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A cura della Redazione

In questo numero

MONDO CONTEMPORANEO

Fascicolo: 1 / 2022

Daniela L. Caglioti, War and Citizenship. Enemy Aliens and National Belong-ing from the French Revolution to the First World War (Silvia Salvatici)
Elena Papadia, La forza dei sentimenti. Anarchici e socialisti in Italia (1870-1900) (Arianna Arisi Rota)
Federico Mazzei, Cattolici di opposizione negli anni del fascismo. Alcide De Gasperi e Stefano Jacini fra politica e cultura (1923-1943) (Roberto P. Violi)
Gianni Dore, Capi locali e colonialismo in Eritrea. Biografie di un potere su-bordinato (Alessandro Volterra)
Alessandro Santagata, Una violenza "incolpevole". Retoriche e pratiche dei cattolici nella Resistenza veneta (Paolo Zanini)
Carme Molinero, Pere Ysàs, La transición. Historia y relatos (Steven Forti)
Massimo Faggioli, Joe Biden e il cattolicesimo negli Stati Uniti; John Court-ney Murray, Noi crediamo in queste verità. Riflessioni cattoliche sul "princi-pio americano"; Robert Bellah, La religione civile in America, introduzione di Giovanni Filoramo (Daniela Saresella)

La presente nota ripercorre il modo in cui si sviluppò tra Otto e Novecento la concorrenzialità tra le varie confessioni cristiane in Terra Santa, con particolare attenzione a quella tra cattolici e protestanti e alla sua declinazione rispetto a tre ambiti specifici: i pellegrinaggi; l’archeologia biblica e la monumentalizzazione sacra; infine le istituzioni culturali, educative e ricreative. L’intento è quello di mostrare le caratteristiche di lungo periodo di tale contrasto e di indagare in che modo esse influenzarono le modalità d’azione e di presenza delle varie confessioni cristiane nel Medio Oriente. Appare, infatti, indubbio che i timori per i progressi veri e presunti del proselitismo protestante influenzarono profondamente la presenza della Chiesa di Roma nella regione, determinando una risposta che condusse a un rafforzamento di alcuni aspetti tradizionali. Allo stesso modo non poche delle iniziative evangeliche furono indirizzate anche dal desiderio di soppiantare l’antica presenza cattolica nella regione, presentando un paradigma nuovo di Terra Santa e proponendo una diversa fruizione dei Luoghi santi.

Il saggio prende le mosse dai presupposti politici che portarono alla candidatura, nel 1978, di Gerardo Bianco alla carica di capogruppo DC alla Camera dei deputati. Dopo un primo insuccesso, l’elezione del politico irpino a capogruppo (giugno 1979) avrebbe costituito un inequivocabile segno di ribellione dei deputati democristiani verso gli indirizzi della segreteria del partito. Attraverso l’azione di Bianco come capogruppo DC alla Camera, l’articolo intende analizzare la linea della corrente democristiana «Proposta» (della quale Bianco era uno dei leader), volta - tra il 1979 ed i primi anni Ottanta - a decretare la fine della stagione del "compromesso storico" e ad orientare il partito ad intraprendere una fase di riforme del sistema politico e istituzionale. Il tentativo di Proposta fallirà, ma costituirà la base sulla quale si svilupperà, qualche anno dopo, la stagione referendaria condotta da Mario Segni.

L’autore, grazie all’utilizzo di fonti inedite, delinea il profilo di una peculiare vi-cenda del sistema politico italiano maturata tra il 1957 ed il 1958. In quel frangen-te, alcune forze minori dell’area laico-progressista avviarono un percorso di avvicinamento. A questo processo presero parte anche il Movimento Comunità, guidato da Adriano Olivetti, il Partito dei contadini d’Italia e il Partito sardo d’azione. I tre partiti decisero di formare una coalizione in vista delle elezioni del 1958. Comunità della cultura, degli operai e dei contadini d’Italia si basò su un programma volto ad incunearsi tra l’area di governo centrista e il Pci, e condusse una campa-gna elettorale innovativa. L’autore sottolinea che, pur nella modestia dell’esito elettorale, Comunità, per volontà preponderante di Adriano Olivetti, riuscì ad esse-re parte attiva dell’esecutivo Fanfani II, delineando una proposta di sviluppo per il Mezzogiorno e prefigurando l’apertura di nuove prospettive politiche, in una fase di transizione del sistema politico italiano, che avrebbe poi condotto alla formula di centro-sinistra.

