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Giovanna Ambrosio

L’inganno della tenerezza

PSICOANALISI

Fascicolo: 1 / 2025

L’incesto è un tema vasto e caleidoscopico, che ha accompagnato la storia culturale dell’umanità. In questo lavoro l’attenzione è focalizzata su alcuni casi clinici ambigui ed ibridi nei quali l’intimità psico-fisica tra padre/madre e figlia/figlio – collegata al funzionamento e alla collusione della coppia genitoriale e, più in generale, degli adulti di riferimento – scivola in modalità moleste, eccitanti, difficili da arginare proprio per la loro forma sfumata, segnata da un malinteso senso di tenerezza e protezione, inconsciamente perverso. Dall’esperienza clinica è possibile dedurre che quanto più precoci sono queste esperienze, tanto più determinano una disarticolazione della struttura e delle dinamiche intrapsichiche. Di conseguenza, è necessario esplorare i livelli precoci dell’organizzazione mentale per capire con quale assetto il paziente sia giunto al crocevia edipico, e come si siano quindi svolti i processi di scena primaria e poi di differenziazione, separazione, individuazione. Con l’aiuto di alcuni flash clinici, si illustrano tali esperienze nella dimensione transferale e controtransferale.

Il saggio si propone di valutare se il consenso al trattamento dei dati personali, prestato dall’utente per la fornitura ‘apparentemente gratuita’ di contenuti o servizi digitali, possa essere dedotto all’interno di un rapporto obbligatorio come alternativa al pagamento di un corrispettivo pecuniario. Muovendo dall’analisi dell’art. 1174 c.c., l’indagine ha permesso di rilevare l’equivoco di fondo contenuto nella concezione secondo la quale i dati personali rappresentano la ‘controprestazione’ della fornitura del contenuto o servizio digitale. La consequenzialità logica con cui ne risulta confermata la funzione di corrispettivo per il servizio fornito, in virtù del relativo sfruttamento commerciale da parte dell’operatore digitale, sembra celare una confusione tra patri¬monialità della prestazione e patrimonialità dell’interesse del creditore. Il consenso al trattamento dei dati personali, pur essendo coinvolto in una programmazione d’interessi contrattuali, risulta funzionale alla realizzazione di un processo di autodeterminazione informativa che accompagna l’operazione economica senza giustapporsi al consenso contrattuale.

Il saggio propone una riflessione critica sullo statuto regionale come fonte del diritto. A venticinque anni dalla seconda stagione statutaria che ha interessato l’ordinamento costituzionale italiano, è il momento di ritornare su una questione ancora non risolta né dalla giurisprudenza costituzionale né dalla dottrina in merito al contenuto statutario ultroneo a quello costituzionalmente definito. La più recente pronuncia della Consulta statutaria della Regione Toscana dimostra come il tema debba essere affrontato e risolto. Senza voler svalorizzare l’ampia riforma costituzionale italiana degli anni Duemila, si sottolinea, però, che solo un convincimento di ‘onnipotenza’ da parte delle Regioni, che consente di operare in un quadro di tipo simil federale e caratterizzato dall’esistenza di pochi limiti, ha potuto spingere tutti i legislatori regionali a riformare gli statuti prevedendo in essi un contenuto di principi e di diritti. La Corte costituzionale italiana, con decisioni di inammissibilità – per ragioni sostanziali anziché formali –, ha ricondotto tali disposizioni statutarie a enunciazioni aventi solo, ed esclusivamente, valore politico e culturale, inidonee, quindi, a ledere qualsiasi competenza. Solo cogliendo le tensioni politiche presenti, seppur con intensità diverse, nel tempo e nello spazio, si può trovare una spiegazione alla non sempre lineare giurisprudenza del massimo organo della giustizia costituzionale italiana, che prima o poi, però, dovrà assumere una decisione sul punto che sia definitiva, a condizione che risulti sostenibile dal punto di vista di teoria generale, a differenza di quanto avviene attualmente.

