discutere della complessità delle variabili coinvolte nello studio di questo nesso teorico, e le opportunità e criticità che emergono. L’articolo è diviso in due sezioni: la prima analizza l’interconnessione tra cambiamento climatico e turismo; la seconda esplora le strategie di mitigazione e adattamento climatico del settore evidenziando limiti e potenziali successi.

Francesca Latino, Francesco Tafuri, Emma Saraiello

The challenges of special pedagogy in inclusion processes

EDUCATIONAL REFLECTIVE PRACTICES

Fascicolo: 2 / 2023

Considering the methodological and strategic structure of educational paths aimed at inclusion in a pedagogical view means, first of all, providing the cultural and anthropological framework to read and interpret special educational needs. This is significant in the light of an overall perspective of the person’s functioning, respecting the inviolable principle of the holistic nature of his being and the interweaving in which the multiple aspects of his existence find space. Recognizing the diversity and the singularity of the human being means knowing how to understand and value the intelligences, talents, attitudes, and preferences taking into consideration the learning methods and styles, knowing how to create a constant dialogue between educational and training opportunities and the individual’s experience in terms of interests, knowledge, previous skills, situations, and significant experiences. Thus, the methodological framework in which knowledge, pedagogical and special teaching skills can contribute to the development of educational and social equity, is characterized by a multiplicity of accessible, inter-disciplinary, situated, and immersive learning opportunities, based on multiple and differentiated teaching mediation in their complementarity.

In questo articolo si descrive un approfondimento di una ricerca finalizzata alla costruzione di uno strumento per la rilevazione di alcune delle caratteristiche della professionalità del docente riflessivo. Nell’ambito dello studio si analizza il sottocampione dei docenti di sostegno cercando di rilevare se in alcune delle dimensioni esplorate emergano delle differenze significative con i docenti su posto comune. I risultati hanno evidenziato per i docenti di sostegno la presenza di valori globalmente superiori alle medie riportate dal campione nazionale in quasi tutte le dimensioni. Sono risultate statisticamente significative le differenze nelle dimensioni Disponibilità al confronto, Attenzione agli studenti e Riflessione sulla pratica. I docenti specializzati sembrano mostrare una maggiore apertura verso la collaborazione, una maggiore disposizione e partecipazione alla condivisione di pratiche, una maggiore cura dei bisogni e degli interessi degli studenti, evidenziando una marcata tendenza a porre lo studente al centro dei processi di insegnamento, a riflettere analiticamente e metacognitivamente sulla complessità dei contesti, sui loro aspetti e sulle prospettive. La lettura di questi dati sembra restituire infine una più precisa misura di quanto la dimensione riflessiva rappresenti una chiave interpretativa ineliminabile del profilo professionale di un docente.

Chiara Urbani

Tecnologie, auto-apprendimento e riflessività per la formazione iniziale degli insegnanti

EDUCATIONAL REFLECTIVE PRACTICES

Fascicolo: 2 / 2023

L’autore descrive un’esperienza di formazione iniziale degli insegnanti condotta entro il percorso di tirocinio nell’ambito del corso di SFP dell’Università degli studi di Udine. Partendo dal modello delle Storie di Apprendimento, e con il sopraggiungere del lockdown, gli studenti hanno sperimentato una formula originale entro il percorso di formazione professionale, affrontando in contemporanea due aspetti: la riprogettazione dello strumento digitale del padlet che, oltre a garantire la continuità educativa e didattica della scuola, ha costituito un dispositivo inedito di documentazione osservativa dei processi di apprendimento personali (storie di auto-apprendimento). Le opportunità offerte allo studente in termini di analisi, comprensione dei significati e ripensamento meta-cognitivo portano a delineare lo sviluppo di capacità riflessive sui processi, sulla loro qualità e sulle modalità che li sostengono. Questo produce importanti implicazioni sulle politiche di formazione della professionalità docente, richiamando la centralità della capacità/libertà di scegliere le direzioni e i percorsi da intraprendere per dare forma all’agency e qualificare i propri processi auto-formativi in senso capacitativo.