Fabio Verardo

Il Tribunale del popolo di Trieste (maggio-luglio 1945)

MONDO CONTEMPORANEO

Fascicolo: 1 / 2022

Il Tribunale del popolo (TDP) costituito a Trieste alla fine di maggio e attivo nei giudizi sino al 12 giugno e nell’azione inquirente sino al luglio 1945, rappresenta un attore determinante nell’evoluzione degli organismi giudiziari che, dall’occupazione jugoslava alla successiva occupazione alleata, posero in atto la resa dei conti con il fascismo e con quanti collaborarono con i tedeschi nel biennio 1943-1945. Oltre al dato giudiziario, questo organismo ebbe un ruolo rilevante e sinora trascurato nel complesso processo di transizione tra guerra e dopoguerra che investì la Venezia Giulia nel 1945. Questo contributo inquadra l’attività e gli obiettivi del TDP problematizzandone l’azione nell’ambito della giustizia politica. Grazie a numerose fonti inedite, sono ricostruiti i processi di costituzione del Tribunale, un unicum nel panorama italiano, le prassi operative e gli organici che lo composero. Con attenzione ai giudizi e agli elementi inediti restituiti, sono evidenziate le continuità e le rotture tra il TDP e l’azione giudiziaria della Corte d’assise straordinaria di Trieste mettendo in luce i retaggi e le influenze presenti nell’azione inquirente e nei giudizi di merito.

Gabriele Mastrolillo

Paolo Ravazzoli e il Psi-Ios nell’emigrazione antifascista in Francia (1931-1940)

MONDO CONTEMPORANEO

Fascicolo: 1 / 2022

Paolo Ravazzoli fu uno dei dirigenti nazionali del Partito comunista d’Italia negli anni Venti. Espulso nel 1930 per la sua opposizione ai metodi di attuazione della "svolta" attuati dalla direzione del partito, fu (insieme ad Alfonso Leonetti, Pietro Tresso, Mario Bavassano e Gaetana Teresa Recchia) uno dei fondatori e dirigenti della Nuova opposizione italiana, sezione dell’Opposizione di sinistra internazionale guidata da Lev Trockij. La sua militanza all’interno del movimento trockista, però, terminò nel 1934 a seguito di dissensi sorti in merito alla linea seguita dal movimento trockista italiano e internazionale. Contemporaneamente ebbe inizio il suo avvicinamento al movimento Giustizia e libertà e soprattutto al Partito socialista italiano-sezione dell’Internazionale operaia e socialista, al quale aderì nel 1935. Da quel momento fu un assiduo collaboratore della testata del partito, Il Nuovo Avanti, fino alla sua morte, avvenuta a seguito di un incidente sul lavoro nel 1940. Questo articolo descrive i suoi rapporti con il socialismo italiano alla luce di documentazione d’archivio e dei contributi da lui pubblicati sulla stampa trockista e socialista italiana.

L’obiettivo del saggio è quello di analizzare l’esperienza della profuganza delle comunità ebraiche venete - Venezia, Padova e Verona - dalla rotta di Caporetto al maggio del 1919, quando si concluse il loro graduale rientro nei rispettivi territori di provenienza al termine della prima guerra mondiale. Attraverso lo studio della stampa ebraica coeva, del fondo del Comitato delle Comunità Ebraiche Italiane e degli archivi delle comunità ebraiche coinvolte, vengono ricostruiti i network di relazioni istituzionali, politiche e comunitarie mobilitate per l’accoglienza, per la sistemazione e la gestione dei profughi correligionari. Un’attenzione particolare è riservata ai profughi indigenti della comunità veneziana che, a differenza dei loro correligionari veneti, vennero trasferiti a Livorno, fornendo loro mezzi di viaggio, assistenza, alloggi, cibo kasher, scuole e lavoro. Durante i mesi considerati, vi furono diverse occasioni in cui emersero tensioni e proteste da parte dei profughi. La profuganza registrò inoltre aspetti di classe poiché gli elementi borghesi delle comunità venete trovarono accoglienza presso parenti e amici a Firenze e Roma, seguendo quindi destini diversi da quelli dei correligionari meno abbienti.

