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L’autore offre una riflessione rispetto all’utilizzo dell’esperimento nella clinica gestaltica. Partendo dagli sviluppi e dagli studi attuali sulla Conoscenza Relazionale Estetica e sulla reci-procità in psicoterapia (Spagnuolo Lobb, 2017a; 2017b; 2020), presenta l’uso dell’esperimento come possibilità del campo fenomenologico, piuttosto che come una tecnica rigida e pre-ordinata. L’attenzione epistemologica è finalizzata a chiarire come il focus terapeu-tico sia principalmente il contatto e il sé in contatto. L’esperimento può essere un modo per inserire la “novità” nel processo terapeutico utilizzando gli strumenti estetici e fenomenologici della terapia della Gestalt. In particolare, l’autore, vuole definire l’esperimento in un’ottica rela-zionale e di campo. Si tratta di ricontestualizzare un tema importante dell’epistemologia gestal-tica riconducendolo sia alla teoria del sé, che ai bisogni e alle sofferenze che oggi i pazienti portano in terapia.
L’articolo si propone di dare una lettura della pandemia a partire da una prospettiva gestal-tica. Analizza prima di tutto lo sfondo da cui essa emerge e la sua complessità. Il pianeta viene definito come malato e bisognoso di nuove forme di sostenibilità. La vulnerabilità umana, resa ancora più attuale dal COVID-19, viene quindi proposta dall’autore come una condizione esistenziale permanente, capace tuttavia di generare nuovi adattamenti creativi e nuove potenzialità. Posta in questa cornice di significato, la pandemia può costituire una sfida per ogni singola persona e per intere comunità.
Questo contributo descrive quali sono gli aspetti peculiari del processo psicoterapeutico con pazienti che stanno soffrendo per la perdita di una persona amata. A causa delle particolari condizioni di sfondo in cui si sono verificate queste perdite - la pandemia COVID-19 e il con-seguente isolamento della durata di tre mesi - ho definito questi lutti "sospesi". Nell’articolo propongo una lettura delle condizioni del ground sociale, descrivo le condizioni personali della perdita e la specificità dell’intervento terapeutico, sia per ciò che riguarda il terapeuta che per il setting terapeutico. Infine, offro alcuni strumenti specifici per lavorare con questo tipo di lutto. Tutte queste considerazioni trovano origine nel paradigma della psicoterapia della Gestalt as-sieme al modello di lavoro proposto dalla dottoressa Elisabeth Kübler-Ross, congiunti alla mia esperienza di oltre vent’anni nel lavoro psicoterapeutico con persone che stanno vivendo un processo di lutto.
Questo articolo nasce dal contributo presentato al webinar internazionale "Dialoghi sulla psicoterapia al tempo del Coronavirus", organizzato dall’Istituto di Gestalt HCC Italy. L’intervento descrive l’approccio sviluppato dagli autori relativamente alla "Psicologia buddista e psicoterapia della Gestalt integrate" (BPGT), proponendo una breve panoramica della BPGT e poi la focalizzazione su un aspetto specifico di questo modello. Nell’attraver¬sare questa pandemia globale, gli psicoterapeuti hanno bisogno di nuove risorse e prospettive per sostenersi nel loro lavoro e per affrontare le sfide che i pazienti stanno portando nell’incontro terapeutico. In un periodo come questo di crisi senza precedenti, l’umanità si trova quotidia-namente confrontata con le sfide universali affrontate direttamente dalla Psicologia buddista e l’approccio BPGT si dimostra di particolare rilevanza. Queste sfide includono il comprendere da parte della Psicologia buddista la realtà dell’impermanenza, come ci si relaziona alla soffe-renza e i modi per identificarsi e lavorare con questa stessa sofferenza.
