RISULTATI RICERCA

La ricerca ha estratto dal catalogo 105742 titoli

Andrea Miccichè

La politica, la scuola e la “privilegiata” relazione tra Educazione civica e Storia

ARCHIVIO STORICO PER LA SICILIA ORIENTALE

Fascicolo: 2 / 2022

Con la reintroduzione dell’educazione civica nella scuola nel 2019, si è interrotto un rapporto di lunga data con la storia come disciplina. Il saggio ricostruisce questa vicenda, concentrandosi sulla situazione attuale e sul rapporto tra educazione civica, insegnamento della storia e politicizzazione del passato.

Francesco Paolo Giordano

Giuseppe Guido Loschiavo: il magistrato scrittore tra contrasto alla mafia, fascismo e letteratura

ARCHIVIO STORICO PER LA SICILIA ORIENTALE

Fascicolo: 2 / 2022

Il saggio analizza la figura del magistrato Giuseppe Guido Loschiavo attraverso i suoi scritti, segnatamente il romanzo Piccola Pretura del 1948 nonché le monografie e gli articoli elaborati sul fenomeno mafioso degli anni Venti-Trenta del Novecento, inquadrato come reato associativo oltreché il suo impegno come pubblico ministero nei processi di mafia scaturiti dalle operazioni di polizia del prefetto Mori durante il fascismo, valutando la coerenza fra questi tre profili: letterario, storico e giuridico.

L’articolo tratta della storia, della tradizione e del culto delle reliquie di Sant’Agata, secondo le ultime scoperte della storiografia agatina. L’argomento di conversazione è la reliquia conservata a Galatina, in provincia di Lecce, e l’analisi storica del Corpo custodito nella Cattedrale di Catania. Inedite sono le notizie dei tentativi (1915-1922) del card. G. Francica Nava di portare la reliquia dalla Puglia alla città etnea e la polemica che nel 1917 si sviluppò tra lui e l’arciprete S. De Maria sulla veridicità delle reliquie conservate a Catania.

Maria Cecilia La Mela

La baronessa Anna Grimaldi Zappalà e la “carità intelligente” a Catania tra Ottocento e Novecento

ARCHIVIO STORICO PER LA SICILIA ORIENTALE

Fascicolo: 2 / 2022

L’autrice di questo studio intende richiamare l’attenzione dei catanesi, in particolare, sulla figura della baronessa Anna Grimaldi, coniugata Zappalà (1870-1966), con l’obiettivo di avviare percorsi che la facciano conoscere alle nuove generazioni. Questa figura poliedrica, significativa anche per la storia nazionale, merita di essere riscoperta, approfondita e tramandata affinché non si perda una parte della nostra memoria storica ed ecclesiastica. La baronessa è uno dei tanti tasselli preziosi che arricchiscono il variegato mosaico della nostra identità civile e religiosa. L’opera caritativa e assistenziale della Baronessa si inserisce nel più ampio spettro dell’impegno cattolico e sociale che, tra Otto e Novecento, ha scritto pagine gloriose al servizio della nostra Città e di un territorio più vasto.

Giuseppe Barone

Banchieri e politici a Catania. Uno scandalo di fine Ottocento

ARCHIVIO STORICO PER LA SICILIA ORIENTALE

Fascicolo: 2 / 2022

Il saggio ricostruisce l’intricato rapporto tra economia e politica nella Catania degli anni Ottanta del Novecento, con particolare attenzione allo sviluppo e alla crisi del sistema bancario locale, che coinvolse la classe dirigente liberale e la struttura del blocco di potere di Crispi.

Salvatore Andrea Galizia

La prima grande carestia d’età moderna in Sicilia (1590-92). Crisi alimentare e crisi economica

ARCHIVIO STORICO PER LA SICILIA ORIENTALE

Fascicolo: 2 / 2022

La grave crisi produttiva e alimentare del 1590-92 mise fine, anche simbolicamente, a quella lunga stagione di crescita economica e demografica del regno di Sicilia che fu il Cinquecento. Si trattò della prima grande carestia dell’età moderna e lo shock che ne conseguì colse del tutto impreparati i vertici del regno i quali approntarono una macchina emergenziale orientata da chiare scelte di natura politica. I risultati degli interventi messi in campo apparvero lontani dai traguardi sperati e, soprattutto, si rivelarono assai disomogenei tra le varie aree geografiche dell’isola. Nel corso dell’emergenza la mortalità fu talmente elevata da lasciare pressoché spopolate diverse porzioni di territorio mentre le tensioni sociali acuivano ingovernabilità e disordini. Al termine della crisi - non grazie ad interventi amministrativi ma grazie all’arrivo di un nuovo e stavolta abbondante raccolto - l’economia siciliana rimase comunque spossata a lungo ed iniziò un lento quanto inesorabile declino.

