RISULTATI RICERCA

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a cura di Carmen Tagliaferri

Processo diagnostico: elaborazione in gruppo degli Specializzandi della Scuola COIRAG

GRUPPI

Fascicolo: 2 / 2022

Il vertice osservativo comune ai vari elaborati ha inquadrato il processo diagnostico individuando le variabili di accostamento tra la ricerca clinica della gruppoanalisi e quella clinico-empirica di McWilliams e Lingiardi. Nella prospettiva analitico-gruppale la diagnosi è concettualizzabile come incontro tra più territorialità, quelle del clinico e del paziente, e tra le rispettive gruppalità interne ed esterne. La complessità ha un carattere multidimensionale, attraversa le varie stratificazioni dello psichico: intrapsichico, intersoggettivo, gruppale. Gli autori sottolineano la centralità, nel comprendere diagnostico, della costruzione del campo co-transferale, del progetto terapeutico e del vissuto soggettivo del terapeuta. La dimensione labirintica di Venezia diventa metafora del procedere diagnostico come co-costruzione insieme al paziente della sua città interiore.

Luciana Bianchera, Giorgio Cavicchioli

Rigenerare processi di salute e integrazione comunitari: dialoghi (tra) sopravvissuti

GRUPPI

Fascicolo: 2 / 2022

L’articolo riflette sulla necessità di rigenerare i processi di salute e integrazione nelle comunità, dopo la pandemia e la progressiva crisi ambientale. Gli autori si interrogano su come le istituzioni e le comunità potrebbero affrontare queste sfide e lavorare alla ricostruzione di una poetica del vivere e del curare. Nel testo si sottolinea l’importanza del linguaggio nelle funzioni della cura genitoriale e familiare e si invita a indagare le aree del desiderio e della curiosità per favorire processi di pensiero e di adattamento attivo alla realtà.

Vittorio Lingiardi

Personalità e costruzione della diagnosi

GRUPPI

Fascicolo: 2 / 2022

In questo articolo l’autore parla del ruolo della personalità nella costruzione della diagnosi. Sottolinea che la formulazione della diagnosi è l’incontro tra due personalità: quella del paziente e quella del terapeuta. Secondo un’ottica dinamica, ciò a cui il clinico deve prestare attenzione è l’assessment psicologico, cioè una serie di valutazioni delle condizioni psicologiche e psicopatologiche di un individuo. È attraverso il succedersi degli incontri che è possibile cogliere non soltanto il disturbo e il sintomo di cui soffre l’individuo, ma anche i meccanismi di difesa, le rappresentazioni di se stesso, degli altri e delle relazioni, le risorse psicologiche, la sua capacità di mentalizzazione, il contesto socioculturale e le condizioni ambientali.

Stefania Bisagni, Valentina Valenzano

Effetti della Scrittura espressiva su un gruppo di soggetti affetti da schizofrenia

GRUPPI

Fascicolo: 2 / 2022

Obiettivo. Il presente lavoro si è posto due obiettivi: 1) illustrare come l’utilizzo della scrittura espressiva possa essere utile nell’aiutare soggetti affetti da schizofrenia sia nello svolgere un lavoro introspettivo, sia nell’identificare una connessione tra evento stressogeno e relativa emozione; 2) indagare una possibile connessione tra disturbo schizofrenico e alessitimia. Metodi. Sono stati coinvolti 12 soggetti schizofrenici inseriti in un centro diurno per la salute mentale di Padova selezionati in base alla presenza di difficoltà di identificazione, espressione e gestione delle emozioni, e sottoposti a un ciclo di otto incontri di scrittura espressiva. Tutti i partecipanti hanno compilato il questionario per la valutazione dello stato generale del benessere psicologico (PGWBI) e la Toronto Alexithymia Scale (TAS-20) pre, durante e fine attività. Risultati. Dei 12 partecipanti, si collocano nell’area del distress, all’incirca 5 dei soggetti; mentre la TAS-20 mostra un solo quadro alessitimico. Per quanto invece riguarda gli obiettivi specifici di riconoscimento e identificazione delle emozioni, di identificazione di connessioni causali e organizzazione coerente della narrazione, si riscontrano deficit principalmente nella capacità di espressione. Conclusioni. Tale studio si mostra in linea con quanto riportato nella letteratura del caso, relativamente al rapporto schizofrenia-deficit socio-emotivi, ma allo stesso tempo ha permesso di mettere in luce aspetti nuovi, possibili input per riflessioni e approfondimenti futuri.

Nancy McWilliams, traduzione di Paola Merlin Baretter

Ten Angles of Vision on Individual Differences Dieci modi di guardare alle differenze individuali

GRUPPI

Fascicolo: 2 / 2022

Questo scritto esplora dieci diversi modi di guardare alle differenze di personalità, ponendo una particolare enfasi sulle implicazioni cliniche di ogni singolo modo di considerare l’individualità. Ogni individuo nasce con un temperamento innato diverso, modulato da fattori genetici e ambientali. L’autrice esamina poi i diversi stili di attaccamento e i comportamenti che ne conseguono all’interno delle relazioni. Viene richiamata l’attenzione sull’organizzazione difensiva di ciascun paziente. Cognizioni implicite, pattern affettivi, sistema organizzativo motivazionale, relazioni oggettuali interiorizzate, modelli operativi interni e schemi vengono analizzati come ulteriori dimensioni di cui tenere conto per comprendere clinicamente la vita psichica unica di ogni persona.