Katia Blairon

Le régionalisme forestier. Eléments pour une politique publique forestière

CITTADINANZA EUROPEA (LA)

Fascicolo: 1 / 2025

Incluse dans une répartition théorique des compétences des Etats régionalisés, la forêt cultive son particularisme dans des formes d’Etats elles aussi spécifiques: ici une République italienne des autonomies, là un Etat autonomique espagnol. Son régionalisme constitue une sorte d’asymétrie dans l’asymétrie des Etats régionaux. Considérée comme une ‘matière’ attribuée à un pouvoir politique (1), la forêt déborde rapidement cette classification par son inclusion dans différentes politiques publiques transversales (2). Interrégionale en raison de sa vocation multifonctionnelle définie au sens large, la forêt s’insère dans un constitutionnalisme global multiniveau émergent (3).

Antonia Nigro

Il contenzioso climatico alla ricerca del giudice naturale

CITTADINANZA EUROPEA (LA)

Fascicolo: 1 / 2025

Il contributo analizza la recente sentenza pronunciata dal Tribunale di Roma nota come “Giudizio Universale”, anche alla luce della pronuncia della Corte di Strasburgo nel caso KlimaSeniorinnen c. Svizzera, al fine di evidenziare le difficoltà di sindacare l’inerzia degli Stati a porre in essere delle misure tendenti a contrastare i cambiamenti naturali dovuti al riscaldamento globale e, quindi, al mutamento climatico che ne è derivato.

I contenziosi climatici basati sui diritti umani pongono alla Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) la sfida di conciliare la natura collettiva degli interessi ambientali con l’impostazione individuale della Convenzione, che esclude l’actio popularis. Il contributo analizza la sentenza KlimaSeniorinnen v. Switzerland come tappa rilevante nella giustizia climatica, mettendo in luce le tensioni tra l’art. 34 CEDU e le istanze collettive del contenzioso ambientale. La Corte adotta un doppio approccio: restrittivo verso i ricorrenti individuali, ridefinendo il concetto di “vittima” e alzando lo standard probatorio; più aperto verso le associazioni, con effetti che potrebbero indebolire il divieto di actio popularis. L’articolo riflette sulle contraddizioni e le implicazioni di questa giurisprudenza “a geometria variabile”, interrogandosi sulla capacità della CEDU di garantire accesso alla giustizia senza compromettere i principi strutturali della Convenzione. In conclusione, si valutano le prospettive del sistema CEDU di fronte alle sfide sistemiche e intergenerazionali poste dal cambiamento climatico.

Giovanni Maria Caruso, Emanuele Guarna Assanti

Il diritto al clima e la c.d. climate change litigation: prospettive, strumenti e limiti nella tutela degli interessi adespoti

CITTADINANZA EUROPEA (LA)

Fascicolo: 1 / 2025

Il saggio analizza le sfide giuridiche poste dalla tutela di un nuovo, emergente interesse ambientale, quello climatico. Nell’epoca dell’antropocene, il diritto del clima, caratterizzato da obblighi internazionali che tuttavia mancano di meccanismi sanzionatori efficaci, insieme alla crescente rilevanza della climate change litigation, esemplificata da casi emblematici proposti in tutta Europa, fa emergere l’inadeguatezza degli strumenti giuridici esistenti per la tutela degli interessi che la letteratura italiana è solita definire diffusi o adespoti. Evidenziati i limiti del diritto del clima, del contenzioso climatico e del caso italiano ‘Giudizio universale’ si evidenzia la necessità di un cambio di paradigma, sia nell’inquadramento del fenomeno, sia dell’interesse sottostante, per favorire l'adozione di strumenti più incisivi, in grado di garantire una governance climatica efficace e sostenibile.