A partire da una panoramica più ampia sul trauma, questo articolo considera alcuni dei fat-tori e dei processi che formano lo sfondo da cui le esperienze collettive possono essere vissute in modo traumatico. La storia delle pandemie fa luce sull’attuale pandemia di Coronavirus, in cui vediamo questi processi ripetersi, come è tipico nell’esperienza del trauma. I cambiamenti nei nostri modi di essere nel mondo (Herman, 1992) e tra di noi, specialmente quando lavoriamo in uno spazio non familiare, sono osservati attraverso la lente dell’incontro, del contatto e della disconnessione.
La pandemia da Coronavirus è un evento storico mondiale. Viviamo in un mondo post-Coronavirus. Questo scritto si occupa di come i concetti gestaltici di intenzionalità, contatto e relazionalità si integrino come intenzionalità di contatto che forma il tessuto della relazionalità. Questi concetti sono presentati secondo la prospettiva fenomenologica e personale dell’autore, che vive nella città di New York, durante il picco della pandemia. Il presente articolo è l’adattamento di una presentazione ad una conferenza online, "Dialoghi sulla psicoterapia ai tempi del Coronavirus", tenutasi il 16 maggio 2020 e organizzata dall’Istituto di Gestalt HCC Italy.
Parlare di trauma collettivo nella situazione attuale per l’autore implica sottovalutare il si-gnificato stesso di trauma collettivo, che invece si può riferire alle due guerre mondiali e al Medio Oriente, dove le persone vivono sotto le bombe e rischiano la vita per anni. Il trauma nella nostra situazione è individuale e dipende dalla salute, dalla classe sociale, dal lavoro e soprattutto dalla nostra capacità di reagire. L’autore sottolinea l’importanza per il terapeuta di prendersi cura di sé. Un altro aspetto che prende in considerazione è il concetto di auto-sostegno, già importante per i fondatori della terapia della Gestalt, Fritz e Lore Perls, perché riflette le loro esperienze di sopravvivenza (trauma di guerra, Shoa, emigrazione). Con il termine auto-sostegno si intende la capacità di mobilitare le risorse personali nei momenti di pericolo e quando potrei essere solo. L’articolo sottolinea, in questo contesto, l’importanza del nostro mondo interiore (psichi-co) e soprattutto degli introietti, che per Perls avevano una connotazione negativa e che a volte chiamava "demoni interni". L’autore suggerisce l’immagine degli introietti buoni o "protettori interni" rappresentazioni di relazioni positive internalizzate sé-altro (introietti di sostegno), come parte di un sistema di auto-sostegno in situazioni di crisi.
Partendo dalle esperienze sociali che hanno fatto da sfondo alla pandemia, sono descritte alcune delle dimensioni relazionali che sono venute in figura oggi. L’autrice sostiene la neces-sità di fare evolvere i valori delle psicoterapie umanistiche, dal sostegno al potenziale indivi-duale alla costruzione di un senso di "essere-con" l’altro, abbracciando una prospettiva più relazionale. Propone di guardare al paradigma della reciprocità, applicato attraverso un approc-cio estetico e ispirato all’ermeneutica gestaltica (fenomenologica e di campo), e presenta la Co-noscenza Relazionale Estetica (Spagnuolo Lobb, 2017a) come un mezzo per lavorare sulla sof-ferenza del paziente in modo contestualizzato, considerando la risonanza del terapeuta come parte del campo esperienziale che si crea nel setting terapeutico. Questo nuovo valore umanistico può essere realizzato concentrandosi sulla "danza" della reciprocità tra terapeuta e paziente (un modello in fase di ricerca che considera le reciproche percezioni e reazioni alle percezio-ni dell’altro, sostenute dalla vitalità che ciascuno pone nell’essere-con l’altro). In questo modo, il cambiamento terapeutico può includere sia esperienze in figura che dello sfondo. Una conse-guenza di questo nuovo valore è una svolta nella posizione etica dello psicoterapeuta: da uno sforzo narcisistico di essere un "buon terapeuta" ad un atteggiamento estetico che non nega i limiti e mette in primo piano la presenza dell’altro. Una conseguenza importante per i terapeuti è quella di prendersi cura di se stessi per essere in grado di affrontare il trauma della pandemia, cosa che si realizza anche attraverso un dialogo costante nella comunità professionale.
