Sul finire del XIX secolo due giovani esponenti del Movimento cattolico italiano iniziavano a scambiarsi delle lettere da un capo all’altro della Penisola. Uno dalla Val del Baganza, nella sua Parma, seguendo le orme del padre, aveva appena intrapreso la carriera notarile, l’altro dalla Piana di Catania sceglieva di prendere i voti. Si tratta di Giuseppe Micheli e di Luigi Sturzo che, animati dal comune desiderio di vedere realizzati i principi scolpiti da Leone XIII nella Rerum Novarum, intratterranno una fitta corrispondenza al fine di trovare rimedio alla difficile “questione della terra”. A partire da quel momento, come in un continuo crescendo, il loro impegno politico, dalle rispettive realtà locali arriverà fino al cuore delle istituzioni del Regno d’Italia, non senza incontrare ostacoli e incomprensioni. Dal recente rinvenimento di alcune lettere indite intercorse tra il notaio parmense e il prete calatino, il presente saggio, seguendo il filo della “questione agraria”, ripercorre il rapporto tra i due cattolici durante il primo ventennio del Novecento.