Margherita Autuori, Barbara Bianchini, Lara Giambalvo, Nicoletta Jacobone, Chiara Labadini, Velia Ranci, Maria Gabriela Sbiglio, Alessandra Verri

Il gruppo come strumento di lettura e cura della coppia e della famiglia

GRUPPI

Fascicolo: 2 / 2022

cambiamenti culturali della società impongono allo psicoterapeuta di mantenere viva la riflessione e il dibattito sugli strumenti d’intervento clinico, sia modificandoli sia estendendo l’area della cura. L’Associazione APG, che utilizza il gruppo come dispositivo di cura, ha aperto una riflessione teorico-clinica per approfondire le connessioni fra il legame familiare e di coppia e il legame gruppale. Che differenze ci sono nella mente dell’analista e nello spazio interpersonale tra analista e pazienti in un contesto gruppale, familiare e di coppia? Quali dimensioni sono da considerare comuni? Descriveremo come lo specifico dispositivo gruppale di cui abbiamo fatto esperienza e il confronto in gruppo sull’attività clinica e lo studio teorico stiano orientando il nostro modo di lavorare e pensare. Riteniamo che la formazione gruppale possa aiutarci nella cura del legame familiare e di coppia, così come aprirci alla conoscenza di nuove forme di legame sta arricchendo il nostro lavoro in setting individuale e gruppale.

L’autore, condividendo la definizione di comunità nella sua accezione più ampia come luogo di incontro tra sofferenza individuale e sofferenza sociale, al fine di delineare le prospettive di una salute mentale di comunità, invita a tenere in considerazione molteplici prospettive. Tra queste, ci sono quelle di tipo demografico che forniscono informazioni anche sulle dimensioni relazionali e sociali all’interno della comunità (come, per esempio, il progressivo invecchiamento della popolazione, l’incremento dei nuclei monoparentali e quindi della dimensione della solitudine, la presenza di sempre più marcata inter-culturalità, caratterizzata dalla presenza di migranti di prima e seconda generazione, che impatta sul malessere giovanile adolescenziale ecc.). L’autore evidenzia la necessità da parte delle discipline psicologiche di utilizzare un linguaggio comprensibile per interloquire a livello politico, istituzionale e amministrativo, nell’intento di perseguire un interesse comune, tenendo conto dei bisogni in termini comunitari e promuovendo interventi di ampio respiro, che interconnettano campi disciplinari apparentemente distanti (es. salute mentale, economia, demografia…).

Leonardo Speri, Sofia Banzatti, Nadia Benedetto, Monica Compostella

La presa in carico in età evolutiva tra responsabilità professionale clinica e istituzionale

GRUPPI

Fascicolo: 2 / 2022

Gli autori presentano i presupposti e le linee progettuali della costituzione all’interno della COIRAG di un “Gruppo di Interesse” dedicato all’età evolutiva. L’iniziativa ha incontrato un importante bisogno e un altrettanto significativo patrimonio culturale e operativo interni alla Federazione COIRAG, speculare alla necessità sociale di riportare all’attenzione collettiva la fase di vita dello sviluppo, dal concepimento e la nascita fino all’adolescenza e al protratto ingresso nell’adultità. Viene posta una attenzione epistemologica, clinica e politica, con l’obiettivo di trovare un’integrazione tra i diversi livelli, rivolgendo cioè un’attenzione clinica alle politiche e operando politicamente e con gli strumenti dell’analisi istituzionale per promuovere l’esercizio di una clinica orientata alla persona, capace di tener conto del suo mondo interno, della sua gruppalità interna come della rete complessa in cui è immerso. Il ciclo di vita nel suo sviluppo attraversa fasi psicobiologiche, situazioni ambientali, sociali e istituzionali diverse, con il coinvolgimento di soggetti istituzionali e attori via via diversi, in una complessità crescente, che comporta l’attivazione di reti, di cui si delineano i primi passi, per arricchire i punti di vista e rafforzare azioni sugli obiettivi convergenti.

Il seguente articolo nasce dalla presentazione di un libro scritto da Nicolò Terminio effettuata nella sede COIRAG di Roma il 18 ottobre 2024. Il libro, che tratta in modo approfondito e innovativo il funzionamento borderline di personalità che l’autore definisce “sciame”, non solo è evocativo nel titolo, ma anche nel contenuto che si innesta armoniosamente e arricchisce la clinica lacaniana. Il paziente borderline porta con sé un’esperienza traumatica (a volte complessa) che vede le sue origini nel rapporto con la figura di riferimento, con quell’Altro che purtroppo è stato trascurante, disorganizzato o abusante. Questa esperienza di vita caratterizzata da trauma, disforia e dissociazione, che l’autore definisce “stabile instabilità” viene rovesciata dal paziente nella relazione con il curante, così come in tutte le altre relazioni. Ma è proprio nella relazione di cura che è possibile dare un senso, una trama a questa persona che non ha una struttura psichica, bensì uno sciame. L’autore proverà a intrecciare le parole di Terminio con la propria esperienza clinica immaginando un dialogo volto al confronto e all’integrazione del sapere clinico e delle prassi di cura.

