La ricerca ha estratto dal catalogo 105744 titoli
Sui 400.000 bambini che si stima siano presi in carico dal sistema di welfare, sembra che circa il 10% riguardi segnalazioni di violenza e abuso per commissione che necessitano di interventi nell’area della protezione, per problematiche chiaramente connesse alla loro sicurezza. Quale approccio alla valutazione e alla progettazione è proposto a quel 90% di bambini e famiglie che si rivolgono ai servizi per problematiche connesse a situazione di vulnerabilità, negligenza, povertà e svantaggio sociale e che necessitano di un paradigma di intervento partecipativo e preventivo? L’articolo intende presentare un approccio alla valutazione delle situazioni familiari che pone al centro non tanto la sola valutazione delle competenze genitoriali, ma l’analisi ecosistemica dei bisogni dei bambini.
L’articolo descrive in una prospettiva multidisciplinare giuridica e psicologica alcune delle questioni aperte relative alla dichiarazione dello stato di adottabilita di un minore. In questa logica vengono analizzate le questioni relative al danno causato nel minore dalle esperienze sfavorevoli infantili, la questione dei tempi, le problematiche relative agli interventi di supporto e di cura e alla valutazione del sistema familiare coinvolto nel procedimento. Si rappresenta la complessita del percorso ma anche la necessita e l’emergenza temporale in una prospettiva in cui diventa essenziale la possibilita che un minore in condizione di disagio possa rappresentare in giudizio le sue esigenze/bisogni. Parole chiave: stato di adottabilita, esperienze sfavorevoli infantili, tempo, valutazione delle funzioni genitoriali, sistema giustizia e servizi.
Questo scritto prende spunto da una situazione seguita a partire da un incarico di Ctu e si sofferma sulle criticita emerse nell’applicazione di progetto che mirava a favorire la costruzione di un legame adottivo pur consentendo il mantenimento dei rapporti con la madre naturale. Problematiche di natura psichiatrica e/o psicopatologica degli adulti possono porsi come bastione invalicabile che intralcia l’obiettivo del superiore interesse del minore.
L’analisi della copiosa giurisprudenza della Corte europea dei diritti umani sui presupposti per l’adottabilità del minorenne mostra frequenti condanne dell’Italia per rotture infondate e frettolose dei rapporti giuridici e di fatto con la famiglia di origine. Alcune delle censure formulate nei confronti del nostro Paese stigmatizzano cattive prassi e inefficienze gravi del sistema amministrativo e giudiziario. Si pensi, per esempio, a violazioni di diritti processuali dei genitori e, dal punto di vista sostanziale, alla carenza di sufficienti azioni positive da parte dei servizi sociali per rimuovere lo svantaggio sociale derivante dalla situazione di vulnerabilità del genitore (spesso una madre single migrante). Purtuttavia, la Corte europea sembra aver distorto il contenuto dell’obbligazione positiva dello Stato di attivarsi per la tutela della vita familiare degli individui in una logica adultocentrica che enfatizza il legame di sangue e i diritti genitoriali. Negli anni, infatti, i giudici di Strasburgo hanno dato una lettura sempre più restrittiva dei presupposti per una rottura completa e definitiva dei rapporti con la famiglia di origine. Il rischio è di limitare l’uso dell’adozione piena ai soli casi di maltrattamenti genitoriali penalmente rilevanti e di escluderne a priori l’utilizzo per negligenza e rischio psicoevolutivo. Con l’aumento delle adozioni in casi particolari, inoltre, aumenteranno le situazioni ambigue in cui la famiglia di origine è stata valutata inidonea a crescere il figlio, ma ha comunque il diritto di continuare a giocare un ruolo nella vita di questi.