Federica Goffi, Andrea Giambetti

Educare alla riflessività. Il contributo dell’arte e della filosofia

EDUCATIONAL REFLECTIVE PRACTICES

Fascicolo: 2 / 2023

Secondo Beck, Giddens e Lash, la società postmoderna, in quanto complessa e incerta, è caratterizzata dalla modernizzazione riflessiva. Tuttavia, il soggetto, a cui nell’epoca del postfordismo si richiede di sviluppare competenze e di apprendere ad apprendere, sembra abbandonarsi all’immediatezza edonistica, e dunque irriflessa, delle sensazioni, colmando la propria ricerca di senso nel valore simbolico della merce e nell’affermazione narcisistica di sé. Data la proliferazione di segni e immagini, la riflessività postmoderna può essere definita estetica, ma con una connotazione positiva, secondo Lash e Urry, in quanto sarebbe in grado di sviluppare capacità ermeneutiche ed empatiche, che stanno alla base di un’etica cosmopolita. Gli autori del presente articolo, pertanto, si interrogano sull’opportunità di educare alla riflessività attraverso strumenti per loro stessa natura riflessivi. Da un lato la filosofia, specialmente quella riflessiva propugnata da Ricoeur, dimostra come l’introspezione riflessiva vada di pari passo con la relazionalità esistenziale. Dall’altro lato, l’esperienza estetica ridimensiona lo spazio e il tempo del fruitore, producendo nuovi modi di vedere. Il concetto di riconoscimento, sia nell’ottica di Ricoeur, che in quella psicoanalitica dell’Infant Research, si fonda proprio sul confronto con l’alterità. L’arte e la filosofia, sin dalla più tenera età, come dimostrato dalla Philosophy for children, possono costituire due strumenti didattici che favoriscono un rispecchiamento non narcisistico, bensì fondato sul dialogo gadameriano, contribuendo a declinare la riflessività estetica del postmoderno nella dimensione etica.

Annamaria Ventura

La formazione dei docenti attraverso il Reflective Practice-Based Learning

EDUCATIONAL REFLECTIVE PRACTICES

Fascicolo: 2 / 2023

Presso il College Universitario danese UCN, nello Jutland, il tema della riflessività sposa quello della ricerca attraverso il modello pedagogico del Reflective Practice-Based Learning, secondo un processo di insegnamento e apprendimento in classe che ricorda quello maieutico e che rende il costrutto di riflessività vivo e generativo. Il sodalizio tra la conoscenza teorica e quella pratica viene concretizzato attraverso la riflessione da parte degli stakeholders dell’istituzione formativa permettendo sia agli studenti, che agli insegnanti di lavorare su problemi appartenenti a contesti reali e imparando ad agire in vista di problemi e sfide incombenti, proprie della nostra quotidianità. Se lo scopo dell’insegnante è quello di educare studenti ad abitare la complessità diventando critical thinkers and problem solvers, questo significa incentivare pratiche riflessive durante il quotidiano processo di insegnamento-apprendimento, partendo proprio dalla loro formazione.

Marina Slavutzky

Freire in pratica: il "Centro popular de cultura e desenvolvimento"

EDUCATIONAL REFLECTIVE PRACTICES

Fascicolo: 2 / 2023

Le idee di Paolo Freire sono state e sono tutt’ora influenti in settori quali l’educazione degli adulti, l’alfabetizzazione e l’educazione alla trasformazione sociale. Con il suo lavoro, Freire ha sfidato le nozioni convenzionali di educazione e ha proposto un nuovo modo di insegnare e apprendere che dà potere ai poveri e agli oppressi. In questo articolo si partirà dagli studi di Paulo Freire sottolineando in particolare la sua lettura del lavoro educativo con le comunità e su come l’idea di “modello di educazione bancaria” (Freire, 2013) può essere sostituito da un modello dialogico in cui si permetta il confronto dialettico e riflessivo tra posizioni discordanti. Si discuterà di seguito del caso del “Centro popular de cultura e desenvolvimento” (CPCD), attraverso un’intervista con il suo fondatore e tutt’ora direttore, Tião Rocha.