Luciana Bianchera, Giorgio Cavicchioli

Fare formazione oggi: lo schema di riferimento operativo tra gruppo, transculturalità e istituzione

GRUPPI

Fascicolo: 1 / 2022

Gli autori trattano il tema del fare formazione negli ambiti gruppali ed istituzionali con un’attenzione specifica a come questi interventi possano essere pensati e declinati nella attuale situazione sociale. Le riflessioni muovono da uno schema di riferimento concettuale e operativo basato sulla psicoanalisi operativa di E. Pichon-Rivière e J. Bleger per la concettualizzazione e l’intervento attraverso i dispositivi gruppali e nei contesti delle istituzioni di cura. La dimensione culturale viene considerata come un aspetto che caratterizza molti contesti del lavoro formativo nella attualità dei servizi psicosociosanitari ed educativi. L’attitudine e la capacità di accogliere il cambiamento da parte degli operatori viene segnalata come una necessità attuale nel lavoro formativo. Ciò presuppone di saper integrare ed evolvere gli schemi di riferimento attraverso i quali operare gli interventi formativi gruppali ed istituzionali. La riflessione proposta tiene anche conto di alcuni movimenti che si riscontrano oggi nell’ambito comunitario, nella Polis all’interno della quale avvengono i processi formativi che coinvolgono gruppi e istituzioni. Si pone così la considerazione per cui la formazione abbia assunto, ancora di più in questi ultimi anni, un ruolo di accoglienza dei dilemmi e dei conflitti soggettivi, intersoggettivi, gruppali ed istituzionali connessi al compito della cura.

Angelo Sordano, Elisa Gulino, Raffaele Barone, Giuseppe Lunardo, Alessandra Furin, Angelo Silvestri

L’approccio del Dialogo Aperto nel Dipartimento di Salute Mentale di Caltagirone. La formazione al lavoro di gruppo con la famiglia e la rete sociale

GRUPPI

Fascicolo: 1 / 2022

L’intervista a Raffaele Barone e al suo team costituisce un’occasione importante per esplorare una pratica psicosociale innovativa in una fase di passaggio dell’associazione COIRAG verso il Terzo Settore. Il Dialogo Aperto è un approccio clinico finalizzato al trattamento delle crisi psichiatriche di esordio. Nato negli anni ’80 in Finlandia, è stato introdotto in Italia intorno agli anni ’90, trovando una sintesi teorica e una forte integrazione con la Psicoanalisi multifamiliare e la comunità terapeutica democratica proprio nel servizio di Salute Mentale di Caltagirone. Recentemente, il cambiamento nei quadri psicopatologici ha orientato i colleghi a estendere questo tipo di trattamento ad altre forme sintomatologiche come i disturbi alimentari, i suicidi, le dipendenze da sostanze e i disturbi di personalità. Gli aspetti innovativi di rilievo non si limitano solo al concetto di Trattamento Adattato al Bisogno, ma riguardano anche la flessibilità dei modelli organizzativi dei servizi di Salute Mentale e l’importanza di una formazione permanente dei Team riflessivi, dei Facilitatori sociali e degli operatori coinvolti sia in ambito sanitario, sia nel collettivo sociale.

Elisa Cardoni, Federica Colli, Nicole Colussi Mas, Sara Sassi, Camilla Turchet, Alessandra Furin

La vertigine nel lavoro dell’osservatore: un’avventura tra le pieghe della complessità

GRUPPI

Fascicolo: 1 / 2022

In questo lavoro siamo partite da una riflessione rispetto il corso di “Teorie e Metodi dell’Osservazione nei gruppi” per arrivare a capire che cosa significa osservare e formarsi per diventare un osservatore di gruppo. Il gruppo è stato sia oggetto di osservazione, sia strumento di riflessione volto alla co-costruzione di significati condivisi. Per orientare il pensiero è stata utilizzata la griglia osservativa. Si descrive il dispositivo: prima concepito online, a causa delle limitazioni causate dalla pandemia, e poi in presenza; quali vissuti e fantasmi sono stati elicitati dalle due differenti modalità? Si racconta della frustrazione come affetto necessario per passare dall’illusione di un dispositivo ideale, all’accettazione di un dispositivo reale; come bisogno di viversi uniti, coesi e insieme, contro i vissuti di solitudine sperimentati durante il lockdown e la didattica a distanza, e infine come catalizzatore per pensare alla propria identità professionale. Ci siamo poi occupate della solitudine insita nell’osservazione, sentimento necessario per essere un bravo psicoterapeuta perché costringe a fare i conti con i limiti e con il proprio narcisismo. Infine, l’osservazione come atto per svelare e svelarsi; cosa mostro, inevitabilmente e inconsapevolmente, di me?