Loretta Grassettini, Lorenzo Danesini, Elisabetta Conte, Lynne Jacobs, Paolo Migone, Dan Bloom

Milano, 15-16 novembre 2024: “Psicoterapia della Gestalt e Psicoanalisi contemporanee in dialogo”

QUADERNI DI GESTALT

Fascicolo: 1 / 2025

Questo articolo nasce dall’esperienza del convegno “Psicoterapia della Gestalt e Psicoanalisi contemporanee in dialogo”, organizzato dall’Istituto di Gestalt HCC Italy a Milano il 14 e 15 novembre 2024. Tra i relatori attesi vi era Donna Orange, la cui improvvisa scomparsa in un incidente stradale proprio in quei giorni ha profondamente segnato l’evento. Il convegno si è trasformato in uno spazio di dialogo intenso e commosso, in cui terapeuti e colleghi hanno condiviso il contributo personale e teorico che l’amicizia e il pensiero di Donna Orange hanno offerto allo sviluppo della psicoterapia della Gestalt. Il presente articolo raccoglie le trascrizioni degli interventi dei relatori presenti: Elisabetta Conte, Lynne Jacobs, Paolo Migone e Dan Bloom.

Rosanna Biasi, Michele Cannavò

Il dolore che non posso sentire. Aspetti clinici e neurobiologici del disturbo di panico

QUADERNI DI GESTALT

Fascicolo: 1 / 2025

Il disturbo di panico è una patologia psichiatrica, di cui si stima soffra il 2-3% della popolazione mondiale (DSM-V), con gravi ripercussioni sulla qualità della vita. Integrando aspetti sociali, neurobiologici e le più recenti applicazioni cliniche delle teorie dell’attaccamento, l’articolo propone una lettura del disturbo di panico come espressione di una società in cui il dolore viene dissociato per la paura diffusa della sofferenza e per le pressioni ad essere performanti e a non esprimere vissuti di fragilità. Dal punto di vista neurobiologico, viene data una rilevanza alla diversità dell’attacco di panico rispetto all’attacco acuto di ansia, attenzionando quei circuiti che hanno origine dal tronco encefalico, in linea con l’importante implicazione affettivo-corporea di tale patologia. Infine, con uno sguardo alle teorie dell’attaccamento, viene proposto che, l’incompleta acquisizione di processi di regolazione degli affetti mediati dal corpo renda le persone che soffrono di questo disturbo incapaci di modulare gli stati negativi di intensa attivazione psicofisiologica; questo comporta l’impossibilità di fronteggiare in modo integrato il dolore psicologico intenso che deriva dalla perdita della relazione di attaccamento. Per quanto riguarda il percorso psicoterapico, gli autori si focalizzano sul ruolo centrale delle esperienze cliniche di co-regolazione tra paziente e terapeuta, che diventano memorie implicite, facilitando un’integrazione tra propriocezione ed esterocezione e promuovendo il benessere. Questo sguardo articolato sul disturbo di panico possa dare luce a nuovi studi, al fine di definire ulteriormente la diversità clinica e neurofisiologica tra disturbo di panico e disturbo di ansia e che stimoli una riflessione sui vari aspetti interconnessi nella eziopatogenesi e nella cura di tale quadro psicopatologico.

Margherita Spagnuolo Lobb

Contesto e complessità nella psicoterapia della Gestalt e nel modello psicoanalitico di Donna Orange

QUADERNI DI GESTALT

Fascicolo: 1 / 2025

L’autrice percorre il dialogo più che decennale con Donna Orange, esponente di rilievo della psicoanalisi intersoggettiva, morta tragicamente il 16 novembre 2024. I punti salienti del pensiero di Donna Orange diventano paragrafi che descrivono il dialogo con la psicoterapia della Gestalt: il concetto clinico di campo, il fallibilismo, la compassione, il sé-in-relazione, la crisi climatica, il contestualismo e la complessità costituiscono i vari temi di questo articolo che, come in un caleidoscopio, si intrecciano e cambiano forma a seconda della prospettiva da cui li si guarda. L’autrice cita autori di riferimento sia nell’ambito gestaltico che psicoanalitico, che costituiscono lo sfondo di un ricchissimo dialogo che continuerà a ispirare generazioni di psicoterapeuti.