Questo contributo riflette, con una particolare attenzione alla più recente giurisprudenza nazionale della Corte di legittimità correlata ad alcune delle principali pronunce della Corte Edu, sui presupposti che legittimano la dichiarazione di adottabilità, soffermandosi in particolare sugli elementi connotativi della locuzione, formulata come clausola generale nell’ordinamento interno, dello "stato di abbandono". Se questo è il focus della riflessione, un rilievo certamente particolare assume il rapporto tra sistema giudiziario e amministrativo nel comune obiettivo di porre in essere gli interventi necessari al recupero delle capacità genitoriali, fortemente condizionato dalla rigidità dei vincoli posti dalle risorse economiche effettivamente disponibili per le azioni di welfare a sostegno della genitorialità e dell’infanzia. Nella parte conclusiva il contributo amplia l’esame delle questioni sottese alla dichiarazione di adottabilità e vi include, secondo le più recenti indicazioni della giurisprudenza di legittimità e della Corte Edu, anche la valutazione sull’opportunità di mantenere i rapporti, con alcuni componenti della famiglia di origine: di questo ampliamento del perimetro della cognizione del giudice di merito vengono esaminate alcune delle più rilevanti criticità.
This article describes the deficiencies of positivist science for generating knowledge for use in solving problems that members of organizations face. Action research is introduced as a method for correcting these deficiencies. When action research is tested against the criteria of positivist science, action research is found not to meet its critical tests. The appropriateness of positivist science is questioned as a basis for judging the scientific merits of action research. Action research can base its legitimacy as science in philosophical traditions that are different from those which legitimate positivist science. Criteria and methods of science appropriate to action research are offered.
Il tema delle reti ha occupato uno spazio crescente nella ricerca e nell’analisi organizzativa. Tuttavia, la strumentazione a disposizione degli scienziati sociali non è definita né univoca. L’articolo vuole riportare all’attenzione del lettore le po-tenzialità esplicative di alcuni approcci classici, mettendone a fuoco gli strumenti analitici, in particolare quelli prodotti nell’ambito della teoria generale dei sistemi e dell’analisi sistemica delle organizzazioni. L’articolo propone un breve excursus di quelli che possono essere (e vengono in genere) considerati come precedenti dell’analisi di rete in una prospettiva preva-lentemente sociologica: dall’economia dei costi di transazione al neoistituzionali-smo organizzativo, dall’ecologia delle popolazioni organizzative all’organization-set. Un’attenzione particolare viene dedicata alla prospettiva sistemica, molto dif-fusa nell’analisi organizzativa a partire dai primi anni Sessanta ma sorprendente-mente abbandonata proprio mentre le reti organizzative conquistavano la scena. Proprio all’interno della prospettiva sistemica vengono messi a punto alcuni strumenti di analisi (la discussione su obiettivi e confini del sistema, il loose cou-pling, il relè organizzativo), tradizionalmente utilizzati per descrivere e spiegare or-ganizzazioni compatte, che ci sembrano estremamente efficaci per l’analisi di rete. L’articolo mira a mostrare l’efficacia di tali strumenti per la comprensione del funzionamento delle reti di organizzazioni.
The paper selectively overviews extant research on coworking in order to illustrate: i) the role assigned to technology in coworking settings; and ii) how a more comprehensive account of technology could provide a richer interpretation of the future of work. Drawing on the framework originally proposed by Orlikowski and Iacono (2001), the article identifies current themes and trends in the coworking debate. The main finding is that the role of ICTs (Information and Communication Technologies) is not only under-represented, but that two key elements are noticeably absent from the discourse: the autonomy-control linkage and the temporal-spatial configuration of work. The paper illuminates those areas of the coworking puzzle in which new politics of time and space call for further investigation, positing that the scholarly spotlight needs to retrain on the role of technology.