Martina Capaccioli

La bottega degli apprendimenti. Tra multiculturalizzazione del lavoro, arene trasformative e ricerca educativa

EDUCATIONAL REFLECTIVE PRACTICES

Fascicolo: 2 / 2023

Il contributo presenta i risultati di un progetto di ricerca di Dottorato interessato a indagare dove, quando e a quali condizioni le persone che vivono in un quartiere ad alto tasso multietnico apprendono a gestire le differenze etnico-culturali che lo caratterizzano. Ancorandosi ad un framework teorico che fa riferimento a) alle teorizzazioni sull’apprendimento informale e trasformativo, b) alla prospettiva del multiculturalismo quotidiano e c) alle più recenti teorizzazioni sull’ipotesi del contratto, oggetto della ricerca sono stati gli apprendimenti che emergono a seguito di esperienze di incontro e contatto che originano dalla frequentazione di negozi gestiti da commercianti con background In questa prospettiva, il piccolo negozio etnico di quartiere è stato individuato come caso emblematico di quei contesti che elicitano apprendimenti di tipo informale, attraverso processi di micro-socializzazione e di contatto, tra individui che non condividono gli stessi riferimenti etnico-culturali.

Claudia Banchetti

La formazione nel lavoro in prospettiva socio-materiale. Studio di un modello ecosistemico

EDUCATIONAL REFLECTIVE PRACTICES

Fascicolo: 2 / 2023

La presente ricerca tenta di contribuire all’esplorazione delle pratiche formative all’interno di un ecosistema della formazione. Situandosi all’interno della tradizione degli studi sulla sociomaterialità, in particolare la Teoria dell’attività storico-culturale, questo lavoro mira a comprendere come e in che modo gli oggetti della formazione vengono generati e costruiti con logiche innovative, che tengono assieme l’esigenza di una formazione strumentale ma che non possono non rispondere alle esigenze dei professionisti che vedono sempre più nel lavoro occasione di crescita personale e autorealizzazione. Per comprendere le potenzialità e quelli che sono i limiti degli ecosistemi della formazione sono state studiate le Academy aziendali, in cui da anni sono sedimentate esperienze innovative di gestione della formazione basate sulla collaborazione tra sistemi formali e non formali di formazione. Il disegno della ricerca è qualitativo e viene utilizzato uno studio di caso analizzando in particolare una Academy aziendale italiana di un’organizzazione leader nel settore ICT. Il piano della ricerca ha previsto l’esplorazione delle pratiche di formazione all’interno dell’Academy attraverso un’analisi documentale e l’utilizzo di interviste semi-strutturate.

Sostenere processi riflessivi nell’ambito del percorso di studi universitario, mediante la sperimentazione di strumenti e azioni finalizzati a promuovere e a potenziare lo sviluppo delle competenze personali e trasversali fondamentali per la realizzazione del percorso accademico di ciascuno, significa in ultimo realizzare dei contesti formativi inclusivi. In questa prospettiva, il percorso denominato “Progetto Formativo: sperimentazione di uno strumento di sostegno allo studio”, avviato nell’a.a. 2021-2022 presso il Corso di Studi in Scienze dell’Educazione dell’Università di Modena e Reggio Emilia, mira a fornire a tutti gli studenti e le studentesse iscritti un sistema di sostegni allargato finalizzato a promuovere l’acquisizione di competenze fondamentali per l’apprendimento, lo studio e la partecipazione in ambito accademico, attivando importanti processi di individualizzazione e di orientamento in itinere. Nel contributo, oltre a delineare le principali finalità del percorso di ricerca e analizzare i dati raccolti nella prima fase di sperimentazione dello strumento, si tratteggiano delle possibili prospettive future, al fine di disporre anche in ambito accademico di forme di sostegno che consentano a tutti gli studenti e le studentesse di acquisire competenze emancipative e capacitanti che concorrono alla realizzazione del successo formativo di tutti e di ciascuno.