Anna Fabbrini, Monica Pinciroli

La SIPG racconta: la storia della psicoterapia della Gestalt Italiana. Anna Fabbrini e il Centro Alia

QUADERNI DI GESTALT

Fascicolo: 1 / 2025

L’intento di questo articolo è di ripercorrere, attraverso le parole e lo sguardo dell’autrice, parte della storia della psicoterapia della Gestalt italiana: una testimonianza incarnata che, partendo da esperienze e ricordi personali, ci aiuta a comprendere le radici dell’approccio gestaltico in Italia e che ci orienta nel nostro presente. Il saggio fornisce una ricchissima selezione di testi e autori che sono stati fondamentali per lo sviluppo della psicoterapia in generale e per la psicoterapia della Gestalt in particolare. L’autrice ci conduce in questo viaggio di memoria attraverso gli incontri, le parole dei maestri, le esperienze formative e cliniche, i sodalizi e le collaborazioni. Emerge uno sguardo sempre orientato alla cura (anche del terapeuta), all’etica della relazione, alla curiosità e al rispetto delle differenze senza mai dimenticare il contesto, le appartenenze, lo spirito del tempo e il clima sociale.

Jean-Marie Robine

La terapia della Gestalt come atto estetico. Dalla sensazione alla formazione delle forme

QUADERNI DI GESTALT

Fascicolo: 1 / 2025

La psicoterapia della Gestalt, come atto estetico, si concentra sull’evoluzione della sensazione in forme concrete. Oggi, l’estetica filosofica gioca un ruolo cruciale nella teoria della psicoterapia della Gestalt, contribuendo alla elaborazione di una psicopatologia e alla comprensione della relazione terapeutica. L’estetica di Baumgarten si basa sull’aesthesis, sulla sensazione e conoscenza sensibile, evidenziando che il contatto con l’altro avviene attraverso le percezioni e le sensazioni. L’atto estetico va oltre la semplice sensazione: si tratta di una metamorfosi, un cambiamento di forma. In psicoterapia, molti pazienti sentono ma non riescono a trasformare queste sensazioni in azioni. Il compito del terapeuta è facilitare questa trasformazione, permettendo al paziente di appropriarsi delle proprie sensazioni e di vivere l’estetica della metamorfosi.

Martina Salvante

Che genere di fascismo? Una rassegna storiografica oltre il centenario della Marcia su Roma

ITALIA CONTEMPORANEA

Fascicolo: 308 / 2025

Quale spazio occupa il genere nello studio di un fenomeno complesso come il fascismo e quale spazio è riconosciuto nella vasta storiografia sul fascismo storico a chi adotta il genere come “utile categoria di analisi storica”? Questa rassegna critica mira a vagliare una selezione di temi e a commentare alcune ricerche recenti e recentissime che mostrano la vitalità e la varietà di questioni e approcci nello studio del fascismo da un’ottica di genere. L’articolo riflette così sulle nuove tendenze della storia del fascismo italiano da un’ottica di genere, propone alcune riflessioni su possibili filoni di ricerca futuri e abbozza anche alcune considerazioni finali sullo stato della storia di genere del fascismo in Italia.

Questa rassegna storiografica prende in considerazione alcune delle opere più innovative e influenti pubblicate nell’ultimo decennio nel campo crescente e dinamico della storia dell’alimentazione durante il fascismo. Delinea quattro importanti tendenze e sviluppi tematici nell’ambito della storia dell’alimentazione e della storia del fascismo a cui queste opere hanno contribuito. In particolare, la rassegna sottolinea: 1) l’enfasi posta da queste opere sulla natura e l’importanza politica del cibo e della sua produzione, del suo approvvigionamento, della sua preparazione e del suo consumo; 2) l’enfasi sull’analisi delle traiettorie storiche di particolari prodotti alimentari, aziende e marchi durante il periodo del dominio fascista; 3) l’attenzione all’intersezione di questione di genere e razza (insieme ad altre categorie) nelle storie del cibo; e infine, 4), unificando gli altri tre punti, la chiara comprensione, all’interno della storiografia recente, della centralità del cibo, e delle politiche del cibo, per la negoziazione e l’esercizio del potere all’interno dello Stato e della società fascista.