Il dibattito sulla liminalità nei contesti organizzativi ha fornito spunti rilevanti per l'interpretazione delle mutevoli dinamiche del lavoro contemporaneo, rappresentando transizioni e posizionamenti ambigui. Ciò è ancora più rilevante nel caso del lavoro autonomo, a cui si accompagna una diversità di posizioni che oscillano tra autonomia e eteronomia, corrispondenti a diverse forme di liminalità legate alle caratteristiche individuali e ai contesti organizzativi in cui i soggetti svolgono la propria attività professionale. Alla luce di questo dibattito, l’articolo indaga il caso del lavoro autonomo nel settore finanziario offrendo un duplice contributo. In primo luogo, il concetto di liminalità viene esteso a un settore largamente inesplo-rato, ma in cui sono sempre più presenti forme di lavoro ai confini tra lavoro autonomo e lavoro dipendente. In secondo luogo, il concetto stesso di liminalità viene ridiscusso alla luce del dibattito scientifico e della ricerca condotta - dal momento che non necessariamente esso rappresenta una condizione di passaggio tra uno stato e l’altro, ma può assumere anche le caratteristiche di una condizione perma-nente. Nelle conclusioni, nell’intento di mettere in luce la varietà delle esperienze liminali insite nel lavoro contemporaneo, viene discusso uno schema concettuale che mostra alcune tendenze di fondo che caratterizzano le trasformazioni dei rapporti d’impiego in un mercato del lavoro in rapida evoluzione e sempre più fluido.
In the last years, several impacts took place in the organization of the banking sector especially pushed also by institutional context. One specific case is the role of the MiFID II Directive in the adoption of new technologies, work organization models, and implementation of reskilling processes. The article looks at the Italian context after the introduction of the Directive together with the turbulent environment from the economic, socio-cultural and technological point of view of the years after the recession. And in particular focuses on how industrial relations, through collective agreements at the national and especially at the firm level helped the governance of these challenges. To do this the paper wants to analyze this phenomenon starting from a deepening of impacts of MiFID II on work or-ganization and through a focus on the actual scenario of industrial relations in the sector in Italy before showing two different case studies, Unicredit and Banca Eti-ca, through which analyze how social partners through collective agreements acted after MiFID II. It emerges how the institutional context of industrial relations in the sector helped in enforcing collective agreements at the company level and at the same time the presence of bilateral institutions helped in reducing redundancies due to restructuring processes.
Il tema dell’orario di lavoro interessa da parecchi anni l’analisi scientifica, così come le rela-zioni industriali. Una riflessione sulla riduzione dell’orario di lavoro sta diventando di attualità in relazione ai mutamenti che nel lavoro sono generati dalle nuove tecnologie. Mutamenti che riguardano gli aspetti organizzativi, i contenuti delle attività e, soprattutto, la qualità della vita lavorativa delle persone. Il saggio prende in considerazioni alcune riflessioni sviluppate a par-tire dagli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso e altre più recenti, che contestualizzano il tema dentro i mutamenti in atto nell’economia e nel lavoro. Nella parte finale mette in discus-sione alcune facili correlazioni che, ad esempio, legano la riduzione dell’orario di lavoro alle dinamiche occupazionali e individua una serie di traiettorie analitiche verso le quali nei pros-simi anni potremmo centrare la ricerca, ma anche il sistema delle relazioni industriali.
Il presente articolo si propone di analizzare il rapporto tra sport, cittadinanza e inclusione sociale, esperito da giovani adulti di origine immigrata in Italia. Nello specifico, ci si concentrerà sulle aspirazioni e sui percorsi di cittadinanza di giovani giocatori di cricket di origine bangladese che vivono nella Città di Venezia. A partire da 15 interviste in profondità con questi giovani adulti, emerge come l’aspirata cittadinanza italiana e, quindi, il passaporto europeo possano diventare, da un lato, uno strumento per reagire al misconoscimento, agito dai coetanei autoctoni e dai connazionali della generazione dei loro genitori, e, dall’altro lato, una chiave di accesso per una potenziale mobilità transnazionale. L’acquisizione della cittadinanza italiana, cioè, si configurerebbe sia come un percorso volto all’inclusione sociale a livello locale, sia come un tentativo di distinzione dispiegato a livello europeo e internazionale.
Il contributo indaga alcuni nodi problematici che oggi si frappongono alla emersione e alla costruzione di un mercato del lavoro di cura dignitoso, con specifico riferimento al ruolo dei sistemi di relazioni industriali e della contrattazione collettiva. L’analisi ha riguardato 54 Con-tratti Collettivi Nazionali concentrandosi su norme e istituti centrali per lo studio della contrat-tazione collettiva nella sua funzione istituzionale (e preliminare) di costruzione, appunto, dei mercati di riferimento (sistemi di classificazione e inquadramento del personale, retribuzione, formazione e sviluppo professionale).