Viene descritta un’esperienza di insegnamento del corso “Teorie e metodi dell’osservazione nei gruppi” durante il periodo della pandemia da Covid-19. Dopo un inquadramento storico ed epistemologico del costrutto “osservazione partecipante” sono approfondite le criticità del rapporto tra osservatore, conduttore, gruppo e istituzione. La descrizione delle particolarità dell’esperienza sul campo, dell’importanza del momento rielaborativo in aula e la struttura della griglia osservativa proposta come strumento di supporto al corso è suffragata da numerosi spunti teorici.Lo studio è completato da un analogo contributo prodotto da una parte degli specializzandi sulla propria esperienza durante il corso.

L’autore sviluppa un commento dell’articolo di Cilasun et al. (2021) “The Large Group in Training”1 attraverso la lente offerta dal “Workshop Nazionale” di COIRAG, contesto formativo rivolto agli specializzandi in psicoterapia di Scuola COIRAG nel quale si fa un uso peculiare del dispositivo esperienziale e dei Large Group.Partendo dalla constatazione che l’uso dei gruppi allargati è stato nel tempo ampiamente esplorato in vari contesti, ma che il loro utilizzo a fini didattici e formativi è stato a oggi poco studiato, sono in particolare affrontati i temi del tempo della formazione analitica; di ciò che di caratteristico avviene in un Large Group esperienziale, e della sua difficoltà a descriverlo avvalendosi di un lessico proprio della gruppoanalisi dei piccoli gruppi; della possibilità di leggere nei gruppi di largo formato le dimensioni istituzionale e sociale. In particolare, si afferma che il processo di costruzione della soggettività dello psicoterapeuta a orientamento psicoanalitico e gruppoanalitico richieda un’esplorazione dei confini tra sé, noi e altri e la costruzione di relazioni interpersonali costruttive, considerando al contempo il ruolo del contesto istituzionale e culturale. In questo percorso, il Grande Gruppo formativo crea un equilibrio dinamico tra esprimersi e ascoltare, diviene un luogo in cui si può esplorare e comprendere le dinamiche di gruppo, la relazione con l’organizzazione formativa e l’identità professionale, in cui le forze sociali possono essere comprese e giocate, e si può in definitiva costruire un senso di appartenenza a una comunità di cui ciascuno è, allo stesso tempo, membro ed erede in una catena trasmissiva.

Il lavoro che segue è il tentativo scritto di dare forma e struttura a oltre tre ore di confronto e dibattito condiviso tra i membri del sottogruppo “Terzo Settore” della sezione Osservatorio di Gruppi e il dott. Stefano Alba1 , soggetto autorevole e storico membro della COIRAG. La conversazione affronta il macro-tema riguardante lo psicologo/psicoterapeuta al lavoro in contesti più “sociali” (comunità, case famiglia, centri diurni, gruppi-appartamento, residenze assistenziali ecc.), che sovente incrociano la strada del giovane laureato in Psicologia e contribuiscono alla sua formazione: quali sono le criticità riscontrabili, le analogie e differenze con il “classico” setting da studio privato, che tipo di apporto terapeutico può essere messo in campo e in che modo, quali sono le dinamiche in gioco. Nelle intenzioni degli autori si è cercato di mantenere quella che a loro avviso è la vera natura del contributo che segue: un lavoro di gruppo, attraverso il gruppo, che grazie agli stimoli e gli spunti del dott. Alba ha potuto dare luce e co-costruire le riflessioni seguenti.  1 Psicologo, psicoterapeuta, gruppoanalista. Docente Scuola di specializzazione COIRAG Roma, presidente del Laboratorio di Gruppoanalisi, coordinatore progetto Plexus.

L’autore propone il film 1000 Arten Regen zu beschreiben come spunto per conoscere la situazione di una famiglia il cui figlio vive una condizione di ritiro sociale. L’autore, quindi, propone che la specificità dell’esperienza del ritiro non sia l’isolamento sociale in sé ma la rappresentazione interna di oggetti invadenti e critici e, contemporaneamente, non disposti a fornire esperienze di positivo rispecchiamento. L’autore propone quindi che le esperienze in cui si desidera padroneggiare e limitare la presenza di un oggetto siano fra quelle che più facilmente consentono un’identificazione con questi pazienti, fra le esperienze umane comuni.