A cura della Redazione

Libri ricevuti

SOCIOLOGIA DEL DIRITTO

Fascicolo: 3 / 2022

Introduction: The focus of this paper is on textiles industry dynamics in the King-dom of Italy during the Great Depression. Despite the crisis and the spread of bankruptcies, the textile sector experienced an almost constant rate of growth, thanks also to trade credit granted by manufacturers. Aim of the work: Through the analysis of bankruptcy proceedings accounting data, the authors tried to catch how the geographical localisation of customers (small bankrupt retailers) has influenced the grant of trade credit by textile manufacturers. Methodological approach: This work is based on the exam of financial information collected by the "Unione Commercianti in Manifatture di Milano", in the period 1898-1902, over more than 1,700 bankruptcy proceedings in the textiles industry. For 512 cases, accounting data were reported in the journal of the Union. The au-thors have aggregated at national, macro-regional and regional level accounting data of the procedures. Main findings: The analysis highlights that the growth of textile industry was ac-companied by a wide fragmentation of trade credits, pushing manufactures to dif-ferentiate their behaviour according to the geographical localisation of customers. The analysis also offered some interesting insight about textiles sector dynamics in the Kingdom of Italy, at national, macro-regional and regional level. Originality: The paper permits to enlarge the understanding of textile industry dy-namics during the Great Depression, adopting an approach overlooked in litera-ture.

Stefano Adamo, David Alexander, Roberta Fasiello, Tito Junior Schipa

The musical, cultural and financial life and legacy of Tito Schipa

CONTABILITÀ E CULTURA AZIENDALE

Fascicolo: 2 / 2022

Introduction: The article, multidimensional and multi-media in scope and sources, represents, from an accounting history perspective, the social, economic and polit-ical events influencing opera theatre and the opera tenor Tito Schipa. Aim of the work: The study presents a social and cultural real accounting-based story, linking accounting, patronage, politics, artistry and heritage, referring to ac-countability in both financial and non-financial terms. Methodological approach: The article uses a qualitative research method explor-ing, from both primary and secondary data, the epiphanies having a significant im-pact on Tito Schipa’s personal and professional life. Main findings: The work develops and applies a framework of accountability in the context of opera theatre considering the influences of patronage and Fascism, and represents an example of the effects of economic and political changes on artists and of the relations of power within which accounting is embedded. Originality: The research adopts an exploratory and creative multi-media approach in using oral/aural, financial and private archive sources and it explores the Tito Schipa’s life and career, largely unknown, and the related ‘accounting’ information.

Stefania Veltri, Romilda Mazzotta, Vittorio Palermo

The usefulness of accounting information for decision-making purposes in an Italian company from the late nineteenth to the early twentieth century

CONTABILITÀ E CULTURA AZIENDALE

Fascicolo: 2 / 2022

Introduction: Accounting history research on cost accounting theory and practice is still at an early stage in Italy for two main reasons. The first relates to the im-portance that the double-entry bookkeeping technique assumes in Italy, charac-terised by a typical financial focus, and the second to the delay with which Italy en-tered the industrialisation process. Aim: The main aim of this study is to investigate the bookkeeping accounting sys-tems of an established, southern Italian family and long-lived firm, namely Amarelli, still operating in the liquorice industry, from the late nineteenth to the early twen-tieth century to unveil whether accounting information was used by Amarelli man-agers for control and decision-making purposes. Methodological approach: We used document analysis of the reports related to the Amarelli bookkeeping system and semi-structured interviews with one of the present-day owners. Main findings: The findings highlight that the different reports in which Amarelli’s bookkeeping system was articulated, and specifically the reports related to Ama-relli’s industrial activity, can be regarded as a response to the necessity to calcu-late and control the ‘cost’ of the different ‘processes’ as well as the specific ‘per-formance’ of any single activity of Amarelli, together with the overall ‘perfor-mance’ of the Amarelli factory. Originality: To the best of our knowledge, this is the first study that investigates the accounting systems used by a food industry firm in southern Italy, an under-developed territorial area, from an industrialised point of view during 1875-1925.