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Il presente contributo prende spunto dall’articolo bersaglio di Santo Di Nuovo sulla forma-zione degli operatori psicologi impegnati nel campo della tutela ai minori, soprattutto alla luce della riforma “abilitante” delle Lauree Triennali e Magistrali in Psicologia. I riflessi del-la riforma suscitano diverse considerazioni riguardanti sia la struttura dell’offerta formativa sia le modalità di gestione delle attività pratico-valutative previste dalla revisione dei piani di studio. Ci si soffermerà dunque soprattutto sulla formazione di secondo livello, quella mag-giormente interessata dal dispositivo della riforma, articolando le considerazioni sia sugli insegnamenti e i temi che possono essere ritenuti nodali per un/a professionista psicologo/a che si occuperà di protezione dell’infanzia e dell’adolescenza, sia su alcune proposte perché le linee guida dell’organizzazione del Tirocinio Pratico Valutativo possano essere declinate – entro i gradi di libertà determinati dalla normativa – in modo da rappresentare una reale opportunità di primo ingaggio operativo “sul campo” da parte dei laureandi magistrali.

Il Garante regionale per l’Infanzia e l’Adolescenza declina molta della propria attività nell’ambito dei servizi di tutela minori, a tal proposito, anche grazie al fatto che sempre più questa figura va emancipandosi da prospettive operative e sguardi prettamente giuridici, appare fondamentale oggi comprendere, da questo particolare punto di vista, quali siano eventuali punti di forza e punti di debolezza riscontrabili nella preparazione degli operatori che vi lavorano, in particolare degli psicologi. A partire dall’importanza rivestita da una cultura dei diritti umani per la comprensione e l’interiorizzazione dei principi etici e per l’agire deontologicamente corretto, passando per il rapporto delle professioni con i vincoli giuridici e burocratici che ne definiscono la soggettività giuridica, vengono ipotizzate alcune competenze trasversali e alcuni assetti metodologici, in particolare focalizzandosi sui concetti di integrazione e complementarità, utili alla valorizzazione delle competenze professionali specifiche e trasversali, così come all’ottimizzazione di qualunque lavoro in equipe.

Luigi Antonello Armando, Andrea Castiello d’Antonio, Davide Cavagna, Eliana Forcignanò, Adriana Grotta, Antonella Mancini, Silvia Marchesini

Recensioni

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 3 / 2023

Andrea Castiello d’Antonio, Davide Cavagna, Mauro Fornaro, Emanuela Leuci, Silvia Marchesini

Recensioni

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 3 / 2023

Pier Francesco Galli, Alberto Merini, Paolo Migone

Come gestire la pluralità dei modelli in psicoterapia

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 3 / 2023

Viene discusso il problema della molteplicità dei modelli in psicoterapia, esaminando sette aspetti: 1) il ruolo della ricerca sperimentale; 2) alcuni dei motivi per cui si sono formate scuole diverse; 3) i fattori specifici e aspecifici; 4) la integrazione e l’eclettismo; 5) due proposte paradigmatiche e che possono suscitare interesse per tutti gli approcci psicoterapeutici, quella di Fred Pine sulle “quattro psicologie” della psicoanalisi e quella di John Gedo su uno schema gerarchico di cinque principali modelli della mente rapportati ad altrettanti interventi tecnici; 6) la utilità di conoscere più modelli psicoterapeutici, e anche di avere fatto diverse esperienze di vita, allo scopo di “vedere” e “rispecchiare” meglio il paziente; 7) una riflessione filosofica, con riferimento alla posizione del filosofo Evandro Agazzi, secondo cui più punti di vista sullo stesso paziente costruiscono diversi “oggetti scientifici” riguardo a una stessa “cosa”, arricchendo il percorso di conoscenza, per sua natura interminabile.

Cesare Romano

La seduzione materna. Margarethe Hilferding precorritrice di Sigmund Freud

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 3 / 2023

Partendo dalla poco conosciuta relazione che Margarethe Hilferding, la prima donna accolta nella Società psicoanalitica di Vienna (SPV), tenne nel gennaio del 1911 sul tema dell’amore materno, si cerca di dimostrare che la relatrice anticipò di più di vent’anni la teoria di Freud della madre come prima seduttrice. Inoltre la Hilferding metterà in luce la reciproca rela- zione sessuale che intercorre tra la madre e il neonato, sottolineando l’esperienza erotica che li coinvolge entrambi ma soprattutto evidenziando che alla sessualità del neonato, descritto come un oggetto sessuale naturale per la madre, corrisponde una analoga esperienza erotica materna che non troverà riscontro neppure nelle opere più tarde di Freud, il quale non citò mai la Hilfer- ding se non per segnalarne l’esodo dalla SPV per aderire al gruppo degli adleriani. Margarethe Hilferding, nonostante il suo contributo pionieristico, è del resto ignorata dalla maggior parte della letteratura psicoanalitica.

