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Quando ci apriamo all’esperienza degli altri, portiamo con noi il nostro corpo e, così facendo, siamo in grado di entrare in risonanza non solo a livello intellettuale, ma anche empatico con le esperienze e le espressioni dell’altro (che ci vengono comunicate sia verbalmente che non verbalmente). Rimanendo fedeli ai nostri fondamenti fenomenologici (Husserl, Heidegger, Merleau-Ponty e Levinas), parleremo di come prestare attenzione agli altri all’interno dello “scambio” relazionale e rifletteremo su quali siano, esattamente, le questioni date dall’esperienza a cui Husserl ci ha invitato a tornare. Il nostro interesse parte dall’esperienza “in prima persona” dell’altro, ma poiché non possiamo accedervi direttamente, dobbiamo affidarci alla risonanza che sentiamo dentro, nei nostri corpi vissuti, quando una persona si rivolge a noi, sia con le parole che con i gesti.

Dan Bloom

Chasing Rainbows: In Search of Wonder in Gestalt Therapy

QUADERNI DI GESTALT

Fascicolo: 2 / 2025

In a world marked by acceleration and dispersion, the aesthetic experience of wonder risks being lost. This article explores how gestalt therapy – particularly as developed within the New York Institute for Gestalt Therapy (NYIGT) – offers a clinical and philosophical response to this fragmentation. Drawing on field theory, the temporal sequence of contacting, and the aesthetic of perception, I propose that wonder arises when we linger with experience, allowing novelty to emerge from the ordinary. Through metaphor, clinical reflection, and phenomenological inquiry, I argue that contacting is not merely a therapeutic technique but a rhythmic, aesthetic process that reenchants our engagement with the world. Wonder, like a rainbow, beckons us forward – not as a goal to be grasped, but as a promise sensed in the momenta of contacting.

Giuseppe Sampognaro

Punctum e conoscenza estetica: dalla fenomenologia percettiva all’intervento clinico

QUADERNI DI GESTALT

Fascicolo: 2 / 2025

La psicoterapia della Gestalt e la psicologia della Gestalt sono accomunate dal metodo fenomenologico e dall’epistemologia estetica ed esperienziale; soprattutto, dal principio per cui la conoscenza avviene attraverso il canale sensoriale. La percezione della realtà rispecchia l’intenzionalità di contatto, attraverso la ricerca di un focus di interesse (Polster, 1988). Guardare l’immagine con intenzionalità è un atto creativo. Questo principio è stato sottolineato da Roland Barthes (1980) in La camera chiara – il suo saggio sull’analisi fotografica – quando espone il concetto di punctum (il dettaglio che colpisce chi guarda l’immagine, tanto da suscitare in lui una emozione che connota l’intera figura).

Questa dinamica avviene anche durante l’esperienza clinica, quando il terapeuta si sofferma su ciò che suscita il suo interesse mentre osserva il paziente. L’uso del punctum, quindi, si configura come un efficace strumento di lavoro clinico, in linea con gli sviluppi teorici del modello che valorizzano il sentire reciproco della situazione terapeutica.

Roberto Albano, Ylenia Curzi

Digital remote work and changes in managerial control

STUDI ORGANIZZATIVI

Fascicolo: 2 / 2025

The article contributes to the ongoing debate on the evolving spatiotemporal dynamics of organizational structures, work practices and relationships, and workplace interactions. It explores to what extent technology – and the associated spatiotemporal restructuring of organized work – is re-shaping the forms of managerial control within employment. These forms are stylized into three ideal types, which have been previously conceptualized drawing on an extensive body of qualitative and quantitative organizational research. Using data from the 2015 and 2021 European Working Conditions Surveys, the analysis reveals that digital remote work has significantly accelerated the emergence of “controlled autonomy” as a form of managerial control. However, this impact is less pronounced compared to that of digitalization and a broader trend that has been redefining employment for several decades. Moreover, the study finds that digital remote work increases the tension between work and other life domains, highlighting the ambivalent nature of controlled autonomy. The article concludes by suggesting that controlled autonomy may become the dominant form of managerial control in the long term, though it questions whether this trend will truly enhance employment.