Valeria Caggiano, Antonio Ragusa

Not cognitive skills for master students. Reflective practice and pedagogical reflections

EDUCATIONAL REFLECTIVE PRACTICES

Fascicolo: 2 / 2023

The forum highlighted the set of 10 skills considered most valuable for qualified professionals in the 21st century, such as soft skills, transversal skills, personal skills and the like. a broad semiological spectrum of human skills that always involve two elements: acting and relating. Non-cognitive skills are not only a way of responding more effectively to the current needs of the world of work, but can become the basis on which people’s social-ethical training can be founded, so that they are able to cope with the complexity of the future, its unknowns and the uncertainties that accompany everyone’s life. Analysing the existing literature, the term non-cognitive skills is identified by favouring a multidisciplinary approach and enriched by international research evidence. The contribution consists of empirical research with master’s students, whose data show students’ interest in learning non-cognitive skills. Pedagogical reflections suggest attention in the design of educational programmes in higher education. 

Nel presente articolo si analizza un percorso di Service e-Learning realizzato all’Università di Palermo, nell’anno accademico 2022/23, con 260 studenti iscritti al primo anno del Corso di Laurea Magistrale, in Scienze della Formazione Primaria (LM-85bis), per descrivere e comprendere come questo approccio pedagogico di ricerca-formazione può determinare uno sviluppo professionale sostenendo processi di riflessione critica e autovalutazione. Nello specifico l’indagine vuole approfondire da un lato la prospettiva della scrittura riflessiva e immaginativa come un utile dispositivo critico-riflessivo finalizzato a supportare processi di apprendimento emancipativo, e, dall’altra, l’idea che lo studente è perennemente in costruzione e agisce tramite la mediazione del mondo, tale per cui la competenza come capitale privato/sociale fornisce un modo per riflettere, analizzare e trasformare le pratiche didattiche.

Alessio Di Paolo, Michele Domenico Todino

The sound of silence: il potenziale inclusivo del silenzio

EDUCATIONAL REFLECTIVE PRACTICES

Fascicolo: 2 / 2023

L’obiettivo del presente contributo è condividere una prima riflessione circa il potenziale inclusivo e riflessivo del silenzio nell'ambito dei processi educativi. Spesso la società odierna si caratterizza per una ricerca costante della parola parlata, del suono, lasciando poco spazio alla riflessione, che può avvenire anche mediante l’esercizio del silenzio. Il contributo, partendo da una panoramica generale circa la polisemia del concetto di silenzio, secondo varie prospettive di interpretazione; successivamente, il focus viene spostato sull’importanza che il silenzio può assumere sotto il profilo educativo. Il contributo viene concluso con una riflessione circa il potenziale pedagogico del silenzio al fine di favorire processi inclusivi, fondati sul riconoscimento del sé e dell’altro da sé, sia nella prospettiva dell’educando che dell’educatore.

Le pratiche di natura riflessiva si sono recentemente affermate quali strumento per sostenere lo sviluppo professionale dei professionisti dell’educazione in chiave trasformativa. La riflessività rappresenta un importante dispositivo per supportare processi di cambiamento e di riforma attraverso la partecipazione, laddove la dimensione critica diviene la leva centrale per leggere, decostruire e ristrutturare la realtà, favorendo la possibilità di (ri)immaginare l’azione educativa al di là delle pratiche consolidate. Il presente contributo indaga il contributo potenziale che gli approcci di ricerca azione per lo sviluppo professionale potrebbero offrire all’attuazione sul campo della di riforma del settore dei servizi e delle scuole destinate all’infanzia oggi in atto, a seguito dell’emanazione della legge 107/2015, favorendo la creazione di comunità di apprendimento interprofessionali che supportino la contaminazione istituzionale tra i servizi per l’infanzia destinati ai bambini da 0 a 3 anni e quelli per i bambini 3 a 6 nel settore dell’infanzia.