Giuseppe Civitarese

Essere o non essere Habermas. Una risposta alla controreplica di Mauro Fornaro

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 3 / 2023

Criticando le interpretazioni che Civitarese (2023a, 2023b) ha dato dei filosofi cui si appoggia per giustificare la sua concezione di intersoggettività, Fornaro (2023b) trascura la sto- riografia recente che annovera ricercatori di primo piano.

Mauro Fornaro

Intersoggettività: questa sconosciuta. Controreplica a Civitarese

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 3 / 2023

Dopo aver ricordato l’accordo con Giuseppe Civitarese (2023a, 2023b) su importanti tesi, viene evidenziato come le divergenze riguardino la rassegna di filosofi e altri pensatori – sulla quale si sollevano perplessità sotto il profilo del merito e del metodo – che Civitarese ha considerato al fine di suffragare una nozione accettabile di intersoggettività. Non risulta pertanto una definizione chiara di intersoggettività, nonostante gli intenti dichiarati da Civitarese (2023a).

Viene data una risposta alle osservazioni critiche contenute negli interventi di Ferro & Riefolo (2023) e di Fornaro (2023). I punti principali sono, nel primo intervento, lo statuto della realtà in psicoanalisi, l’enactment, le varie concezioni dell’inconscio, la self-disclosure, il dialogo tra filosofia e psicoanalisi. Per quanto riguarda invece il secondo intervento, i temi af- frontati riguardano l’interpretazione del contributo di Husserl ai fini di una definizione migliore del concetto di intersoggettività in psicoanalisi e aspetti metodologici relativi all’utilizzo di no- zioni derivate dal pensiero speculativo.

Pur mirando con Civitarese (2023) a una nozione di intersoggettività in grado di giu- stificare un’idea di campo psicoanalitico basata sul “con-essere” analizzando/analista, viene sug- gerita l’inadeguatezza allo scopo della filosofia di Husserl, alla fin fine per una nozione di sog- getto (io trascendentale) aliena alla psicoanalisi. D’altra parte non va sottovalutata la differenza dell’approccio husserliano da quello di altri autori che pur si occupano fruttuosamente di inter- soggettività. Inoltre si sottolineano le difficoltà del passaggio dalla speculazione filosofica alla rilevazione clinica condotta nell’ottica di campo, e perciò occorre prestare attenzione agli speci- fici fenomeni trans-individuali, empiricamente rilevabili nel setting analitico.

Filippo Maria Ferro, Giuseppe Riefolo

Considerazioni sull’articolo di Giuseppe Civitarese "Sul concetto di intersoggettività in psicoanalisi"

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 3 / 2023

In dialogo con il testo proposto da Civitarese (2023), si colgono alcuni punti di riflessione. L’intersoggettività sposta il vertice dell’interesse psicoanalitico dal soggetto all’“intersoggetto”. L’interesse psicoanalitico, quindi, da studio dei fenomeni si orienta verso un processo continuamente instabile e fluido. Tale processo individua campi e non più tòpoi in cui organiz- zarsi. La riflessione proposta vuole rilanciare le aperture proposte da Civitarese, e si orienta so- prattutto a sottolineare i tre livelli di intersoggettività proposti dalla infant research, preliminari alle posizioni più radicali del gruppo di Stolorow, e poi di Jessica Benjamin fino a quelle di Ogden. L’intersoggettività individua necessariamente un terzo tipo di inconscio, non solo dina- mico e preriflessivo, ma soprattutto non validato. Infine, gli enactment, emancipando l’azione dagli acting-out, assumono una funzione di evoluzione creativa del processo terapeutico.

Giuseppe Civitarese

Sul concetto di intersoggettività in psicoanalisi

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 3 / 2023

Nella psicoanalisi contemporanea manca una definizione chiara di intersoggettività. In genere il termine si usa in riferimento a modelli di tipo relazionale e agli scambi che si realiz- zano tra due soggetti separati. Indica allora il profondo coinvolgimento dell’analista nel processo analitico. L’autore sostiene che questo tipo di uso, grosso modo come sinonimo di interazione o interpersonale, è banale e non è fedele al significato che riveste nella filosofia di Husserl. Il filo- sofo tedesco è stato il primo a parlare di intersoggettività per spiegare che se il soggetto ha ac- cesso all’altro e viceversa è perché sul piano ontologico sussiste già da sempre una dimensione di co-essere e co-implicazione reciproca (un campo trascendentale comune). Se dunque vogliamo formulare una definizione chiara e distinta, ma soprattutto specifica, di intersoggettività, dob- biamo recuperare questa intuizione e tradurla in princìpi coerenti di tecnica. In base a questi due semplici regole, fedeltà al significato speculativo originario del concetto e sua traduzione in stru- menti tecnici, diventa possibile differenziare i vari modelli di psicoanalisi.

Pier Francesco Galli

Editoriale

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 3 / 2023