Durante i primi giorni della quarantena dovuta al Coronavirus, gli studenti che supervisio-no mi hanno riportato una perdita del loro senso della presenza, cioè della capacità di "sentire i loro pazienti", nel passaggio repentino della loro pratica psicoterapeutica dall’incontro in pre-senza a quello online. Questo articolo esplora le basi del sentirsi, attraverso il movimento, ne-cessarie per sviluppare la presenza, in base a come questa emerge o viene ostacolata sia nella diade bambino-genitore che nella diade paziente-terapeuta (Frank, 2001; Frank & LaBarre, 2011; Frank, 2016). Basandosi sul pensiero dei fenomenologi Edmund Husserl (1913; 1989) e Maxine Sheets-Johnstone (1999; 2019), i quali teorizzano in merito all’importanza delle basi cinestetiche della ricettività, descrivo come i terapeuti possono riscoprire un senso di meravi-glia, prerequisito per sviluppare un senso della presenza relativamente a se stessi e ai loro pazienti. Nel fare ciò, chiarisco quali sono gli ostacoli che impediscono di percepire l’altro. Alcu-ni elementi esperienziali mostrano come potenziare l’esperienza della presenza. .
Questo report fa riferimento alle intuizioni della psicoterapia della Gestalt contemporanea e della psicoanalisi intersoggettiva, per esaminare la relazione tra i sentimenti di speranza, paura e dignità all’interno di un processo terapeutico dialogico. Entrambe le scuole di pensiero enfa-tizzano la relazione tra speranza e paura nel processo dialogico, e questo report esplora il modo in cui un senso di dignità emerge dal lavoro dialogico con la speranza e con la paura. Speranza e paura oscillano nel processo di una relazione terapeutica nel momento in cui il paziente ricer-ca la dignità attraverso un dialogo attivo ed autentico. Nel periodo di lockdown causato dal Co-ronavirus il tema del ritrovamento della dignità è passato dallo sfondo in primo piano durante i nostri colloqui terapeutici.
Questo report fornisce un quadro della sezione speciale intitolata "Dialoghi sulla psicote-rapia al tempo del Coronaviru". Dodici eminenti psicoterapeuti e formatori della Gestalt pro-venienti da diverse parti del mondo sono stati invitati dall’Istituto di Gestalt HCC Italy - Scuo-la di Specializzazione in Psicoterapia riconosciuta dal Ministero dell’Università e della Ricerca - a condividere la loro esperienza della pandemia. Il webinar, organizzato il 15-16 maggio 2020, ha ospitato 850 partecipanti da tutto il mondo, che hanno potuto riflettere su come mi-gliorare le loro competenze come psicoterapeuti in questo momento di trauma globale, e tra-sformare questo evento epocale in un’opportunità di crescita. Dal loro dialogo sono emersi nuovi valori umanistici: uno spostamento dal sostenere lo sviluppo del potere personale al nuovo valore dell’essere-con e riconoscere l’altro. Questa discussione ha rivelato come la psi-coterapia della Gestalt, con la sua prospettiva sul sé come processo che ha luogo al confine di contatto con l’ambiente, e la sua anima relazionale che guarda alla co-creazione tra terapeuta e paziente, può contribuire significativamente a questa svolta. I relatori hanno riportato in questa sezione le loro riflessioni personali, cliniche e teoriche offerte durante il webinar. Il loro obiet-tivo può essere espresso con la domanda "Come possiamo raccontare ai nostri figli ciò che stiamo vivendo con un senso di bellezza e coraggio, in modo che possano andare avanti nella loro vita, contando su una base sicura e significativa?".