La crisi sanitaria dovuta alla pandemia Covid è stata riconosciuta essere l’emergente di una profonda crisi di sistema, rendendo più che mai evidente quanto necessario sia oggi pensare a una ricostruzione delle pratiche di cura intorno alla persona sofferente e al suo mondo relazionale e comunitario. Questo tema è stato molto dibattuto nella comunità COIRAG attraverso l’attivazione dei Gruppi di Interesse, che hanno potuto attingere alle esperienze dei soci, alle loro competenze e ai riferimenti teorici e tecnici, testimoniando una visione psicoanalitica delle Istituzioni, della Comunità e della Polis, luogo questo dove si colloca l’individuo – anch’esso sistema – con tutti suoi legami familiari e sociali.

Jale Cilasun, John Schlapobersky, Maria Papanastassiou, Andy Thomas, Alessia Furin

Il Grande Gruppo nella formazione

GRUPPI

Fascicolo: 1 / 2022

Questo articolo è il riassunto di uno scritto pubblicato nella rivista Group Analysis, rivisto per i lettori italiani di Gruppi. Esso esplora l’esperienza formativa fornita attraverso l’utilizzo del Grande Gruppo formativo (“Large Training Group”, in seguito LTG) agli studenti dei corsi presso l’Istituto di Gruppoanalisi di Londra (IGA). Descriviamo il LTG dal punto di vista dello staff e degli studenti che vi hanno partecipato in un periodo di circa otto anni; discutiamo il ruolo del sottogruppo dello staff, ponendo particolare attenzione alle questioni riguardanti la leadership e al ruolo di colui che convoca e presiede il gruppo (da ora: convener). * Cilasun J., Schlapobersky J., Papanastassiou M. and Thomas A. (2021). The Large Group in Training. Group Analysis, 55, 3: 407-440. DOI: 10.1177/05333164211037947.

Velo androcentrico è il termine utilizzato da Bruno Bettelheim a indicare quell’atteggiamento universalmente diffuso che tende a considerare di valore le sole attività e vicende maschili, e a offuscare il ruolo del femminile nella storia dell’umanità.Alla luce delle osservazioni di Bettelheim sul ruolo della psicoanalisi, in questo lavoro si intende esaminare quale sia la rappresentazione della relazione maschio/femmina a cui si fa solitamente riferimento. Lo stesso Freud ha ripetutamente auspicato che la biologia in particolare e, più in generale, la ricerca scientifica potesse permettere di fare luce sulle componenti fisiologiche dei processi mentali. Egli sosteneva che poiché non era possibile parlare scientificamente dei sentimenti, pur tentando di descriverne “gli indizi fisiologici”, per il momento non si potesse «far altro che attenersi al contenuto rappresentativo che più immediatamente risulta associato al sentimento» (Freud, 1929, p. 558). Le recenti acquisizioni della ricerca scientifica hanno permesso ora di soddisfare, nel suo senso originario, quell’interesse di Freud per la neurologia. Inoltre, seguendo la via indicata da Freud nell’indagare le vicende umane, si farà riferimento alle rappresentazioni dei sentimenti umani presenti nella grande letteratura.

La pandemia da Sars-Cov-2 ha portato importanti cambiamenti all’interno del tessuto sociale, generando una lacerazione dei legami con l’Altro e con l’Istituzione. Il sistema sanitario è stato costretto a operare una riorganizzazione delle modalità attraverso cui venivano normalmente erogati i servizi. In ambito sociosanitario ciò ha comportato un ripensamento degli strumenti utilizzati, dovuto alla necessità di garantire continuità a interventi che utilizzano la relazione come principale strumento del lavoro clinico. L’obiettivo di quest’articolo è quello di fornire testimonianza di un’esperienza innovativa di riadattamento in modalità online di dispositivi gruppali, privilegiati strumenti di lavoro, impiegati al servizio del lavoro psicoeducativo con adolescenti in carico ai servizi territoriali di una cooperativa sociale di Terzo Settore. Il metro di distanza è stato utilizzato come misura di un’area all’interno della quale sviluppare nuove definizioni del Sé. La configurazione a distanza dell’incontro ha delineato i confini di un nuovo territorio relazionale, le cui potenzialità rimangono inesplorate. La necessità di mantenere vive queste relazioni ha richiesto l’utilizzo di nuovi strumenti, rendendo possibile accedere a modalità di relazione in formato digitale.