In questo articolo l’autore si interroga sul termine “comunità” nell’ambito della psicoterapia e della salute mentale. Declina la questione “comunità” secondo quattro prospettive: il coinvolgimento di campi terapeutici multi-personali che permettano i processi di diagnosi, cura e riabilitazione della persona sofferente; lo spazio socioculturale prossimale in cui è possibile rilevare l’incidenza dei determinanti familiari e sociali del disagio e della patologia psichica del paziente; le comunità professionali degli operatori della salute mentale; e infine la comunità come dispositivo terapeutico.

Questo è lo studio di un caso di lavoro di gruppo tra colleghi professionisti, commissionato dall’istituzione COIRAG. La durata del percorso è stata di sei incontri a cadenza mensile. Due sono stati gli obiettivi dati: uno scientifico e culturale, ovvero quello di condividere le pratiche cliniche tra i soci, l’altro politico ovvero di estendere la rete dei rapporti con le altre istituzioni che si occupano di salute mentale. Considerata l’ampiezza del mandato, si è proceduto operativamente adottando il criterio della gradualità. Si è adottato un metodo di lavoro specifico, riguardo al setting: un attivatore del gruppo, un reporter che tenesse memoria scritta, un osservatore delle dinamiche transferali, un osservatore delle competenze specifiche dei membri del gruppo. Si sono messi a fuoco ed elaborati cinque temi specifici emersi direttamente dai partecipanti al gruppo. Ci siamo chiesti principalmente se il paradigma psicoanalitico, che si fonda sull’invariante metodo delle libere associazioni, potrà essere permeabile o meno al cambiamento sociale in atto.

Robi Freedman, traduzione di Alessandra Furin

Considerazioni a proposito di “Alba”, la trasformazione di Wiesel da vittima a assassino

GRUPPI

Fascicolo: 2 / 2022

In questo scritto l’autore fa un commento critico rispetto alla transizione da vittima a carnefice di Elisha, ebreo sopravvissuto a un campo di concentramento che, una volta liberato, aderisce a un gruppo di ribelli. Friedman si interroga sul passaggio emotivo che il protagonista vive nel momento in cui riceve l’ordine di giustiziare un prigioniero, come rappresaglia e vendetta per l’esecuzione di un ebreo insorto. L’autore utilizza questo evento come stimolo per prendere in esame il concetto dimatrice, in particolare la sua visione della “Matrice del soldato”.

A cura della Redazione

Abstract

ARCHIVIO STORICO PER LA SICILIA ORIENTALE

Fascicolo: 2 / 2022

Antonio Mursia

Signori e cavalieri a Scicli in epoca normanna (1158-1166)?

ARCHIVIO STORICO PER LA SICILIA ORIENTALE

Fascicolo: 2 / 2022

Il contributo intende ritornare sulla questione della distribuzione della “terra” nella Sicilia normanna. Una questione che, affrontata per la prima volta in maniera sistematica da Illuminato Peri e Salvatore Tramontana, si è, tuttavia, arenata sulle posizioni dei due studiosi siciliani, maturate a metà del Novecento. È stata fondamentalmente l’assenza di nuove scoperte documentarie a impedire agli storici di potere riflettere ulteriormente sul tema della ripartizione del territorio isolano operata dagli Hauteville in favore dei loro fedeli. Il presente saggio, pertanto, muovendo dall’analisi di due pergamene inedite (1158-1166), rinvenute all’interno del tabulario dell’abbazia di Santa Maria de Latinis di Agira, intende fornire un apporto su questo versante, soffermandosi, in particolar modo, sulle vicende di Scicli. Dall’esame dei diplomi inediti è stato, così, possibile non solo indentificare il signore dell’abitato fortificato ibleo, ma anche riflettere sulle dinamiche di radicamento nell’Isola di esponenti della nobiltà del Mezzogiorno d’Italia nonché sui rapporti intessuti tra l’aristocrazia e l’abbazia palestinese.

All’interno delle pubblicazioni e delle riviste scientifiche e letterarie dell’Accademia Gioenia di Scienze naturali (Catania, 1824) sono stati censiti i riferimenti e le opere (Atti, Giornale del Gabinetto, Bollettino, Compendi, documenti dell’Archivio storico) riguardanti l’enlistment di soci ecclesiastici nelle categorie di Onorari, Attivi, Corrispondenti. Tra essi prevalgono i canonici secolari e gli abati (65), oltre a quattro cardinali e dieci vescovi. Sono state rinvenute citazioni elogiative e onorevoli, come anche omissioni sorprendenti e incertezze nominative. I curatori delle nomine appaiono poco interessati alla descrizione degli aspetti storici, culturali, scientifici, antropologici, politico-sociali dell’arruolamento di ecclesiastici.