L’Imagery Rescripting è una tecnica terapeutica che ambisce a modificare la rappresentazione mnestica di esperienze passate, collegate a dei sintomi. La sua efficacia è stata dimostrata nel trattamento del disturbo da stress postraumatico e in quello della fobia sociale. In questi disturbi, il rescripting prevede che il ricordo sia cambiato fermando l’abuso, togliendo potere all’aggressore e proteggendo la vittima. In tale contesto, una domanda interessante è se sia utile e sicuro oppure rischioso incoraggiare le persone a immaginare di vendicarsi e a esprimere impulsi aggressivi contro il carnefice. Questo contributo si propone di analizzare brevemente gli studi che hanno confrontato gli effetti di rescripting di: vendetta, evitamento e perdono.Dall’analisi della letteratura sembra emergere che i rescripting di vendetta non aumentano l’aggressività ma anzi la diminuiscono in maniera simile a rescripting non-violenti e all’immagine del luogo sicuro. Inoltre, l’aumento dell’affettività positiva nei rescripting di vendetta sembra essere mediato da un incremento del senso di giustizia dei partecipanti. Tuttavia, studi che hanno confrontato vendetta e perdono, hanno mostrato che essa diminuisce il senso di autoefficacia e non porta a una riduzione dell’affettività negativa rispetto al perdono e all’evitamento.Infine, le misure psicofisiologiche mostrano che il perdono è un processo che implica un maggiore impatto emotivo a breve termine. Pertanto, una combinazione di evitamento cognitivo (effettuato in questi studi tramite scenari positivi) a breve termine e un lavoro orientato al perdono a lungo termine sembrerebbe fornire l’equilibrio più promettente.
La vergogna può essere definita come la paura anticipatoria di essere esposti al giudizio negativo degli altri o proprio. Da un punto di vista evoluzionista la vergogna ha un fondamentale valore adattivo per l’individuo in quanto garantisce l’appartenenza e la permanenza all’interno del proprio gruppo sociale di riferimento, in quanto inibisce e limita i comportamenti che risulterebbero socialmente poco accettabili ed è connessa alla paura di perdere il rango sociale o di essere esclusi dal gruppo di conspecifici. La vergogna si esprime attraverso la manifestazione di segnali di resa che inibiscono l’aggressività del dominante e solitamente favoriscono l’evitamento di situazioni potenzialmente umilianti riducendo fortemente l’esplorazione (Gilbert, 1997; Kim et al., 2011).L’approccio terapeutico dei disturbi connessi alla vergogna è focalizzato principalmente sul miglioramento delle capacità di regolazione della stessa, mediante l’esplorazione e l’utilizzo di sistemi motivazionali poco presenti nel repertorio interpersonale del paziente. Il riconoscimento delle proprie rigidità motivazionali permette al paziente di comprendere i principali meccanismi alla base delle sue difficoltà e di esplorare concretamente all’interno del contesto terapeutico anche l’utilità di altri sistemi motivazionali prosociali. Nel percorso terapeutico di tali disturbi, il processo di costruzione dell’alleanza terapeutica rappresenta un passaggio centrale perché incentrato concretamente sull’utilizzo del registro cooperativo che costituisce e mantiene una solida alleanza terapeutica che rappresenta un importante fattore terapeutico di per sé e un significativo predittore di buon esito. La Teoria Evoluzionistica delle Motivazioni (TEM & Liotti, 1994/2005; Liotti, Fassone & Monticelli, 2017) sostiene che il sistema cooperativo è un elemento costituente dell’alleanza terapeutica e l’unico sistema motivazionale connesso in modo significativo al miglioramento delle funzioni metacognitive (Liotti & Gilbert 2011; Monticelli et al., 2018; Monticelli et al., 2020; Monticelli & Liotti, 2021).