Letizia Ferri

Le discipline umanistiche e la riflessività: un connubio felice dalla scuola alla sanità

EDUCATIONAL REFLECTIVE PRACTICES

Fascicolo: 2 / 2023

Il contributo, partendo dal bisogno della società attuale di formare persone competenti per resilienza e autoregolazione (Pellerey, 2023), dopo aver brevemente tentato di esplicitare il significato di alcuni vocaboli inerenti alla riflessività e circoscritto quali aspetti di essa si è interessati a mettere in luce, introduce l’importanza dell’utilizzo di tutte le discipline umanistiche, portando alcuni esempi del loro impiego in contesti formativi all’apparenza molto distanti tra loro: quello medico e quello scolastico. Le tecniche utilizzate negli ultimi anni nell’ambito della formazione dei professionisti riflessivi sono molteplici e hanno ampiamente dimostrato la loro validità e utilità; nella formazione in itinere degli adulti, dove l’apprendimento trasformativo (Mezirow, 2016) si evidenzia sempre più come una via preferenziale per lo sviluppo di nuove competenze, gli educatori e i formatori sono alla ricerca di nuovi dispositivi didattici che possano favorire una pratica riflessiva nei discenti, aiutandoli a decifrare la gamma di significati che porta con sé la loro esperienza; in questo contesto si sta affermando una nuova attenzione alle discipline umanistiche e alla ricchezza dei loro contenuti e linguaggi. In ambito sanitario si è affermato fin dagli anni ‘60 il concetto delle Medical Humanities (Zannini, 2008), mentre in altri ambiti si utilizzano aspetti delle discipline umanistiche più o meno noti; l’intento del contributo è quello di realizzare una panoramica che evidenzi l’utilizzo di tutti i costrutti delle discipline umanistiche nell’ambito dei più diversi tipi di formazione riflessiva degli adulti, oltre ogni prospettiva settoriale. Muovendo da tali intenti, si analizzano diversi dispositivi didattici “umanistici” e pratiche progettate e realizzate per promuovere la riflessività. All’interno di una molteplicità di proposte sia nell’area didattica che in quella sanitaria si è scelto di citare due percorsi formativi in particolare, per la ricchezza e varietà di dispositivi “umanistici” utilizzati.

Il lavoro educativo è una pratica profondamente relazionale che, per sua natura, si dispiega nel quotidiano, assumendo la complessità che contraddistingue la società contemporanea come orizzonte di riferimento. Questo implica l’esigenza di rifuggire da tecniche o metodi standardizzati, per individuare, nella realtà nella quale ci si trova ad operare, la via per accompagnare i soggetti coinvolti ad un cammino di perfezionamento e progettazione esistenziale. Si ritiene che per gli educatori sia, pertanto, fondamentale avviare una costante riflessività nel corso della pratica e sulla pratica, vagliando i propri saperi, i propri gesti, la postura assunta e la propria modalità comunicativa e relazionale. Gli studi pedagogici si sono soffermati, in modo particolare, sui saperi, sul linguaggio e la parola, mentre resta sullo sfondo la corporeità che ad essi si accompagna. Il contributo intende muovere da una analisi della comunicazione non verbale, con particolare riferimento alla gestualità e al valore dei gesti nel campo professionale. In ambito educativo, la riflessività sui gesti può portare ad un guadagno conoscitivo su più fronti, indagando l’intenzionalità sottesa all’agire professionale. La meta diviene, sul piano teoretico, la delineazione di pratiche formative per un apprendimento riflessivo nel lavoro educativo.

A cura della Redazione

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EDUCATIONAL REFLECTIVE PRACTICES

Fascicolo: 2 / 2023